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domenica 12 ottobre 2014

mercoledì 25 giugno 2014

Il risveglio e' adesso

Pubblico uno scambio di domande e risposte.
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 Quando dici " chi ascolta queste parole"? rispondo che sono io, e tu ribatti dicendo "dove è questo io"? ti rispondo qui nel corpo e avverto la sensazione nella testa, ma se resto fermo un attimo allora sento una piccola espansione e davvero mi sembra di non avere confini ma mi trae in inganno il fatto che quello che posso fare è muovere solo il corpo fisico, visto che i pensieri sorgono senza controllo.
Perché possiamo solo agire nel corpo fisico e non per esempio in una pianta?

Qualunque sensazione tu abbia essa e' testimoniata da un Io che e' sempre presente e consapevole. Come tale non hai nessuna sensazione, ne' sei un pensiero o un corpo. SEI e basta, e questo e' un fatto. La sensazione che hai avvertito potrebbe essere il semplice rilassarsi di una contrazione nell'immaginarsi dentro il corpo cosa che non e' mai vera.

E' questa illusione che ti fa credere di poter muovere il corpo, il corpo e' mosso e non sei tu a muoverlo esattamente come non puoi muovere la pianta. Usi il corpo come strumento di percezione, ma esso non e' piu' te della pianta, dato che sei lo spazio vuoto e consapevole che testimonia entrambi. Quando l'attenzione torna allo sfondo e' chiarimento percepito che ogni oggetto appaia nella tua attenzione, incluso quello che chiami il tuo corpo, sta accadendo dentro di Te.


Quando dici che prova hai che sei in questo corpo? Rispondo: perchè lo muovo lo porto dalla sedia al divano, dal bagno alla cucina ..

Assolutamente falso. Non sei tu che muovi. E' il corpo che si muove e l'impressione che sei tu che lo muovi e' appunto l'ego. Ci sono molti momenti in cui il corpo si muove in modo del tutto spontaneo ( ad esempio nella danza o in un momento di pericolo in auto in cui devo sterzare o frenare di colpo, il corpo lo fa e DOPO dici che sei stato tu). Il pensiero che talvolta accompagna l'azione e afferma che ne sei l'autore e' il pensiero egoico, che essendo ricorrente da una impressione di una tua continuita' nel tempo. Tu esisti ADESSO esattamente come tutto il resto della manifestazione.


La mia percezione quando dico “ Io Sono” è di sentirmi radicato nella manifestazione di esserci, mentre quando dico “Io”, sento un senso di espansione.

Quando dici " io sono " appaiono delle parole che sono forse connesse ad un senso di esistere. Se ti identifichi con il senso di esistere sei ancora nell'identificazione, mentre quando ti identifichi con IO allora quella contrazione si rilascia e testimoni tale rilascio come espansione. La sensazione di espansione in se' e' solo una sensazione di cui sei testimone, esattamente come sei testimone di Io SONO. Non cercare una prova di te in quello che accade o ti perdi nella manifestazione. Tale azione e' di per se' ricerca.


Cosa intendi per avere la telecamera dietro la schiena?

Quando l'attenzione torna a se stessa si ha l' impressione talvolta di essere come un qualcuno che osserva il mondo da uno spazio vuoto e consapevole da sopra le spalle. E' come se -temporaneamente- si avesse l' impressione che questo Vuoto sia in qualche modo localizzato nell'area dove una volta avevamo l'impressione di avere un volto. In realta' tu sei ben tale immaginaria localizzazione, ovvero sei lo spazio stesso in cui il corpo e ogni altro oggetto appare. Se non hai questa impressione, che appare di sovente prima del risveglio, non la cercare, sarebbe di nuovo uno sforzo inutile che creerebbe ulteriore ricerca.



Quando dici che l'attenzione torna alla presenza, ecco questo percepire va agevolato oppure accade e amen?

Accade da se', ma non accade nel tempo, accade solo adesso. Ed e' quindi sempre disponibile se cade il voler cercare se stessi nelle esperienze, siano esse interiori o esteriori.


Oltre lo stato di risveglio non potrebbe darsi che ci sia altro?

Il risveglio e' solo l'inizio, il resto e' Vita.


Un abbraccio

A Te.




domenica 30 marzo 2014

Liberi dall'idea di risveglio

Scordiamoci della parole "risveglio" o "illuminazione". Semplicemente non siamo separati. Chi è risvegliato e chi non lo è in una unica Coscienza? Reclamare questa ovvietà spaventa là dove c'è ancora paura della propria bellezza.

Chi reclama l'illuminazione come personale, o incita altri a farlo, gioca un gioco di inganno sottile, peggiore di coloro che la negano. Si crea una nuova separazione, si crea un sopra e un sotto, un prima e un dopo, un maestro e un discepolo. Possiamo comunque farci una grassa risata sopra!


Esiste il risveglio ma non esiste quel qualcuno che lo può conquistare. E questa realizzazione è, paradossalmente, il risveglio. Purtroppo attorno a questa parola, come "Dio" o "Amore", c'è molta confusione, la si è caricata di significati che non le sono propri. Come puoi raggiungere qualcosa che SEI? Ecco il dilemma del ricercatore, condannato a scartare il momento presente e perdersi la Vita per rincorrere, letteralmente, una chimera. L'idea che si ha del risveglio o illuminazione è appunto un'idea, che ovviamente non colma quel senso di mancanza che spinge a cercare. L'idea di risveglio sarà come leggere la ricetta della torta di mele o ascoltarla o pensarla non te ne farà sentire il sapore. Lo scherzo, enorme, è che la torta è già qui e possiamo assaggiarla in ogni momento.


Nell'istante in cui esiste qualcuno che ha vinto il premio e qualcuno che non l'ha vinto hai già separato, distinto, e già stai soffrendo. Ovviamente anche tutto quello che viene detto qui può essere interpretato come se fosse l'istruzione da un qualcuno a un qualcuno su come risvegliarsi, o come se fosse un ottenimento personale. Questa è una condivisione che parla della gioia di scoprirsi liberi da una illusione e  parte dalla gioia di scoprire che siamo già liberi, fondamentalmente.


A volte si ha l'impressione che un cammino o un percorso fatto di sforzi e fatiche debbano essere attraversati prima che qualunque cosa accada. Anche questa è comunque un'azione del Divino, ovvero di questa Unica Coscienza. Questa Unica Coscienza a volte gioca il gioco di pensare di dover raggiungere qualcosa o fare uno sforzo per poter vedere che non c'è necessità di fare nessuno sforzo. E questo è perfetto, tanto quanto dire "non è necessario fare nulla, sei già a Casa". Qualunque azione o assenza di essa sono comunque espressione di quell'unica Volontà. 


Non c'è nessuno che sia illuminato o che non lo sia. C'è solo questo momento, e riconoscerlo è illuminazione. 



Shakti Caterina Maggi

martedì 18 febbraio 2014

La mente e l'Amore

Risvegliarsi è un atto di amore . Un'azione dell'Amore verso di Sé. In questo Amore tutto è ricevuto, nulla è rifiutato.

La mente spirituale rifiuta ciò che è presente, vuole lavorare sulla personalità , vuole trasformare, vuole cambiare . Vuole ottenere l'Illuminazione.
L'Amore osserva, lascia che tutto - inclusa la paura, la rabbia, l'odio o una qualsiasi delle cosiddette emozioni negative - sia presente. Nel non combattere contro queste cose , l'Amore dissolve tutto in sé.

La mente spirituale fa la guerra alla mente spirituale .
L'Amore lascia che sia, abbraccia ogni cosa, bello e brutto, positivo e negativo, e li accetta incondizionatamente. Lottare, reagire non è personale. Proviene solo da una mente spirituale che ha ancora voglia di cercare, nel momento successivo, nei prossimi dieci secondi per la formula di sciogliere la sofferenza. La sofferenza è solo un pensiero, un'illusione creduta reale.

La mente spirituale combatte ciò che è e quindi non conosce l'Amore. L'Amore comprende la mente spirituale e oltre. Si è Amore, sempre . Anche se a volte questo Amore si è addormentato riguardo se stesso e quindi si cerca. Questa ricerca si concluderà per il fatto che ha iniziato.

Se riconosci che c'è ancora ricerca, nota questa ricerca come presente e non combatterla. Lascia che sia così, pur sapendo che quella ricerca non porterà da nessuna parte perché non esiste niente se non questo momento. E questo momento. E questo momento. Nell'osservare questo fatto quel fuoco interiore che sosteneva la ricerca crescerà e porterà via con sé tutto ciò che è falso .

La fine del senso di separazione è una morte REALE, ma che lascia spazio dopo la suo accadere alla VITA, così com'è. Così come è sempre stato, ed è. 
Shakti Caterina Maggi

martedì 22 ottobre 2013

Nessun sforzo è necessario per risvegliarSi

La vita umana si dispiega tra manifesto e immanifesto. E' infatti attraverso l'uomo che il Creatore riconosce se stesso, ovvero attraverso la sua creatura, la sua creazione.

Fino a che mi credo dentro la forma umana o la forma umana stessa, avrò una visione parziale: la scena vista attraverso il buco della serratura sarà deformata dalla forma dello spiraglio. Quella scena varierà a seconda della posizione in cui lo spiraglio è posto, a seconda della sua forma e caratteristica. La storia della "mia" vita sembra diversa dalla "tua" e questo ci dà l'ìimpressione che ci sia qualcosa di personale.

Ma come ciò che guarda attraverso quello spiraglio siamo la stessa UNICA COSCIENZA: ecco cosa significa impersonale. Nella scena ci sono persanaggi che fanno varie cose. Magari fanno delle tecniche meditative oppure prendono il caffè con una amica. Si innamorano, si lasciano, raggiungono obiettivi e falliscono. Si chiama Vita. Magari fanno degli sforzi, nel tentativo di trovare Pace.

Ma come ciò che guarda quella scena non stai facendo sforzo alcuno. Come ciò che testimonia la scena non è perché stai bevendo del caffè oppure meditando che improvvisamente vedi che stai guardando. Stai solo già testimoniando senza sforzo alcuno. Dunque realizzazione è quello spostarsi dell'attenzione in un istante eterno dalla scena a colui che la guarda.

Quando questo accade ti accorgi che gli apparenti sforzi che avevi sempre compiuto per risvegliarti a ciò che sei erano solo parte della scena, ma come ciò che la testimonia non avevi in realtà mai fatto nulla.

Questo non significa che quando questa visione accade il personaggio non prosegue a fare quello che faceva prima, se questo è caratteristico della sua forma. Direi però che quando questo vedere diviene stabile quello che è invece sforzo piano piano viene a scemare, perché in un certo senso se ne coglie l'inutilità.

Quello che accade nella scena è UNO con la Coscienza di ciò che la osserva. Quando ciò che testimonia coglie che l'obiettivo non era nel tempo e nello spazio, ma già presente come eterno testimoniare, quello sforzo di ricerca di Sè cade. E quindi lo sforzo cade nella scena testimoniata. Sei a Casa. Sei Casa.


Quando parli della Verità già diventa bugia, quello che indico a parole è qualcosa che è al di là di esse. Può accadere che nell'ascolto di queste parole ti accorga che sono la descrizione di quello che già stai vivendo, ma non sono le parole che risvegliano, così come non è nessuna pratica meditativa. E' un paradosso: il parlarne accade e anche il risvegliarsi. Di certo non è una attività - qualunque essa sia - che ti risvegliarà a quello che sei. Risveglio è risveglio alla non attività che è già presente come sfondo di quello che accade. Quella non atività è Pace.  

In essa accade tutto, inclusi i tentativi di risvegliarsi in quanto individuo separato che non fanno che mantenere l'individuo stesso. Le risposta è sempre UNA anche se si dispiega in modo di verso a seconda della maniera in cui la domanda è posta. TU, come questa Pace, sei la Risposta. Lascia che qualunque domanda sia solo testimoniata e se vedi da dove essa sorge e dove essa muore coglierai che sei già ciò che quella domanda cerca di ottenere. TU sei ciò che stai cercando.

Shakti Caterina Maggi

giovedì 19 settembre 2013

Non cercare di essere divino, sii umano

Senti che manca qualcosa alla vincita della lottoria nazionale del risveglio? 
Il tuo maestro non è perfetto, tu non sei perfetto? Questa è la misura della nostra miseria. 

Quello che manca è la fine del concetto che manchi qualcosa. La fine di quella ricerca di perfezione esterna e interna, che non fa accogliere la vita così com'è e che genera sofferenza. 

Tu, per quello che pensi di essere, non ti illuminarai mai. Ma tu per quello che sei veramente, sei già totalmente libero, sei già totalmente in pace. Non c'è qualcuno che sia in pace a quel punto, sei Pace, la stessa che testimonia ogni sofferenza residua, ogni movimento dell'essere che sia positivo o negativo. Tu sei già Libertà stessa.

Celebra quella fragilità, è l'ego che si spacca. Dietro, l'Apertura del tuo vero Essere.

Non cercare di essere divino. Sii umano. Fai errori, contraddiciti, cadi e rialzati e poi cadi di nuovo. Sii nel torto. Si chiama Vita, sai? E' qui semplicemente per essere vissuta. Non siamo esseri umani alla ricerca di Dio, siamo Dio che fa l'esperienza di essere umani.

Guarda quale sia l'oggetto più profondo del tuo amore e della tua attenzione. Qual'è la tua priorità? Perché è da questo che si disegna e dispiega il tuo sogno. Quando questa Immobilità è la cosa più preziosa, tutto il resto viene da sè.  

Quando persino questo desiderio di risveglio cade, allora questo Silenzio, questa Immobilità, diventano il tuo vero amore. E non cerchi più di essere risvegliato o illuminato, o di trascendere l'ego o nulla del genere. Sei. E nel semplice essere te stesso onori la Vita, la celebri. E quella celebrazione risuona in ogni cosa o persona. 

Questa è dunque Pace, che non arriva alla fine di una processo di trasformazione o di divenire, ma è lo sfondo costante di ogni cosa. Se tu avessi bisogno di zittire la mente per averla, dovresti aspettare un momento nel tempo e nello spazio. Ed invece essa è eternamente qui, in mezzo a noi. L'unica cosa che impedisce di coglierla è il cercarla, è il rifiutare questo istante per averne uno migliore, tra un momento, tra un anno, dopo che... La mente e i suoi programmi sono infiniti, nel dilazionare la tua felicità.

Se puoi, accogli questo momento. In tutta la sua fragile umanità. Se puoi accogliere questo istante, incluso te stesso esattamente così come sei ora, avrai accolto l'intera Esistenza. 

Shakti Caterina Maggi 

mercoledì 18 settembre 2013

L'illuminazione personale non esiste

Il punto è che ci aspettiamo un risultato perché immaginiamo che ne esista uno. Di fatto non è così: non esiste risveglio o liberazione per qualcuno che non esiste se non come personaggio di fantasia. Tutto quello che esiste - di fatto- è questo momento. E in questo momento, nella percezione di questo momento, non c'è il qualcuno che si debba risvegliare se non come concetto, come idea. In questo momento non c'è alcuna necessità di risveglio, esiste solo l'atemporalità fatta carne del corpo, l'eternità accennata di oggetti e cose che ti circondano. Tutto parla di questo, senza parole e attende davvero solo che ascoltiamo. 

Qualunque sia la cosa da cui fuggiamo o l'ansia che ci rincorre persino che si chiami risveglio essa cessa nel momento presente. Essere presenti non può essere una tecnica, o un raggiungimento, è qualcosa che è sempre immediatamente disponibile. E' ciò che sie, è ciò che sono. E' qui, sempre. Per questo non lo puoi raggiungere o perdere ma solo esserlo.

Vedi, non esiste una soluzione. Perché non esiste il problema, esso è solo immaginario! Non è un enigma di risolvere, anche se fino a che ti senti nel gioco sembra che sia così, sembra che qualcosa di fondamentale e inafferibile manchi. TU ti manchi, perché hai perso di vista questa Consapevolezza, questo Silenzio in cui accade la scena della Vita e da cui essa nasce e muore.

Non serve fare nulla. Il fatto stesso che queste parole appaiano ora alla tua attenzione significa che qualcosa si sta chiarendo perchè queste parole che nascono nella tua attenzione sono quindi tue. Vengono da te, da questo Silenzio. E questo stesso Silenzio adesso le ascolta diventandone più cosciente. Sta già accadendo e misteriosamente, non sta succedendo niente. 

Shakti Caterina Maggi

RisvegliarSi all'Amore

A cosa serve risvegliarsi? Assolutamente a nulla. La mente ragione sempre in termini di convenienza. 
Non conosce altra economia. Come potrebbe? La mente egoica ama per non sentirsi sola, va a lavorare per sopravvivere, obbedisce alle regole per senso del dovere. 

L'Amore non conosce questa politica. Ama perché non sa fare altro, lavora per la gioia di farlo ed è felice nel moltiplicare se stesso al servizio del Tutto. Risvegliarsi non "serve", ma quando non vivi dall'Amore la Vita è un inferno perché la paura e la sofferenza sembrano davvero reali. Quando questa sofferenza diventa troppo acuta e le strategie di fuga si dissolvono non resta che restare presenti. 

E in quel restare presenti a se stessi l'Amore fiorisce.

Shakti Caterina Maggi

venerdì 14 settembre 2012

Immaginare un mondo migliore

“Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v'è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni. (Giacomo Leopardi, Zibaldone)
Volendo, così per diletto speculare su questa bellissima affermazione: che ne resta delle preoccupazioni sull'euro e sul destino dell'economia mondiale? E quando si parla di svegliarsi, ora che si è svegli, è così scontato quello che si debba fare o non fare?”
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Quello che sta accadendo in questo momento nel mondo è una opportunità rara di risveglio perché mai nella storia conosciuta del nostro pianeta siamo stati così vicini a creare un sogno di orrore e distruzione come questo. Non solo c’è la minaccia di un crollo economico mondiale a cui far seguire una possibile repressione e controllo di massa per “salvare gli Stati”, ma la Terra stessa trema e piange per il dolore dei figli animali e umani, per le sue montagne e vallate violentate, i fiumi e mari avvelenati. 

Sul pianeta la maggior parte degli esseri umani (qualcosa come il 98%) è abusato , affamato, assetato o ridotto in povertà estrema dal 2% della popolazione che detiene tutta la ricchezza, i confort, i mezzi tecnologici, bellici e energetici.  Tu e io siamo solo fortunati di essere nati in quel 2%, anche se a nostra volta una percentuale ancora minore di persone, la cosiddetta élite, decide e governa molto della nostra vita materiale e in modo indiretto attraverso la manipolazione di religioni e credenze anche quella spirituale. Insomma uno scenario che forse mai come in questo momento sembra mostrare quanto fragili siano le nostre vite, quanto facilmente possiamo perdere ogni cosa, o a livello ultimo quanto la morte sia una possibilità concreta nonostante i nostri sforzi di garantirci sicurezze e protezioni. In breve, mai come ora quello che accade nel mondo ci ricorda che possiamo auto-distruggerci da un momento all’altro e di come il controllo che viene esercitato sulla massa, a causa della paura, provochi sofferenze e iniquità.  

Quello che vediamo riflesso nello specchio della Vita, se non abbiamo paura di aprire gli occhi e guardarlo in faccia, è il fatto che come creature siamo impermanenti, che possiamo morire da un momento all’altro e non importa quanto controllo sembriamo poter esercitare per esorcizzare questa paura della morte (attraverso attaccamenti a cose o persone o situazioni), quella sicurezza che cerchiamo nel mondo non c’è. E ricorda, coloro che esercitano il massimo controllo, la cosiddetta élite, sono quelli più spaventati di tutti, molto più spaventati di te o di me! Hanno bisogno di controllo assoluto per sentirsi in pace, perché in realtà non lo sono affatto! 

Se è possibile fare un passo indietro e vedere tutto questo che questa è una opportunità per vivere davvero la vita non più dalla paura, ma dalla gioia di vivere, allora questo specchio non ha più bisogno di manifestarsi come sta facendo adesso. Il suo compito sarebbe, per così dire, esaurito. Se scendi in piazza per indignazione contro quello che accade e lotti, stai ancora cercando di pulire lo specchio dalle macchie che tu stesso stai riflettendo. Se in te c’è ancora paura perché c’è ancora senso di separazione, se cerchi di tenere a bada la paura con strategie di controllo, quella paura e quel controllo si rifletteranno nel mondo. Se invece è possibile usare lo specchio per entrare in contatto con paura e controllo allora lo specchio sarà usato al meglio e l’immagine riflessa potrà cambiare. Qualora invece ci sia ostinazione a ritenerlo reale e a combatterlo come tale o ci si tappi gli occhi per non vedere l'orrore, allora lo specchio rifletterà quel conflitto e anche quel sistema di occultamento che agiamo su noi stessi. L'orrore ci verrà nascosto, perché noi lo nascondiamo a noi stessi.

Tutto quello che vedi nel mondo è sempre e solo te stesso, sia quello che ami che quello che odi. Se vedi questo e non c’è conflitto a riguardo, ovvero se sei sveglio a ciò che sei allora non c’è nessuna preoccupazione. Io non sono preoccupata di quello che accade nel mondo, ma non mi tappo neppure gli occhi per non guardare, né scendo in piazza per protestare, però sono APERTA a queste informazioni anche se possono essere sgradevoli. Vedo quale è la loro posizione nella scena globale, come azione necessaria per creare un risveglio di massa che altrimenti forse non accadrebbe. Vedi, la risposta meccanica della mente a certe informazioni è “Beh, ma io che ci posso fare? Tanto vale che non me ne occupi nemmeno, non dirmi nulla, non voglio sapere mi rende solo preoccupato o triste”. Questa ragionamento si basa sull’idea che tu sia un qualcuno di separato da quello che sta accadendo e che può o non può fare qualcosa e che sentendosi impotente sceglie di mettere la testa sotto la sabbia. Fino a che c’è questo comportamento lo specchio del mondo dovrà diventare sempre più controllante e spaventoso perché quella sensazione di impotenza e paura sia alla fine sentita. Ciò che crea il mondo non è il personaggio che pensi di essere, ma il Sognatore del Sogno che vuole svegliarsi ad esso e per farlo usa tutti mezzi necessari, incluso l'orrore, la guerra, la fame etc. 

Se la situazione si fa estrema e senza speranza allora i meccanismi di controllo della paura saltano e quella che la mente chiama paura, che è in realtà la nostra stessa gioia e radianza represse, potrà essere sentita appieno. Quando vai oltre la paura allora si potrà vivere dalla gioia.

In realtà questa che si presenta per la coscienza umana è una opportunità incredibile: quella di lasciare andare il controllo della paura e cambiare quindi radicalmente il modo in cui viviamo. Un cambiamento che non nasce come un atto di volontà, ma come conseguenza del fatto che vivere dalla paura è troppo doloroso. Nasce dall’aver compreso che lo scambiare la nostra felicità di oggi per non avere paura domani è qualcosa che crea solo sofferenza. Puoi essere nella gioia solo ORA.

Se sei sveglio a quello che sei, non hai neppure paura di quello che sta accadendo, ma lo cogli per quello che è: il riflesso dell’ignoranza e la sofferenza ancora presenti nella Coscienza umana. Se sei sveglio sai che l’unica vera rivoluzione è quella interiore e non avrai neppure paura però di essere esposto a informazioni che riflettano quell’ignoranza e quella paura. Anzi sarai felice di parlarne, se l’occasione lo presenta, perché sai che quello shock vitale può causare in chi ha ancora gli occhi chiusi sul mondo una opportunità di risveglio. 

Pensaci un attimo: quando è che ci sentiamo più vivi? Accade in situazioni di gioia estrema oppure paradossalmente in situazioni che sembrano disperate e che quindi fanno crollare i nostri meccanismi di controllo e sicurezza come una malattia grave che potrebbe portare alla morte o un divorzio, o la perdita di un lavoro. A volte questi shock vitali hanno la funzione di una chiamata che normalmente, accucciati come siamo nel nostro torpore di false certezze, non sentiremmo. Questo momento nella storia umana, più che mai, è l’opportunità di essere chiamati a lasciare andare le nostre false credenze, attraversare la paura senza reprimerla più e vivere da quella gioia che è il nostro diritto di nascita. Da bambini non avevamo mai paura: la chiamavano eccitazione!

Se senti questa chiamata, e il fatto che ti fai domande significa che la senti, questo momento storico è un momento affascinante in cui finalmente vita spirituale e materiale possono incontrarsi, e annullarsi a vicenda. In sintesi, non c’è nulla che tu debba fare, perché come immaginario individuo separato già non fai niente. Non esiste un “me” dentro il corpo che produca pensieri, azioni o sensazioni, esse sono tutte e solo testimoniate da IO, quella Coscienza che fa sorgere ogni cosa e che vive attraverso ogni forma. Se immaginiamo di essere un me separato dal mondo vorremmo avere controllo perché abbiamo paura, se vediamo che la separazione è una illusione, allora il sogno del mondo che NON è MAI separato da noi potrà riflettere questa comprensione d’amore.

John Lennon diceva:

“Immagina non ci sia un paradiso, è facile se ci provi,
Nessun inferno sotto i piedi

Sopra di noi solo il Cielo

Immagina che la gente viva a partire dal momento presente...


Immagina non ci siano paesi o nazioni

non è una cosa difficile

Niente per cui uccidere e morire

e nessuna religione neppure


Immagina che tutti

vivano la loro vita in pace..


Puoi dire che sono un sognatore

ma non sono il solo

Spero che ti unirai anche tu un giorno

e che il mondo viva come UNA COSA SOLA…”


Un carissimo saluto,
Shakti

giovedì 26 luglio 2012

La vera resa

Insomma, Caterina, ci son solo sogni nel Vuoto, che (apparentemente) si susseguono senza fine...(e senza inizio)
Di notte, mentre dormo, c'è qualcosa che osserva il delirio e le storie della mente, a metà...cioè per metà ne è dentro, e per metà si sente dentro un labirinto senza uscita. Nel "cosiddetto" stato di veglia, invece, c'è il vedere di questo che ho scritto, e sembra quasi che mi stia rassegnando a lasciar fluire il sogno. Di sicuro non riesco a concepire la possibilità di un riconoscimento di Me Stesso, dato che sarebbe qualcosa di Vuoto ed Eterno, quindi Nulla. Chi poi dovrebbe riconoscere Sé? Mi sembra assurdo... un eventuale riconoscimento sarebbe morte, nel senso pieno del termine, e anche la morte mi sembra solo un concetto...non può esserci morte, dato che è niente.
C'è più fluire, ma è "serena" e obbligata rassegnazione....e c'è anche, comunque, ancora, una parte della mente che vorrebbe trovare una "soluzione" a tutto questo.
Bah... te lo scrivo così, per condividere, e sapere che ne pensi, se ti andrà di rispondermi.
(sta a vedere che finisco tra le tue famose "note" del blog..ah ah ah)
Passa una buona giornata...anzi, sìì una buona giornata.

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Ciao caro,

eggià chi è che si vuole svegliare, il personaggio che pensi di essere? Ma quello già è solo un sogno, è parte del sogno della Vita, di cui intravedi già la trama. Tranquillo tu non ti risvegliarai mai perché sei parte del sogno. Non sei in mezzo a nessun processo, non sei nè mezzo sveglio nè mezzo addormentato. Quello è solo parte del sogno. Sarebbe come dire che la trama del film che stai guardando debba andare in un certo modo perché tu possa ad un certo punto spegnere il televisore e alzarti, non importa se un attimo prima stavi ridendo a crepapelle o sognavi di essere profondamente innamorato della proteganista del film, se ti spaventava un mostro affamato di sangue, o se piangevi calde lacrime per la perdita di un amico in guerra. Era solo un film!

Hai ragione c'è une bella differenza tra  accettazione e rassegnazione. Fino a che ti senti in lista per il primo premio di illuminazione alla lotteria nazionale non può esserci accettazione: al massimo rassegnazione nel vedere che nonostante le promesse non ce la fai a risvegliarti, nonostante tu abbia capito trucchi e trabochetti della mente, perdonato mamma e papà e sciolto i blocchi energetici che sembravano ingombrare i tuoi chakra e ti sia perfino lasciato andare alla grazia del guru.

Ramana Maharshi incontrò un suo discepolo anni fa che con aria risentita gli disse "Maestro mi hai detto quindici anni fa che per vedere chi sono avrei dovuto percorrere o un cammino di auto-conoscenza o mi saei dovuto arrendere a te. Beh, sono quindici anni che mi sono arreso e non è ancora accaduto nulla!". L'arresa non è qualcosa che si possa fare o fabbricare e se accade non attende un risultato.

Il punto è che ci aspettiamo un risultato perché immaginiamo che ne esista uno. Di fatto non è così:  non esiste risveglio o liberazione per qualcuno che non esiste se non come personaggio di fantasia. Tutto quello che esiste - di fatto- è questo momento. E in questo momento, nella percezione di questo momento, non c'è il qualcuno che si debba risvegliare se non come concetto, come idea. In questo momento non c'è alcuna necessità di risveglio, esiste solo l'atemporalità fatta carne del corpo, l'eternità accennata di oggetti e cose che ti circondano. Tutto parla di questo, senza parole e attende davvero solo che ascoltiamo.
Qualunque sia la cosa da cui fuggiamo o l'ansia che ci rincorre persino che si chiami risveglio essa cessa nel momento presente. Essere presenti non può essere una tecnica, o un raggiungimento, è qualcosa che è sempre immediatamente disponibile. E' ciò che sie, è ciò che sono. E' qui, sempre. Per questo non lo puoi raggiungere o perdere ma solo esserlo.

Vedi, non esiste una soluzione. Perché non esiste il problema, esso è solo immaginario! Non è un enigma di risolvere, anche se fino a che ti senti nel gioco sembra che sia così, sembra che qualcosa di fondamentale e inafferibile manchi. TU ti manchi, perché hai perso di vista questa Consapevolezza, questo Silenzio in cui accade la scena della Vita e da cui essa nasce e muore.

Non serve fare nulla. Il fatto stesso che queste parole appaiano ora alla tua attenzione significa che qualcosa si sta chiarendo perchè queste parole che nascono nella tua attenzione sono quindi tue. Vengono da te, da questo Silenzio. E questo stesso Silenzio adesso le ascolta diventandone più cosciente. Sta già accadendo e misteriosamente, non sta succedendo niente.


Un abbraccio,
Caterina

giovedì 28 giugno 2012

L'aiutante

Ciò che diventa chiaro dopo un periodo di ricerca conscia è che la mente basata sull'ego vuole sempre aiutare nel raggiungimento dell'illuminazione. Questa è una strategia per mantenere l'immagine che si ha di sè come autore delle azioni o il controllore di ciò che sta semplicemente accadendo.


Qualunque forma di meditazione che mantenga un'intenzione proeitta un momento nel futuro e fino a che quel momento immaginario nel futuro è intrattenuto a livello mentale lo sarà anche la continuziane del concetto di ego. Ciò che è necessario affinchè accada il risveglio è la realizzazione che non c'è nessun passato o futuro, solo il momento che si è già dissolto quando è stato reclamato come esistente.


Nel vedere l'Uno non c'è nè più un passato nè futuro, se non come un pensiero che sorge nel momento, ma non c'è ADESSO! Il termine "Sii qui e ora" non ha un senso in tutto questo vedere perchè dove è l'ORA?


Questa espressione inoltre implica che ci sia un qualcuno che sia qui e ora e questo non è vero. Non c'è e non c'è mai stato un qualcuno qui e ora, tale espressione si basa su una profonda ignoranza e viene data come un ordine - a partire da questa ignoranza - verso un immaginario qualcuno. C'è solo questo e questo è già passato nel momento in cui viene reclamato essere "questo", perchè viene immediatamente rimpiazzato da un nuovo "questo".


Infatti a meno che la parola QUESTO si riferisca in modo diretto alla Consapevolezza, che è il permanente "questo", essa è una parola usata in modo scorretto. Consapevolezza è una presenza immutata, permanente, persino in quei momenti in cui l'attenzione è sugli oggetti e quindi non consapevole di sè. E' SEMPRE presente come QUESTO che non puo' essere descritto, perchè non è una cosa in quanto tale, è indescrivibile per il fatto stesso che non ha una descrizione.


Di solito quando avviene un'esperienza che la mente ha reclamato essere illuminazione si afferma con stupore l'espressione, "wow è indescrivibile". Questa è la descrizione di un qualcosa, NON di nulla. Nel momento della realizzazione non c'è uno "wow" ma al massimo uno "wow" gentile, una sorta di "AH! Questo!" in tutta la sua ovvietà, la sua totale familiarità.

Il cosiddetto ricercatore spirituale è stato riempito di stupidaggini da blaterio spirituale e confronta questo nonsense contro tutte le esperienze che incontra in attesa che esso combaci con quelle esperienze a conferma che l'illuminazione sia avvenuta. Il momento di illuminazione è qualcosa che si conferma da solo e che non combacia con nessuna descrizione data in precedenza perché non ha una descrizione.


Nessun aiuto di nessun tipo è necessario perché l'ego porti all'eliminazione dell'ego in quanto immaginaria entità quando si vede che l'ego è solo una attività.


Qualunque aiuto o sforzi fatto con una intenzione garantirebbe la continuazione del concetto di ego facendo sì che esso resti intrattenuto nella mente come entità immaginaria.


Questo non siginifica che ci debba essere un astenersi dalle esperienze, in effetti le esperienze sono accolte in modo ancora più pieno che mai perché non c'è nessuno che le rifiuti e quindi sono accolte e espresse in modo totale. Vengono, restano come espressione temporanea e si dissolvono, lasciando dietro QUESTO che NON è una esperienza. Tutto sta semplicemente accadendo, a nessuno.


Troppo spesso si vedono in giro aiutanti che offrono soluzioni - nella forma di un agire deliberato - ad un immaginario qualcuno che possa quindi fare qualcosa per fare accadere il momento in cui si realizza che non esiste un autore delle azioni, ma solo l'azone che accade a partire dall'immobilità che la rilascia e fa sorgere un'altra "bolla" di attività. Questo è ridicolo, è uno scherzo Divino, perché TUTTA l'azione è una azione Divina. Colui che si immagina possa resistere a questa realizzazione e colui che immagina di non resistere più sono entrambi attività dell'Uno.


Nessuno realizza e nessuno non realizza, sono entrambe azioni impersonali, che sorgono come sensazione o pensiero, sono testimoniate dalla Consapevolezza Vuota, da nessuno.


Quando questo è visto con chiarezza è ovvio che tutto il vedere è visto, testimoniato, dallo stesso Essere e che questo Essere stesso è ciò che si manifesta in modo temporaneo come le cose, anche se in se stesso resta quel nulla in cui la manifestazione accade, tutto è Uno.


Questo allora è "Io", Io sono il nulla da cui tutto si manifesta E la manifestazione stessa. Questo è vero di tutti noi, perchè non c'è un NOI, c'è solo Io.


Io sto apparendo come te e me, come questi oggetti apparentemente separati in tutte le circostanze. Quindi non c'è separazione, ma solo apparente separazione, la prima è una CREDENZA e la seconda è una cosa VISTA. La prima è solo una illusione della seconda, il testimoniare, in quanto non c'è un vero testimone ma solo testimoniare. Attraverso l'intera creazione c'è solo azione e nessun autore.

"C'è azione ma non ne esiste autore" 
Buddha

“C'è quindi scrivere ma nessuno scrittore, un verbo ma non un sostantivo".
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domenica 17 giugno 2012

Risveglio, il giorno dopo

Ciao

Fino a pochi anni fa ho vissuto in uno stato di tristezza e depressione, non sapendo cosa vuol dire vivere veramente, ma dopo un momento magico si aperto tutto. Volevo arrivare alla radice dei miei problemi e risolverli. Dopo una breve ricerca ho capito che la sofferenza che percepivo era data da una percezione "sbagliata" del mondo, della realtà e di me stesso. Dopo un po ho avuto la mia risposta, ho scoperto chi sono veramente e che non ci sono problemi o meglio ho visto l'illusione della paura. la mia ricerca si è fermata. ho capito che non c'era nulla da cercare, nulla da scoprire e che nulla mi poteva "toccare". ho vissuto in uno stato di beatitudine per qualche settimana o mese... la mia mente si è acquietata, ero cosciente di me stesso, ero cosciente della coscienza, ed ero io. 
Un fiume di comprensioni accadevano e tante realizzazioni nascevano da me, ero la fonte di tutto questo. ho capito che qualcosa di meraviglioso era successo... ma non mi ero mai immaginato che da quel momento la vita sarebbe cambiata totalmente. si sono "sistemate" tante cose ma sono nate altre mille domande e desideri. sono nati altri conflitti. ora arriva la parte più difficile perché sento molta confusione mentale, indecisione e insicurezza. "il problema" e che vorrei ritornare in quel stato li... mentalmente detto. 
Ho iniziato con la meditazione ma subito me ne sono accorto che la vita è meditazione o che la meditazione non esiste. Sembra che sia peggiorato tutto, sono diventato mentale. 
Tutto quello che è successo precedentemente è diventato un ricordo e sento che da una parte mi sto allontano da quello che sono e da un'altra sento che non mi posso allontanare da me stesso. sento tanta difficoltà a passare dalla ricerca all'esperienza e non so come fare il passo. ci sono tante cose di cui me ne accorgo ma trovo difficoltà ad abbandonarle, ci sono tanti "devo fare cosi", "devo essere cosi" "devo" e "dovrei"... e nello stesso tempo so che non esiste un modo in cui una cosa deve essere in un certo modo... che casino.. ti avevo sentito parlare in un video in cui dicevi che il mestiere piu difficile è quello del ricercatore spirituale perché alla fine non c'é nulla da trovare.  non so se trovi normale ma in realtà non so nemmeno cosa ti voglio chiedere, non so... forse hai qualche consiglio da darmi, oppure no... avrei bisogno di un aiuto. Grazie  
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Ciao


Grazie per le tue parole davvero sincere. In realta non c'e' nulla che tu debba fare per tornare "li" semplicemente perche "li" non e' da un'altra parte in attesa che "tu" ci torni. Questa idea e' parte dell' illusione della ricerca. Sono quasi dieci anni che condivido questo messaggio, di recente in modo piu pubblico e non mi e' mai capitato di inontrare nessun caso in cui quando avviene il primo risveglio il senso del me e della ricerca non torni. Direi che e' quasi inevitabile.

Quando l'attenzione ricade su se stessa tutto diventa improvvisamente chiaro: i dubbi di una vita, nevrosi, etc spariscono. Una chiarezza senza confini dove ogni domanda e' subito seguita da una risposta.  Poi il senso del "me" , dato che non appartiene ad un qualcuno, torna. E nel tornare si forma un nuovo tipo di identita', quella del qualcuno a cui e' accaduto qualcosa. Quello o quella che si sono risvegliati, che hanno "visto", quelli che .... E giu' una trafila di idee che la mente ha sul risveglio o illuminazione, di condizioni a cui si deve tenere di conto come se questo vedere fosse accaduto ad un qualcuno che da quel momento in poi non deve cedere a nulla, o che dovra' vivere in perenne stato di perpetua felicita'. Una vera faticaccia, quasi quasi era piu facile essere un ricercatore senza speranza.  Credimi c'era un periodo in cui tutto questo e' stato vero anche qui, quindi non c'e' nulla di cui vergognarsi. Il fatto e' che quando questo vedere accade lo fa e basta non perche' quello che immagini di essere, il me, se lo sia meritato.

Accade per sfinimento o innamoramento dico sempre, una delle due. Ma accade. E quando accade ti accorgi che era SEMPRE vero di te quindi non c'e' mai un momento in cui tu non sia questo vedere. Non c'e' mai un momento in cui tu non sia Consapevolezza. Solo che adesso la Consapevolezza e' identificata con altre idee, idee sul risveglio o di come tornare al risveglio.  Non cercare di fare nulla. Considera questa storia come una storia d'amore, pero' con te stesso, con il tuo vero Se'. Quando sei innamorato di qualcuno non fai nulla per innamorarti, accade. La tua attenzione cade su quella persona e piano piano tutti i tuoi interessi e pensieri e sensazioni si spostano su di lei o su di lui. Il centro di gravita' dell'Universo si sposta e se prima mangiare e bere sembravano cose importanti adesso l'Amato o l'Amata lo sono. Ecco, e' un po' cosi' solo che sei TU, Consapevolezza che piano piano seduce l'attenzione che si sposta dagli oggetti della mente, i pensieri e le sensazioni, e si innamora di se'. Il me, la ricerca perdono di importanza.

A volte accade con un processo "negativo", per sfinimento. L'attenzione torna su se stessa perche' le strategie dell'ego per tornare "li'" sono cosi fallimentari che si getta la spugna. E quando accade eccoti QUI non li', eccoti a casa, dove eri sempre stato. Del resto dove altro volevi essere?  Vedi, la ricerca non finisce perche' si sia trovato qualcosa, ma perche' si realizza che quello che si andava cercando era cio' che testimoniava la ricerca. Se ti trovi a testimoniare la mente che cerca di tornare alla ribalta, allora lascia che sia cosi, lascia che la mente torni sapendo che da dove la testimoni tu sei gia' oltre. In questo modo sarai come al cinema: lo show della mente va avanti ma tu ne sei solo lo spettatore.

Non esiste un modo in cui tu dovresti essere perche' tu, per quello che pensi di essere, non esisti se non come personaggio di fantasia. Vederlo e' autentica liberazione perche' significa che in qualunque modo tu appaia come corpo mente e' il modo in cui quel personaggio e' creato con tutte le sue apparenti debolezze e forze. TU sei gia' oltre sia il corpo che la mente, essi appaiono come parte di una unica manifestazione accanto a tutte le altre forme per rappresentare la tua stessa coscienza, la Coscienza Divina. Quindi non c'e' modo o maniera che quel personaggio che pensi interpretare possa essere diverso da come e' perche' esso e'' solo parte di una Unica Azione che si crea a partire dal tuo vero Io, Consapevolezza Vuota.

Come in un sogno tu sei tutti i personaggi e essi rispondono ai movimenti sottili del tuo essere tutto il mondo appare in Te e non tu nel mondo. Quello che chiami il tuo corpo mente appare come gli altri nella TUA Coscienza, E' TE, tutto e' UNO. Quindi se tutto e' te quale personaggio in particilare vuoi illuminare? Quale personaggio in particolare NON e' illuminato? Tutto questo appare improvvisamente assurdo quando cogli che non hai bisogno di risvegliarti a livello "personale", solo vedere che sei gia' cio' che cerchi. E da questo vedere qualcosa si rilassa e tu e quei problemi immaginari si dissolvono in quel rilassamento.

Un caro saluto,
Shakti

giovedì 7 giugno 2012

mercoledì 16 maggio 2012

Nessuno è prigioniero della mente

Cara Shakti,


Ciò che mi spaventa molto in questo momento è la mia mente, soprattutto di notte...
ma nonostante tutta questa paura, non so allontanarmi da questo fuoco.
Credo che l'erba non abbia altra scelta se non quella di crescere.
Con Amore.

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Ciao!

Questo è esattamente il dilemma dell'ego che desidera morire e al tempo stesso cerca di sopravvivere a se stesso. Ciò che si desidera di più è la nostra stessa assenza che è sentita come liberazione e allo stesso tempo se ne teme l'accadere perchè tutto ciò sappiamo di essere se ne andrà. La cosa divertente quando questo vedere si stabilizza è la realizzazione che quello che più si temeva era già il caso. Tu, come ciò che pensi di essere, già non esisti se non come una idea.

L'idea di essere un qualcuno, un qualcuno a cui accadono cose spaventose o piacevoli, che è in relazione con una persona oppure no, che soffre la propria mente oppure l'ha trascesa, che ha realizzato chi è oppure è ancora addormentato è appunto solo una idea. Tu sei già e sempre quella Presenza che testimonia queste idee che hai di te, tu sei sempre e già libero. Pensare altrimenti è appunto solo un'idea di cui sei testimone. Non c'è nulla da liberare perchè non c'è nessuno che sia mai stato prigioniero!

L'idea che non sia così è talmente radicata che è finita per essere la tua realtà. Davvero ti senti un qualcuno di separato e perso nel mondo ma se è possibile nel momento controllare se esiste questo qualcuno troverai solo un corpo e una mente e una Presenza che sa della loro esistenza e quella Presenza sei tu. La mente consiste sempre e solo di un pensiero o una sensazione che accadono una alla volta. L'idea di essere qualcuno non deve essere superata o trascesa o cancellata solo vista come tale. E nel riconoscerla come tale essa pian piano perderà di forza come una bicicletta che scende giù per un pendio e continua a pedalare da sola per un pò fino a che non cade per mancanza di ulteriore spinta. Quando questo fatto di essere questa Presenza ti colpisce per la prima volta inizia a diventare molto più interessante delle storie della mente.

La mente magari appare ancora per un po' come una storia, come immagini positive o negative ma diventa come una lampada accesa in pieno sole. La luce della consapevolezza è molto più intensa e là mente è pian piano scordata. Resta questo momento che al di là delle etichette che possano sorgere è solo un momento e in sè di per sè è straordinario perché irripetibile. E' prezioso perchè sta già passando.
Viverlo e non perderlo è davvero l'unica sfida.

un abbraccio,
Shakti