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sabato 20 settembre 2014

Scavalcare la mente, oltre il conflitto

Dopo un periodo di calma e amore ora sento di generare continuamente stress e frustrazione.
Mi sento veramente tirato giù, quando invece io voglio salire, voglio la luce!!! Dimmi che sto toccando il fondo e dopo ci sarà solo una grande risalita.. La mia più grande domanda è: Cosa significa restare in osservazione della mente? La mente è lo strumento attraverso il quale io credo di percepire la realtà...Quindi ogni cosa io faccia è inutile perche parte dalla mente!!
Come si arriva aldilà della mente?
Come la si scavalca, sento in me una pulsione enorme verso la luce ma mi sento anche molto sensibile e debole e vado molto facilmente in uno stato caotico che la mente ama ma che io soffro.

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La mente vuole sempre dei "picchi" e scappa dalle "valli". Ma la Vita è fatta di questi su e giù, altrimenti resterebbe sempre ferma e identica a quello stesso Silenzio che sei. In altre parole se la Vita restasse sempre ferma, non la vedresti neppure, non la percepiresti neppure. Invece è proprio perché ogni cosa cambia continuamente che puoi apprezzare l'Esistenza stessa, che puoi farne esperienza.
Guarda e basta quei picchi e quelle valli e non lasciarti coinvolgere... se entri in conflitto con la mente e i suoi scenari non fai che alimentarli.
Non serve che tu cerchi di "meditare", perché il farlo sarebbe solo alla fine un tentativo di non sentire quello che stai attraversando. Quell'azione in se stessa porterebbe solo più conflitto. Più diventi aperto e più in un certo senso la mente basata sul "me" torna alla ribalta cercando di riprendersi il territorio sottratto. Per questo è importante restare solo in osservazione di quello che stai vivendo senza cercare di zittire la mente stessa, o interferire... lasciala parlare e per mancanza di attenzione morirà da sola.

Guarda come sia la mente stessa che etichetta quella frequenza che percepisci come "negativa", invece che testimoniarla e basta... è proprio questo che determina il nutrire quelle storie mentali e in ultima analisi il soffrirle.

Picchi e valli sono parte della vita stessa, se permetti alla mente di intessere degli scenari su quelle situazioni e li segui salendo su un treno di pensieri ecco che ti trovi di nuovo in conflitto.

Riconosci semplicemente che sei già dietro la mente, che la stai solo testimoniando.
La mente non è infatti lo strumento attraverso cui percepisci la realtà, è solo un oggetto che tu, Consapevolezza, stai testimoniando. Dunque come Consapevolezza sei già nella testimonianza della mente, la stai già solo guardando. Qualunque cosa che tu compia a partire da ciò che pensi di essere, a partire dall'identificazione con la mente, non può che nutrire tale illusione.

In realtà sei già al di là della mente, perché la stai già e solo testimoniando.
Non hai bisogno di scavalcarla o nulla del genere, queste idee nascono dalla mente stessa, nel momento in cui l'identificazione inizia a dissolversi l'impulso a ritrovarsi al centro delle sue storie è forte perché quell'identificazione ti è familiare, laddove invece il Vuoto viene percepito come qualcosa di pericoloso, buio o oscuro.

Se puoi resta presente a quel fuoco che sembra che arda in te e vedrai che ti estinguerai in esso.

Il segreto del vivere - per così dire - resta dunque nel saper accogliere ogni cosa, l'alto e il basso, il bello e il brutto; sapendo che tutto, tutto è parte di un unico gioco, che togliendo un pezzo ad esso ne rovineresti la magia.

Non chiederti quale sia il prossimo passo del percorso, se puoi ama questo istante, è tutto quello che hai, è tutto quello che sei.
 
Lascia che quelle sensazioni "negative" siano presenti, senza che tu le metta a tacere o cerchi di bloccarle. In questo modo così come hanno fatto la loro comparsa spariranno.

Sei GIA' quella Luce che cerchi.

Un abbraccio Shakti
 

venerdì 14 febbraio 2014

domenica 15 dicembre 2013

Dimenticarsi della mente e ricordarSi di Sè

Continuo a farmi distrarre dalle emozioni. Stavo bene in questi ultimi giorni... poi dal nulla , una paura, robe mentali, un giudizio, una depressione ecc. Mi sembra più fisiologico guardare le cose da uno spazio vuoto, e invece poi ricasco nelle emozioni e in pensieri vari. E quindi? Che succede? Non ci capisco molto. Mah... dubbi.
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In realtà non è accaduto nulla. Semplicemente il contenuto della Mente è cambiato, cosa che fa comunque tutto il tempo. Fino a che la tua gioia sembra dipendere dalla presenza o dall'assenza di sensazioni gradevoli o sgradevoli o di pensieri felici o tristi è ovvio che non sarà presente se non per qualche momento. 

Dato che la natura della mente è quella di essere un flusso in continuo mutamento, ci saranno dei momenti in cui ti darai il permesso di sperimentare gioia e dei momenti in cui questo permesso non ci sarà. Il continuo giudizio di quello che sta accadendo è un filtro: è come se ci fosse un giudice sempre attento a quello che accade che decide se tu possa essere felice o meno, considerate le circostanze presenti. E allora anche quando sei "felice" in realtà hai paura, perché hai paura di perdere quella felicità se quelle condizioni muteranno. Il punto è che l'attenzione è sui contenuti della Mente invece che andare all'attenzione stessa ovvero alla Consapevolezza: non noti mai quella Pace che fa da sfondo a ogni pensiero o sensazione e quindi ti perdi. Quella Pace è Consapevolezza, è ciò che sa dell'andirivieni della mente e non ne resta mai coinvolta.

Poiché quando non dai attenzione a quello sfondo, all Consapevolezza stessa, stai perdendo di vista te stesso, ti dimentichi di Te e quindi ti cerchi. Ma cerchi Pace in situazioni interori o esteriori che sembrano prometterla, e ovviamente non la troverai mai. Cerchi Pace nella mente ed essa ovviamente non può darne, perché quello che cerchi non è in un pensiero o una sensazioni felici, ma nella capacità di poter accogliere la vita stessa per quella che è, in tutte le sue meravigliose sfumature. Quella Pace, quello sfondo, accolgono tutto e in realtà non sono toccati da nulla, sono perfetta libertà e amore perfetto. Non hai a quel punto più bisogno di fermare la mente o la Vita, o far si che essa sia in un certo modo particolare! Ciò che rende la Vita un viaggio incredibile e prezioso è il fatto che cambia continuamente, in cui ci innamoriamo, ci lasciamo, ci ritroviamo, sbagliamo e cambiamo strada, abbiamo successo, falliamo e comprendiamo cose di noi. Facciamo esperienza dell'essere umani! 

Quando invece siamo arroccati sullo scranno del giudice non ci godiamo mai la Vita: siamo troppo presi a giudicare se essa sta andando come dovrebbe, come ci hanno insegnato che dovrebbe essere. Per fortuna la Vita accade senza il nostro permesso, si dispiega di momento in momento come specchio perfetto della Coscienza divina, la nostra. Quel continuo giudicare è faticoso e potresti trovarti sullo sfondo, non cosi interessato alla mente e le sue leggi: potroesti trovarti un giorno persino a testiomiare e basta quel dolore e contrazioni, quei pensieri folli e sorridere... comprendendo che non ti toccano mai, ma sono solo quello che sta accadendo.

Il dare attenzione a quei pensieri ed emozioni ci rende miopi: ci fa perdere di vista questo momento, così unico e prezioso perché non tornerà mai più. Se ti trovi ancora invischiato invece nella mente, non lottare: lascia che sia cosi e nota come ci sono dei momenti in cui sei distratto da quel continuo rimuginare su quello che sarà o che potrebbe essere o che è stato e sei semplicemente QUI. Dato che per abitudine sei focalizzato sulla mente e le sue storie, perdi di vista ciò che sei, preso a controllare se "stai bene o male", perdi l'Essere. 
 E questo è stancante: quello che ti stanca non è la mente in sè, ma l'attenzione che dai alla mente, invece che vedere che il luogo da cui osserva la mente è già un luogo di pace. Perdi di vista il fatto che anche in questo momento stai solo testimoniando tutti questi pensieri... dai attenzione ai pensieri come se potessero condurti da qualche parte, quando invece sono appunto solo pensieri o sensazioni.

Tu sei già quella Pace che cerchi attraverso la mente. Lascia che la mente fluisca e noterai che essa diventerà più tranquilla e meno agitata: non sta più cercando di adeguare la realtà (come se fosse possibile) al modo in cui secondo la mente dovrebbe essere per renderti felice. In quel rilassamento, in quel lasciare che le cose siano quelle che sono, la mente trova un suo ritmo ma a quel punto non ti interessa neppure più. Essa diventa, come diceva Osho, una lampada accesa in pieno sole... non ti interessa più.

Con amore,
Shakti Caterina Maggi

martedì 8 ottobre 2013

Liberi dalle catene della mente

Non è che non c'è nulla che tu possa fare per risvegliarti. Non c'è un te che si risveglia perché non c'è un te. Esiste la Vita, e basta.  

Colui o colei che si vuole risvegliare è quello che credi sia incastrato nel Sogno. Nessuno è incastrato e neppure libero. Esiste la Vita, ed essa si dispiega nella maniera più perfetta perché tu, che ne sei il Sognatore, possa finalmente realizzare questo fatto. 

Quando questo accade la Vita prosegue, ma a quel punto è solo l'opportunità di fare esperienza della Vita stessa. Prima di allora essa è l'occasione perché tu ti risvegli a ciò che veramente sei. Basta ascoltarla, ed essa indica sempre ad ogni passo la strada verso casa. Tu sei Casa. Tu, quel silenzioso testimone.

Quelle catene invisibili che sembrano legarti nella Vita sono quelle che ti fanno credere di essere legato a questo Sogno. A volte si chiamano "aspettative", a volte "dovere", a volte "giudizio", a volte "colpa".... hanno molti nomi. Ma ciò che le lega apparentemente a te è l'idea che ci sia un qualcuno che stia vivendo la Vita stessa, un qualcuno di separato che ha possibillità di scelta e decisione... 

Quando questa idea entra in crisi, dato che non è vera, sorgono ansia e paura. Quella paura è in realtà la tua stessa gioia contratta che sta per liberare quel prigioniero immaginario della tua mente. 

Se fosse possibile percorrere quella paura, sentirla senza soffocarla, essa stessa ti guiderebbe a casa. Ciò che lo impedisce è l'essere attenti alle cose che apparentemente sembrano essere le cause della paura stessa, quando invece non sono che le conseguenze di essa. 

Quella paura, quell'ansia, sono la tua stessa energia contratta attorno all'idea che tu sia separato dal resto del mondo. Coloro che appaiono attorno a te sembrano seguire dallo stesso schema, ed è normale, visto che anche essi sono personaggi del tuo stesso Sogno. Non possono apparire diversi, dato che sono TE. 

Laddove l'interesse nel mondo o nella risoluzioni di problemi immaginari di un individuo immaginario cada, non resta che il restare presenti alla Vita. Inclusa quella sensazione di paura che non è altro che la porta verso la Libertà stessa.

Attraversala e scoprirai che davvero il regno dei cielo è qui in mezzo a noi quando abbiamo occhi per vederlo.

Shakti Caterina Maggi

giovedì 11 aprile 2013

La Pace che cerchi

Che quello che cerchi, cioè pace, non arriva alla fine di un processo mentale o di una comprensione finale come vorrebbe la mente, bensi e' cio che testimonia da sempre il conflitto, la paura, l'idea stessa di voler porre termine alla sofferenza. Pace e' Io.

Tu non sei identificato. C'e' identificazione e questa idea che tu sia identificato e' parte dell'identificazione stessa. Fino a che crederai di essere nell'identificazione cercherai anche di farla finire e in questo tentativo essa si perpetuerà. Ciò che pone fine alla sofferenza è il vedere che non ne sei al centro, ma ne sempre solo il testimone.

L'attaccamento alla sofferenza e' diventata la droga che impedisce di vedere che siamo quel cielo dietro le nuvole. Quei processi mentali sono solo nuvole, essi accadono in te, ma tu non accadi nei processi mentali. Sei diventato innamorato della tua mente e dei suoi processi e ti sei dimenticato di te.

L'ossessione con i pensieri finirà quando finirà. Fino a che quei pensieri di cui ti senti protagonista ti interesseranno non potrai vederli come tali, pensieri. Crederai che siano reali. E crederai che se trovi una risposta alle domande della mente, allora sarai in pace. Ma quelle risposte genereranno solo altre domande, perché la risposta che cerchi NON è nella mente. Tu sei la risposta

Tu sei ciò che testimonia quel processo che chiamiamo mente e solo Tu, in quanto Consapevolezza che testimonia, sei Reale. La mente e le sue illusioni appariranno del tutto reali fino a che tu - che sei Realtà stessa - gli darai energia. Non hai bisogno che il processo mentale finisca perché tu possa vedere chi sei. Questo è quello che la mente egoica racconta per sopravvivere a se stessa. In ogni momento, in ogni istante puoi vedere che sei ciò che testimonia tutto questo e vedere che tu sei già, da sempre, libero.
Tu sei Libertà stessa.

Shakti Caterina Maggi

sabato 12 gennaio 2013

La strada verso casa




Dopo aver letto quello che avevi da dire sulla tua infanzia, posso risponderti che e' qualcosa di molto simile alla mia esperienza di bambino. Anche io ho dovuto guardare mia madre fare delle cose, principalmente a me, che andavano oltre la normale educazione impartita ad un bambino.

Per mia esperienza e anche di cio' che ho visto in altri riguardo tali argomenti non credo per un solo istante che la risposta sia nel passato e nel richiamare memorie come se la risposta giacesse in quella direzione. Non incoraggio nessuno a riscoprire memorie che  sono comunque basate sull'idea che esse appartengano ad un qualcuno o che siano accadute ad un qualcuno.

Fino a che intratteniamo l'idea che lavorare attraverso  le memorie sia il modo di andare avanti andremo continuamente indietro e la mente alla fine creera' delle false memorie di quello che e' accaduto, questo e' il gioco dell' analisi.

La risposta e' la stessa che ho detto da quando ci siamo incontrati. L' energia che sorge prima dell' apparizione della memoria e' cio' che e' importante e questo e' l' UNICO modo di andare avanti nella rimozione degli effetti di certe esperienze del passato.

Non si hanno SEMPRE delle memorie, se pero' quando sorgono ci si tuffa a giocarci esse si prolungheranno nel tempo e si rinforzeranno al punto che il loro proseguimento sara' garantito. Quindi la risposta e' semplicemente restare al livello della sensazione che sta prima del sorgere di quelle storie mentali che provengono dalla sensazione stessa. 

Dico semplicemente, anche se all' inizio e' ovvio che questo non sia semplice affatto e quindi ci vuole un po' di fiducia sul fatto che questa sia la via da intraprendere.
Questa fiducia lascia spazio ad un tipo di conoscenza che piu' in la' fa sorgere una comprensione piu' alta di come le cose si sono mosse nella giusta direzione man mano che le storie mentali sono cadute e le sensazioni si sono a loro volta grandemente scemate. 

Cio' su cui mettiamo la nostra attenzione e' nutrito dalla nostra attenzione. La nostra attenzione e' la prima attivita' che sorge dal Nulla dell' Essere e quindi crea cio' che intende cercare in cio' che sta cercando. Questo significa che qualunque storia su cui poniamo la nostra attenzione incrementa la storia stessa, piuttosto che farla diminuire. 

Ho incontrato molte persone che sono state in "cura" psichiatrica, e conosco molti che si sono rivolti ad un aiuto psicologico per avere un aiuto, un passo che e' in una direzione migliore per quanto mi riguarda, anche se non ho mai visto un risultato che si possa dire abbia davvero apportato un bilanciamento naturale. Ci sono sempre dei residui che restano dopo l' analisi e nel caso della psichiatria e delle medicine tutti i problemi alla fine riemergono.

La prima cosa che e' richiesta e' che si realizzi che nessuno puo' sciogliere quel nodo di confusione per te e che quindi tu stessa non puoi farlo attraverso alcun metodo. Stare con la sensazione che precede l' apparire di una storia mentale che si reinforza all' infinito e' l' unico modo di uscire dal labirinto della mente. Questo implica non fare assolutamente NIENTE, permettere alle cose di essere come sono, e notare quello che sorge senza essere attratti dai molti schemi  che la mente ha creato per evitare di toccare quelle sensazioni. 

Queste sensazioni sono la porta da ATTRAVERSARE per andare oltre la giungla dei pensieri E delle sensazioni. 

Queste cose appartengono alla mente che e' divenuta molto confusa a causa di una cattiva programmazione da parte di persone che in loro stesse sono state programmate male da gente che lo era e cosi via.

Quando ho scoperto come era stata l' infanzia di mia madre, molti anni dopo che l' effetto di quello che mi aveva fatto era ormai scemato, ho sentito solo tristezza per lei e per quello che aveva attraversato. Lei stessa  lo ha sentito e ha riconosciuto che questo era il modo di riconnettersi con me, sebbene non l' avessi incotrata per 26 anni. La nostra nuova relazione era a quel punto fresca e aperta e ci ha lasciato liberi di essere in compagnia l' uno dell'altra.

Quindi come dico sempre STAI CON LA SENSAZIONE!

L'andare nella storia non serve assolutamente a nulla per rimuovere il problema, cosa che le storie stesse sono. Restare a livello delle sensazioni con l' intenzione di farle andar in una certa direzione non serve neppure a nulla, in quanto questa intenzione arrivera' dal gioco problematico della mente. 


Rileggi queste parole se necessario piu' volte fino a che non vedrai con chiarezza quello che viene qui affermato. 

Questa NON e' una nuova informazione su come risolvere un problema della mente ma una informazione che ha in se' un semplice e unico messaggio. 

I problemi non possono essere risolti, essi spariscono quando sono DISSOLTI, e nulla di essi resta. 

La mente ha sviluppato molte strategie per evitare di toccare quelle sensazioni che sorgono prima del mentale e quindi gli schemi che portano ad evitarle sono presenti, ma se l' attenzione resta sul naturale dispiegarsi delle sensazioni stesse, senza muoversi via, quelle sensazioni cadranno. 

Quando questo accade non ci sara' nulla, nessuna attivita' mentale e nessuna sensazione; e in questo c'e' liberta', una liberta' da problema originale, l' idea che uno sia una persona.

Tu e io e tutti gli altri esseri non siamo quello che crediamo di essere, siamo questo che resta quando tutto quello che puo' esse classificato come personale cade via. 

Siamo NULLA, Vuoto, impersonale e libero.

Questa e' la strada verso casa, non c'e' altra porta.


Possa tu riconoscere quello che e' scritto qui e passare attraverso questa porta senza cardini che non hai mai in realta' lasciato. 

Con amore, Avasa

martedì 7 agosto 2012

Una mente silenziosa

Volere una mente silenziosa proviene dalla mente, dalla memoria; sorge dall’intuizione che il silenzio è ciò che ci è più naturale.

Sappiamo intuitivamente che il silenzio è presente, grazie alla nostra memoria di un tempo nell’infanzia in cui vedevamo il mondo attraverso occhi silenziosi senza giudizi, quindi senza la sensazione di essere separati da ciò che era visto. A volte non c’era un me e
una cosa vista, solo l’Uno.

Questa memoria, che fa sorgere il desiderio di essere in silenzio, di essere silenzio stesso, proviene dal fatto che intuitivamente sappiamo che il silenzio è là dove la mente, nei nostri primi anni, si ritirava, dopo aver fatto il lavoro che era necessario al momento. Il silenzio è ciò che intuitivamente sappiamo di essere.

La mente è uno strumento della nostra vera natura, ma a causa del condizionamento è stata portata a credere di essere il maestro. Quando la mente riconosce di nuovo ciò che è precedente ad essa, allora diventa felicemente obbediente. Appare quindi solo quando le circostanze del momento richiedono che essa si attivi e poi, di nuovo, ritorna al silenzio inattivo che ne è la sorgente.

Tutte le meditazioni insegnate e quindi imparate, sono mente; sono basate sulla memoria, con l’intenzione da parte della mente di essere in controllo dello zittire quell’attività che è la mente. E’ per questa ragione che esse richiedono sforzo, che quindi porta l’attivazione deliberata della mente. La meditazione intenzionale, che è il desiderio di fermare l’attività della mente, viene dalla mente; proviene dalla non-accettazione di ciò che è.

Troppo focus sulla mente, come se essa fosse un problema, porta ad essere in difficoltà con quella attività che è conosciuta come mente.

La mente va a riposo quando è riconosciuto ciò che è precedente all’azione di ciò che chiamiamo mente. Avasa

lunedì 23 luglio 2012

Il pendolo della mente

Pubblico un'altro scambio di questi giorni con un amico.
Shakti
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Perdo di vista il fatto che non ci sia nessuno, che tutto può essere calmo, anche la mente.
Quando sei bombardato di pensieri, ne nasce uno dopo l'altro, è una confusione, fantasie, dei sogni continui in apparenza inarrestabili...
Boh, sono tornato nell'insicurezza e nella fobia generale e sociale, è grave?
Se pensi di esserti perso allora è solo perché ti illudevi di esserti trovato. Tu non sei mai da nessuna parte, e quindi sei dappertutto. Tu sei lo sfondo vuoto su cui la mente e il mondo si manifestano: fino a che pensi di essere il soggetto della mente desidererai che essa e il mondo si manifestino in un certo modo. Ad esempio che siano in pace oppure che abbiano certe caratteristiche.

Di fatto fino a che non vediamo chi siamo vogliamo che il mondo appaia in modo stabile e tranquillo perché cerchiamo noi stessi nel mondo cerchiamo quel silenzio in un mondo di rumori... ed è ovvio che non lo troveremo mai lì. Dunque se credi di aver perso il tuo centro è solo perché credevi di essere un qualcuno che si era trovato: tu non puoi mai perderti, sei sempre presente. Il riconoscimento di questo non è sempre presente, invece. Infatti a volte ti immagini di essere quello che non sei: un personaggio della storia della tua vita che vive certe vicende non altre. A volte ti dimentichi di "te" e quindi ti accorgi che sei solo lo spettatore del gioco e il suo creatore. In quel momento torni allora a divertirti, e la storia della vita assomiglia d una divina commedia più che ad un incubo.

Tuttavia questo tornare a vedere chi sei non è stabile, e per molte volte è necessario che tu apparentemente torni a cogliere chi sei per poi perderti di nuovo nell'illusione di essere un qualcuno, sia un qualcuno che si sta trovando che un qualcuno che si è perso. Tale ricadere nella trappola dell'ego è un passaggio necessario fino a che non lo è più perché si è visto con chiarezza che tu sei al di là di ogni movimento della mente.
Allora non ti interessa più come la mente appaia, essa potrebbe essere una giungla di pensieri oppure un mare tranquillo. In entrambi i casi vedrai che la cosa non ti appartiene; perché tu sei oltre la mente.

Io ho paura di quello che potrei essere, non lo so chi sono , ci sono pensieri infiniti e paura.

Sei ciò che guarda quei pensieri infiniti e paura. Tutto li.

Perché avvengono? E se fossero veri?

Sono solo pensieri. Vanno e vengono, quello che è vero è solo quello che non va e non vene mai, ovvero te stesso. 

Lo so, ma sembra tutto vero nella mente e nel corpo.
Lo sembra ma non lo è.
Ma non ne ho certezza.

Ok, allora soffri l'incertezza, sentila come sensazione. Deve arrivare un momento in cui SENTI questa sofferenza senza pensarla, senza andare in storie circolari mentali senza fine. Mi capisci?

Ok... In realtà mi è anche successo, ma adesso non è così, ecco tutto.

Lascia che la mente stia lì, è normale che torni. Quando torna, essa torna ancora più inferocita perché si è accorta di aver perso terreno. Quindi è del tutto normale, lascia che torni e non giocare con la spazzatura.
Stai con la sensazione e non ti fissare sulla mente. Non hai bisogno di controllare la mente, lascia che sia...
non è obbligatorio crederci alla mente, lasciati sentire la sensazione che accompagna quei pensieri.

Mi sento meglio. Ma che senso ha avuto questo malessere acuto?

E' solo un pendolo! La mente oscilla a destra e sinistra e ti fa sembrare che TI stia accadendo qualcosa, quando invece qualcosa sta solo accadendo, ma non a te. Non c'è un senso nella sofferenza, e neppure nel piacere, esse sono solo parte delle curve della vita. Il senso non è nella storia e quindi nel tempo lineare ma nel momento: nel momento in cui sei davvero del tutto presente a questo momento allora c'è un senso per così dire... ovvero che questo momento esiste e potrebbe anche non esistere, c'è gratitudine infinita per il fatto che esso esista.
La mente ti fa pensare che nel suo oscillare tra su e giù "qualcosa" stia accadendo e che tu stia andando da qualche parte. In realtà non stai andando da nessuna parte, stai marciando sul posto, solo che a volte batti col piede destro e chiami quello "va tutto bene" e a volte con il piede sinistro e chiami quello " va tutto male". Non c'era qualcosa che doveva succederti, è successo ma non a te e l'idea che sia successo a te è parte della sofferenza. Si tratta di restare fermi o meglio di vedere che si è immobilità stessa -sempre- e lasciare che la mente faccia il suo corso.
La verità è che non stai andando da nessuna parte, c'è solo il momento.
Possa tu essere sempre in ascolto di questo momento, godendo appieno l'avventura dell'essere vivi.

Ti voglio bene, anche se non esisti.

Aahah, anche io caro me stesso.

(Che rispostina, grazie).

mercoledì 16 maggio 2012

Nessuno è prigioniero della mente

Cara Shakti,


Ciò che mi spaventa molto in questo momento è la mia mente, soprattutto di notte...
ma nonostante tutta questa paura, non so allontanarmi da questo fuoco.
Credo che l'erba non abbia altra scelta se non quella di crescere.
Con Amore.

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Ciao!

Questo è esattamente il dilemma dell'ego che desidera morire e al tempo stesso cerca di sopravvivere a se stesso. Ciò che si desidera di più è la nostra stessa assenza che è sentita come liberazione e allo stesso tempo se ne teme l'accadere perchè tutto ciò sappiamo di essere se ne andrà. La cosa divertente quando questo vedere si stabilizza è la realizzazione che quello che più si temeva era già il caso. Tu, come ciò che pensi di essere, già non esisti se non come una idea.

L'idea di essere un qualcuno, un qualcuno a cui accadono cose spaventose o piacevoli, che è in relazione con una persona oppure no, che soffre la propria mente oppure l'ha trascesa, che ha realizzato chi è oppure è ancora addormentato è appunto solo una idea. Tu sei già e sempre quella Presenza che testimonia queste idee che hai di te, tu sei sempre e già libero. Pensare altrimenti è appunto solo un'idea di cui sei testimone. Non c'è nulla da liberare perchè non c'è nessuno che sia mai stato prigioniero!

L'idea che non sia così è talmente radicata che è finita per essere la tua realtà. Davvero ti senti un qualcuno di separato e perso nel mondo ma se è possibile nel momento controllare se esiste questo qualcuno troverai solo un corpo e una mente e una Presenza che sa della loro esistenza e quella Presenza sei tu. La mente consiste sempre e solo di un pensiero o una sensazione che accadono una alla volta. L'idea di essere qualcuno non deve essere superata o trascesa o cancellata solo vista come tale. E nel riconoscerla come tale essa pian piano perderà di forza come una bicicletta che scende giù per un pendio e continua a pedalare da sola per un pò fino a che non cade per mancanza di ulteriore spinta. Quando questo fatto di essere questa Presenza ti colpisce per la prima volta inizia a diventare molto più interessante delle storie della mente.

La mente magari appare ancora per un po' come una storia, come immagini positive o negative ma diventa come una lampada accesa in pieno sole. La luce della consapevolezza è molto più intensa e là mente è pian piano scordata. Resta questo momento che al di là delle etichette che possano sorgere è solo un momento e in sè di per sè è straordinario perché irripetibile. E' prezioso perchè sta già passando.
Viverlo e non perderlo è davvero l'unica sfida.

un abbraccio,
Shakti

martedì 3 aprile 2012

L'azione del momento presente


Quale la differenza tra qualcuno che compie l'azione e la coscienza che compie l'azione? 

Ogni azione e' compiuta dalla Coscienza, anche quando sembra personale. Il fatto che sembri personale e' perche' c'e' un immaginare quello che sta accadendo invece che un semplice testimoniare, percepire quello che sta accadendo.

La mente basata sull'ego ti dice che sei un qualcuno che sta facendo qualcosa, o che ha fatto qualcosa. Ha una storia su quello che sta accadendo, con eventuali emozioni che questa storia comporta, ad esempio senso di colpa, o accuse, o rimpianti. Quello che accade davvero non e' mai quello che la mente sta raccontando a partire dal fatto che ci sia un qualcuno che sta agendo quell'azione. Il "me" nasce sempre e solo dopo che l'azione e' avvenuta: nel momento esiste solo l' azione, il pensare, il sentire. Accade rabbia, accade una decisione, accade un pensiero. Accade anche il pensare che queste cose siano di qualcuno. Il "qualcuno" avviene sempre e solo DOPO che l'azione in se' e' successa, mentre nel momento, nella percezione del momento c'e' solo azione. Non notiamo questa cosa perche' l 'attenzione di sposta con grande rapidita' dal percepire la realta' a concettualizzarla. Il movimento e' cosi' rapido che e' inconscio. Quando accadono eventi come ad esempio un incidente d'auto, o un qualunque cosa per cui la mente non ha una specifica impronta o non una ha una specifica preparazione, allora questo passaggio tra il percepire e il concentuallizare e' ritardato.

Ecco che il tempo si ferma, e siamo Uno con la scena che stiamo osservando. Notiamo anche un'assenza di paura, testimoniamo le emozioni o le sensazioni che potrebbbero essere presenti. Non c'e' storia, esiste solo il susseguersi delle azioni non nel tempo ma come cambiamento di immagini che accadono sempre nello stesso momento. Di solito questo percepire finisce e torna il "me" con la sua storia di un qualcuno che sta facendo qualcosa o a cui sono accadute delle cose, ma quello spazio di assenza di separazione lascia una impronta profondissima che piu tardi in genere si trasforma in una ricerca spirituale conscia.

Nel momento in cui la mente era sotto shock non poteva infatti mettere in moto il "me" e dunque tutto quello che restava era il percepire, lo stesso che accadeva nell'infanzia in cui nel momento eterno accadevano cose senza il peso dei legami del tempo, del vissuto, della storia del "me". L'assenza di paura deriva dal fatto che non essendoci il pensiero del me, non essendoci dunque senso di separazione, non esisteva paura.

Ora, non ci devono per forza essere eventi scioccanti perche si possa apassare da un concettualizzare la realta' a un percepire in modo cosciente il fatto che non ci sia nessuno che sta vivendo quel momento se non Vita stessa. Non dobbiamo attendere nessun ammontare di tempo per vedere chi siamo e il fatto che tutto e' solo un movimento della coscienza. Ogni istante puo' essere quello giusto, ogni momento e' una opportunita' per vedere chi sei: in ogni momento accade qualcosa di cui sei testimone. Non importa cosa sia, un pensiero, una azione, una senzazione. Qualunque sia l'oggetto della coscienza di quel momento tu ne sei il testimone. E sei anche testimone dell'idea che tu sia un qualcuno che ha compiuto quelle azioni oil soggetto di quei pensieri e sensazioni. Tale idea, che e' il concetto di ego, e' anche essa un qualcosa di cui sei testimone. Facci caso, non testimoni mai nel tempo, ma solo nel momento.

L'atto stesso di testimoniare accade sempre nel momento presente. Il concetto che siano passati dieci minuti o un quarto d' ora accade nel momento presente. Il testimoniare avviene gia' e sempre fuori dal concetto di spazio tempo ed e' equidistante da qualunque sia la qualita' dell azione che sta testimoniando. In altre parole il testimone e' sempre e gia' neutro ed e' sempre e gia' disponibile.  Ecco perche' non e' possibile raggiungere lo stato di testimonianza costante attraverso alcuna pratica meditativa o tecnica, in quanto questo testimone e' sempre e gia' presente. Semplicemente e' ignorato perche' l'attenzione stessa va su quello che e' visto invece che sul fatto che tu sei cio' che lo sta testimoniando. E se cerchi di descrivere cio' che sta testimoniando qualunque cosa, incluse queste parole, non troverai mai nulla. Perche' il testimone di queste parole, che senza dubbio sei tu, non ha alcuna descrizione, e' appunto Nulla, Vuoto. E' Vuota Consapevolezza. Nel momento in cui testimoni consciamente i pensieri e le azioni e le emozioni tu SEI quello che testimoni.

L'unica descrizione che potresti dunque dare di te e' che sei tutto quello che appare e al contempo cio' che ne testimonia l'insorgere e il dissolversi. Nel momento prsente allora l'apparente paradosso del vuoto che e' forma e della forma che e' vuoto e' risolto: non perche' lo si e' capito (sarebbe impossibile) ma perche' lo si incarna. Lo si e'. quando questo messaggio e' condiviso non e' insegnato perche' non c'e' nulla da  capire. E' solo una descrizione di un percepire che e' visto come vero di tutte le forme, ma non sempre riconosciuto. Non e' qualcosa di complicato e proprio per questo la mente non lo accetta.

La mente basata sul me vuole fa qualcosa per arrivare a vedere chi siamo e snobba per cosi dire l evidenza dei fatti. Cerca guide e insegnanti che traccino un cammino per ter continuare a dire che c'e' qualcosa da fare o da ottenere. Mantiene il senso del tempo, l'illusione della separazione e attraverso il meccanismo della speranza mantiene anche la paura del fallimento. Sposta l attenzione dal momento presente all'istante in cui in futuro ti illuminerai. E queso istante non accadra' mai per il semplice fato che sta gia' sempre accadendo. 

Shakti Caterina Maggi

lunedì 26 marzo 2012

Seguire l'intuizione

Cos'è l'intuizione? Un pensiero deduttivo così rapido che non siamo capaci di vedere o piuttosto una saetta priva di un percorso logico deduttivo?
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Positivo e negativo, maschile e femminile sono i due modi in cui facciamo esperienza della manifestazione a partire dalla neutralità dell'Essere. Siamo così divenuti disconnessi dalla nostra intuizione che non sappiamo neppure cos'è: essa è la parte femminile della mente, che sa qualcosa senza sapere come. E' fatta di sensazioni, di emozioni, non ha una spiegazione logica, affonda le sue radici nell'illogica. L'intelletto è la sua controparte maschile ed è ciò che di solito viene coltivato e dettato come importante nell'educazione occidentale.

Non ci viene mai insegnato a seguire quello che sentiamo, ma quello che pensiamo che sia giusto in base al condizionamento che abbiamo ricevuto. Ecco che pian piano perdiamo quell'intelligenza intuitiva che avevamo nell'infanzia che ci permetteva di sapere le cose anche quando non ci venivano spiegate. I grandi fanno l'enorme errore di pensare che i bambini siano stupidi: solo perchè le loro capacità intellettuali non si sono ancora pienamente sviluppate non significa che non capiscano quello che accade. Anzi, il più delle volte era vero il contrario: l'intelligenza intuitiva da bambini ci permetteva di vedere con grande chiarezza certe dinamiche in cui gli adulti erano del tutto persi. C'era un momento nell'infanzia in cui tutto era chiaro, intero, fluiva libero di momento in momento. Eravamo ancora in contatto con la sorgente dell'Essere, eravamo in contatto con noi stessi, con il nostro vero Sè. Sapevamo senza sapere, fluivamo con quello che SENTIVAMO che era giusto e sentivamo un profondo senso di ingiustizia quando gli adulti ci davano le loro stupide regole tutte basate su concetti che non riuscivamo a comprendere. Non avevamo un concetto di Dio o di divino, perché eravamo in connessione constante con esso, senza neppure saperlo. Vivevamo in altre parole in modo spontaneo seguendo le nostre sensazioni e non le nostre idee e concettualizzazioni.

L'intuizione è infatti più sottile del pensiero, più vicina quindi al vuoto. Quando agisci quello che pensi sei più lontano da una azione spontanea che viene dal vuoto, dalla sorgente in modo diretto rispetto a quando segui quello che senti. Il problema del seguire quello che senti e dell'intuizione è che senza l'intelletto, il suo sposo, essa non può andare nel regno dei cieli. Un uomo senza una donna è perduto nelle sue idee, una donna senza un uomo è persa nelle sue sensazioni e emozioni. Non intendo uomo e donna a livello fisico, ma come femminile e maschile, come pensiero e sensazione che sono le due facce della mente.

L'intuizione sorge davvero come una saetta direattamente dal vuoto ed è raccolta dall'intelletto che la formula come pensiero che la esplica e la riporta all'intuzione che dà il suo sigillo di approvazione o meno. Altrimenti l'intelletto dovrà riformulare fino a che l'intuzione non sarà soddisfatta della conclusione a cui si è pervenuti. E' come quando abbiamo una sensazione, poi arriva una un'idea legata ad essa e l'idea viene poi "sentita"come corretta. Solo allora avviene una comprensione completa, ovvero una comprensione intuitiva. Solo allora c'è un "Ah! ho capito". Di solito invece o restiamo a livello mentale e non riusciamo più a trovare un contatto con il nostro femminile, con la nostra intuizione che ci guidi per vedere se quello che pensiamo è davvero giusto per noi, oppure restiamo invischiati nelle sensazioni senza un filo logico e coerente.

Ecco perché è importante dare ascolto alle proprie sensazioni, e allo stesso tempo restare distaccati anche da esse. Nello sviluppo armonico di intelletto E intuizione ritorneremo a quello stato di percezione diretta della realtà tipico dell'infanzia, ma questa volta grazie all'intelletto consciamente e quindi con saggezza.

Se senti che non sai cosa è la tua intuzione significa che non la stai ascoltando: guarda come il tuo corpo reagisce ad una idea o una situazione: se si contrae ti sta dicendo di non andare in quella direzione, se senti espansione significa che quella situazione è giusta per te. Quando ci sarà integrazione tra intuizione e intelletto non avrai più neppure bisogno di questo: vedrai l'azione dispiegarsi in modo spontaneo dal vuoto, senza motivo e allo stesso tempo ne conoscerai la ragione profonda che risiede nel vedere la scena da una percezione dell'Uno. Non agirai perché la mente ti dice che è giusto o perchè le tue emozioni ti indicano una strada, ma vedrai il corpo danzato dalla Danza del Divino in ogni momento, a fare la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto. Cosa che era sempre già il caso.

Con amore,
Shakti

martedì 20 marzo 2012

Depressione e accettazione




"Vorrei sapere perche per certe persone è cosi difficile superare la depressione
e ci cadono periodicamente, forse c'è questa idea di un me vittima
che può continuare a sopravvivere solo in uno stato negativo?"
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L'ego di per sè potresti dire che è uno stato "negativo". Il senso di separazione nasce da un rifiuto del momento presente, da una spaccatura tutta illusoria tra un immaginario "me" e il mondo.

L'identificazione con il pensiero del "me" produce un senso di sofferenza che in genere è colmato attraverso l'idea che "domani" sarà meglio, quando avrai una fidanzata, quando avrai una casa tua, quando avrai una promozione - o se sei un pochino più spirituale - quando avrai raggiunto l'illuminazione, che diventa davvero come diceva Osho l'ultimo incubo. La mente basata sul "me" cerca la gioia che è perduta a causa del sentirsi frammentati in un momento futuro che ovviamente non arriva mai. Il domani non arriva mai e quindi anche quella promessa di gioia, di stabilità, di permanenza non arriva.

Come potrebbe? La manifestazione è impermanente, è in continuo cambiamento e non può dare quell'eternità che cerchiamo in un rapporto sicuro, in un lavoro sicuro. Persino quando cerchiamo l'illuminazione la cerchiamo a partire da un rifiuto di questo momento: stiamo male, il mondo ci ha delusi e siamo andati "dentro" e cerchiamo una soluzione in un evento che immaginiamo accadrà a "noi" in futuro. E ovviamente non accadrà mai, quel tipo di illuminazione non accadrà mai, non esiste! Non esiste una illuminazione per il "me"!

Ecco allora che un profondo senso di delusione potrebbe arrivare. Una delusione che se non riesce a provocare il mondo materiale - che non le sue mancate aspettative ci ha deluso- penserà il mondo spirituale a provocare. "Depressione" è il modo in cui in genere descriviamo questo sentire la nostra energia del tutto collassata. La speranza di un domani migliore è venuta meno e non possiamo fare altro che confrontarci con quella sensazione negativa di rifiuto di questo momento, la sofferenza legata all'identificazione con il senso di separazione.

"Tu" hai perso. Le tue prospettive sono fallite, o peggio ancora (o meglio ancora a seconda dei punti di vista) hai avuto successo e il suo sapore non ha portato la promessa di pace che sembrava portare.

Il punto è che la vera pace che vai cercando non può arrivare nel tempo. Non puoi illuminarti "domani", anche quella è una idea. Il concetto stesso che "tu" possa raggiungere la pace o liberazione è una falsità: "tu" sei ciò che si pone come ostacolo, quindi come potresti mai risvegliarti?

Quando il senso di disperazione e frustrazione raggiunge un suo picco allora è possibile che un senso di pace e accettazione emergano. Ma è possibile solo se non c'è alcun interferire con quella frustrazione, cosa che di solito non accade assolutamente.
Di solito se stai male corri a meditare, o a fare qualunque altra cosa che ti sembra possa darti sollievo, che sia cibo, sesso, o qualunque altra strategia di fuga da questo momento. In altre parole quella frustrazione è combattuta dal "me" perchè se non lo fosse essa stessa raggiungerebbe un apice e poi sparirebbe.

L'unica cosa che tiene in piedi la sofferenza legata al senso di separazione è il fatto che c'è un combatterla, un cercare di superarla o in alcuni casi un compiacersi in negativo riguardo al fatto che le cose non sono andate come tu volevi.

Il "povero me" è riassunto in tutte quelle storie che pensi ti appartangano, le storie mentali che raccontano di come "non puoi essere felice perché"... se quel senso di frustrazione resta abbastanza a lungo perchè ci si identifica con esso allora il corpo fisico inizierà ad accusarne i sintomi. La biologia e la chimica del tuo corpo inizieranno a essere influenzati da quell'identificarsi con un rifiuto di questo momento e la "depressione" diventerà malattia fisica.

Il fatto è che non importa se le medicine sembrano darti un sollievo, esse non possono portare ad una soluzione vera di quel disagio perché la sua origine non è nel corpo, ma nella falsa identificazione con la mente. Ecco perché neppure la psicoterapia può veramente aiutare in modo definitivo: al massimo può portare ad un divenire consci di alcuni meccanismi e col tempo ad una accettazione di essi, ma resta radicata nel "me", nella mente. Ma non è mai completa quelll'accettazione, perché nasce dall'idea che quelle storie siano vere, che ti appartengano.

La vera guarigione sta nell'amore. L'amore è la vera e unica medicina. E amore è assenza di senso di separazione, l'amore esiste quando non c'è un altro da amare. L'amore esiste quando ogni cosa è lasciata essere così com'è, incluso l'eventuale desiderio di cambiarla. Amore, o meglio amare, è la capacità di vedere che tu sei sfondo in cui tutto avviene, il bene e il male, il successo e il fallimento e cogliere profondamente che nessuna di queste cose ti tocca davvero. Che tu non sei quello che pensavi di essere, non sei un essere separato e diviso, ma sei intero.

Chi soffre di depressione in modo cronico ha cronicizzato questo senso di separazione. Si sente profondamente sconnesso dalla sorgente, che è Amore. Non l'amore romantico o sentimentale che la mente suggerisce come panacea di alcuni mali, ma un amore che guarda e non giudica, che testimonia e non separa. Che non cerca nulla nel prossimo momento, ma lo accoglie così com'è. Che non lotta per avere qualcosa domani o non si auto compiange che le cose non siano come prospettate.

Non si può produrre l'amore. Il "me" non si può creare o non ci si può avvicinare. Ogni tentativo fallirebbe. E il motivo sta nel fatto che l'amore è sempre GIA' presente con quella consapevole presenza che testimonia ogni tentativo di arrivare alla pace, all'amore, alla liberazione.

La cosa migliore che ti potrebbe succedere sta già accadendo. Se non sei impegnato a goderti questo istante, ma ci stai lottando così tanto che ti senti depresso allora quel sentirti stanco, sfinito e depresso è la migliore medicina per il "me", che si sta letteralmente consumando - più o meno velocemente - in esso. In altre parole stai morendo, o meglio il senso di separazione sta morendo.

Magari ci sono anche dei pensieri suicidi: il "me" ama torturarsi con tali pensieri perché danno un senso di identità. In altre parole sono solo un altra storia della mente che questa volta recita "se muoio avrò pace". In realtà il messaggio è corretto, ma non è il corpo che deve morire, bensì il senso di separazione, l'idea di essere il corpo. Interpretiamo così quell'intuizione che nella morte ci sia pace perché pensiamo di essere il corpo, o qualcosa dentro il corpo. E invece non è così.

Se è possibile stare con quel senso di frustrazione e di rifiuto, se è possibile stare con quel fuoco, allora dalla depressione nascerà qualcosa di diverso. Nascerà una accettazione che le cose stanno come stanno. E stranamente in questa accettazione ti accorgi che nello stare come stanno c'è pace. Non c'è più una lotta continua di come dovrebbero essere.

Tu inizi a sentirti assente. Non ti ritrovi più. Se lasci che questo senso di spaesamento, questo non riconoscersi più scemi, allora ti accorgi che non tu non ci sei, ma c'è la Vita. E la Vita così com'è non mai terribile, persino se c'è malattia. Soffri l'idea di essere malato, non la malattia. Persino il dolore fisico si può accettare e percepire in modo molto diverso se c'è questa semplice testimonianza. C'è la Vita, ma non qualcuno che la vive.

Nell'infanzia era così. Ecco perchè anche nelle persone che nell'infanzia hanno vissuto situazioni di guerra c'è quasi una nostalgia di quei tempi. Non sono le condizioni esteriori che danno quella gioia, ma il fatto che da bambini il senso di separazione è assente o - quanto meno - molto ridotto. E quindi è possibile restare con quello che c'è, anche se è apparentemente negativo.

Se invece c'è un rifiuto di questo momento - al punto che dopo tanti tentativi di cambiarlo è insorta una depressione - sta già accadendo tutto quello che dovrebbe accadere. Il soffrire la depressione, il senso di separazione senza portarlo ad una altra storia mentale di come evitarlo darà la possibilità di SENTIRE quella sofferenza. Non di pensarla, ma di sentirla. E nel sentirla, nell'accoglierla nella percezione del momento, si dissolverà come neve al sole.
Con amore, Shakti