venerdì 15 giugno 2012

Compassione

"Cos'è la compassione?"
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Compassione è sapere che tutto, così com'è, è perfetto. 
Inclusa quella che sembra essere la "tua" sofferenza o quella di un altro, perché tutto quello che accade è espressione di un Unico Essere. Per quanto apparentemente disarmonico e ingiusto, tutto quello che si manifesta è espressione dell'Uno. 
Solo in una visione globale si comprende che ciò che accade è già in perfetta armonia. Non è una armonia che si dispiega nel tempo, ma nel momento. 
In questa rivelazione comprendi che non c'è nulla che debba essere corretto nel sogno, era la tua visione di esso che - essendo parziale - era distorta.
 
Shakti

13 commenti:

Gabriele Pintaudi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Gabriele Pintaudi ha detto...
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Ferdinando Paisi ha detto...

Ho sempre trovato grande coerenza nei messaggi dei vari E.Tolle, Osho, J. Krishnamuti, Gurdjeff, e altri ancora, nonostante usassero sistemi "diversi".
Pur sentendo profondamente questi messaggi, sono ad un punto in cui tutto crolla, e forse è un bene. Alla fine della lettura del libro "Liberarsi delle illusioni" di uno sconcertante U.G.Krishnamuti (Non Jiddu) una sensazione di smarrimento totale, conseguente a disagio, mi ha invaso. Voglio condividere alcuni passaggi che reputo fondamentali e conoscere il vostro pensiero.

1) Non c'è niente che si può e si deve fare. Ogni cosa che si fa, ogni ricerca di libertà, va contro la libertà stessa. Ogni pratica per "uscire" dal pensiero, è prodotta dal pensiero stesso. Dunque, la divisione tra pensiero e osservatore, è un'illusione creata dal pensiero stesso. Non è possibile separarsi dal pensiero per osservarlo, ciò che possediamo è solo un pensiero su un altro pensiero. Non vi è modo di liberarsi da ciò, se non creando ulteriori pensieri.

2) U.G. sostiene di essere giunto a questa specie di "illuminazione" in una fase di sospensione delle domande, come evento doloroso e unicamente fisiologico e acausale.

3) Non esiste vera volontà ed intuizione. Le conoscenze ed esperienze passate si manifestano prima che le percezioni sensoriali si spostano da una cosa all'altra.

4) Il corpo non tollera le tecniche di meditazione, perché crea squilibrio nelle proprietà chimiche. Il corpo è un'organismo pacifico, introducendo il concetto di pace della mente, mente ferma, creiamo conflitto.

5) L'amore non esiste. I sentimenti sono pensieri, come dire a se stessi che si è felici e generando quella sensazione. Senza il pensiero il sentimento non esiste. E' impossibile stabilire un rapporto senza soddisfazione reciproca, esiste solo l'attrazione fisica, pura e semplice chimica. Tantra, Kundalini, ecc, sono tutte assurdità. Ho praticato queste cose per 25 anni, e poi mi sono accorto che stavo violentando me stesso. Sono scuse per giustificare obiettivi alti come "l'illuminazione". E' la paura, non l'amore a tenerci collegati.

Che ne pensate? Pare ne abbia attraversate veramente tante, e non so per quale motivo ma "sento" che è sincero.

Francesco ha detto...

Io penso, la questione va oltre quanto ci viene riportato dai messaggi di E.Tolle, Osho, J. Krishnamuti, Gurdjeff, ecc

Ma perche tante gente vuole fermare l'attività mentale ed i pensieri?
E perche si vuole raggiungere il risveglio e l'illuminazione?

Forse perché.... nelle idee di coloro che vi ambiscono, vi è associato uno stato di maggiore benessere mentale e fisico?

Lo stesso concetto di pace, associato all'illuminazione, altro non è che uno stato emotivo/sensitivo....per il quale, non ci sono sofferenze e ci sono beatitudine e gioia.

Cosa succederebbe se nelle comuni opinioni di coloro che frequentano tali ambiti, ci fosse la convinzione certa, che pensare molto di più, porti ad uno stato di pace e beatitudine?

Quindi ...cos'è che gli spiritualisti stanno davvero cercando, il fermare i pensieri e la illuminazione.... oppure stati emotivi/sensitivi migliori di quelli che vivono adesso?

Ogni qual volta che non vogliamo qualcosa (illuminazione compresa), la vogliamo perché siamo convinti consciamente ed inconsciamente ...che avendola ottenuta...sentiremo minore sofferenza o/e maggiore benessere.

Quindi è bene riflettere seriamente su questo punto...al fine di avere un faro di riferimento...durante la navigazione nell'oceano del mistero esistenziale.

Se poi qualcuno ha argomentazioni chiare e valide, che superano questo concetto, vi sono grato se le esponete.

Shakti ha detto...

Francesco,
io non ho mai detto che devi fermare i pensieri. A parte il fatto che sarebbe impossibile, perchè la mente è una attività e quindi torna e va, ma il punto non è quello. Il punto è vedere che NON sei la mente, non fermare la mente.
Se vedi che non sei la mente, che non sei quei pensieri e sensazioni sia che ssi siano positivi o negativi allora reaizzi che sei la pace che li testimonia. E quando realizzi (non capisci ma realizzi direattamente) che SEI quella pace, allora la vita non è più un grugniyo di dolore, ma una esperienza interssante fatta di su e giù, ma cmq meravigliosa. La chiave per la pace interiore risiede nel realizzare la tua vera identità e da lì tutto cambia.
un caro saluto

Francesco ha detto...

Su questo possiamo essere d'accordo. Dico possiamo, perché almeno a me... non è dato di poter comprendere (realizzare), quello di cui parli.
Io però so già di non essere le mie emozioni, ma bensi colui che le sente passivamente.

Pero quello che intendo dire è che... alla fine quello che stiamo sempre cercando come fine ultimo, sono stati emotivi/sensitivi migliori di quelli che adesso stiamo sentendo.

Il concetto di pace di cui tu parli, grugnio di dolore, esperienza interesante e meravigliosa....non sono anch'essi stati emotivi/sensitivi?

Quindi alla fine tutto si riduce sempre a questo semplice concetto, giusto ?

Shakti ha detto...

La pace di cui parlo come ti ho già risposto svariate volte NON è una sensazione, ma ciò che testimonia le sensazioni. E' Vuoto, Nulla. Non serve che m,e lo chiedi ancora avresti la stessa identica risposta. Qualunque esperienza tu abbia tu ne sei il testimone ciò non toglie che ls osfferenza fisica o le emozioni siano sentite dalla forma. Buona continuazione

Francesco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Francesco ha detto...

si, hai ragione...mi hai risposto diverse volte, ma non sono riuscito ancora a comprendere la tua risposta.
Inoltre credo che anche tanti altri non la riescono a comprendere, almeno in maniera chiara.

Purtroppo quello che tristemente rilevo negli ambiti spirituali (ma non solo) è che la gente capisce memorizzando dei concetti letti su diversi testi e ripetuti da altri... e assumono poi di averli capiti e che sia verita indubitabile.
Ed è cosi che .... ci ritroviamo a vivere in un mondo, dove sono bugie da tutte le parti ..... insulti al buon senso e alla lucidita mentale. E questo avviene per primo negli ambiti religiosi/spirituali e poi seguono a ruota quelli scentifici, ecc ecc.

Ora...il vero mio problema a cui qualsiasi altro è subordinato, è che SENTO stati emotivi/sensitivi.

Questo colui che li sente, puo essere la forma del mio corpo o qualsiasi altra cosa ....il problema è ....che li sento.
Che il mio vero io ...è solo il testimone.... di una esperienza che produce stati emotivi/sensitivi ....cosa cambia?

IO o qualsiasi altro, sono disponibile a dare tutto in cambio, per non sentire più nessun stato emotivo/sensitivo negativo (depressione, tristezza, dolore fisico).... da qui all'eternità.
Di qualsiasi altra cosa non ho che farne...risveglio ed evoluzione compresa.

Se ad esempio il risveglio comportasse uno stato di atroce sofferenza, nessuno di chi vi ambisce, cercherebbe di raggiungerlo.
Quindi .... cosa stanno davvero cercando coloro che si interessano di questi ambiti, il risveglio l'evoluzione l'illuminazione....oppure il sentire stati emotivi/sensitivi migliori di quelli che adesso provano ?
Quale è la cosa davvero importante?

Lo so che questi argomenti li abbiamo già trattati, pero finche non sono ben chiari, e la stessa cosa di non averne mai parlato. Le mie obbiezioni cerco di spiegarle nella maniera più chiara e semplice possibile, facendo anche esempi di modo che siano chiariti al massimo.

Pero se tu mi rispondi dicendomi che se ho un mal di denti fortissimo, io sono solo il testimone e non colui che lo sta soffrendo atrocemente, io non posso capirti e credo anche tanti altri.
A tal fine sarebbe necessario.... che tu anche tu cercassi di cercare di spiegarti in maniera più chiara, magari con degli esempi, altrimenti (almeno per quelli come me) è inutile continuare a trattare tali argomenti.

Shakti ha detto...

Ciò che andiamo cercando, fino a che non la si trova, è pace.

La pace non è l'opposto di nessuna sensazione, come il dolore o la rabbia o la tristezzza. Non è la cessazione di un evento. Se lo fosse essa sarebbe il risultato di un qualcosa e quindi la si potrebbe perdere o la si dovrebbe mantenere e se quella condizione che l'ha creata venisse meno anche essa sparirebbe. Non sarebbe vera pace, pe...rché sarebbe interrotta da momenti di sofferenza.

Per trovare la pace di cui parlo devi uscire interamente dalla mente, o meglio dalle sensazioni e dalle emozioni o pensieri che chiamamo mente. La pace di cui parlo è qualcosa che è già sempre presente ma che resta ignorato per l'attenzione è appunto sulla mente stessa o sui tentativi di far cessare la mente (come se fosse possibile).

Fino a che sei del tutto interessato a non avere sensazioni negative come depressione o tristezza non puoi essere interessato alla vera pace. Sarai interessato a lottare e quindi in quella lotta contro le emozioni creerai solo ulteriore sofferenza.

Se ti interessa davvero vedere quella pace che cerchi basta fare un passo indietro e guardare se effettivamente nel momento - in questo momento- tu sei dentro la sensazione, sei colui che la sente, oppure esiste solo la sensaizone, che nasce e muore in te.

Questo semplice spostarsi dell'attenzione cambia del tutto la prospettiva. Ti sposta da un mondo solo concettuale ad un mondo di percezione diretta di quello che sei, incluse le emozioni o i pensieri. E percezione NON è sensazione, percezione è il tuo stesso essere, è ciò che sa della presenza di tutte queste cose.

Se soffri la vita con i suoi accadimenti lo fai perchè ti sembra di essere un personaggio separato dagli altri e dall'esistenza stessa, in balia degli eventi.

Questa può essere la tua immaginazione di quello che sta avvenendo ma non è di fatto la tua esperienza diretta.

La tua esperienza diretta (anche se magari è inconscia) è che qualunque cosa accada (sia essa negativa o positiva) accade in te. Guarda, controlla da te: i pensieri e le emozioni accadono, la stanza o il luogo in cui il corpo si trova accadono, ma tu dove sei rispetto a queste cose? Guarda da te.

Scoprirai che il mondo accade, ma tu non accadi nel mondo. Tu SEI la pace in cui il mondo accade.

Francesco ha detto...

Forse non ho capito bene la tua domanda:
MA TU DOVE SEI RISPETTO A QUESTE COSE? GUARDA DA TE

Comunque ti rispondo:
io sono lì... dove sento i miei stati emotivi/sensitivi.

Poiche essi sono funzione di quella porzione di spazio individuata dal mio corpo....io sono lì dove si trova il mio corpo.

Se infatti venisse qualcuno ora a darmi una carezza o una bastonata, IO la sentirei qui.. e starei qui.

Se invece i miei stati emotivi/sensitivi, fossero collegati al tuo corpo, se qualcuno viene a darti una carezza o una bastonata, io sarei li dove si trova il tuo corpo.

E' giusto?

Shakti ha detto...

Non proprio. Tu mi stai parlando dell'esperienza. Invece io ti sto chiedendo, nel momento in cui accade l'esperienza (controlla non pensarla) tu che senti l'esperienza dove sei?

Francesco ha detto...

Bhe non riesco a capire bene la domanda, ma...l'unico posto dove posso essere e lì dove si trova il mio corpo.

Se tu ora provi a darti un pizzicotto, nel momento in cui senti l'effetto...dove sei?