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martedì 23 settembre 2014

Il viaggio e' la meta


 Se in ogni momento che mi dispero di non essere un "iiluminato" in un certo senso mi perdo quell'illuminazione proprio perchè la sto cercando ... non alcun senso il mio cercare, eppure c'è ... che sia uno degli infiniti modi in cui l'essere vuole esplorare se stesso?

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La ricerca ha inizio perché la Coscienza che sei ha perso di vista se stessa.

Essa si cerca nel mondo degli oggetti ( esperienze interiori o esteriori) perché questo è ciò a cui è stata indirizzata. Quando la corretta informazione è stata data - ovvero che quello che sei NON e' una esperienza di alcun tipo ma il testimone di ogni attività interiore o esteriore - allora questo riconoscimento inizia ad accadere. E' come se la corretta strada avesse iniziato ad essere percorsa e ti ritrovi sempre più cosciente di TE.

Da questo spazio realizzi direttamente e senza alcun bisogno di conferma esterna che ciò che andavi cercando nel mondo è  ciò che tutto il tempo testimoniava la ricerca, allo stesso modo in cui un uomo che cerca per 10 anni degli occhiali in una stanza realizza che tutto il tempo erano appoggiati sul suo naso.

La sofferenza è la ricerca stessa ecco perché nessuna azione che parta dal ricerca di una esperienza può porre fine alla sofferenza ma solo perpetuarla ad un livello più sottile.

La ricerca è sofferenza perché parte dall'idea che tu non sia completo, che manchi qualcosa. Il seme di quella ricerca è proprio questo fuoco che brucia in te e che ti porta a cercare risposte in persone o situazioni. Quando questo bruciare diventa cosciente per te ecco l'istante in cui inizi a chiamarti ricercatore spirituale. Ancora cerchi esperienze, ma tali esperienze si chiamano "risveglio" o " illuminazione".

E' necessario che tale fuoco bruci fino a che non si esaurisca del tutto. Esso si esaurirà quando l'ultimo oggetto di desiderio di esperienze si sara' consumato: tale oggetto e' proprio il desiderio stesso di risvegliarsi. E' ovvio che quel desiderio si deve esaurire o la spinta stessa a cercare qualcosa, persino qualcosa chiamato risveglio, ti impedirà di riconoscere ciò che e' già immediatamente presente, ovvero TE.

Tu, come Consapevolezza consapevole di questa ricerca sei sempre stato presente, prima durante e dopo la ricerca. Tu sei quella Pace, quel Silenzio che andavi cercando nelle esperienze; anche le più sottili tra di esse erano comunque rumorose rispetto a quello che veramente sei.

E' anche ovvio che tu, per ciò che pensi di essere, non puoi smetter di desiderare di risvegliarti e quindi quella frustrazione non sara' che il carburante stesso di questo morire a se stessi.

Il senso di ingiustizia che senti nel riconoscere che non puoi fare nulla per riconoscere quello che sei e' in se' l'inizio della fine della ricerca.

Nel frattempo, goditi il viaggio perché essendo quella meta di risveglio per l'immaginaria personalità del tutto immaginaria a sua volta, ogni passo diventa la meta.

Un abbraccio,
Shakti Caterina Maggi

venerdì 23 maggio 2014

Disorientare la ricerca

Dopo i due satsang, devo dire che sono disorientato o meglio è la mia mente disorientata. Prima dei satsang durante il giorno praticavo la presenza, il vuoto tra i pensieri, sentire il corpo ecc…

Ottimo. E' chiaro che dopo anni passati a cercare o manipolare quello che c'è per trovare qualcosa che è già presente la mente sia disorientata. L'impulso alla ricerca è forte ed è una vecchia abitudine. Il fatto che tu senta del disorientamento significa che qualcosa è stato smosso in quel meccanismo e stai entrando in una dimensione non conosciuta. Questo significa che ti muovi non più dal passato, ma dal momento presente. Ed è solo in questo momento, nel Mistero di questo momento, che puoi scoprire che sei già ciò che testimonia tutto questo.

Ora come hai spiegato, tutto accade;
Non so cosa fare e forse mi pare di tornare a non fare nulla come tanto tempo fa quando di spiritualità e affini non ne sapevo nulla.

Non è che non facevi nulla. "Facevi", ma non ne eri conscio. Cercavi nella vita materiale quella sicurezza che adesso vai cercando in quella spirituale. Quando perdiamo la connessione con questa Presenza permanente, che è Pace, cerchiamo questa pace nel mondo degli oggetti, ovvero nelle relazioni, nel lavoro etc. Arriva un momento in cui questa ricerca esteriore delude, ed ecco che ci ritroviamo a cercare dentro di noi, nel mondo dello spirito per cosi dire. Ma ancora una volta siamo a caccia di oggetti: cerchiamo l'illuminazione come una esperienza che ci completi, che colmi quel buco nero in cui sembriamo cadere. Ed ecco che iniziamo le mille tecniche... per non stare qui. Anche se sembra che dicano il contrario. Quando ogni sforzo cade, allora l'attenzione torna su se stessa e ti accorgi che sei a Casa. Dove sei sempre stato. 

E ora che c’è da fare?
Vale la pena seguire il consiglio di ramana maharshi chiedendomi “chi sono io” e sentirmi consapevole, oppure anche questo è fare qualcosa è fare una pratica?

Fino a che qualunque cosa viene fatta per non stare con la sensazione che sta dietro la ricerca, quell'impulso che brucia come un fuoco sacro, allora quell'azione non può portare alla Pace. Piuttosto si tratta di restare con quel fuoco, senza nessun obiettivo in mente, lasciando che ci bruci vivi, che bruci quel senso di falsa identità. E' ovvio che questo è l'ultima cosa che l'ego vuole fare e quindi si cerca dei nuovi "compiti a casa". Ramana Maharshi descriveva qualcosa che era semplicemente accaduto per lui, ma non è qualcosa di replicabile da parte della mente. Non hai bisogno di "sentirti" consapevole, lo SEI. Sei Consapevolezza, anche adesso, una Consapevolezza che legge queste parole. E come tale non devi fare nulla per esserlo, lo sei già. Sai che queste parole ci sono, e ciò che lo sa E' Consapevolezza. Tutto qui. Molto semplice, molto ordinario. Nulla di speciale. Tu sei sempre lo sfondo in cui la Vita accade, anche quando perdi tutto questo di vista. Non è necessario alcuno sforzo, eppure potresti trovarti a farlo lo stesso. E nella frustrazione dell'ennesimo fallimento potresti trovarti QUI. 

Che ne dici?
un abbraccio spero di vederti presto!

martedì 7 gennaio 2014

mercoledì 13 marzo 2013

La ricerca

8.10.2008 

Come ricercatori spirituali stiamo cercando, perché c'è la sensazione di qualcosa che manca nell’esperienza del corpo/mente. È questo senso di mancanza che dà luogo alla ricerca, l'azione della ricerca non è in alcun modo personale. In essa non c'è nessun ricercatore in quanto tale, ma semplicemente l'azione di ricerca causata dalla sensazione di una mancanza di qualcosa. Si manca di riconscere ciò che è già presente e ciò che è trascurato è allora cercato come se si trovasse altrove. Ciò che è presente è il nulla, che è la sorgente di tutte le cose, ma poiché la sua natura è assente di ogni descrizioni quando viene cercato lo è come se fosse un qualcosa e quindi non può essere riconosciuta per ciò che veramente è. Il nulla, quando cercato come un qualcosa, viene ignorato anche se è sempre presente.

C'era un tempo per ognuno e ciascuno di noi in cui questa azione di ricerca non sorgeva perché  non c'era alcun senso di mancanza. Il motivo per cui non c'era alcun senso di mancanza era perché c'era un riposare nell’Unità. Da bambini piccoli questo era vero per ciascuno di noi e fino a tale momento - prima che si affermasse nella mente l'idea che ci fosse un agente delle azioni eseguite tramite il corpo – quest’Uno era conosciuto in modo diretto.

La ricerca è cominciata nel momento in cui questo senso di Unità è stato perso. Si è perso nell'istante in cui la mente è riuscita a individuare un essere immaginario all'interno del corpo responsabile di ciò che il corpo faceva e dei pensieri che apparivano in quanto mente. Prima della formulazione di questo concetto non c’era nessuna idea che qualcuno fosse presente come autore di ciò che stava accadendo.

La creazione di questo personaggio immaginario all'interno della mente segna il momento della separazione all'interno di ciò che è essenzialmente un'Unica Coscienza ininterrotta. Questo essere immaginario non è altro che questo, immaginazione.

Quando l'Unità stessa ha perso di vista se stessa si è cominciato a creare un’identificazione con ciò che è presente e dato che il corpo/mente è presente in tutte le circostanze dell'esperienza umana è del tutto naturale che ci si identifichi con esso e si reclami di essere il corpo/mente. Ciò che sta compiendo quell'identificazione è la Coscienza impersonale stessa. Una volta che la realizzazione avviene e l'attenzione si riposa nel vedere l’Uno, allora la ricerca volge al termine.

Ci sono molti suggerimenti su come arrivare a questa realizzazione che è in realtà il nostro stato naturale, ma tutti essi sono destinati a fallire in quanto presumono fin dall'inizio che ci sia  qualcosa a cui arrivare e qualcuno a compiere quell’arrivare, quindi essi stessi rafforzano proprio ciò che affermano di voler rimuovere, il senso di un “me” personale. Fintanto che il  'me' è presente cercando di rimuovere se stesso per raggiungere questa unicità onnipresente - che non può essere vista a causa dell’identificazione con il concetto del 'me' – questo concetto continuerà ad essere presente e così anche l'azione di ricerca continuerà a sorgere.

Il riconoscimento che ciò che è cercato è sempre presente e non in un momento futuro mina alla base l'idea di un obiettivo o un percorso per arrivare ad esso. L'attenzione allora inizia a passare sempre più tempo semplicemente nell’essere presente a ciò che è, invece di proiettarsi in un immaginario altro momento nel futuro. In questo modo l'energia, che in precedenza era stato proiettata fuori, inizia a passare più tempo a riposare nel presente e quando tutta l'energia cessa di alimentare l'idea di un futuro o passato, allora tutto quello che rimane è l’eterna presenza, che è colta come ciò che era stato cercato tutto il tempo.

Non c'è assolutamente nulla che possa essere fatto per realizzare tutto questo, esso giunge se o quando l'azione della coscienza sorge in tal modo. Smettere volontariamente di cercare è anch'esso inutile, in quanto anche tale azione avrebbe  una intenzione dietro di sè e quindi non potrebbe portare al riconoscimento di una presenza che è senza causa e non intenzionale. Una volta però si è visto chiaramente che tutta la ricerca è semplicemente un'azione della coscienza - che si è  identificata con l’idea di essere un qualcosa e si ignora dunque in quanto sempre presente nulla, e quindi non si riconosce in quanto tale - allora inizia la dis-identificazione con l'essere un ricercatore e si dissolve l'idea di un autore delle azioni.

Ciò che si è cercato non è una cosa, non è un'esperienza di qualunque tipo, ma l’Uno che vede la comparsa e scomparsa di ogni e qualsiasi esperienza all'interno di se stesso. Quest’Uno è sempre presente al di  fuori del gioco del tempo e osserva l'andirivieni delle cose nel tempo. Questo è quello che è stato cercato ed è ciò che si è. Quest’Uno solo si manifesta come tutte le forma e tutte le esperienze.

Questo non può essere trovato attraverso la ricerca dato che l'identificazione con l'azione presuppone che ci sia qualcosa da essere cercato e trovato, e che ci sia un qualcuno a fare la cerca, ed è proprio questo ciò che impedisce il vedere ciò che si è. Ciò che  rimane quando tutta l'energia proiettata nella ricerca finisce è questo nulla, che esisteva già prima della comparsa di ogni energia.

Questo nulla è alla base di tutto ed è la risposta ricercata, da solo è in grado di riconoscere se stesso direttamente, non richiede alcun intermediario o mezzo o sforzo di qualunque tipo.

L’Amore non ha bisogno di oggetto. L’Amore è ciò che non conosce alcun senso di dualità. Nessun senso di alterità. Quando l’Amore è vero di noi allora tutto è visto essere Uno e in questo riconoscimento la ricerca finisce.

Avasa

venerdì 6 luglio 2012

La paura e il conflitto della ricerca

C'è una frenesia nella ricerca, un sacco di pensieri "spirituali" (presenza, osservazione, mente, pensieri, accettazione, e cosi via) che non si fermano.ci sono quasi tutto il giorno. sembra che potrei impazzire in alcuni momenti. sento una fretta o un senso emergenza nei confronti della ricerca di me. sento che questa ricerca prima o poi dovrà fermarsi in qualche maniera ma c'è anche la paura che non si fermerà.... c'è conflitto e paura. forse è normale.

Ho anche l'impressione che dovrei comprendere con precisione quello che mi succede ma da un'altra parte non accade questo. C'è imbarazzo e come un senso di impotenza quando parlo di me

In tutto questo l'intento mio è di essere e comunicare la verità di me, e non riesco fino in fondo.

Grazie. 

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Certo che è normale che ci sia ricerca e allo stesso tempo paura. E' normalissimo che ci sia ricerca fino a che non c'è il riconoscimento di quello che sei.

Tu sei l'oceano ma ti immagini di essere solo una goccia che si deve ricongiungere con l'oceano. E quindi per quell'enorme massa d'acqua costringersi nell'idea di essere solo una goccia è molto doloroso: andrai costantemente alla ricerca di te stesso per uscire da quel senso di contrazione fortissimo che senti. Il punto è che il luogo da cui stai percependo tutta quella sofferenza è già del tutto libero, è già fuori da ogni contrazione. Tu sei GIA' l'oceano. Quando questo però non è del tutto chiaro l'oceano stesso si cerca come se fosse la goccia e lo fa in milioni di modi diversi: dietro quella spinta alla ricerca spirituale c'è questa sofferenza profonda. Se è possibile restare presenti a quella sofferenza, come sensazione allora non ti interesseranno più le strategie che la mente ti suggerisce per uscire da quella sofferenza.

Mettiamo che la mente suggerisca che tu debba esesre presente o che tu debba accettare il momento. Di fatto queste istruzioni che la mente dà sono solo delle parole che sorgono nella Coscienza, sono a sua volta solo mente spirituale. Non c'è nessuno che le possa seguire, perchè non esiste un te di separato, quindi non c'è nessuno che ad esempio possa essere presente o accettare le cose come stanno. Tutte le cose semplicemente sono come sono. In questo essere come sono sorgono pensieri con parole spirituali e tutta la scena è semplicemente osservata da IO, Vuota Consapevolezza.

Il senso di fretta o di urgenza che senti montare in te è solo quel fuoco spirituale che brucia perché l'oceano soffre all'idea di essere goccia. Semplicemente non è vero e quella realizzazione dopo essere intellettuale deve anche essere intuitiva ovvero quella sensazione che sta dietro la ricerca deve essere sentita in quanto tale e non più solo pensata o capita.

Ed è del tutto normale anche che ti sembri di impazzire. Quello che stai cogliendo è la follia della mente che cerca di fare quello che sta già accadendo. Quando questo avviene, il cogliere questo tentativo di realizzare qualcosa che è già in essere, allora ti accorgi che la mente è del tutto folle. E' come un passeggero di una nave da crociera che si immagina di essere il capitano e quindi si sforza impreca e urla e piange perché la nave non risponde al suo immaginario timone. Nessuna sorpresa che non lo faccia, come forma non sei il capitano della nave solo il passeggero!

In realtà la nave risponde ai tuoi comandi ma non a quelli di colui che pensi di essere. La nave risponde esattamente ai comandi dei vero capitano che è il Sè, ciò che sei veramente. Essa è in perfetta sintonia con il tuo vero essere: questo diventa molto chiaro quando cessa l'identificazione con l'idea di essere un personaggio separato: allora quella che sembra una creazione confusa e frammentata diventa di nuovo una apparizione unitaria e armonia anche nei suoi lati di luce e ombra.

Comunque sta sereno: la ricerca finirà per il fatto stesso che è iniziata. Tutte le cose che iniziano debbono finire. e quindi sta in campana: la ricerca finirà e quindi tu- per come pensi di essere- vedrai di non esistere e quindi attraverserai la paura della morte, ovvero la paura più profonda che si possa avere. Ecco la radice del tuo conflitto e paura: quello che desideri di più è anche quello che temi di più. E' del tutto normale che tu voglia vedere chi sei perché immaginarti di essere una goccia quando sei l'oceano è doloroso. Ed è anche del tutto normale avere paura: tutto quello che conosci di te sono i limitati confini di quella goccia e l'oceano sembra essere un immensa massa viva e oscura.

In realtà quando quell'immaginaria separazione si dissolve ti accorgi che quell'oceano è la cosa più familiare del mondo e quasi ti sembra impossibile che tu non l'abbia visto prima.

Sta tranquillo, non sei tu che devi comprendere tutto questo. Il comprendere accade da solo attraverso il dispiegarsi della Vita stessa. E' una comprensione intuitiva che è quindi sia intellettuale che intuitiva: in questo processo letteralmente diventi quello che hai compreso. Infatti nulla viene immagazzinato nella memoria, succede e basta. Queste parole non nascono da una memoria, sono parole viventi in un certo senso, sono condivise da una percezione diretta di quello di cui stanno parlando senza il filtro di un senso del me che le distorga, quindi parlano a qualcosa che sta dietro alla mente, al Sè. Sono parole del Sè per il Sè.

Il senso di impotenza che senti viene dal fatto che vedi che intuisci che come corpo -mente non hai la benché minima possibilità di scelta o volizione: vedi la direzione in un certo senso in cui la tua vita spirituale dovrebbe andare ma cogli anche il fatto che non ci puoi fare nulla per farla procedere in quel senso. In realtà tutto sta procedendo come dovrebbe e semplicemente là dove ti sembra che non sia così sono i luoghi in cui non hai ancora una visione chiara di ciò che sei. Quando il vedere è chiaro allora ti accorgi che tutto è perfetto così com'è.

Questo tuo intento è del tutto rispettato qui e dalla stessa sincerità da dove sorgono le tue parole sorgono anche queste parole che sono davvero del tutto tue.

Con amore,
Shakti

martedì 17 aprile 2012

Non conoscere è la cosa più intima

ciao shakti, faccio sempre fatica a leggere tutti i discorsi, preferisco topolino,lo sai, mi sento stupida, soprattutto alla sera quando sono stanca, però volevo dirti che l'altra sera quando hai puntato il dito verso te stessa, ho colto qualcosa che mi è ritornato anche oggi, e mi scappa un po' da ridere su questo tipo di percezione, non ti so spiegare, è qualcosa di intimo, come se gli occhi fossero una telecamera, insomma non ci voglio pensare, un bacio, volevo solo dirtelo. non ho voglia di usare la mente per capire non c'e' piu niente da capire sopratutto la sera, vorrei leggere poesie d'amore, guardare corpi nudi bellissimi , paesaggi superbi e buona notte.....del resto cosi ho fatto !

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Ciao carissima,

mi ricordo anni fa, salendo nel'appartamento di un amico sannyasin che stava ristrutturando casa, restai catturata in mezzo alla gran polvere e riccioli di segatura dalla voce di Osho che usciva da un vecchio tape in uno stereo portatile da in un angolo in mezzo alla confusione. Diceva qualcosa che avrei davvero capito solo anni dopo, con quella sua voce suadente e ironica: "Non conoscere è la cosa più intima". Mi colpii talmente forte questa frase che la mia mente fece tilt, e scappai con una scusa dall'appartamento. Mi sembrava che parlasse una lingua a me sconosciuta eppure... La mente era stata bucata come da una freccia che ne aveva colpito il centro e si stava disintegrando senza rimedio. Non sapevo bene neppure perché stava accadendo, sapevo solo che stava succedendo. Se tu mi avessi chiesto cosa davvero significasse non te lo avrei saputo dire, però c'era un sorriso sul volto e una strana inquietudine. Non mi sono mai preoccupata di capire troppo, mi piaceva di più ascoltare quella strana inquietudine da innamorata ubriaca. E così ho fatto, o così è successo.

Non conoscere è la cosa più intima. Quello che sei non può essere conosciuto, mai. Sembra strano visto che tanti maestri, guide etc hanno scritto fiumi di parole, eppure è così. L'incontro ultimo con il Sè è davvero un incontro d'amore. Ed ad un incontro d'amore non ci vai studiando. Ci vai nervoso, eccitato, pieno di una attesa sconosciuta. La mente ha immaginato tante volte quel momento proiettando come un film le varie possibilità, ma in quell'ultimo istante prima dell'incontro va in tilt e fa scena muta, senti solo il cuore che batte fortissimo e il respiro che ti manca. Quello che hai pensato su come fare o cosa dire non conta più. Ti scordi di chi sei, figurati di quello che sai. Quell'incontro ultimo col Divino, con il tuo vero Sè è irresistibile e spaventoso per quella che pensi di essere tanto quanto la danza di una falena attorno ad una fiamma. Non puoi e non vuoi scappare ma sai che se ti avvicini ancora un po' di più sei spacciata. Se ti avvicini ancora un po' di piu', tu non esisti più.

Ecco così l'Amore. L'incontro con se stessi, con il nostro vero Sè. Non c'è nulla di più intimo e non richiede parole, o comprensioni. In quel reame le leggi della logica non valgono più, usarle è solo da codardi. Nell'incontro con il Sè quello che hai studiato o pensato di aver capito puo' essere buttato nel cesso. Non ti serve. La devi capire una carezza? Ecco perchè si parla di passare dal concettualizzare al percepire, perché il capire è ancora troppo poco intimo. E' ancora lontano da te.

In questo preciso momento tu sai di esistere. Se non guardi il corpo o la mente , cose che cambiano sempre e che quindi possono essere capite, tu comunque esisti. Come cosa in fondo non lo sai, il perchè esisti ti è ignoto. Ma il fatto che tu ci sia, che ci sia un Io sono è un fatto di cui nessuno ti deve convincere. E' autoconfermante, diciamo, ovvero lo sai da te, senza ulteriori spiegazioni. Il corpo sta cambiando, sta invecchiando, anche adesso, anche rispetto a cinque minuti fa. Cambia, è mutato e quindi è qualcosa che puoi capire. La mente è cambiata, in questo momento non è quella di prima. La biologia, la scienza studia i cambiamenti del corpo che rispondono alle loro misteriose leggi. La psicologia studia la mente e ne cerca i percorsi e le spiegazioni. Ma il Sè non è un territorio dove nè la scienza nè la psicologia hanno il loro regno. La religione ci ha provato, il misticismo ci si avvicina e ne porta il profumo, tanto quanto la musica, o la poesia. Ecco perché fai bene a leggere poesie d'amore perché in quella pausa da te stessa che hai nell'arte diventi un po' più intima con questo grande mistero che è l'Amore. Persino una risata si avvicina di più della logica a questo che sei: nella risata tu non ci sei. Quindi pratica pure poesia e risata, sono compagne migliori che libri di conoscenza e spiegazioni.

Non arriviamo a questo ultimo incontro con le nostre gambe. Ci arriviamo perché siamo presi, rapiti, portati via. L'attenzione un istante prima era sul mondo e sulle sue dinamiche e un istante dopo.... BUM! C'è un capire in cui capisci tutto e nulla, SEI, ma come cosa sei non lo saprai mai. Improvvisamente non sei nel corpo che è nel mondo, ma il mondo e il corpo sono in te. Ti sembra quasi di spiare la scena da una specie di piccola telecamera che hai in mezzo alle spalle. Il film della vita con le sue dinamiche va avanti e tu stai solo testimoniando il tutto. In quel momento SEI il Nulla che vede il Tutto. Non hai bisogno di caiprlo o di saperlo, lo sei.

In realtà questo è sempre vero. Se l'attenzione si volta indietro a quello che sta testimoniando la scena non c'è nessuno che la testimonia, c'è solo VEDERE. Eppure non ci sono dubbi che quel Vedere sei tu. E' Io.

Se vedi che l'attenzione viene rapita di tanto in tanto a questo spazio di non conoscere in cui c'è solo vedere, sta tranquilla, stai solo tornando a casa. Vuol dire che hai ascoltato così profondamente che sei andata al di là delle parole e non ne hai più bisogno. Stai diventando ciò che indicano queste parole, quindi che bisogno c'è di capirle? Potrebbero dire "ambarabà ciccì coccò" farebbe lo stesso. Sei presa, sei rapita, non ti puoi preparare a questo incontro.... non posso che augurarti di godeterla, se puoi.

Un bacio
Shakti

sabato 7 aprile 2012

La vita stessa è risveglio

Gentile Shakti, per molti anni ho letto molto sulla spiritualita', ero per cosi dire un "ricercatore"..poi visitando questo spazio, e dopo aver letto "io sono quello" di Nisargadatta, mi sono convinto, e guardandomi indietro ho visto che tutto cio' che facevo, tipo meditazioni, yoga ecc, erano solo sforzi inutili che difatti talvolta addirittura mi innervosivano.Il cercatore cerca se stesso. Ma allora quale dovrebbe essere il nostro giusto atteggiamento?
Grazie se mi vorra' rispondere.


Arriva un momento in cui l'interesse nella ricerca cade da solo e ci si trova come di nuovo solo a che fare con la nostra quotidineità, i nostri incontri giornalieri, la nostra famiglia o il nostro lavoro... sembra quasi che l'interesse nella ricerca sia del tutto sopito.

Non ci interessano più risveglio o illuminazione, magari abbiamo anche compreso intelletualmente a cosa si riferiscono e in qualche maniera sentiamo che non riusciamo ad applicarli del tutto nella nostra vita. Ecco che accade, per cosi dire, una rinuncia alla pratica, alle tecniche o ai metodi che sembravano promettere qualcosa: un risveglio, un cambiamento. Magari in parte la nostra vita è più pacifica, o almeno ci siamo pacificati in qualche modo con le nostre debolezze.

Ma la spinta a cercare sembra esaurita e potremmo persino quasi sentirci in colpa per questo, ma non possiamo fare altro che constatare che questo è il modo in cui stanno le cose. In realtà direi che questo è il vero inizio della nostra vita spirituale. Quando non siamo noi a voler condurre le redini del gioco, quando non siamo noi che vogliamo risvegliarci e portare la nostra comprensione ad un livello più alto, allora non resta semplicemente che il vivere quotidiano, con tutte le nostre idiosincrasie, apparenti difetti, omissioni, persino piccole o grandi ipocrisie.

C'è un detto molto bello: "All'inizio le montagne sono solo montagne. Poi le montagne non sono più solo montagne. Poi ci sono solo montagne".
Dopo che comprendiamo che quella che chiamiamo realtà non è altro che un gioco dello spirito deve venire un momento in cui caliamo questa comprensione nella nostra quotidianeità, e improvvisamente " le montagne sono solo montagne". A volte potrebbe essere un periodo quasi di confusione, come se gli interessi del passato fossero svaniti. Ma in realtà la comprensione viene incarnata nel vivere quotidiano, in cui non ci sono molte parole, è qualcosa di sottile che ci conduce a ESSERE quello che stavamo cercando... non ci interessa più capirlo, o concettualizzarlo, le parole vanno sullo sfondo e restiamo piuttosto incantati dal ronzare di un'ape su un fiore, la polvere che danza al sole o in gnere a tutti quei piccoli momenti della giornata in cui non c'è una storia di un "me" che si sta risvegliando o che sta attraversando qualche processo, ma c'è solo davvero la Vita che accade. Stiamo divetando in quei momenti quelllo che abbiamo compreso e nell'esserlo non abbiamo bisogno di ricordarcelo. 

Se la ricerca accade non c'è nulla che possiamo fare per fermarla essa è espressione di una inqueitudine presente perchè non siamo connessi a livello percettivo con la nostra vera natura. Laddove gli sforzi del "me" che cerca cadono resta la Vita che ci conduce alla risposta in modo sottile, a volte anche con una frase letta casualmente in un libro o in una pagina su internet o semplicemente contemplando lo scorrere quotidiano dei giorni. 

Questo risveglio non avviene attraverso uno sforzo cosciente del "me": è un invito che l'Esistenza stessa ci porge e in esso siamo letteralmente presi, anche qualora pensiamo che non ci interessi più o che ne abbiamo avuto abbastanza del circo spirituale e delle sue continue richieste di perfezionamento. Nell'accogliere quel disturbo sottile che permane in ogni nostra azione quotidiana senza più la forza di agirlo per cambiarlo quell'impulso di ricerca si spegne e quello che resta è la risposta, ovvero quello che eravamo da sempre, ma da sempre ignoravamo catturati da un processo di divenire qualocsa... persino divenire illuminati. 


Non si tratta di fare nulla, o di fare il non fare nulla, nè di avere l'atteggiamento giusto... questa esperienza che si chiama vita non finisce con la vincita alla lotteria del risveglio, è qui solo per essere vissuta in tutta la sua preziosa precarietà. Capire questo significa a mio avviso davvero cogliere il senso del vivere, ovvero gioirne senza chiedere nulla, senza volerlo trasformare in qualcos'altro, di più sacro più prezioso. Lo spirito fatto carne è questo momento: tra il viverlo e il cercare di viverlo resta la differenza tra inferno e paradiso.

di nuovo, un augurio di una buona giornata
Shakti

giovedì 15 marzo 2012

Ascoltare


"prima di arrendermi ti ripropongo la solita domanda. in realtà non affino la domanda, affino solo il percepirla. eccola.
Io Consapevolezza(regista) non sono consapevole di me attraverso tutte le telecamere. Guardo un film e mi riconosco, altre volte guardo un altro film e non mi riconosco. In quest’ ultimo caso può capitare che mi sento la telecamera piuttosto che il regista. Questo ultimo punto non lo capisco. Com’è possibile che un oggetto si crede soggetto? Che razza di inganno è"

Ciao cara.
Hai proprio in questo (inutile) gioco di domande e risposte tutto quello che accade è che cade la voglia di fare domande e si perde interesse nelle risposte, e nel farlo il nostro ascoltare diventa più sottile. Le parole diventano meno importanti e quello che ci cattura è l'energia che le nasconde, che sta dietro di esse. Le ascoltiamo come se diventassero dei suoni, come se fossero una canzone, come se stessimo leggendo una poesia. Non cerchiamo un senso in esse, un significato: sono come un vento che ci attraversa. Dove porta il vento? Da dove nasce? Da nessuna parte, sta solo accadendo. E se staimo in quell'accadere otrebbe succedere il miracolo: che ci accorgiamo che quel vento sta accadendo in noi, è il nostro canto, e noi siamo quel silenzio, quello spazio in cui accade. Vuosshhhhhhhhhh... il suono accade, per nessuno, nel Silenzio. Se possiamo ascoltare con la stessa non intenzionalità queste parole allora è possibile che esse ti indichino lo stesso Silenzio da cui sono sorte e in cui si dissolvono.

E' dal Silenzio che nasce la Vita. La tua apparente storia personale, il tuo apparente film. E' dal Silenzio che lo guardi, usando quel piccolo oblò che chiami te stessa. Se il Silenzio che è il regista della storia si crede un personaggio è a causa di una ipnosi cin cui quel Silenzio è caduto. Non è il personaggio che si crede un personaggio, ma è il Silenzio stesso che si è perso di vista. Non è quindi l'oggetto della storia che si è perso di vista, ma il Soggetto che non è mai coinvolto davvero e che si appassiona a tal punto nella storia stessa - nel bene e nel male - che non riconosce più di essere il testimone e il creatore della storia ma si pensa come una parte, come un frammento. Questa frammentarsi è doloroso ed è per questo che quando accade attorno ai tre anni inizia il cercarsi, da prima in pochi momenti e poi nell'età adulta in modo quasi costante. Perdiamo l'innocenza di questo vedere e iniziamo a soffrire, è il Silenzio stesso che si immagina perso, frammentato, separato. Sorge paura. La paura E' il senso di separazione.Ed è una illusione, perché questo non è mai vero è immaginato che sia così.

La ricerca all'inizio è nel mondo, negli eventi nelle relazioni. E poi diventa ricerca interiore a volte ed ecco che iniziano molte esperienze alcune anche molto energetiche e davvero pensi che ti stia accadendo qualcosa. Pensi di aver capito molte cose. Ti fai domende e trovi risposte. Senti che ti stai purificando dal tuo senso di separazione, senti davvero che il "tuo" ego sta diventanto sottile e che ti senti davvero Uno con il Tutto. Ecco quello è il momento più difficile, in un certo senso. Perchè davvero cogli una simmetria nelll'Universo che sembrava perduta e TU ti senti al centro. Ecco il momento più ingannevole. Perché se pensi che qualcosa ti stia accadendo, hai perso il punto.

Non sta accadendo nulla, in realtà. Semplicemente la Vita scorre, e tu non sei al centro di nulla, nemmeno di un processo di risveglio. Non c'è nulla da capire in realtà, nè da purificare. Certo, qualcosa sta accadendo. Ma qualcosa sta sempre accadendo e non a te! Sta solo accadendo. Tutto qua.

Queste parole non ti porteranno la pace che forse pensi ti possano portare. Sono solo un suono se pronunciate, o un segno se lette. Sono solo un'esperienza che il Silenzio stesso sta testimoniando, tutto qua. Non portano all'illuminazione, o niente. Non puoi arrivare a quel Silenzio attraverso le parole che sono un suono o un segno. E "tu" come ciò che pensi di essere, come corpo - mente, non sei in un certo senso diversa da quel suono o segno perchè come corpo-mente sei una esperienza. Una esperienza non porta al Silenzio, essa nasce da Silenzio, è testimoniata dal Silenzio e muore nel Silenzio. Una esperienza non porta da nessuna parte, come il vento. Possiamo goderne se possibile, o soffrirla.

Nell'ascoltarla e basta forse può accade di essere assorbiti in quell'ascolto... e lì non c'è più bisogno di parole tra noi, perche SIAMO lo stesso Essere. Tutto è UNO.

Shakti Caterina Maggi

martedì 7 febbraio 2012

Nulla da trovare

"Il mio primo discepolo era così debole che è stato ucciso dagli esercizi.
il secondo è diventato matto perchè metteva troppa energia nella pratica della meditazione.
il terzo è diventato completamente ebete a causa della contemplazione.
il quarto è ancora del tutto normale".
"Come mai?"
"Si è sempre rifiutato di fare gli esercizi"
 Taisen Deshimaru

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La mente oscilla sempre tra fare e non fare, non conosce mai il rilassamento, perché è sempre tesa a fare qualcosa. Anche “fare” il non fare... Ecco che allora il circo spirituale si riempie di “trovatori”, di ricercatori che sono impegnati a "non cercare" o a credere di aver trovato qualcosa. Come se fosse possibile trovare il Nulla! In un mondo che cambia continuamente solo il Nulla non cambia mai quindi è sempre vero, quindi è Verità. E per definizione come si potrebbe trovare il Nulla? E chi potrebbe trovarlo, anche se lo facesse egli resterebbe di mezzo e quindi non potrebbe essere davvero colto :-).

Ecco il grande dilemma del ricercatore, che si trova nella situazione paradossale di non poter smettere di cercare anche quando a livello concettuale è chiaro che essa sia inutile. Non si puo’ smettere di cercare fino a che la ricerca non si è esaurita, ovvero fino a che non si riposa come quel “non fare”, come e in quanto quel Nulla, non a livello concettuale, ma perché è riconosciuto intuitivamente che quel Nulla è il nostro vero Io. “Io” è SEMPRE presente al dispiegarsi di qualunque attività mentale, sensazione o azione fisica, inclusa quell’attività che chiamiamo ricerca spirituale.

Quando la ricerca finisce non lo fa per atto da parte del ricercatore spirituale, ma perché quel Nulla stesso coglie se stesso in modo diretto, si percepisce direttamente come ciò che veniva cercato nel mondo delle forme. In quel momento si vede che non si era ciò che si pensava di essere, non si era un ricercatore di Verità, ma una Verità alla ricerca di se stessa, anche se persa nel gioco di credere di essere un ricercatore.

Anche qualora questa ricerca non sia conscia (ovvero non ci sia una ricerca conscia di Verità) essa accade comunque: si cerca quella permanenza, quella pace in ogni cosa, alcuni la cercano nel lavoro, altri nell’amore emozionale o nelle relazioni, altri in sostanze e droghe. Quella ricerca è inevitabile laddove la Verità stessa abbia perso il contatto con se stessa e si sia vista come quella permanenza che sta dietro ogni cosa.

Quindi se ti è chiaro che “non fare” è la via, non potrai comunque percorrerla, ma la ricerca potrebbe passare da essere a un livello concettuale ad un livello percettivo. Ovvero, nel vedere che non puoi fare niente per trovarti sorgerà una frustrazione, la quale porterà il ricercatore stesso a bruciarsi in quella fiamma spirituale. Più si vedrà che niente può essere fatto e più quella fiamma sarà ardente.

Di solito però in questi frangenti potrebbe sorgere accanto alla frustrazione un profondo senso di depressione perché tutta l’energia una volta indirizzata alla ricerca sarebbe a quel punto disponibile per consumare il senso stesso del cercare e un profondo senso di impotenza e inutilità verranno.

Se queste sensazioni possono essere esperite senza essere rifiutate e senza andare in una nuova storia mentale, allora il ricercatore stesso morirà, il senso di separazione si arrenderà non fatalisticamente ma a dispetto di se stesso in un lasciare andare che non è dell’individuo, ma accade per virtù della Vita stessa.

Quella resa finale non è compiuta da qualcuno: accade quando c’è maturità ovvero quando ogni strada è stata vista come inutile e non c’è più neppure resistenza a sentire quella frustrazione.

Quando quella resa avviene essa accade e ci pensa la Vita stessa a renderla possibile, attraverso il semplice dispiegarsi della Vita.

Non resta dunque che godersi – se possibile – il momento, inclusa la ricerca.
                                                                                                                   Shakti Caterina Maggi

mercoledì 1 febbraio 2012

Me + Te= Uno


Di cosa consiste in realtà la Vita? Non parlo delle nostre cosiddette vite private e personali, ma della Vita nel suo insieme.
Perché tu o io possiamo fare esperienza della Vita ci devono essere due cose presenti, una esperienza e un qualcosa che fa esperienza. A dispetto di cosa sia esperito, sia esso negativo o positivo, queste apparenti due cose devono esserci, senza di esse non ci sarebbe esperienza.

Ciò che dovrebbe esserci chiaro, eppure per qualche ragione non lo è, è che facciamo esperienza del nostro corpo alla stessa maniera in cui facciamo esperienza di qualunque altro oggetto, come una cosa. In qualche modo ci siamo un po’ confusi a livello di identità con l’esperienza e abbiamo perso di vista ciò che fa esperienza e notiamo appena questo fatto. Reclamo che il corpo sia ciò che sono quando in effetti questa non è la mia esperienza di prima mano. La mia esperienza di prima mano è che “io”, qualunque cosa essa sia, non è il corpo, ma ciò che conosce il corpo in quanto esperienza.

Io faccio esperienza del mondo, di cui il mio corpo è una parte, e quindi ovviamente sono ciò che fa esperienza eppure in qualche modo sono caduto in caso di “scambio di persona” e reclamo di essere il corpo, che è invece una mia esperienza come ciò che sono. Se reclamo che questo sia vero, sto reclamando di essere un oggetto così come ogni altra cosa nel mondo è un oggetto. Eppure è chiaro che l’oggetto non è ciò che fa l’esperienza, ma l’esperienza stessa. TUTTA l’esperienza del mio mondo, incluso il mio corpo, è ESPERITA e tutte queste cose sono esperite da un qualcosa che ne fa esperienza.

Quindi se il corpo non è ciò che “Io” sono, allora “Io” deve essere parte di qualcosa di diverso dal corpo, qualcosa che in sé è assente di ogni esperienza. Come soggetto di ogni esperienza oggettiva - e tutta l’esperienza E’ oggettiva - “Io” deve essere il soggetto e come questo “Io” soggettivo non posso essere in me stesso un oggetto. Io non sono l’oggetto e quindi non posso essere io stesso un’esperienza, ma l’assenza di una esperienza. Come assenza dell’esperienza sono una non-esperienza che può prendere la forma di ogni esperienza della Vita, del mio mondo. 

Questo deve essere vero di ogni essere umano. Noi, ognuno di noi, mentre appare come un oggetto separato, è in realtà la non-esperienza che fa esperienza del mondo attraverso la forma umana, che è in sé una parte della nostra esperienza. Noi quindi non siamo il corpo in sé.

Il corpo è uno strumento per fare esperienza dell’esperienza umana. Senza di esso “Io” non potrei fare esperienza d’Amore, di gioia, di tristezza, di dolore, di simpatia per gli apparenti altri o potrei fare alcuna altra esperienza che costituisce l’esperienza umana. Questo incredibile e complesso veicolo che è l’”Io”, la non-esperienza, ha bisogno per poter fare esperienza della Vita di questo oggetto che per errore è stato chiamato “Io”.

“Io” non sono più questo corpo di quanto la mia auto sia “Io” quando mi dimentico che è il corpo che la guida. “Io” sono ciò che appare dentro il corpo come una non-esperienza. In qualche modo questo fatto molto ovvio è stato ignorato, cosa strana visto che dovrebbe invece essere la più ovvia.  

Se mi cerco come questa non-esperienza, questo “Io”, cosa trovo? Di certo non una esperienza! Infatti nulla, o piuttosto un niente una non-cosa, DEVE essere trovato. Vedo che sono assente dell’essere un qualcosa. “Io” non sono una sensazione o un sapore o un odore o un colore o una forma, cose attraverso cui si possono descrivere gli oggetti, ma sono l’assenza di tali cose. Sono una sorta di presenza in cui “Io” sa in qualche modo di essere presente, ma come cosa? Non ne ho idea, non posso descriverlo, eppure è ovvio che questo che non ha descrizione, ma è consapevole di sé, è ciò che sono, io sono Nulla.

Quindi deve essere lo stesso per tutte le forme umane, questa non-esperienza che vive attraverso la forma esperita e che fa esperienza del mondo. Se questo è il caso, allora è così! Questo è il luogo in cui incontro pienamente gli altri perché qui IO SONO gli apparenti altri, Questo è “Io” e “Io” dell’apparente altro è lo stesso Io.  
Nel vedere me STESSO come “Io” vedo che tutti gli altri sono lo stesso “Io”. Quindi sebbene la mia esperienza esteriore del mondo sia che è piena di ALTRE persone, la mia esperienza interiore è che tutti gli ALTRI non sono altro che me Stesso. Siamo tutti lo stesso Sé, UN UNICO SE’, il proprio vero Sé è SE STESSI!

Tutti i miei immaginari problemi con gli “altri” sono basati su una identificazione errata. Quindi i miei cosiddetti problemi personali sono basati su questa idea che se fossi un limitato essere umano all’interno di un corpo, quando invece la Verità è che “Io” è in tutti i corpi, io sono illimitato. Tutti gli esseri umani sono quindi questo. Il problema del conflitto, della guerra, dell’odio e di tutte le attività basate sul senso di separazione con gli immaginari altri si dissolvono qui nella realizzazione di questo “NOI”, che in sé è un’illusione, sono tutti “Io”, tutti lo stesso Sé che funziona attraverso ogni forma.

Tutti i problemi dell’umanità sono basati su questo preconcetto sbagliato di separazione, questa identificazione scorretta di se stessi. E’ tutto basato su un caso di “scambio di identità”.

L’unico modo quindi per risolvere TUTTI I problemi sia personali che i problemi di TUTTA l’umanità in tutto il mondo è vedere con chiarezza ciò che “Io” è. Quando so che sono te e tu sei Io, che siamo tutti “Io” finalmente l’Amore è ciò che è vero di noi. Quando l’azione davvero sorge dal riconoscimento conscio di questo Amore tutta l’azione servirà sia se stessi che il Sé.

La realizzazione e il risveglio di ciò che siamo è la risposta a TUTTI i problemi dell’umanità.
Tu sei l’esperienza o CIO’ che fa l’esperienza? Guarda da te perché solo tu sei l’autorità di formulare la risposta. E’ ciò che chiamiamo Io una cosa o quel consapevole nulla che sta leggendo queste parole ATTRAVERSO  il corpo?

Se vedi questo con chiarezza allora hai appena realizzato che ciò che hai letto è il tuo proprio messaggio per te stesso. Bentornato a casa, al luogo che non hai mai lasciato!!! 
               Avasa



“Meno consapevoli  di quello di cui dovremmo essere più certi,
la nostra essenza trasparente come vetro”.
                                                                 William Shakespeare


lunedì 30 gennaio 2012

Non esistente

 

Nell’intraprendere un cosiddetto cammino spirituale l’illusione fin dal principio sarà quella che ci sia una entità, un qualcuno dentro il corpo-mente che stia cercando l'illuminazione. Questa illusione non è del tutto vera, è una illusione, non c’è davvero un qualcuno. E’ solo un preconcetto della mente e basta. Basandosi su questo preconcetto la mente dà istruzioni A un immaginario qualcuno riguardo a COME questo immaginario qualcuno possa ottenere l’ILLUMINAZIONE.

Illuminazione è il vedere, fatto da parte di nessuno, che non c’è nessuno. 
Illuminazione è quel momento in cui è realizzato che non c’è nessuno in forma umana e che non c’era mai stato e mai ci sarà. Come è allora possibile, in base al pre-concetto che ci sia qualcuno - che è un pre-concetto fin dal principio sbagliato - andare a rimuovere questo qualcuno che non esiste applicando una azione deliberata, intenzionale per togliere questo qualcuno?

L’intero concetto di un qualcosa, di un evento chiamato illuminazione esiste in questa idea che ci sia QUALCUNO presente che ottenga l’illuminazione. Un qualcuno che non è altro che un pre-concetto della mente. L’illuminazione dunque non esiste, perché non c’è qualcuno che la possa ottenere. Il che ci lascia con QUESTO soltanto, ciò che è, l’apparizione manifesta nel Nulla. Ciò che è già il caso. Anche adesso lo è.

Questo significa che il momento in cui la mente si è convinta che c’è qualcuno essa procederà a passare il tempo a creare modi per rimuovere quello che non è mai esistito, se non come una idea, che essa stessa intrattiene di questa immaginaria entità.

Chiaramente questo è ridicolo.

Questa è come un’ombra che cerca di raggiungere una scopa fatta di ombra con una mano d’ombra con l’intenzione di auto-cancellarsi. 

Tutto ciò che è richiesto fin dal principio è di guardare per vedere direttamente se qualcuno sia presente se non come una idea, come una cosa, come una entità. Non si troverà nessuno e ciò che sta guardando è Nulla. 
Avasa

mercoledì 25 gennaio 2012

E' tutto un riflesso

Ciò che bisogna che sia chiaro in questo gioco di cosiddetta progressione spirituale è quello che è presente nella propria comprensione è ciò che poi appare fuori come le parole di un altro. Il gioco è di perdere di vista Se Stessi per tornare al Sè, in un riconoscimento conscio di ciò che è. Prima che fosse perso di vista non poteva essere riconosciuto in modo conscio.   

L’Uno perde di vista se stesso e cade nell’illusione della separazione. La sofferenza allora che ne segue dà l’impeto a cercare risposte con la prospettiva di voler trovare LA risposta.
Tutto questo diventa il gioco della propria vita, anche se non c’era mai qualcuno o qualcosa che lo creasse. Sta tutto accadendo da quell’Uno che si è veramente.

Ogni domanda che ritorna come una comprensione cambia l’apparizione esterna del gioco della Vita fino a che la comprensione intuitiva arriva nel gioco e per alcuni, ma non per tutti, questo è il momento in cui appare il maestro. Lui o lei non sono altro che noi stessi in manifestazione, e le parole che passano attraverso quella forma allora assumono una qualità differente dalle parole precedenti: sono più dirette, parlano e indicano quelle aree del proprio Essere che non sono più riempite dell’energia di identificazione, indicano al vuoto.  

Come questa comunicazione da Uno a Uno continua è il Vuoto stesso che a quel punto viene enfatizzato NON il contenuto (la ricerca di esperienze etc) come accadeva prima. In questo modo l’identificazione viene naturalmente a riposare nella vera identità che è il Vuoto, e l’azione di ricerca finisce!

Ogni cosa in ogni e ciascun momento si dispiega esattamente come dovrebbe e nell’unico modo possibile. Se questo è visto allora in modo immediato ci sarà un senso di sollievo dall’essere un qualcuno che è responsabile per la propria vita spirituale e un permettere si assesta insieme alla conoscenza interiore che si sta tornando a casa e che non c’è nulla di particolare che debba essere fatto.

Non c’è un “noi che vive la Vita perché è la Vita che vive gli apparenti “noi”. Goditi il gioco, se possibile.

Con amore, Avasa

sabato 17 settembre 2011

L'avventura

Ciao,


volevo farti una domanda.....E' parecchio tempo che mi interesso di spiritualità, molti libri molti insegnamenti, e qualche piccolissimo risultato, almeno tra quelli che io posso vedere. Tanti insegnamenti in poche parole che non mi hanno portato a quasi nulla.Se rifletto a quello che mi è successo è solo una sofferenza. TUTTI gli insegnamenti mi sembrano falsi dicono cose vere ma non realizzabili.....Cosa significa disconnettersi dal momento....Io mi sono dato una risposta...deve accadere da solo...non posso proprio farci nulla. Tutte le nostre maschere continueranno ad esistere fino a quando non decideranno di crollare....forse comprendendoci....ma come?


Ti ringrazio anticipatamente....e complimenti...
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Ciao!

facciamo chiarezza: non esiste nessuna necessità che tu ti "scolleghi" con il momento. Come potresti del resto? Non esiste un "te" sconnesso da questo istante, e questa illusione è ciò che apparentemente, ma solo apparentemente, ti separa da ciò che sei, dal qui e ora.

Ogni ricerca spirituale parte da un presupposto sbagliato: che esista un qualcuno che sta cercando e che esista un qualcosa da trovare. Entrambe queste idee sono sbagliate: in realtà esiste solo una ricerca - di cui non sei in controllo ma che sta accadendo da sè. Non hai scelto di cercare chi sei, è accaduto e quindi non puoi neppure smettere di cercare. Il punto è che c'è solo ricerca, ma chi è che sta cercando? La ricerca accade e proprio perchè accade è chiaro che NON sai cosa stai crecando. Dici di cercare te stesso, ma se tu sapessi chi sei e come è fatto questo "te stesso" ti saresti già trovato, quindi QUALUNQUE COSA O STATO TU VADA CERCANDO NON E' QUELLO CHE SEI.

La pace non può esesre trovata attraverso la ricerca, il silenzio non può essere udito attraverso le parole. Ma la pace può essere colta nel mezzo della confusione della mente, e il silenzio riconosciuto da parte del silenzio stesso anche nel mezzo del frastuono interiore o esteriore più intenso. L'idea che tu stia cercando e che ci sia qualcosa da trovare è l'unica idea che deve cadere e cade attraverso lo scorrere stesso della vita, attraverso le delusione della ricerca persino attraverso questo scambio di parole. Se c'è qualche posto dove vuoi andare come puoi essere semplicemente qui? Lascia cadere se puoi ogni idea di cosa stai cercando: nessuna di esse è corretta. Lascia cadere l'idea che tu debba cercare e stai - se puoi- con il fuoco che alimenta quella ricerca. E' un fuoco interiore che non ti darà pace fino a che non avrà consumato ogni briciolo di te.

Le maschere dell'ego sono appese sul nulla, non c'è nessuno dietro di esse! Sono appunto solo maschere, ma non troverai un autentico "te" dietro di esse, perchè dietro di esse non c'è appunto nulla! Ecco perché la mente ignora tutto il tempo ciò che sei: ti cerchi come se tu fossi un qualcosa; persino un qualcosa chiamato "Sè" o "Coscienza". Dovrebbe essere auto-evidente che se ciò che sei è nulla, non puoi mai trovarti! Il riconoscimento intuitivo di questo fatto pone un freno alla ricerca e in quel rallentare inizierai ad accorgerti  dei fiori sui lati della strada, del verde degli alberi, inizierai a goderti il viaggio insomma.

Prima come potevi goderti il viaggio? Eri troppo impegnato ad andare da qualche parte. Non c'è nessun posto dove andare. Te lo ripeto: non c'è nessun posto dove andare. L'unica direzione che la tua vita sta intraprendendo è quella di portarti verso la morte. Dove altro vuoi andare? Meglio allora iniziare a godersi il viaggio di per sè, quella è l'avventura. Maschere e condizionamenti cadono per mancanza di interesse, quando tutta l'attenzione che diamo loro nel tentativo di risolvere questo immaginario puzzle crollerà del tutto. Non c'è nessun puzzle. La vita non è un indovinello. E' un sogno che accade senza nessun motivo. Puoi apprezzare questo fatto, oppure ignorarlo e tentare di dargli un significato e uno scopo. Ci proverai per un po' e alla fine, stanco, desisterai.
Un abbraccio
Shakti