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mercoledì 25 giugno 2014

Il risveglio e' adesso

Pubblico uno scambio di domande e risposte.
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 Quando dici " chi ascolta queste parole"? rispondo che sono io, e tu ribatti dicendo "dove è questo io"? ti rispondo qui nel corpo e avverto la sensazione nella testa, ma se resto fermo un attimo allora sento una piccola espansione e davvero mi sembra di non avere confini ma mi trae in inganno il fatto che quello che posso fare è muovere solo il corpo fisico, visto che i pensieri sorgono senza controllo.
Perché possiamo solo agire nel corpo fisico e non per esempio in una pianta?

Qualunque sensazione tu abbia essa e' testimoniata da un Io che e' sempre presente e consapevole. Come tale non hai nessuna sensazione, ne' sei un pensiero o un corpo. SEI e basta, e questo e' un fatto. La sensazione che hai avvertito potrebbe essere il semplice rilassarsi di una contrazione nell'immaginarsi dentro il corpo cosa che non e' mai vera.

E' questa illusione che ti fa credere di poter muovere il corpo, il corpo e' mosso e non sei tu a muoverlo esattamente come non puoi muovere la pianta. Usi il corpo come strumento di percezione, ma esso non e' piu' te della pianta, dato che sei lo spazio vuoto e consapevole che testimonia entrambi. Quando l'attenzione torna allo sfondo e' chiarimento percepito che ogni oggetto appaia nella tua attenzione, incluso quello che chiami il tuo corpo, sta accadendo dentro di Te.


Quando dici che prova hai che sei in questo corpo? Rispondo: perchè lo muovo lo porto dalla sedia al divano, dal bagno alla cucina ..

Assolutamente falso. Non sei tu che muovi. E' il corpo che si muove e l'impressione che sei tu che lo muovi e' appunto l'ego. Ci sono molti momenti in cui il corpo si muove in modo del tutto spontaneo ( ad esempio nella danza o in un momento di pericolo in auto in cui devo sterzare o frenare di colpo, il corpo lo fa e DOPO dici che sei stato tu). Il pensiero che talvolta accompagna l'azione e afferma che ne sei l'autore e' il pensiero egoico, che essendo ricorrente da una impressione di una tua continuita' nel tempo. Tu esisti ADESSO esattamente come tutto il resto della manifestazione.


La mia percezione quando dico “ Io Sono” è di sentirmi radicato nella manifestazione di esserci, mentre quando dico “Io”, sento un senso di espansione.

Quando dici " io sono " appaiono delle parole che sono forse connesse ad un senso di esistere. Se ti identifichi con il senso di esistere sei ancora nell'identificazione, mentre quando ti identifichi con IO allora quella contrazione si rilascia e testimoni tale rilascio come espansione. La sensazione di espansione in se' e' solo una sensazione di cui sei testimone, esattamente come sei testimone di Io SONO. Non cercare una prova di te in quello che accade o ti perdi nella manifestazione. Tale azione e' di per se' ricerca.


Cosa intendi per avere la telecamera dietro la schiena?

Quando l'attenzione torna a se stessa si ha l' impressione talvolta di essere come un qualcuno che osserva il mondo da uno spazio vuoto e consapevole da sopra le spalle. E' come se -temporaneamente- si avesse l' impressione che questo Vuoto sia in qualche modo localizzato nell'area dove una volta avevamo l'impressione di avere un volto. In realta' tu sei ben tale immaginaria localizzazione, ovvero sei lo spazio stesso in cui il corpo e ogni altro oggetto appare. Se non hai questa impressione, che appare di sovente prima del risveglio, non la cercare, sarebbe di nuovo uno sforzo inutile che creerebbe ulteriore ricerca.



Quando dici che l'attenzione torna alla presenza, ecco questo percepire va agevolato oppure accade e amen?

Accade da se', ma non accade nel tempo, accade solo adesso. Ed e' quindi sempre disponibile se cade il voler cercare se stessi nelle esperienze, siano esse interiori o esteriori.


Oltre lo stato di risveglio non potrebbe darsi che ci sia altro?

Il risveglio e' solo l'inizio, il resto e' Vita.


Un abbraccio

A Te.




martedì 3 aprile 2012

L'azione del momento presente


Quale la differenza tra qualcuno che compie l'azione e la coscienza che compie l'azione? 

Ogni azione e' compiuta dalla Coscienza, anche quando sembra personale. Il fatto che sembri personale e' perche' c'e' un immaginare quello che sta accadendo invece che un semplice testimoniare, percepire quello che sta accadendo.

La mente basata sull'ego ti dice che sei un qualcuno che sta facendo qualcosa, o che ha fatto qualcosa. Ha una storia su quello che sta accadendo, con eventuali emozioni che questa storia comporta, ad esempio senso di colpa, o accuse, o rimpianti. Quello che accade davvero non e' mai quello che la mente sta raccontando a partire dal fatto che ci sia un qualcuno che sta agendo quell'azione. Il "me" nasce sempre e solo dopo che l'azione e' avvenuta: nel momento esiste solo l' azione, il pensare, il sentire. Accade rabbia, accade una decisione, accade un pensiero. Accade anche il pensare che queste cose siano di qualcuno. Il "qualcuno" avviene sempre e solo DOPO che l'azione in se' e' successa, mentre nel momento, nella percezione del momento c'e' solo azione. Non notiamo questa cosa perche' l 'attenzione di sposta con grande rapidita' dal percepire la realta' a concettualizzarla. Il movimento e' cosi' rapido che e' inconscio. Quando accadono eventi come ad esempio un incidente d'auto, o un qualunque cosa per cui la mente non ha una specifica impronta o non una ha una specifica preparazione, allora questo passaggio tra il percepire e il concentuallizare e' ritardato.

Ecco che il tempo si ferma, e siamo Uno con la scena che stiamo osservando. Notiamo anche un'assenza di paura, testimoniamo le emozioni o le sensazioni che potrebbbero essere presenti. Non c'e' storia, esiste solo il susseguersi delle azioni non nel tempo ma come cambiamento di immagini che accadono sempre nello stesso momento. Di solito questo percepire finisce e torna il "me" con la sua storia di un qualcuno che sta facendo qualcosa o a cui sono accadute delle cose, ma quello spazio di assenza di separazione lascia una impronta profondissima che piu tardi in genere si trasforma in una ricerca spirituale conscia.

Nel momento in cui la mente era sotto shock non poteva infatti mettere in moto il "me" e dunque tutto quello che restava era il percepire, lo stesso che accadeva nell'infanzia in cui nel momento eterno accadevano cose senza il peso dei legami del tempo, del vissuto, della storia del "me". L'assenza di paura deriva dal fatto che non essendoci il pensiero del me, non essendoci dunque senso di separazione, non esisteva paura.

Ora, non ci devono per forza essere eventi scioccanti perche si possa apassare da un concettualizzare la realta' a un percepire in modo cosciente il fatto che non ci sia nessuno che sta vivendo quel momento se non Vita stessa. Non dobbiamo attendere nessun ammontare di tempo per vedere chi siamo e il fatto che tutto e' solo un movimento della coscienza. Ogni istante puo' essere quello giusto, ogni momento e' una opportunita' per vedere chi sei: in ogni momento accade qualcosa di cui sei testimone. Non importa cosa sia, un pensiero, una azione, una senzazione. Qualunque sia l'oggetto della coscienza di quel momento tu ne sei il testimone. E sei anche testimone dell'idea che tu sia un qualcuno che ha compiuto quelle azioni oil soggetto di quei pensieri e sensazioni. Tale idea, che e' il concetto di ego, e' anche essa un qualcosa di cui sei testimone. Facci caso, non testimoni mai nel tempo, ma solo nel momento.

L'atto stesso di testimoniare accade sempre nel momento presente. Il concetto che siano passati dieci minuti o un quarto d' ora accade nel momento presente. Il testimoniare avviene gia' e sempre fuori dal concetto di spazio tempo ed e' equidistante da qualunque sia la qualita' dell azione che sta testimoniando. In altre parole il testimone e' sempre e gia' neutro ed e' sempre e gia' disponibile.  Ecco perche' non e' possibile raggiungere lo stato di testimonianza costante attraverso alcuna pratica meditativa o tecnica, in quanto questo testimone e' sempre e gia' presente. Semplicemente e' ignorato perche' l'attenzione stessa va su quello che e' visto invece che sul fatto che tu sei cio' che lo sta testimoniando. E se cerchi di descrivere cio' che sta testimoniando qualunque cosa, incluse queste parole, non troverai mai nulla. Perche' il testimone di queste parole, che senza dubbio sei tu, non ha alcuna descrizione, e' appunto Nulla, Vuoto. E' Vuota Consapevolezza. Nel momento in cui testimoni consciamente i pensieri e le azioni e le emozioni tu SEI quello che testimoni.

L'unica descrizione che potresti dunque dare di te e' che sei tutto quello che appare e al contempo cio' che ne testimonia l'insorgere e il dissolversi. Nel momento prsente allora l'apparente paradosso del vuoto che e' forma e della forma che e' vuoto e' risolto: non perche' lo si e' capito (sarebbe impossibile) ma perche' lo si incarna. Lo si e'. quando questo messaggio e' condiviso non e' insegnato perche' non c'e' nulla da  capire. E' solo una descrizione di un percepire che e' visto come vero di tutte le forme, ma non sempre riconosciuto. Non e' qualcosa di complicato e proprio per questo la mente non lo accetta.

La mente basata sul me vuole fa qualcosa per arrivare a vedere chi siamo e snobba per cosi dire l evidenza dei fatti. Cerca guide e insegnanti che traccino un cammino per ter continuare a dire che c'e' qualcosa da fare o da ottenere. Mantiene il senso del tempo, l'illusione della separazione e attraverso il meccanismo della speranza mantiene anche la paura del fallimento. Sposta l attenzione dal momento presente all'istante in cui in futuro ti illuminerai. E queso istante non accadra' mai per il semplice fato che sta gia' sempre accadendo. 

Shakti Caterina Maggi

martedì 29 marzo 2011

Dio in ogni cosa

"Se non riesci a veder Dio in ogni cosa, non puoi vedere Dio affatto"

..già bello..ma perchè dovremmo proprio vederlo..forse ci è dato solo di sfiorarlo consapevolmente anche..ma la costanza che è il legame identico al sè forse non è dono nemmeno del qui e ora ..l'eternità non ci appartiene cmq qui!.. forse..



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Quando non vedi Dio in ogni cosa lo cerchi. Non puoi fare altro perchè ciò che si cerca attraverso di te è Dio. Non sei un piccolo ammasso di pelle e carne e ossa disperso su una palla di fango e acqua che rotea nell'Universo... sei Dio incarnato, ma addormentato al fatto di esserlo. E quindi soffri. Hai perso il tuo regno, hai perso il tuo paradiso. E nell'istante in cui lo perdi... inizi a cercarlo... nelle relazioni, nel lavoro, oppure nella spiritualità, nell' " illuminazione".



Non puoi evitare di cercare fino a che c'è ignoranza perchè fino a che c'è ignoranza c'è sofferenza. Il Divino cerca se stesso fino a che non si trova... a volte quella ricerca finisce solo poco prima della morte del corpo. Ma tu amore mio, se sei qui a porre queste domande è perchè qualcosa si è esaurito in te... non cerchi più nel mondo. Forse cerchi in te stessa, ma lì trovi un mistero insondabile, trovi l'abisso del tuo Essere. E il "me" si sente perso in quell'abisso, si sente disperato, o "depresso". Tuffati in quel buco nero, in quel vuoto e quando sarai sparita del tutto ti ritroverai in ogni piccola cosa. Nella pianta del tuo terrazzo, nella polvere che scintilla al sole, nello sguardo di ogni uomo o donna che sia perso o risvegliato vedrai te stessa, vedrai Dio.



L'eternità come tu dici è qui e ora, perché esiste solo il qui e ora, esiste solo questo! Na non è meraviglioso? Non devi cercare nulla nel prossimo momento, puoi, se accade, rillassarti lì dove sei. E se non accade questo rilassamento, questo sprofondare nel qui e ora... accade ricerca e allora goditi la ricerca... qualcosa sullo sfondo sta lì seduto e sorride e ride di tutti gli affanni. In realtà NON C'E' NULLA DA TROVARE, in realtà non esiste una verità che puoi conquistare o un "dio" che devi raggiungere... è questa idea che è la fonte della sofferenza. Proprio questa idea: che tu non sia GIA' questo.

un abbraccio a te...

shakti