Quando c'è il pensare ad un momento del passato o del futuro, come ad esempio fare piani o ricordare, c'è un concettualizzare. Tutta l'attenzione è sulle parole della storia che sorge in quanto mente. Se c'è interesse nella storia l'attenzione continua a dare energia ad essa e questo conduce alla sua continuazione nel tempo. L'attenzione viene spezzata o divisa dalla realtà percettiva verso una realtà concettuale, che - sebbene sembri piuttosto convincente- non è affatto vera, ma è solo un figmento della nostra immaginazione.
Da bambini piccoli questo non accadeva in quanto l'attenzione non era ingombrata dal concettualizzare, ma era solo conscia di quello che veniva percepito. Ciò che era perepito era ciò che stava apparendo, NON ciò che si immaginava che stesse apparendo. La mente del bambino infatti non concettualizza ma è presente a quello che appare come riflesso, è presente ai sensi, alla stanza in cui si trova, alla luna, alle espressioni della faccia della mamma e così via. Il bimbo non si attacca a un processo di pensiero.
In un certo senso il bambino è solo un essere di sensazione. Da adulti invece c'è una frazione di secondo tra cui l'attenzione che sta nella percezione e l'attenzione che di solito viene attratta dalle concettualizzazioni: c'è dunque solo un momento molto breve di tempo in cui si resta ad un livello di percezione prima che la divisione della mente accada. Come risultato di questo un adulto diventa un essere pensante.
Da adulti abbiamo questo momento percettivo, ma non siamo capaci di restare presenti ad esso prima di separarci di nuovo in una relazione tra soggetto e oggetto. Una frazione di seconda prima che questo accada siamo Uno con l'oggetto, infatti SIAMO l'oggetto e non c'è senso di separazione. La Coscienza e il suo oggetto sono sempre Uno e nel momento in cui questo è vero non c'è alcuna sensazione di essere un qualcuno o un qualcosa che stia guardando qualcosa o qualcuno. Il momento in cui l'attenzione, per abitudine, salta dall'essere CIO' CHE E' ad essere apparentemente due cose è come e quando l'ego sorge.
L'ego è un pensiero abituale che sorge a reclamare ciò che E' nel momento come risultato della sua stessa presenza. Il cosiddetto PENSATORE appare DOPO il pensiero di cui reclama di essere il produttore: in se stesso è dunque solo un altro pensiero che sorge - come tutti gli altri pensieri - da ciò testimonia l'apparizione di ogni pensare.
"Io vedo", " io penso", " io sento" sono tutte cose reclamate dopo che l'identificazione con l'oggetto visto è stata compiuta. Il fatto che il vedere, il pensare, il sentire siano accaduti è vero ma NON è un fatto che un qualcuno o un qualcosa che chiama se stesso "io" o "me" li abbia prodotti. Questo io o me sono un'idea, una credenza, un concetto, solo un altro pensiero che sorge.
Se l'attenzione è capace di restare presente a ciò che E', allora questo crearsi di una divisione dell'attenzione nella relazione soggetto-oggetto non accade e c'è l'Uno. In questo Uno c'è la Consapevolezza di essere ciò che si è in quel momento, sia l'Io che il l'oggetto sono Uno e quindi non c'è alcuna relazione soggetto-oggetto. Quando non c'è un separare qualcosa che è essenzialemnet una unica Coscienza, c'è Unità. L'Io è ciò che E', ciò che è E' Io.
Quando l'Io è da solo non ha mezzi attraverso cui essere consapevole di sè: questo è possibile solo quando l'Io stesso crea a partire da sè un oggetto di cui essere consapevole. Quando questo accade, c'è l'Uno con ciò che appare; se invece la divisione di ciò che è essenzialmente Uno allora si manifesta la relazione soggetto-oggetto e Io vive nell'apparente dualità, nell'apparente separazione.
Dato che il pensiero è un oggetto che appare DOPO che la divisione è accaduta e che il pensiero stesso è ciò che reclama di essere colui che ha fatto l'azione esso non può essere una reale identità ma solo una identificazione con ciò che è già apparso. Questa apparente entità non è quindi una entità, ma una attività, quella dell'identificazione con l'azione. L'ego quindi è una attività di cui la vera identità è il testimoniare stesso. L'ego in verità non è nè il produttore nè l'autore, come invece reclama di essere, di qualunque cosa accada, in quanto in se stesso è qualcosa che sottosta alla testimonianza. Dato che il testimoniare non sottosta a nulla, quando l'oggetto è rimosso dalla situazione il testimone deve dunque essere Nulla, Vuoto, Assenza, non legato alla relazione oggettiva o soggettiva. La nostra vera identità non si identifica con se stessa perché non ha bisogno di farlo in quanto essa è sempre nella Consapevolezza conscia di sè in quanto Nulla, che precede quell'apparizione che con sè porta il gioco dell'illusione di spazio e tempo.
La vera identità di TUTTE le cose E del Nulla è assenza. La vera presenza è assente di ogni "qualcosità".
Se ciò che è stato affermato è compreso intuittivamente sarà visto che è del tutto futile per l'ego, che è un identifircarsi con un oggetto già apparso, fare qualcosa per rimuovere la sua identifiazione con sè stesso come se fosse un qualcosa o un qualcuno perché nel cercare di farlo esso continuerebbe a ristabilirsi e rinforzarsi come autore delle cose. Ogni e ciascun metodo quindi per sradicare lo pseusdo sè (l'ego) al fine di rivelare il vero Sè non puo' raggiungere il proprio scopo, ma continuerà solo ad alimentare il concetto del me come soggetto di una realtà oggettiva e quindi produrrà una continuazione dell'apparente dualità e sofferenza.
Una volta che questo sia chiaro e ovvio accade un lasciare andare in cui nessuno è coinvolto.
Avasa
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domenica 8 luglio 2012
lunedì 26 marzo 2012
Puro pensiero
Tutti i pensieri che abbiamo sono automatici secondo te? Causati da un qualcosa, dipendenti cioé dall'esperienza, dalla memoria? Quello che mi chiedo è avulso dal concetto di io è possibile una libertà di pensiero ? Un pensiero cioé libero da motivazioni, la capacità di creare del nuovo senza fare riferimento al vecchio.
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Sii chiaro su un punto: non esiste un pensiero personale. Neanche uno, neanche quelli che apparentemente appartengono alla tua storia, alla storia di quel corpo-mente che chiami "te stesso". La mente dunque non è personale, ecco perché il Buddha la chiamava con la M maiuscola, perchè è la Mente Divina, che è "l'anticipatrice di ogni cosa"... in effetti potresti dire che tutta la manifestazione è l'espressione della Mente di Dio.
Il pensiero è di per sè un'azione, ovvero ha un inizio, una durata e una fine. Questa azione appare ed è registrata dalla Coscienza nell'istante in cui fa la sua comparsa, senza la benché minima nozione di come quel pensiero sia nato o dove porterà. Pensare è una attività dell'Essere stesso, non è frutto di un agire o di un autore. Sebbene possa non sembrare così è facile averne la prova: non sei tu che decidi quali pensieri avere prima che essi appaiano. Persino se tu decidessi di pensare qualcosa, quel pensiero sarebbe all'inizio apparso dal nulla. I pensieri appaiono da soli, non scegli che pensieri avere prima che essi facciano la loro comparsa. Se tu potessi sceglierli sceglieresti solo pensieri felici, mentre alcuni tormentano la mente come dei fantasmi che continuano a tornare come incubi. L'essere ricorrente di quei pensieri è dovuto al fatto che hanno al loro centro il senso del me, l'ego, sono pensieri che riguardano un personaggio immaginario chamato te stesso. Non sono pensieri puri, al centro di quei pensieri "psicologici" c'è il "me".
Anche l'ego è solo un pensiero impersonale. L'idea di essere il corpo o l'autore delle azioni dei pensieri e delle emozioni che passano è anch'essa solo una idea che appare nella Coscienza e con cui la Coscienza stessa si identifica. Quindi anche quando appare un pensiero che dice "io sono l'autore di quella sensazione o del pensiero che è appena apparso", ANCHE quel pensiero egoico è del tutto impersonale. Questo è un punto molto importante da cogliere: pensa quanto tempo passiamo a cercare di eliminare l'ego come se fosse qualcosa di nostro è invece è solo un pensiero con cui la Coscienza si è identificata!
Quel concetto porta con sè una sensazione di contrazione che se sentita nella sua totolità si brucia e non lascia niente al suo posto, solo uno spazio libero vuoto e consapevole, lo stesso che era presente alla sensazione di separazione, al concetto di ego. L'ego che si instaura nel corpo attraverso la ripetizione fin dall'infanzia genera nel suo ripertersi come una traccia energetica con cui la Consapevolezza si identifica. Il suo interrompersi è possibile attraverso l'essere semplicemente presenti ad essa senza credere alle storie che la mente ti propone come se fossero tue.
Quando il pensiero è libero dal concetto di ego, quando appare puro nel momento, quello che hai non è più una mente psicologica, ma una mente che è dotata di Intelligenza Divina. E' una mente che è grado di comprendere le cose con estrema facilità perchè non è più ottenebrata dal concetto di separazione. Anche qualora il concetto di separazione tornasse, in quanto pensiero abituale, sarebbe visto in quanto tale, come pensiero.
Una mente realmente creativa è una mente libera dal concetto di separazione, perché in quel caso l'energia creativa non è derubata nella sua forza da il pensiero del "me" che sussegue i pensieri come se fosse un parassita. Magari "hai una idea" ma subito dopo il concetto che sia tua fa sì che dal senso di separazione nasca e dia origine a dubbi e paure. Ecco dunque che la forza creatice di quell'idea è subito smorzata e resa meno efficace.
L'ego è il parassita che deruba il pensiero puro della sua forza manifestatrice, è l'ossessione con se stessi che provoca questo calo energetico che chiamamo "me". Quando invece un pensiero sorge e non è catturato dal "me" la sua forza manifestatrice è sorprendente. Più riposi e risiedi nel tuo Essere in quanto Io vuoto e impersonale e più i pensieri appaiono, sono lasciati andare e dopo breve tempo di solito si manifestano. Lo "scarto" o gap tra il pensare e il manifestare è proporzionale al senso di identificazione ancora presente: letteralmnete a volte le cose accadono come per magia, e in effetti lo fanno! Appaiono dallo stesso posto da dove sono sorti quei pensieri.
Non tutti i pensieri come desideri si manifestano: è possibile che un pensiero appaia e in un secondo momento sia scartato perché non perfettamente in linea con le caratteristiche del corpo mente. Ecco che allora anche dopo una serie di manifestazioni che si avvicinano a quello che davvero vorremmo abbiamo una versione più corretta e sempre più perfetta di quello che desideriamo nella nostra vita.
I pensieri inconsci tanto quanto consci sono quelli che si manifestano come ciò che chiami la tua realtà: se pensi di essere una persona in gamba, ma sotto sotto hai dei dubbi o dei sensi di colpa anche questi appariranno sulla scena e faranno parte del dipinto divino di quel momento che è sempre in divenire.
La libertà di pensiero dunque esiste, ma non per il "me" che in se stesso è solo a sua volta un pensiero. La libertà di pensiero esiste in quanto pensiero libero e puro che nasce dal vuoto e il suo potere creativo e trasformativo è quello che ci dona un senso di magia... proprio come nel'infanzia. Una mente pura e innocente VEDE il mondo, non lo concettualizza, non lo "ragiona". Lo vive, lo è.
Qualunque sia la tua storia, la storia che la mente ti racconta in questo momento c'è qualcosa di consolante nel vedere che anche essa è parte della Mente Divina e del dispiegarsi di un Piano che va al di là della comprensione dell'individuo. Nell'abbandonarsi a questa realizzazione sorge una gioia senza motivo, in cui tutto è perfetto così com'è persino il soffrire la storia della mente... nel sentire quella sofferenza se è possibile non continuare a identificarsi in essa ma vedere che è legata solo ad una storia essa si dissolverà da sola. In altre parole attraverso la semplice presenza, ogni pensiero psicologico si autocombustiona.
Tutto quello che resta allora è il momento, e il gioirne.
Shakti
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Sii chiaro su un punto: non esiste un pensiero personale. Neanche uno, neanche quelli che apparentemente appartengono alla tua storia, alla storia di quel corpo-mente che chiami "te stesso". La mente dunque non è personale, ecco perché il Buddha la chiamava con la M maiuscola, perchè è la Mente Divina, che è "l'anticipatrice di ogni cosa"... in effetti potresti dire che tutta la manifestazione è l'espressione della Mente di Dio.
Il pensiero è di per sè un'azione, ovvero ha un inizio, una durata e una fine. Questa azione appare ed è registrata dalla Coscienza nell'istante in cui fa la sua comparsa, senza la benché minima nozione di come quel pensiero sia nato o dove porterà. Pensare è una attività dell'Essere stesso, non è frutto di un agire o di un autore. Sebbene possa non sembrare così è facile averne la prova: non sei tu che decidi quali pensieri avere prima che essi appaiano. Persino se tu decidessi di pensare qualcosa, quel pensiero sarebbe all'inizio apparso dal nulla. I pensieri appaiono da soli, non scegli che pensieri avere prima che essi facciano la loro comparsa. Se tu potessi sceglierli sceglieresti solo pensieri felici, mentre alcuni tormentano la mente come dei fantasmi che continuano a tornare come incubi. L'essere ricorrente di quei pensieri è dovuto al fatto che hanno al loro centro il senso del me, l'ego, sono pensieri che riguardano un personaggio immaginario chamato te stesso. Non sono pensieri puri, al centro di quei pensieri "psicologici" c'è il "me".
Anche l'ego è solo un pensiero impersonale. L'idea di essere il corpo o l'autore delle azioni dei pensieri e delle emozioni che passano è anch'essa solo una idea che appare nella Coscienza e con cui la Coscienza stessa si identifica. Quindi anche quando appare un pensiero che dice "io sono l'autore di quella sensazione o del pensiero che è appena apparso", ANCHE quel pensiero egoico è del tutto impersonale. Questo è un punto molto importante da cogliere: pensa quanto tempo passiamo a cercare di eliminare l'ego come se fosse qualcosa di nostro è invece è solo un pensiero con cui la Coscienza si è identificata!
Quel concetto porta con sè una sensazione di contrazione che se sentita nella sua totolità si brucia e non lascia niente al suo posto, solo uno spazio libero vuoto e consapevole, lo stesso che era presente alla sensazione di separazione, al concetto di ego. L'ego che si instaura nel corpo attraverso la ripetizione fin dall'infanzia genera nel suo ripertersi come una traccia energetica con cui la Consapevolezza si identifica. Il suo interrompersi è possibile attraverso l'essere semplicemente presenti ad essa senza credere alle storie che la mente ti propone come se fossero tue.
Quando il pensiero è libero dal concetto di ego, quando appare puro nel momento, quello che hai non è più una mente psicologica, ma una mente che è dotata di Intelligenza Divina. E' una mente che è grado di comprendere le cose con estrema facilità perchè non è più ottenebrata dal concetto di separazione. Anche qualora il concetto di separazione tornasse, in quanto pensiero abituale, sarebbe visto in quanto tale, come pensiero.
Una mente realmente creativa è una mente libera dal concetto di separazione, perché in quel caso l'energia creativa non è derubata nella sua forza da il pensiero del "me" che sussegue i pensieri come se fosse un parassita. Magari "hai una idea" ma subito dopo il concetto che sia tua fa sì che dal senso di separazione nasca e dia origine a dubbi e paure. Ecco dunque che la forza creatice di quell'idea è subito smorzata e resa meno efficace.
L'ego è il parassita che deruba il pensiero puro della sua forza manifestatrice, è l'ossessione con se stessi che provoca questo calo energetico che chiamamo "me". Quando invece un pensiero sorge e non è catturato dal "me" la sua forza manifestatrice è sorprendente. Più riposi e risiedi nel tuo Essere in quanto Io vuoto e impersonale e più i pensieri appaiono, sono lasciati andare e dopo breve tempo di solito si manifestano. Lo "scarto" o gap tra il pensare e il manifestare è proporzionale al senso di identificazione ancora presente: letteralmnete a volte le cose accadono come per magia, e in effetti lo fanno! Appaiono dallo stesso posto da dove sono sorti quei pensieri.
Non tutti i pensieri come desideri si manifestano: è possibile che un pensiero appaia e in un secondo momento sia scartato perché non perfettamente in linea con le caratteristiche del corpo mente. Ecco che allora anche dopo una serie di manifestazioni che si avvicinano a quello che davvero vorremmo abbiamo una versione più corretta e sempre più perfetta di quello che desideriamo nella nostra vita.
I pensieri inconsci tanto quanto consci sono quelli che si manifestano come ciò che chiami la tua realtà: se pensi di essere una persona in gamba, ma sotto sotto hai dei dubbi o dei sensi di colpa anche questi appariranno sulla scena e faranno parte del dipinto divino di quel momento che è sempre in divenire.
La libertà di pensiero dunque esiste, ma non per il "me" che in se stesso è solo a sua volta un pensiero. La libertà di pensiero esiste in quanto pensiero libero e puro che nasce dal vuoto e il suo potere creativo e trasformativo è quello che ci dona un senso di magia... proprio come nel'infanzia. Una mente pura e innocente VEDE il mondo, non lo concettualizza, non lo "ragiona". Lo vive, lo è.
Qualunque sia la tua storia, la storia che la mente ti racconta in questo momento c'è qualcosa di consolante nel vedere che anche essa è parte della Mente Divina e del dispiegarsi di un Piano che va al di là della comprensione dell'individuo. Nell'abbandonarsi a questa realizzazione sorge una gioia senza motivo, in cui tutto è perfetto così com'è persino il soffrire la storia della mente... nel sentire quella sofferenza se è possibile non continuare a identificarsi in essa ma vedere che è legata solo ad una storia essa si dissolverà da sola. In altre parole attraverso la semplice presenza, ogni pensiero psicologico si autocombustiona.
Tutto quello che resta allora è il momento, e il gioirne.
Shakti
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shakti caterina maggi
venerdì 15 aprile 2011
Pensare e creare
Se pensando ad un qualcosa..in quell'istante..si pensa..che se accade quella cosa..l'individuo..deve fare cosi o cosa..è indifferente cosa..l'accadere è una risposta tra pensiero e coscienza?
quindi una risposta a se in se..
_____________________________
Qualunque pensiero sorga nel momento non ha in realtà nulla a che vedere con quello che accade in un apparente prossimo momento. E' solo la coscienza identificata con il concetto di tempo e di causa-effetto cm he legge tempo e causa effetto nella manifestazione. Se il gallo si sveglia la mattina e canta il suo verso e vede sorgere il sole penserà che è stato "lui" a farlo sorgere. Un giorno il gallo morirà e il sole continuerà a sorgere.
La vita non accade attorno ad un "me" immaginario, un "me" che pensa i pensieri o che deve cercare in qualche modo di allinearsi con il corso degli eventi attraverso una "giusta" azione. Se un pensiero sorge e la manifestazione sembra seguire il percorso di quel pensiero semplicemente questo accade perché doveva accadere. Il pensiero e la manifestazione apparentemente correlata sono entrambe due azioni impersonali che sorgono nel momento. Il leggere un fenomeno di causa effetto deriva dalla tendenza della mente basata sul me di "dividere" le cose, di separarle, di frazionarle.
Tutto è un unico accadimento, un'unica azione che accade NEL MOMENTO. Non accade nel tempo, ma nel momento, ma è è letto dalla mente basata sul "me" COME SE il tempo esistesse, COME SE causa ed effetto esistessero davvero. In un mondo dove tutto sorge da un unico Sé ogni cosa è la causa e l'effetto di ogni cosa. Non esiste un oggetto separato che provochi un altro oggetto perché se guardi bene entrambi sorgono nel momento, sono testimoniati da un'unica Coscienza che ne coglie il manifestarsi e il dissolversi.
La tendenza a voler leggere dei "segni" nella manifestazione è insomma indice della presenza dell'idea che ci sia un qualcuno che sta vivendo la vita o che possa scegliere se viverla in un certo modo piuttosto che un altro. Di fatto, nel momento, è chiaro che la Vita accade senza che noi possiamo deciderne il percorso. Possiamo avere l'impressione che questo non sia così, ma tale impressione è data soltanto dalla nostra incapacità di vedere come di fatto non scegliamo nessuno dei pensieri che sorgono nella mente, delle sensazioni o emozioni e a livello ultimo neppure nessuna delle azioni.
La Vita accade comunque come essa deve accadere, senza possibilità di interferenza da parte di un personaggio che neppure esiste! Essa sorge come riflesso del modo in cui la Coscienza stessa si conosce attraverso la tua forma: se in te esistono concetti di ignoranza e paura il mondo di cui farai esperienza ne sarà permeato. Se pensi che ci sia una possibilità di scelta per te, leggerai questo nel mondo e soffrirai le conseguenze della paura di fare la scelta sbagliata.
Quando il senso del "me" inizia a dissolversi, si inizia a intuire di essere i creatori di quello che sta accadendo. Essendo però ancora presente in parte il senso di separazione si potrebbe pensare che questa creazione sia in qualche modo frutto di un agire individuale. Essa invece è espressione non di qualcosa che facciamo, ma di cosa siamo e di come ci conosciamo. Esattamente come in un sogno ogni cosa è il riflesso della coscienza del sognatore, nel Sogno della Vita ogni cosa è il riflesso del modo in cui la Coscienza si conosce attraverso quella forma.
Più il senso di separazione di rivela nella sua illusorietà e più quella manifestazione si mostrerà come un avvenimento impersonale, necessario, spontaneo ed inevitabile. Questo non significa che il futuro sia già scritto: il futuro non esiste, esiste solo questo istante. E tu SEI questo istante.
quindi una risposta a se in se..
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Qualunque pensiero sorga nel momento non ha in realtà nulla a che vedere con quello che accade in un apparente prossimo momento. E' solo la coscienza identificata con il concetto di tempo e di causa-effetto cm he legge tempo e causa effetto nella manifestazione. Se il gallo si sveglia la mattina e canta il suo verso e vede sorgere il sole penserà che è stato "lui" a farlo sorgere. Un giorno il gallo morirà e il sole continuerà a sorgere.La vita non accade attorno ad un "me" immaginario, un "me" che pensa i pensieri o che deve cercare in qualche modo di allinearsi con il corso degli eventi attraverso una "giusta" azione. Se un pensiero sorge e la manifestazione sembra seguire il percorso di quel pensiero semplicemente questo accade perché doveva accadere. Il pensiero e la manifestazione apparentemente correlata sono entrambe due azioni impersonali che sorgono nel momento. Il leggere un fenomeno di causa effetto deriva dalla tendenza della mente basata sul me di "dividere" le cose, di separarle, di frazionarle.
Tutto è un unico accadimento, un'unica azione che accade NEL MOMENTO. Non accade nel tempo, ma nel momento, ma è è letto dalla mente basata sul "me" COME SE il tempo esistesse, COME SE causa ed effetto esistessero davvero. In un mondo dove tutto sorge da un unico Sé ogni cosa è la causa e l'effetto di ogni cosa. Non esiste un oggetto separato che provochi un altro oggetto perché se guardi bene entrambi sorgono nel momento, sono testimoniati da un'unica Coscienza che ne coglie il manifestarsi e il dissolversi.
La tendenza a voler leggere dei "segni" nella manifestazione è insomma indice della presenza dell'idea che ci sia un qualcuno che sta vivendo la vita o che possa scegliere se viverla in un certo modo piuttosto che un altro. Di fatto, nel momento, è chiaro che la Vita accade senza che noi possiamo deciderne il percorso. Possiamo avere l'impressione che questo non sia così, ma tale impressione è data soltanto dalla nostra incapacità di vedere come di fatto non scegliamo nessuno dei pensieri che sorgono nella mente, delle sensazioni o emozioni e a livello ultimo neppure nessuna delle azioni.
La Vita accade comunque come essa deve accadere, senza possibilità di interferenza da parte di un personaggio che neppure esiste! Essa sorge come riflesso del modo in cui la Coscienza stessa si conosce attraverso la tua forma: se in te esistono concetti di ignoranza e paura il mondo di cui farai esperienza ne sarà permeato. Se pensi che ci sia una possibilità di scelta per te, leggerai questo nel mondo e soffrirai le conseguenze della paura di fare la scelta sbagliata.
Quando il senso del "me" inizia a dissolversi, si inizia a intuire di essere i creatori di quello che sta accadendo. Essendo però ancora presente in parte il senso di separazione si potrebbe pensare che questa creazione sia in qualche modo frutto di un agire individuale. Essa invece è espressione non di qualcosa che facciamo, ma di cosa siamo e di come ci conosciamo. Esattamente come in un sogno ogni cosa è il riflesso della coscienza del sognatore, nel Sogno della Vita ogni cosa è il riflesso del modo in cui la Coscienza si conosce attraverso quella forma.
Più il senso di separazione di rivela nella sua illusorietà e più quella manifestazione si mostrerà come un avvenimento impersonale, necessario, spontaneo ed inevitabile. Questo non significa che il futuro sia già scritto: il futuro non esiste, esiste solo questo istante. E tu SEI questo istante.
Shakti Caterina Maggi
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