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martedì 22 ottobre 2013

Nessun sforzo è necessario per risvegliarSi

La vita umana si dispiega tra manifesto e immanifesto. E' infatti attraverso l'uomo che il Creatore riconosce se stesso, ovvero attraverso la sua creatura, la sua creazione.

Fino a che mi credo dentro la forma umana o la forma umana stessa, avrò una visione parziale: la scena vista attraverso il buco della serratura sarà deformata dalla forma dello spiraglio. Quella scena varierà a seconda della posizione in cui lo spiraglio è posto, a seconda della sua forma e caratteristica. La storia della "mia" vita sembra diversa dalla "tua" e questo ci dà l'ìimpressione che ci sia qualcosa di personale.

Ma come ciò che guarda attraverso quello spiraglio siamo la stessa UNICA COSCIENZA: ecco cosa significa impersonale. Nella scena ci sono persanaggi che fanno varie cose. Magari fanno delle tecniche meditative oppure prendono il caffè con una amica. Si innamorano, si lasciano, raggiungono obiettivi e falliscono. Si chiama Vita. Magari fanno degli sforzi, nel tentativo di trovare Pace.

Ma come ciò che guarda quella scena non stai facendo sforzo alcuno. Come ciò che testimonia la scena non è perché stai bevendo del caffè oppure meditando che improvvisamente vedi che stai guardando. Stai solo già testimoniando senza sforzo alcuno. Dunque realizzazione è quello spostarsi dell'attenzione in un istante eterno dalla scena a colui che la guarda.

Quando questo accade ti accorgi che gli apparenti sforzi che avevi sempre compiuto per risvegliarti a ciò che sei erano solo parte della scena, ma come ciò che la testimonia non avevi in realtà mai fatto nulla.

Questo non significa che quando questa visione accade il personaggio non prosegue a fare quello che faceva prima, se questo è caratteristico della sua forma. Direi però che quando questo vedere diviene stabile quello che è invece sforzo piano piano viene a scemare, perché in un certo senso se ne coglie l'inutilità.

Quello che accade nella scena è UNO con la Coscienza di ciò che la osserva. Quando ciò che testimonia coglie che l'obiettivo non era nel tempo e nello spazio, ma già presente come eterno testimoniare, quello sforzo di ricerca di Sè cade. E quindi lo sforzo cade nella scena testimoniata. Sei a Casa. Sei Casa.


Quando parli della Verità già diventa bugia, quello che indico a parole è qualcosa che è al di là di esse. Può accadere che nell'ascolto di queste parole ti accorga che sono la descrizione di quello che già stai vivendo, ma non sono le parole che risvegliano, così come non è nessuna pratica meditativa. E' un paradosso: il parlarne accade e anche il risvegliarsi. Di certo non è una attività - qualunque essa sia - che ti risvegliarà a quello che sei. Risveglio è risveglio alla non attività che è già presente come sfondo di quello che accade. Quella non atività è Pace.  

In essa accade tutto, inclusi i tentativi di risvegliarsi in quanto individuo separato che non fanno che mantenere l'individuo stesso. Le risposta è sempre UNA anche se si dispiega in modo di verso a seconda della maniera in cui la domanda è posta. TU, come questa Pace, sei la Risposta. Lascia che qualunque domanda sia solo testimoniata e se vedi da dove essa sorge e dove essa muore coglierai che sei già ciò che quella domanda cerca di ottenere. TU sei ciò che stai cercando.

Shakti Caterina Maggi

lunedì 17 settembre 2012

Essere testimonianza

"Osservare le emozioni con distacco e stare nella sensazione….. senza identificarsi nella storia della mente... cosa significa stare nella sensazione? Perchè io lo associo ad inazione? Un "non fare" che per me sembra significare un blocco anche paralizzante del mio fare.... Un rimanere a subire un qualcosa, prodotto da me stessa o da altri, senza vie di uscita. Ok... vie di fuga..."
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Testimoniare non è qualcosa che possa essere fatto o non fatto, è qualcosa che sei, non che fai. Tu, per quella che sei veramente, sei Testimonianza, Presenza ."Tu" come corpo mente invece non puoi osservare o testimoniare o meditare nulla, perché come tale sei solo una azione testimoniata. Il corpo e la mente infatti sono azioni testimoniate da ciò che sei, Testimonianza. Il corpo e la mente cambiano, nascono, muoiono, Tu no, Tu sei ciò che sa che queste cose accadono.

La meditazione puo' accadere e la testimonianza è sempre già presente: se non fosse così non sapresti che qualunque cosa, inclusa la sofferenza, sta accadendo.

Questo è un errore molto comune nell'ambiente spirituale: pensare che l'osservazione o testimonianza o la meditazione siano qualcosa che si debba o si possa fare, quando invece accadono da soli, stanno già accadendo! Se c'è un'emozione presente, mettiamo che sia rabbia o tristezza o ansia, tu sai che essa c'è perché GIA' la stai testimoniando... o meglio c'è qualcosa - che possiamo chiamare "io" - che la testimonia. "Io" sa che c'è l'emozione, ne testimonia l'insorgere, il perdurare, e lo sparire.

Di solito non si è coscienti di questo "Io" e siamo del tutto concentrati sull'emozione o sulle storie che rigiuardano quell'emozione. Quando invece sei cosciente che la stai solo già testimoniando, allora significa che l'attenzione non è sulle storie della mente riguardo quell'emozione o su le strategie per evitarla. Questa è meditazione: essere coscienti di essere quell'Io o Consapevolezza che testimonia ogni cosa.  Ecco  invece l'inghippo della mente: essa vorrà sempre replicare quello che accade da sè per mantenere l'illusione di essere lei a fare tutto quanto, di modo da non perdere il suo presunto controllo.

Il messaggio è: tu non sei qualcosa che fa o non fa perché non sei un individuo all'interno del corpo mente, ma sei sempre e solo quell'Io che testimonia ogni cosa e che dal quel testimoniare crea ogni cosa. Testimoniare e creare sono quindi sinonimi, per questo puoi dire che non sei nulla di tutto questo (lo sta solo testimoniando) e allo stesso tempo che sei ogni cosa ( la manifestazione nasce e muore in te). 

Quindi non si tratta di agire o non agire, di fare o non fare: tu sei sempre e solo la testimone di quello che accade. Se senti un senso di impotenza o frustrazione può essere per due motivi: o perché scambi la testimonianza con la non azione e accade un frenarsi rispetto a azioni spontanee, oppure perché senti la frustrazione di vedere che non hai controllo su nulla di ciò che accade.

Se è il primo caso e c'è repressione, quella repressione è solo figlia dell'idea di essere in controllo: il fatto che una azione non accada perché si pensa erroneamente che non agire sia più "spirituale" che agire quella repressione è comunque qualcosa che sta accadendo per ignoranza ma non c'è una te che frena l'azione o la possa spronare. Certamente sembra proprio che sia così, ma ad una analisi più attenta è chiarissimo che non è così. Di fatto se controlli con attenzione nel momento in cui sorge il pensiero che dice "meglio che non agisca e stia con la sensazione" quel pensiero è testimoniato da Io. E se a quel pensiero segue una non azione riguardo una certa cosa, quel non agire è una attività testimoniata da Io.

Tu sei oltre il fare o non fare, la tua dimensione è quella dell'Essere. Quando la frustrazione sorge e e nasce da un comprendere che non sei in controllo allora entri in contatto con la paura più profonda che è quella della morte. Ti accorgi in pratica che tu non sei MAI stata in controllo come ciò che pensavi di essere e questa considerazione per un po' puo' essere snervante. Tutti i tuoi tentativi per far funzionare la tua non hanno funzionato! Snervante! E allo stesso tempo incredibilmente rilassante una volta che scatta una resa e un vedere che NON hai bisogno di far funzionare la tua vita. Essa funziona del tutto da sè e meno c'è l'idea che ci sia una te che la debba far funzionare ( o che debba stare con le emozioni o ossevarle) e più la vita scorre in modo fluido. E' il "me" ( il "me" che vuole meditare che vuole testimoniare che vuole "fare"  il non fare") che è l'intralcio e che genera sofferenza.

Se sorgono sensazioni o emozioni sgradevoli tu sei già ciò che sta testimoniando tutto questo: altrimenti non sapresti che queste cose sono presenti. Quando la storia che la mente crea sull'emozioni cade (inclusa la storia che tu debba stare con la sensazione per potarla dissolvere) allora c'è solo lo stare presenti a quelll'emozione e in quello stare tutto si scioglie.

La mente percepisce tutto questo come un labirinto seza via d'uscita: in realtà quel sentirsi senza via d'uscita è proprio l'agonizzare del "me" e della mente che vuole essere in controllo. Come ciò che veramente sei non hai bisogno di vie d'uscita, perché sei già del tutto libera. Sei libertà stessa.

Detto tutto questo, fino a che ci sarà il desiderio di essere in controllo della tua vita spirituale, questo accadrà. Quando questo controllo diventerà troppo doloroso, esso cadrà da solo.

Un grande abbraccio
Shakti

giovedì 22 marzo 2012

Vera meditazione e pace

Perché cerchi l'illuminazione e per chi? La mente rifiuta quello che appare e cerca nel prossimo momento redenzione e liberazione.

Chi ti offre qualunque metodo per vedere chi sei, per trovare pace, chi ti dice che devi camminare un cammino di mille miglia prima di cogliere che non c'è nessuno che sia mai stato imprigionato, è ancora p...erso egli stesso nell'illusione.

Prima di correre a meditare... prima di infilarti in qualunque tecnica, se c'è rifiuto, quella sarà una fuga. Non sarà vera meditazione. La mente basata sul concetto di ego trasforma tutto in un metodo, persino manipolando l'auto-indagine suggerita da Ramana. Chiedersi "chi sono io?" non è una tecnica da applicare per ottenere risultati nel futuro, ma una descrizione di quello che accade quando il risveglio accade. Cercare di fare questo è solo parte dell'ego spirituale che per sopravvivere a se stesso inizia persino a usare le parole dell'Advaita o di altre tradizioni come Ho-oponopono.

Dire "non c'è nessuno" e usarlo come scusante per le proprie reazioni egoiche assomiglia ad un bambino che tira una pietra in testa al suo compagno e poi fischietta facendo finta di nulla... Dire "mi dispiace ti amo" e non intenderlo nel tuo cuore è come mangiare un frutto troppo dolce e allappante, disgusta.

Quando DAVVERO nel silenzio del cuore vedi che non c'è nessuno, allora non c'è nessuno da perdonare, non c'è nessuno a cui chiedere scusa, nessuno persino da amare. O meglio c'è solo amare. Se non c'è un nemico, perché sei tu quel nemico con chi te la stai prendendo?

La mente spirituale torna e dice: ma tutto questo significa accettare passivamente ogni sopruso? Nemmeno. Significa che nella spontaneità del momento potresti rispondere ad una spinta con una spinta oppure con un sorriso, ma qualunque azione sarà presente sarà una RISPOSTA e non una reazione.

Distinguere le due cose è abbastanza facile: nel primo non hai una motivazione se non la sensazione di voler fare qualcosa perché è quello che sorge in quel momento, nel secondo caso ci sono giustificazioni, desiderio di vendetta, c'è nessun rancore che resta.

Il mondo ci sta riflettendo uno spettacolo di odio, violenza, sopruso in modo quotidiano. Siamo sull'orlo del collasso. E' la nostra chiamata, perché come razza umana siamo sull'orlo dell'autodistruzione. Quella chiamata è una occasione di vera meditazione, che è apertura al fatto che tutto quello che appare è noi stessi in manifestazione.

Nell'economia dell'Universo mondi nascono e muoiono, e nel bel giardino blu che scintilla nello spazio l'uomo è solo uno dei tanti animali della Terra. Però è un animale prezioso perché attraverso di esso il suo Creatore può essere conscio di sè. Ogni giorno bambini di ogni razza e religione vengono uccisi in nome di "verità". Sono figli della Terra, sono bambini miei, tuoi. Li uccidiamo in nomi di idee, di interessi, per paura. La Terra piange i suoi figli e si ribella.

Forse autodistruzione è il modo in cui la Coscienza cerca di porre rimedio a quello strano fenomeno che è l'uomo, l'unico animale che distrugge la sua stessa tana. Nessun topolino costruirebbe trappole per topi diceva Einstein. E non serve essere Einstein per capirlo. E' tempo di svegliarci a chi siamo, di affrontare il proprio dolore e rifiuto nel silenzio del cuore e vedere che siamo davvero una Unica Coscienza.

Se vuoi uccidere o fare del male a tuo fratello perchè non è in linea con la tua "verità" allora buttala via. Lui o lei contano di più di quel genere di verità. Lui o lei sono verità vivente, sono Coscienza incarnata.

Un saluto di pace a tutti voi,
con amore Shakti Caterina Maggi