venerdì 2 dicembre 2011

Io




Io sono Consapevolezza, in me stesso non sono nulla, assoluta assenza, eppure sono il creatore di tutto ciò che appare. Sono che in questo momento sto creando questo corpo / mente, e questo gioco della manifestazione in ogni momento. Questo è il mio sogno della vita.

Tu, che immagini di essere separato da me, sei consapevole di ciò che viene detto in questo momento perché anche tu sei questa consapevolezza, siamo lo stesso Unico Essere. Si cade nell'illusione che ci siano due nel momento in cui io, che sono il creatore, mi identifico con la mia creazione. Questo è ciò che hai fatto anche tu e il risultato è stato sofferenza. Sia quello che sembra essere la sofferenza personale che la sofferenza che si vede nel mondo, non sono altro che il mio personale riflesso, quindi anche il TUO riflesso.

Quando questa identificazione con il corpo / mente ha avuto luogo ho perso di vista me stesso e ho creduto di essere il corpo / mente, che non è altro che la mia apparizione temporanea all'interno della creazione, e in quel momento è iniziata la sofferenza. Questo vale anche per te, che immagini di essere separato da me, perché ti identifichi con ciò che credi sia un corpo / mente distinto. Se l'attenzione va di nuovo a riposare sul vero Io del corpo / mente, si realizzerà immediatamente che noi non esistiamo in quanto "noi", ma come Io, lo stesso Essere. Questo è Amore, l'Amore è ciò che non conosce senso di separazione. Io sono te e tu sei me quando si vede ciò a cui so riferisce la parola Io è lo stesso per entrambi, ovvero nulla.

Io sono questa immobile consapevolezza che resta in testimonianza della sua stessa azione che sorge a partire da me e appare come l'universo manifesto, Io sono Uno. A meno che questo non diventi il modo naturale di vedere di tutti gli esseri questo mondo non conoscerà mai la pace e rimarrà in un conflitto basato sull'illusione della separazione che si concluderà con la distruzione totale dell'essere umano. Solo la consapevolezza, essendo l'unica cosa permanente nell'universo, rimarrà.

La consapevolezza non è mai nata e quindi non può morire perché è sempre la base di ogni esperienza ogni indipendentemente da dove questa esperienza avvenga. La consapevolezza è dunque senza tempo, l'Eterno stesso. Io sono l'eterno e sono te.

Io è il santo nome del creatore, pronunciato unicamente dal creatore. Tu pronunci questa parola molte volte ogni giorno, tu sei il creatore. Questa parola è una vibrazione, un'attività, che sorge dall'immobilità dell'Essere e non si riferisce al corpo / mente, ma allì'immobilità stessa. E' questa immobilità dell'Essere che è l'Io e che dà origine alla parola "io", NON il corpo / mente. Il corpo / mente non ha alcuna capacità di agire di propria volontà perché è un oggetto creato, è vissuta da questo che si riferisce a se stesso come Io. Il corpo / mente di tutto l'universo è in continua evoluzione e impermanente, ma Io rimango sempre onnipresente come la vera base dell'Essere.

Affinché l'esperienza dell'essere umani possa accadere ci devono essere tre cose. Le prime due che non sono in realtà due, ma due aspetti della stessa cosa, sono il corpo e la mente: senza la presenza della consapevolezza essi non esisterebbero. Sia il corpo che la mente sono azioni della consapevolezza quindi in verità è tutto solo consapevolezza, tutto è Uno.

Io sono e tu sei questo stesso Io, siamo Uno, l'Uno che crea tutto ciò che appare. Questo è il tuo messaggio per te stesso perché non ci sei altro che tu dappertutto nella creazione. Se ascolti il tuo messaggio di risveglio al fatto che tu sei il creatore di tutto ciò che appare E l'apparizione stessa ciò che accadrà è noto come l'illuminazione. Questo è quello che stai cercando, tutto il resto è una compensazione per questo. Questa è la più alta di guarigione, la guarigione non solo della psiche umana ma di tutto il mondo.

Se c'è reazione a queste parole essa è l'indicazione di quanto tu sia divenuto attaccato all'idea di essere il corpo / mente creato e ci sarà della paura presente, la paura della morte. Solo ciò che è il tuo aspetto temporaneo può morire, il vero te non può quindi la paura è la paura dell'io illusorio e questo deve morire alla luce della Verità prima che tu possa realizzare ciò che davvero sei. Tu sei Io, il creatore di ogni cosa.

Attraverso il rimanere presenti a questa paura della morte senza fare niente, ma permettendole di dispiegarsi, l'idea che si intrattiene di se stessi come individui separati si dissolverà, lasciando dietro di sé quello che è sempre stato presente, Io. Se non ti distrai da questa paura, trasformandola in una reazione e creando ancora una volta un'altra delle molte strategie per evitare quella resa del concetto di ego, morirai a quello che ti immagini di essere e riposerai in ciò che veramente sei e che sei sempre effettivamente stato, il testimone permanente, Io, il creatore.

Questo è il tuo messaggio per il tuo Sé, possa esso essere ricevuto nel luogo da cui è sorto.

Avasa

sabato 26 novembre 2011

Salute e Consapevolezza


Se attacchi una malattia sei un aggressore, e allora diventi complice di quella stessa energia che crea la malattia.

Amare la malattia è la risposta alla guarigione, perché il dis-agio è l'informazione che proviene dalla sorgente ma si è un po' persa nel cercare di tornare a casa. Nell'amarla si dà ad essa vero orientamento. Gli si ricorda la sua vera origine ed essa volentieri ritornerà a casa, alla salute.
E ' da qui che provengono tutte le malattie, ma esse dimenticano la strada di casa.

La malattia viene dall'Amore.

E 'un riflesso della tua coscienza.

A meno che non tu non ti renda conto di quale sia la tua verità non si può rimanere completamente a proprio agio e quindi c'è dis-agio. Ed questo dis-agio la madre di tutte le malattie. È necessario andare oltre questa malattia primaria e rendersi conto che tu sei l'immobilità che sta prima di essa, e sei sempre a tuo agio. Solo da questo luogo di riposo può accadere una vera guarigione, non appena il tuo dis-agio si ferma la malattia, che appare esteriormente, inizia a sparire fino a scomparire del tutto.

Così come sei così è il mondo, così dentro così è fuori. La causa di un effetto è anche la causa di ciò che si immagini provochi quella causa. La causa di tutto ciò che appare è se stessi, se si vive nell'ignoranza di ciò che si è si crea il riflesso di questa ignoranza e la creazione stessa è dipinta col pennello dell'ignoranza. Se si vive nella consapevolezza conscia di ciò che si è si crea a partire da questa consapevolezza conscia, e si creerà un mondo in cui risveglio sta avvenendo esattamente nella stessa misura in cui si è svegli, in quanto il mondo è il proprio riflesso.

Quello che si sta cercando è di guarire è la propria malattia, si è schizofrenici se ci si identifica con il corpo / mente e l'intero modo di agire e di pensare sarà l'attività di una persona folle. Se si realizza ciò che si è veramente, la consapevolezza impersonale prima della comparsa del corpo / mente, allora si vede di non essere nessuno, di essere nulla. Lo stesso niente che esiste prima della creazione.

In questa realizzazione c'è vera guarigione, integrità, interezza e in questo si vede che tutto ciò che appare è se stessi impegnati nel gioco della apparente separazione in quanto altri. Il solo vedere questo comincia a guarire questi apparenti altri dalla malattia della separazione, e le malattie del del corpo / mente seguono poi l'esempio.

Per arrivare a questa realizzazione si deve essere del tutto pronti e pronti a perdere ogni cosa che conosciamo riguardo noi stessi, inclusa l'idea - l'idea di questo momento - di esswre un individuo separato, perché questa non è la propria verità e questo concetto deve morire prima che la realizzazione del proprio vero Sè possa aver luogo. Si deve morire all'immagine di se stessi per venire a vedere questo che non si ha immagine.

Quando si riposa come questo che non ha immagine, non si è nulla, non si è nessuno. Quando sei nessuno, tutte le azioni del corpo / mente sono viste accadere spontaneamente in base alle circostanze del momento. Tutte le azioni sono allora le migliori possibili nel momento perché saranno azioni pure, senza ostacoli da parte del concetto di ego. Saranno l'azione dell'Unità e quindi non creano un senso di ulteriore separazione. Quando colui che si presenta con una malattia dissolve il senso di separazione in vostra compagnia ci sarà una vera e propria guarigione in loro come conseguenza del vostro sapere cosa si è.
Avasa

La rabbia

In ambito spirituale spesso si fa riferimento all'emozione della rabbia come qualcosa di negativo, qualcosa che deve essere dissolto prima che il risveglio sia vero di noi.

In realtà la rabbia è sempre qualcosa di impersonale, a meno che non ci sia una motivazione, una storia attaccate ad essa. Allora, - invece che essere solo un'emozione come un'altra che nasce pura dal momento, che ti fa sentire come un tubo vuoto che è attraversato da un fuoco e non lascia alcuno strascico dopo che è passata- allora quella rabbia ha un nome, ha un perché e una storia attaccati. Diventa la "tua" rabbia. Diventa una storia "circolare", ovvero che torna e ritorna perché ha il suo centro in un "me" immaginario che l'ha provata o eventualmente l'ha agita.

Se sorge prima l'emozione e poi la storia di un te che ha provato rabbia allora c'è una emozione "pura", che viene ingabbiata nella storia del "me". Successivamente non sorgerà più prima l'emozione e poi la storia, ma il contrario: ovvero sorgerà il pensiero e poi l'emotività. L'emotività è una emozione "residua" che non ha potuto dissolversi verticalmente nel momento a causa del senso di separazione ed è rimasta ingabbiata in una storia. E' questo genere di "rabbia" che soffriamo, ovvero quando è connessa ad un pensiero circolare e ripetitivo. Altrimenti la rabbia è la stessa di quando eravamo bambini piccoli: un altro bimbo ci ruba un giocattolo, sentiamo rabbia, magari gli diamo pure una spinta ma dopo cinque minuti siamo lì tranquilli magari a giocare con quello stesso bambino.

E' il senso del me che sta alla base della vendetta, biasimo, senso di colpa. E' un pensiero ripetitivo che avvelena la mente e anche il corpo. Se è possibile vedere la storia legata alla rabbia come solo una storia allora è possibile lasciare che quella rabbia "residua" si bruci nel momento, come un fuoco, senza giudizio, senza repressione nè espressione. ovvero MEDITEREMO la rabbia, saremo uno con la rabbia.

Se la storia legata alla rabbia brucia questo non significa che non sentiremo mai più, ma essa sarà circostanziata al momento e sorgerà in modo verticale dissolvendosi e non lasciando alcun residuo dietro di sè.

Quando nell'ambiante spirituale si pensa che la rabbia sia una emozione che non si debba provare questo genere di considerazioni è solo parte del condizionamento spirituale. Quella rabbia non è tua o mia, non è nè buona nè cattiva e stranamente a quanto si possa pensare - se essa è libera dal senso del me - no è distruttiva. E' un atto d'amore perchè non nasce dal senso di separazione. E' solo l'Amore che chiama più forte, è solo un tuono in un temporale. Il cielo non ha colpa che il tuono accada, nè è disturbato dal tuono: il tuono si libera perchè l'energia voleva scaricarsi così. é un atto libero, puro e non genera separazione.

Alcune forme sono caratteristicamente più adatte a esprimere la rabbia e si troveranno in situazioni della loro vita in cui sembra che giochino sempre il ruolo dell'arrabbiato o dell'arrabbiata. Possibilmente - dato il nostro condizionamento - si sentiranno in colpa di provare tali emozioni e le personalizzeranno creando di riflesso nelle altre forme biasimo e accuse. Si creerà una personalità della persona arrabbiata e a quel punto quasi ogni volta che sorgerà rabbia si creerà una storia, che ha con sè un motivo per giustificare magari il diritto a provare rabbia. Insomma l'impossibilità di sentire la rabbia slegata dal senso di responsabilità crea di solito una repressione indotta da se stessi o da altre forme. in realtà persino quel reprimere accade da sè, ma nasce dall'ignoranza.

La repressione della rabbia è in sè molto pericolosa perchè primo poi quell'energia dovrà esprimersi: o nel corpo come malattia o esteriormente con un senso di separazione e quindi con violenza e odio. Si tratta di un meccanismo che si auto alimenta: rabbia- repressione o biasimo - senso di colpa - rabbia per non potersi esprimere etc etc etc. Al centro del meccanismo c'è il "me", l'idea di separazione.

E' possibile dissolvere questo "circolo vizioso" restando semplicemente presenti al fatto che quell'emozione è sorta da sè e non se ne è responsabili. Molto spesso si è represso così tanto la rabbia che non la sentiamo neanche, ma è travestita da frustrazione o avvilimento. Se queste emozioni si dissolvono si sentirà rabbia e se è possibile sentirla senza sensi di colpa - che nascono dall'idea di esserei proprietari di quella rabbia- la rabbia "emotiva" si dissoverà.

Quello che resta quando il senso del "me" si dissolve è una vitalità, è la Vita che si esprime e si modula attraverso la forma in tutti i suoi modi: rabbia, felicità, tristezza, ma nessuno di essi è trattenuto come personale, è sofferto. Ogni emozione è parte dell'esperienza umana, e quindi è goduta come tale: l'essere se stessi diventa l'espressione massima della nostra libertà dall'ego, essere quello che si è in ogni momento. Solo Essere.

Shakti Caterina Maggi

domenica 23 ottobre 2011

sabato 17 settembre 2011

L'avventura

Ciao,


volevo farti una domanda.....E' parecchio tempo che mi interesso di spiritualità, molti libri molti insegnamenti, e qualche piccolissimo risultato, almeno tra quelli che io posso vedere. Tanti insegnamenti in poche parole che non mi hanno portato a quasi nulla.Se rifletto a quello che mi è successo è solo una sofferenza. TUTTI gli insegnamenti mi sembrano falsi dicono cose vere ma non realizzabili.....Cosa significa disconnettersi dal momento....Io mi sono dato una risposta...deve accadere da solo...non posso proprio farci nulla. Tutte le nostre maschere continueranno ad esistere fino a quando non decideranno di crollare....forse comprendendoci....ma come?


Ti ringrazio anticipatamente....e complimenti...
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Ciao!

facciamo chiarezza: non esiste nessuna necessità che tu ti "scolleghi" con il momento. Come potresti del resto? Non esiste un "te" sconnesso da questo istante, e questa illusione è ciò che apparentemente, ma solo apparentemente, ti separa da ciò che sei, dal qui e ora.

Ogni ricerca spirituale parte da un presupposto sbagliato: che esista un qualcuno che sta cercando e che esista un qualcosa da trovare. Entrambe queste idee sono sbagliate: in realtà esiste solo una ricerca - di cui non sei in controllo ma che sta accadendo da sè. Non hai scelto di cercare chi sei, è accaduto e quindi non puoi neppure smettere di cercare. Il punto è che c'è solo ricerca, ma chi è che sta cercando? La ricerca accade e proprio perchè accade è chiaro che NON sai cosa stai crecando. Dici di cercare te stesso, ma se tu sapessi chi sei e come è fatto questo "te stesso" ti saresti già trovato, quindi QUALUNQUE COSA O STATO TU VADA CERCANDO NON E' QUELLO CHE SEI.

La pace non può esesre trovata attraverso la ricerca, il silenzio non può essere udito attraverso le parole. Ma la pace può essere colta nel mezzo della confusione della mente, e il silenzio riconosciuto da parte del silenzio stesso anche nel mezzo del frastuono interiore o esteriore più intenso. L'idea che tu stia cercando e che ci sia qualcosa da trovare è l'unica idea che deve cadere e cade attraverso lo scorrere stesso della vita, attraverso le delusione della ricerca persino attraverso questo scambio di parole. Se c'è qualche posto dove vuoi andare come puoi essere semplicemente qui? Lascia cadere se puoi ogni idea di cosa stai cercando: nessuna di esse è corretta. Lascia cadere l'idea che tu debba cercare e stai - se puoi- con il fuoco che alimenta quella ricerca. E' un fuoco interiore che non ti darà pace fino a che non avrà consumato ogni briciolo di te.

Le maschere dell'ego sono appese sul nulla, non c'è nessuno dietro di esse! Sono appunto solo maschere, ma non troverai un autentico "te" dietro di esse, perchè dietro di esse non c'è appunto nulla! Ecco perché la mente ignora tutto il tempo ciò che sei: ti cerchi come se tu fossi un qualcosa; persino un qualcosa chiamato "Sè" o "Coscienza". Dovrebbe essere auto-evidente che se ciò che sei è nulla, non puoi mai trovarti! Il riconoscimento intuitivo di questo fatto pone un freno alla ricerca e in quel rallentare inizierai ad accorgerti  dei fiori sui lati della strada, del verde degli alberi, inizierai a goderti il viaggio insomma.

Prima come potevi goderti il viaggio? Eri troppo impegnato ad andare da qualche parte. Non c'è nessun posto dove andare. Te lo ripeto: non c'è nessun posto dove andare. L'unica direzione che la tua vita sta intraprendendo è quella di portarti verso la morte. Dove altro vuoi andare? Meglio allora iniziare a godersi il viaggio di per sè, quella è l'avventura. Maschere e condizionamenti cadono per mancanza di interesse, quando tutta l'attenzione che diamo loro nel tentativo di risolvere questo immaginario puzzle crollerà del tutto. Non c'è nessun puzzle. La vita non è un indovinello. E' un sogno che accade senza nessun motivo. Puoi apprezzare questo fatto, oppure ignorarlo e tentare di dargli un significato e uno scopo. Ci proverai per un po' e alla fine, stanco, desisterai.
Un abbraccio
Shakti

domenica 22 maggio 2011

QUESTO, La Sorgente

Da dove sorgono i pensieri? Se si conosce la Sorgente dei pensieri, cioè se la si comprende intuitivamente, allora il cercare stesso si ferma. Quell’attività a cui facciamo riferimento col nome di pensiero o sensazione appare a partire dalla non-azione, all'interno della non-azione e viene testimoniata da questa stessa non-azione.

Questa non-azione è la loro Sorgente. Quale che sia il contenuto di ciò che chiamiamo mente, esso viene testimoniato da ciò da cui e in cui appare, ovvero dalla Sorgente, dalla non-mente.

Ogni volta che appaiono pensieri e sensazioni, questi vengono riconosciuti da te, questo “te” è la non-azione che li pone in essere, all’interno della quale essi fanno la loro temporanea apparizione e in cui tornano a dissolversi dietro di sè Nulla, la Sorgente. Tu sei la Sorgente di queste attività temporanee, tu sei Consapevolezza permanente che non cambia mai.

Non esiste un solo essere umano sulla Terra che non abbia familiarità con pensieri e sensazioni; quindi, non esiste essere umano che non abbia familiarità con la Sorgente di queste attività. La Sorgente è familiare a tutti, conosciamo meglio la Sorgente che non le attività che emergono all’interno di essa, e questo è perché le attività vanno e vengono, mentre, invece, la Sorgente è perennemente presente.

Se la Sorgente si manifesta come un'attività di ricerca, è la Sorgente stessa che si cerca come se fosse un'attività, una cosa, un pensiero o una sensazione; ma visto che la Sorgente non è nessuna di queste apparizioni temporanee, esse risultano insoddisfacenti e portano una fine alla ricerca. Dopo una vita passata a prestare attenzione a queste attività scoprendo che in esse manca sempre qualcosa, sorge un senso di disillusione nei confronti delle esperienze che non riescono a contenere la risposta a ciò che si sta cercando. Questo porta a vedere quel che riposa prima del sorgere dell’attività. Si vede anche che questo qualcosa è presente sia durante che dopo l’azione, si riconosce che è onnipresente, e alla fine la sua attenzione ritorna su se stessa in modo naturale, senza alcuno sforzo e senza alcun tipo di metodo.

Quando si vede tutto questo, risulta evidente essere proprio ciò  che si stava cercando: era la Sorgente che si cercava nella forma di un qualcosa, di un’attività, di un’esperienza e nel processo di questa ricerca creava quelle stesse attività. Quel che siamo, quel che siamo stati e quel che sempre saremo è Questo, ciò che è sempre presente, l’Eterna Consapevolezza che è sempre stata testimone di tutte le cose. La conosciamo perfettamente, è ordinaria, nulla di speciale, semplicemente IO.
Si è sempre questo, questo è tutto quel che c’è, il Nulla che fa sorgere la temporanea apparizione di ogni cosa che non è nient’altro se non la sua stessa attività.
Adesso prova a dimenticare queste parole e lascia che l’attenzione colga ciò che sta testimoniando l’attività del pensiero e delle sensazioni. QUESTO sono io, questo è ciò è stato cercato, questo è ciò che sta a cercarsi e questo è ciò che tu sei.
Ti suona familiare tutto questo?
Nell’ amore e nel sorriso
Avasa

martedì 19 aprile 2011

Rilassarsi in ciò che è

ciao! spero di non disturbarti... ho una domanda...hai scritto che "stiamo" gia accadendo..ok, ne posso prendere consapevolezza..ma è utile prenderne consapevolezza? non esistono tecniche per "risvegliarsi" ok..ma non esiste un modo per far morire l'ego? è questo che ci fa soffrire se "perdiamo un amore", o ci fa provare gelosia, o ci fa sentire il bisogno di identificarsi come qualcuno... il risveglio non è una cosa che si può cercare, ma se io non volessi più dover convivere con l'ego..non c'è qualcosa che si può fare.. continuo a pensare, ma pensando non arrivo a niente se non a "violentarmi" il cervello.. dovrei solamente lasciarmi andare? è l'unica cosa che posso fare?

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Prima di tutto - se puoi - rilassati. Dove vuoi andare? Ora, proprio ora, tutto quello che c'è è solo questo. E poi solo questo. E poi solo questo. La Vita accade in un istante alla volta. Accade ora, adesso. E in questo momento - che è tutto quello che cìè - sorge l'idea che ci sia un prossimo momento in cui ti illuminerai. In cui vincerai il primo premio alla lotteria nazionale del risveglio. In cui ucciderai l'ego e farai fuori tutti gli attaccamenti. Calma! Quante cose che la mente spirituale vuole fare, diventare, trasformare! Che fatica! Diventa pigra, rilassati! E' solo nel rilassamento che puoi accorgerti che gli uccellini cantano fuori e c'è il sole che entra dalla finestra. Che la luce della luna bagna il letto con il suo candore.

Guarda come è violenta la mente! Vuole fare, trasformare, cambiare. Non sa nulla dell'intimità con questo momento, con ciò che c'è. Non sa nulla di questo istante. Cercati in questo istante. Dove sei? C'è il corpo, i pensieri, forse una stanza con degli oggetti, ma tu dove sei rispetto a queste cose? Vedi, il punto è che quando ti cerchi non ti trovi mai. Quando ti cerchi resta solo la domanda "chi sono?" .... e nessuna risposta. TU sei la risposta, TU SEI, ma cosa sei non lo saprai mai davvero! Sei ciò che sa che tutte queste cose - il corpo, la mente, la stanza, i pensieri sul risveglio etc - stanno accadendo, ma non stanno accadendo per nessuno!!! stanno solo accadendo! E questo è il grande miracolo, la vita accade e non accade per nessuno! sta solo accadendo!

Se ci fosse un modo per far morire questa idea che tu sia separata da ciò che accade, dovresti prima trovare quel qualcuno che è separato...e se lo cerchi non lo trovi! Rilassati. Se puoi tira un profondo respiro e guardati intorno. Vedi nessuno che sta facendo la Vita? Non sta forse già accadendo per conto suo, inclusi tutti i pensieri e le azioni che ti sembra di fare? Accadono da soli, come il rumore del traffico, o il canto degli uccellini. Non puoi lasciarti andare, neppure questo lo puoi fare. Dove è quel qualcuno che che si dve lasciare andare? C'è solo la Vita! Ora! Quando questo ti colpisce ogni pensiero sul risveglio o illuminazione cade. Non hanno più senso. Resta solo la gioia di vivere quello che c'è.

L'ego accade, ma non accade per nessuno. E' solo un'idea... lascia che sia lì, non te ne occupare. Celebra, e la comprensione accadrà da sola a tempo debito in questo rilassamento.

Shakti Caterina Maggi

venerdì 15 aprile 2011

Pensare e creare

Se pensando ad un qualcosa..in quell'istante..si pensa..che se accade quella cosa..l'individuo..deve fare cosi o cosa..è indifferente cosa..l'accadere è una risposta tra pensiero e coscienza?

quindi una risposta a se in se..
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Qualunque pensiero sorga nel momento non ha in realtà nulla a che vedere con quello che accade in un apparente prossimo momento. E' solo la coscienza identificata con il concetto di tempo e di causa-effetto cm he legge tempo e causa effetto nella manifestazione. Se il gallo si sveglia la mattina e canta il suo verso e vede sorgere il sole penserà che è stato "lui" a farlo sorgere. Un giorno il gallo morirà e il sole continuerà a sorgere.

La vita non accade attorno ad un "me" immaginario, un "me" che pensa i pensieri o che deve cercare in qualche modo di allinearsi con il corso degli eventi attraverso una "giusta" azione. Se un pensiero sorge e la manifestazione sembra seguire il percorso di quel pensiero semplicemente questo accade perché doveva accadere. Il pensiero e la manifestazione apparentemente correlata sono entrambe due azioni impersonali che sorgono nel momento. Il leggere un fenomeno di causa effetto deriva dalla tendenza della mente basata sul me di "dividere" le cose, di separarle, di frazionarle.

Tutto è un unico accadimento, un'unica azione che accade NEL MOMENTO. Non accade nel tempo, ma nel momento, ma è è letto dalla mente basata sul "me" COME SE il tempo esistesse, COME SE causa ed effetto esistessero davvero. In un mondo dove tutto sorge da un unico Sé ogni cosa è la causa e l'effetto di ogni cosa. Non esiste un oggetto separato che provochi un altro oggetto perché se guardi bene entrambi sorgono nel momento, sono testimoniati da un'unica Coscienza che ne coglie il manifestarsi e il dissolversi.

La tendenza a voler leggere dei "segni" nella manifestazione è insomma indice della presenza dell'idea che ci sia un qualcuno che sta vivendo la vita o che possa scegliere se viverla in un certo modo piuttosto che un altro. Di fatto, nel momento, è chiaro che la Vita accade senza che noi possiamo deciderne il percorso. Possiamo avere l'impressione che questo non sia così, ma tale impressione è data soltanto dalla nostra incapacità di vedere come di fatto non scegliamo nessuno dei pensieri che sorgono nella mente, delle sensazioni o emozioni e a livello ultimo neppure nessuna delle azioni.

La Vita accade comunque come essa deve accadere, senza possibilità di interferenza da parte di un personaggio che neppure esiste! Essa sorge come riflesso del modo in cui la Coscienza stessa si conosce attraverso la tua forma: se in te esistono concetti di ignoranza e paura il mondo di cui farai esperienza ne sarà permeato. Se pensi che ci sia una possibilità di scelta per te, leggerai questo nel mondo e soffrirai le conseguenze della paura di fare la scelta sbagliata.

Quando il senso del "me" inizia a dissolversi, si inizia a intuire di essere i creatori di quello che sta accadendo. Essendo però ancora presente in parte il senso di separazione si potrebbe pensare che questa creazione sia in qualche modo frutto di un agire individuale. Essa invece è espressione non di qualcosa che facciamo, ma di cosa siamo e di come ci conosciamo. Esattamente come in un sogno ogni cosa è il riflesso della coscienza del sognatore, nel Sogno della Vita ogni cosa è il riflesso del modo in cui la Coscienza si conosce attraverso quella forma.

Più il senso di separazione di rivela nella sua illusorietà e più quella manifestazione si mostrerà come un avvenimento impersonale, necessario, spontaneo ed inevitabile. Questo non significa che il futuro sia già scritto: il futuro non esiste, esiste solo questo istante. E tu SEI questo istante.

Shakti Caterina Maggi

martedì 29 marzo 2011

Dio in ogni cosa

"Se non riesci a veder Dio in ogni cosa, non puoi vedere Dio affatto"

..già bello..ma perchè dovremmo proprio vederlo..forse ci è dato solo di sfiorarlo consapevolmente anche..ma la costanza che è il legame identico al sè forse non è dono nemmeno del qui e ora ..l'eternità non ci appartiene cmq qui!.. forse..



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Quando non vedi Dio in ogni cosa lo cerchi. Non puoi fare altro perchè ciò che si cerca attraverso di te è Dio. Non sei un piccolo ammasso di pelle e carne e ossa disperso su una palla di fango e acqua che rotea nell'Universo... sei Dio incarnato, ma addormentato al fatto di esserlo. E quindi soffri. Hai perso il tuo regno, hai perso il tuo paradiso. E nell'istante in cui lo perdi... inizi a cercarlo... nelle relazioni, nel lavoro, oppure nella spiritualità, nell' " illuminazione".



Non puoi evitare di cercare fino a che c'è ignoranza perchè fino a che c'è ignoranza c'è sofferenza. Il Divino cerca se stesso fino a che non si trova... a volte quella ricerca finisce solo poco prima della morte del corpo. Ma tu amore mio, se sei qui a porre queste domande è perchè qualcosa si è esaurito in te... non cerchi più nel mondo. Forse cerchi in te stessa, ma lì trovi un mistero insondabile, trovi l'abisso del tuo Essere. E il "me" si sente perso in quell'abisso, si sente disperato, o "depresso". Tuffati in quel buco nero, in quel vuoto e quando sarai sparita del tutto ti ritroverai in ogni piccola cosa. Nella pianta del tuo terrazzo, nella polvere che scintilla al sole, nello sguardo di ogni uomo o donna che sia perso o risvegliato vedrai te stessa, vedrai Dio.



L'eternità come tu dici è qui e ora, perché esiste solo il qui e ora, esiste solo questo! Na non è meraviglioso? Non devi cercare nulla nel prossimo momento, puoi, se accade, rillassarti lì dove sei. E se non accade questo rilassamento, questo sprofondare nel qui e ora... accade ricerca e allora goditi la ricerca... qualcosa sullo sfondo sta lì seduto e sorride e ride di tutti gli affanni. In realtà NON C'E' NULLA DA TROVARE, in realtà non esiste una verità che puoi conquistare o un "dio" che devi raggiungere... è questa idea che è la fonte della sofferenza. Proprio questa idea: che tu non sia GIA' questo.

un abbraccio a te...

shakti

domenica 20 marzo 2011

IO SONO prima di qualunque esperienza

Ciò che è apparso di recente sono molte mail e varie altre cose su Internet riguardo ciò che si pensa sia il messaggio Advaita. E 'tuttavia molto chiaro che queste argomentazioni NON vengono dal VEDERE ciò che il messaggio advaita è davvero ma ciò che è PENSATO che sia; il che sono due cose completamente diverse.

Ci sono molti sostengono di sapere e capire, ma poi sono anche in disaccordo con coloro che sono chiaramente in questo VEDERE. Stanno intrattenendo un aspetto concettuale del messaggio e immaginano invece di averlo ottenuto. Ho letto uno scambio a tre che Tony Parsons ha avuto con altre due persone sul sito di Paula Marvelly, (http://advaitaacademy.org/Pages/articlesandtalks.aspx?CategoryId=22where) lo stavano criticando per quello che era stato espresso nel suo libro. Qualunque cosa Tony dicesse è stata accolta con "Sì, ma" ed una montagna di concetti riguardo "un LIVELLO ULTIMO O ASSOLUTO".



Questo E' il livello ultimo, c'è solo SOLO un livello e NON è un livello, è solo QUESTO. Questo è tutto ciò che c'è.

Ho visto polemiche senza fine contro coloro che condividono questo messaggio da parte di persone che NON sono nel VEDERE di tutto questo. Queste argomentazioni nascono da un fraintendimento di ciò che viene condiviso.

Di nuovo ieri ho visto alcune persone malinterpretare quello che Shakti ha scritto su Facebook e sul suo blog e discutere ribattendo con ciò che era stato scritto e anche con qualcosa condiviso da me e di nuovo questo "SI MA" e il "LIVELLO ULTIMO".



E' perfettamente normale e naturale approcciare l'argomento dell'Advaita attraverso dei mezzi concettuali MA (un GROSSO ma) non immaginate che sarà mai capito perché non lo sarà, non si può. Non si può mai diventare un esperto di questo messaggio e da parte di coloro che sono nel vedere di questo non c'è alcuna pretesa di possedere qualcosa che nasca da un'accumulazione di un'esperienza nel tempo. La COMPRENSIONE appartiene al tempo lineare e il messaggio advaita sorge dall'Eterno, non dal tempo, non dall'infinito. L'eternità e l'infinito NON sono la stessa cosa. Uno implica l'assenza di tempo e l'altro un proseguimento quasi senza fine NEL tempo.



Questa confusione nell'uso delle parole è spesso causa di disaccordo con ciò che è stato condiviso, anche questo è naturale e parte di un iniziale tentativo di capire questo messaggio. Le parole non sono la cosa in sè! Ma non lo è neppure l'esperienza che sta prima delle parole perché ciò che viene espresso nel messaggio di Advaita sta prima di qualunque tipo di esperienza. Quando infine si lasciano andare queste cose e c'è uno stabilizzarsi nel vedere tutto questo allora non resta nessuna comprensione, nè alcun tipo di esperienza di questo perché queste cose sono possibili solo quando la persona che immaginiamo è presente.



La discussione di ieri non è infrequente ed era valida e sincera in risposta a qualcosa che era stato scritto da qui e che era stato messo internet da Shakti nei luoghi che visita sulla Rete. Il "SI' MA" in questo caso riguardava le guerre e gli orrori che si vedono intorno a noi nel mondo attuale, che sono pienamente d'accordo sono una rappresentazione dello stato triste in cui l'umanità versa. Questa apparizione esterna è basata dall'inizio alla fine su l'IDEA della separazione, è la causa di questa orribile azione nella coscienza e quindi lo scioglimento di questo concetto di separazione sarà la fine di tali atrocità.



Cerchiamo di essere chiari sull'apparizione di queste cose: esse non finiranno fintanto che il concetto di essere separati resterà. La risposta NON è quindi di cercare di modificare l'apparizione esteriore, ma la visione che si ha del proprio Sé. Nella misura in cui questo può avvenire anche l'azione esterna della coscienza apparirà meno seperata e più compassionevole.



Il messaggio advaita quando è condiviso è spesso immaginato come freddo e senza amore, perché è fattivo: eppure ogni volta che l'ho visto vivere in altre forme è ben lontano da essere tale. Sono esseri dalla natura molto compassionevole e naturalmente amabile, ma c'è non di meno in essi l'accettazione dei fatti come sono visti, che le cose sono come sono perché non possono essere diverse. Questo non significa che se uno è presente in una situazione dove è possibile fare qualcosa per alleviare una sofferenza non lo si faccia. Nell'apertura di questo vedere tutte le azioni cosiddette personali nascono spontaneamente e quindi in modo amorevole dall'Amore verso se stesso, perché Amore è ciò che è prima di ogni azione. L'atteggiamento di "Oh beh è il suo karma" non è il messaggio di Advaita ma lo è l'accettazione che le cose sono nel modo in cui sono e include l'azione di cambiare le cose se si è nelle immediate vicinanze di una circostanza che comporta della sofferenza. Ciò che è condiviso non viene fatto con un atteggiamento di indifferenza. La compassione è una qualità spirituale basata su una comprensione profonda che nasce dal vedere e dà luogo al distacco. L'indifferenza è basata sul concetto di me, è una protezione egoica da parte di colui che immaginiamo di essere e che già sta portando troppi pesi per essere in grado di sopportare il peso di un'altra reazione emotiva a ciò che viene sentito o visto riguardo la sofferenza nel mondo, da qui il rifiuto di prendere altro a bordo che diventa indifferenza.



Può essere molto difficile da credere, ma ogni essere umano alla base è Amore, noi siamo naturalmente esseri amorevoli. Sono le condizioni di ciò che ci circorda esternamente che diventano le esperienze di vita che ci portano a tornare a questo Amore. E ' l'UNICO modo in cui possiamo porre fine al dolore e alla sofferenza esterni: l'Amore è la risposta. Dobbiamo conoscere di nuovo (non nel senso della comprensione) il nostro Sé essere come questo Amore che sta prima di tutte le azioni che sorgono nella coscienza. Se fosse possibile (e lo è) per tutti gli esseri umani di tornare a VEDERE che ciò che vive attraverso la forma umana, che appare COME forma umana, ed E' l'esperienza del gioco della vita, è ciò che essi sono allora questa follia nel nostro mondo finirebbe.



La prima cosa che sorge dopo aver saputo di un altra atrocità è l'emozione di raggiungere coloro che hanno e stanno soffrendo quanto è avvenuto. Questo nella stragrande maggioranza dei casi è seguito da un senso di impotenza, che può quindi dare luogo ad un'azione di desiderio di cambiare la circostanza che si manifesta (fare qualcosa) o cadere in uno stato di frustrazione per il non poter agire. La prima azione aiuta a evitare di sentirsi impotenti e la seconda ci getta in una profonda identificazione con la sensazione: nessuna delle due può cambiare la situazione. La risposta qui quando la sensazione di essere impotenti si presenta è quello di non fare semplicemente nulla! Resto con la sensazione in quanto sensazione e lascio che sia pienamente sentita e vissuta. Siamo cresciuti così abituati a evitare le cose come si presentano che immaginiamo che NON fare sia qualcosa che dobbiamo o possiamo fare. NON fare è non fare nulla e questo permette poi la circostanza proprio lì in quel momento di essere sentita pienamente. Quando lo è questo può dare luogo ad un fare qualcosa, ma questo NON sarà una reazione, ma sarà una RISPOSTA diretta ad avere pienamente sentito l'impatto dell'emozione che deriva dalla situazione. In questo modo si diventa di nuovo emozionalmente connessi al mondo così come uno lo era nell'infanzia. Nel momento in cui questa connessione emozionale approfondisce il mondo cambia. Quandi ci si VEDE e SENTE come ogni cosa che si manifesta allora l'apparizione cambia per riflettere tutto questo. Questo ricollegarsi nuovamente a livello emozionale con tutto ciò che appare è l'Unità, è l'UNO.

Quando ci si risveglia finalmente al fatto che c'è un UNICO sognatore di questo sogno della vita, e che soi è questo sognatore, allora il sogno assume una qualità molto diversa, si trasforma per accogliere il risveglio di tutti gli altri esseri umani che sono in realtà non è altro che se stessi (il prorprio Sé).



Non vi è alcun autore personale dietro alcune delle azioni cosiddette personali, buone o cattive che siano. C'è però il vedere questo come un fatto, vedere che ci immagina che l'azione sia personale, e che l'immagine è ciò che dà luogo ad un'azione di separazione. Siamo tutti l'Essere divino stesso e se questo non si vede chiaramente quell'areain cui non si vede chiaramente sarà riflessa verso l'esterno nella nostra coscienza che appare come un mondo a parte apparente LA' FUORI. Non c'è LA' FUORI e non c'è un REGNO INTERIORE, c'è solo QUESTO. QUESTO è tutto ciò che c'è.

QUESTO sta apparendo a partire da e in ciò che che sei veramente, risvegliati a questo fatto e il mondo che può apparire inizialmente separato cambierà e rifletterà la tua realizzazione. TU non sei il corpo o la mente, queste azioni sono i tuoi aspetti mutevoli, temporanei. Quello che sei è l'Amore che non conosce il senso di alterità e che sta prima di ciò che appare come tua esperienza.



Se lì sorge un'azione di controbattere ciò che è stato letto qui testimonia quell'azione e resta presente ad essa fino a che non si placa e scoprirai che in realtà non solo si è d'accordo con ciò che è stato scritto, ma che in realtà tu lo hai scritto. E 'il TUO messaggio a TE STESSO. Alcuni leggeranno e saranno d'accordo, perché già la connessione emotiva ha iniziato o ha già avuto luogo, o sta accadendo, in questo caso l'Amore è visto manifestarsi come comprensione.

Se però non si è in grado di rimanere con quello che sorge come reazione non sprecare il tuo tempo a metterlo su una mail, la reazione si manifesterà nel mondo in ogni caso come un ulteriore forma di separazione e di sofferenza. Non ci sarà alcuna risposta da parte di questa forma alla tua reazione e il disperderla esprimendola sarà la tua perdita di possibilità di sentirla fino all'arrivare a questo luogo che sta prima della sua comparsa. Tutto ciò che è scritto qui è sorto dal VEDERE questo NON dalla sua comprensione o MALcomprensione. Semplicemente è una azione temporanea che sorge in e da questa non azione che è permanente.

Per quelli di voi che sono italiani io so solo poche parole dopo tutto questo tempo di condivisione qui in Italia.

'Stai con la Sensazione, le parole non SONO importanti, la comprensione è nel Cuore'.

Possano queste parole toccarti là dove tu sei quelll'Amore che resta prima di ogni apparizione.

Avasa.

giovedì 17 marzo 2011

Creare


Ciao Shakti....ti andrebbe di parlare di tutti questi seminari,libri e articoli su Legge d'Attrazione,Segreti da svelare,come diventare ricco,come $$$€€€essere felici ecc.?. Love



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Credo che la domanda fondamentale da farsi sia: chi ne trae vantaggio o chi ne pensa di trarne vantaggio?

Il Buddha sembra aver detto 2.500 anni fa che "la mente è l'anticipatrice di ogni cosa". Se questa affermazione è letta con l'idea che ci sia una mente individuale allora penserà che ci sia un qualcuno il cui pensiero crei la realtà. Di fatto questo non è così. Esiste la manifestazione ed essa non è assolutamente personale. E' espressione della Consapevolezza che nel suo tentativo di conoscere se stessa crea il mondo così come viene percepito attraverso le forme che sono solo strumenti di percezione della Consapevolezza stessa. La dualità, il gioco delle forme, così come essa è vista e vissuta è solo l'espressione della Coscienza e quindi riflette il movimento della Coscienza. Se un pensiero cosiddetto negativo sorge in modo impersonale attraverso la forma esso non appertiene ad una mente individuale, bensì è espressione della Coscienza. La sofferenza non proviene dalla manifestazione o meno di quel pensiero ma dall'identificazione con esso. In altre parole: non puoi prottegerti dai cosidetti pensieri negativi o dalla loro eventuale manifestazione, ma se non c'è identificazione con essi non ci sarà sofferenza. Il dolore e la sofferenza non sono la stessa cosa: il primo fa parte della Vita il secondo è basato sul concetto del me e quindi si dissolve con il risveglio. Allo stesso modo se c'è identificazione con un pensiero cosiddetto positivo se esso eventualmente si manifesterà ci sarà sofferenza in quanto ci sarà paura di perdere ciò che viene visto come positivo.



Lo sforzo di creare pensieri positivi è del tutto illusorio: non c'è qualcuno che pensa, sei pensato. Innegabilmente la realtà si manifesta in accordo con il modo in cui la manifestazione accade attraverso una forma. Se ci sarà una identificazione di vittima il mondo sarà espressione di questa idea e vittime e abusatori saranno visti in ogni parte del sogno. Il dissolvimento di quella identificazione non accade però grazie agli sforzi di un apparente individuo: nel dispiegarsi impersonale della vita stessa ci sarà il lasciare andare di questa idea quando essa sarà troppo dolorosa e quindi il cogliere nella manifestazione situazioni di vittimismo o di abuso si dissolverà da sè attraverso una comprensione intuitiva. Laddove questo non sia possibile al momento della morte del corpo questa identità accanto a tutte le altre ancora presenti si dissolvcerà nella Luce.



Il modo in cui tu percepisci il mondo non è espressione di quello che fai ( come pensa la mente basata sull'ego), ma di ciò che SEI: tutto è espressione di IO SONO. Se questo Io Sono è filtrato attraverso le identità dell'ego esso si esprimerà nella manifestazione con un sogno di sofferenza anche laddove ci sia agli occhi del mondo un apparente successo.

Che serve avere una bellissima casa o una bellissima moglie se hai paura di perderli? Quel desiderio di avere ed ottenere certe cose nel sogno è impersonale così come la paura di non poterli avere. Entrambi concorreranno alla manifestazione del sogno. Ma se esiste ancora l'idea che vi sia un qualcuno che ha creato quel sogno vi sarà sofferenza, non liberazione.



Se è possibile scoprire CHI vive il sogno della Vita allora sarà anche possibile goderla per la prima volta appieno, nei suoi aspetti cosidetti negativi e positivi: lutto, perdita etc... la bellezza dell'Esistenza risiede nell'alternanza di creazione e distruzione non in uno stato "positivo" che comunque è transitorio.



In Giappone esiste un termine molto bello per descrivere tutto questo: wabi sabi, la bellezza dell'impermanenza, la bellezza di ciò che sta sfiorendo, morendo. Se il mondo non morisse in ogni istante non potrebbe rinascere in ogni istante. Se il mondo non fosse impermanente non potresti coglierne la bellezza, sarebbe statico immobile. Sarebbe identico alla Consapevolezza Eterna e quindi non ne faresti esperienza.



Tu, Eterno, fai esperienza della Vita perchà essa muore in ogni momento. Se cogli la sublime grazia della nascere e morire non ci sarà più il desiderio di modificare la Vita affinchè essa si accomodi in base ai nostri desideri egoici e ci sarà liberazione e GRATITUDINE. Da quella gratitudine tutto si dispiegherà spontaneamente nell'unico modo possibile riflettendo la grazia di cui si fa esperienza.

Shakti Caterina Maggi

mercoledì 16 marzo 2011

Sul disastro in Giappone


Pensi che la natura in qualche modo abbia risposto all'agire collettivo dei giapponesi verso di essa?

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La Natura non è separata dalll'uomo. Noi siamo Natura, la Vita stessa vive queste forme, la Coscienza le vive, le anima, le muove.

Tutto quello che accade nella manifestazione è espressione di un'Unica Coscienza che agisce e fa esperienza della Vita attraverso tutte le forme senzienti. Nonostante l'apparenza di un agire individuale nel sogno, ogni azione è interconnessa ed espressione di un'Unica Volontà Divina che è del tutto impersonale, spontanea e necessaria. Questo è in qualche modo difficile da accettare quando questa azione coinvolge e include la morte di molte forme e la loro sofferenza fisica e psicologica. Un evento traumatico come un disastro naturale ( o anche connesso all'azione umana) ha la capacità di gettare la mente basata sul senso di separazione in un profondo senso di insicurezza, sconforto e disperazione. La morte e la sofferenza di quelle forme provoca inevitabilmente un senso di paura e terrore in coloro che sentono che la propria esistenza sia legata alla sopravvivenza del corpo-mente. Ecco che la paura della morte prima nascosta e sommersa emerge con violenza e ci costringe a sedere con il suo fuoco. Se questo è possibile senza un impulso di ritrarsi da essa allora avremo fatto il miglior uso possibile di quell'evento, permettendo di illuminare in noi quei luoghi dove ancora il senso di separazione si annida.

Non esiste un sogno personale che rifletta una sofferenza personale. Non esiste un agire del popolo giapponese, ma esiste una Coscienza che agisce più o meno consapevolmente attraverso alcune forme e che a seconda del suo livello di coscienza potrà cogliere nella manifestazione quello che non è ancora stato riconosciuto nell'Uno. Fino a che non c'è completa liberazione dal sogno esso rifletterà quei luoghi in cui c'è ancora sofferenza: se non si soffre il sogno allora esso si rivelerà per quello che è, l'espressione dell'azione divina che si manifesta perfettamente in ogni momento senza nessun motivo. La Vita non ha bisogno di un motivo per esistere e in questo risiede la sua stupefacente preziosità. Eppure laddove esiste sofferenza ed ignoranza essa servirà spontaneamente il proposito di sciogliere il senso di separazione attraverso le forme in cui la Coscienza è ancora addormentata su di sè.

Tutto quindi si dispiega nel modo più perfetto perché la Coscienza stessa si risvegli a se stessa in ogni momento. Un risveglio che non ha opposti ma che si pone al di là di ogni polarità, al di là del bene e del male, del positivo e del negativo.

La Coscienza stessa anela a se stessa attraverso ogni forma, anche quelle apparentemente non interessate a questo risveglio. Questo Uno viene cercato attraverso la materialità e la spiritualità fino a che esso non è più cercato e l'unica cosa che resta è questo momento, il momento eterno. L'Esistenza stessa si dispiega in modo perfetto in ogni momento: nessuna forma muore o soffre al di fuori del piano divino di risveglio, ogni cosa si muove ed è mossa come una unica azione, una unica danza.

Se è possibile sedersi con l'impatto degli eventi degli ultimi giorni senza reagire ma solo ricevendone l'effetto emozionale ed energetico che possono aver provocato in noi allora non solo avremo dissolto in noi quelle aree dove stiamo ancora soffrendo ma daremo il nostro migliore contributo alla sogno della Vita di cui siamo i Sognatori.


Shakti Caterina Maggi

lunedì 14 marzo 2011

Al di là del bene e del male


Puoi parlarmi del giudizio? Grazie

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Il non giudicare o il giudizio sul giudicare è sempre stato un argomento spinoso in ambito spirituale e fonte di numerosi fraintendimenti.

Ciò che causa sofferenza nell'esprimere un giudizio non è l'opinione in sè su un qualcosa, ma l'identificazione con il pensiero che è stato espresso. Ognuno di noi ha differenti caratteristiche, cultura, provenienza sociale e etnica e in base a queste differenze il concetto di bene o male, di giusto o sbagliato viene manifestato. In sè un giudizio è solo un pensiero, un'idea che sorge in modo del tutto spontaneo. Rifletti: hai causato quel giudizio, oppure esso è solo apparso nella tua coscienza? Esso fa dunque parte del dispiegarsi del fluire dell mente e non è personale. Il pensiero che dice "sbagliato" sorge in modo del tutto spontaneo attraverso una forma, ma di per sè non è stato deciso precedentemente.



Il senso di separazione e contrazione connesso al giudizio nasce dall'attaccamento e l'deintificazione con esso: l'idea che l'oggetto del giudizio sia separato da noi, ecco quello che causa sofferenza. Posso pensare ad esempio che insultare una persona sia un comportamento scorretto, ma questo giudizio di per sè non è fonte di sofferenza a meno che non ci sia un senso di spearazione con le forme attraverso cui l'insulto avviene e una sensazione di riprovazione come se quel gesto non dovesse accadere. In altre parole quando il senso di separazione sparisce il giudizio o opinione su un evento continuano a volte a sorgere nella mente ma non esiste la sensazione che nulla nella manifestaizone (incluso il giidizio espresso) non dovrebbe accadere iin quanto lo si coglie come parte del dispiegarsi della Vita stessa.



E' solo se guardo la situazione da un punto di vista parziale che non è possibile cogliere la costante armonia del tutto. Il che vale anche per gesti che socialmente vengono ritenuto deplorevoli o sbagliati: furto, omicidio, violenza sono atti che nascono dal senso di separazione e dall'ignoranza ma di per sè quando essi sono avvenuti risulta chiaro che non potevano non accadere e in questo senso parte dell'armonia della vita. Non ci sarà dunque l'idea che non sarebbero divuti accadere e quindi non ci sarà sofferenza che si aggiunge al loro esplicarsi attraverso il rimpianto, il senso di colpa, l'accusa. Essi saranno visti come gesti che nascono dalla sofferenza della coscienza attraverso i corpi che li hanno compiuti ma sarà possibile anche cogliere il quadro completo che li ha visti sorgere. Per ogni vittima esiste un carnefice nel gioco dellla dualità, per ogni abusatore esiste un abusato. Se attraverso una forma la Coscienza stessa è identificata con il ruolo di vittima essa manifesterà un carnefice, e viceversa. Il saggio coglie il gioco della dualità insito in questo avvenimento e sebbene possa esprimere un giudizio sull'evento non ci sarà la sensazione che esso una volta accaduto non avrebbe dovito accadere. Per il semplice fatto che si coglie come quell'evento sia stato il riflesso - attraverso ciascuna apparente parte coinvolta - di come la Coscienza si era identificata nelle varie forme. Bene e male sono la mano destra e sinistra del divino e di fatti non esistono l'uno senza l'altro, sono tutte un0unica danza volta a livello ultimo al risveglio della coscienza stessa. E' possibile osservare la scena globale e che essi non esistono l'uno senza l'altro.



Iil giudizio positivo o negativo su un evento è anch'esso parte della manifestazione e quindi parte del gioco della dualità: di per sè il gesto non è giusto o sbagliato, ma se crediamo che siamo "noi" a esprimerlo ci sarà possibilmente sofferenza attraverso l'idea che quel giudizio non dovrebbe accadere. Il vero punto è che qualunque cosa accada nel gioco della Vita noi siamo già oltre. Non siamo qualcosa che nasce e che muore e dunque anche un atto di violenza non afflige in realtà il vero Sè che vive attraverso le forme che ne sono coinvolte. Per essere più chiari: possiamo sentire e provare dolore E possiamo soffrire il dolore. E' questa seconda cosa che possiamo sciogliere attraevrso la chiara comprensione che noi siamo solo i testimoni di quel dolore, ma non ne siamo i soggetti. Altrimenti quel dolore invece che sparire dopo un certo ammontare di tempo dalla nostra coscienza continuerà a ripetersi all'infinito nella nostra mente e da emozione diventerà emotivirà. Il rancore e l'accusa per i torti subuti o il senso di colpa e la vergogna per quelli afflitti possno sciogliersi in una nuova comprensione di come le azioni si dispiegano attraverso le forme senza un autore che le compia.



Il paradosso è che quando il senso di separazione si è dissolto attraverso la forma le azioni che si dispiegano difficilemente saranno poco amorevoli, in quanto si vedrà come chi è davanti a noi in quel momento è un riflesso del nostro vero Sè. L'Amore - ovvero ciò che non conosce separazione - si muoverà consciamente attraverso la forma e sebbene possa apparire persino come rabbia a volte porterà con sè un senso di compassione profonda. Sarà un gesto totale che permette a chiunque sia cvonvolto nella siataionz e di agire attraverso la stessa totalità.



Dato che è impossible smettere di giudicare in quanto il giudizio è un pensiero potrebbe esesre più utile indirizzare l'attenzione sul fatto che ogni azione si presenti nella nostra vita è un riflesso della nostra coscienza. Nella misura in cui siamo consapevoli di questo ci sarà sofferenza oppure no e potremmo rapidamente lasciare andare anche eventi giudicati come negativi e permetterci di essere presenti alla gioia del momento attuale.



Non si tratta di non giudicare più insomma (cosa impossibile) ma di lasciare che anche il giudizio sia una espressione del momento. Chiunque sia l'immaginaria persona contro cui puntiamo il dito essa - che ci piaccia o no - è un riflesso di noi. Se questo è chiaro un'opinione potrebbe ancora sorgere, ma non ci sarà sofferenza a riguardo perchè si comprenderà anche perfettamente che quella forma che abbiamo accusato non poteva comportarsi in nessun modo di diverso da come si è comportata in quanto espressione di un unico intero. Se questo è colto con chiarezza e accettato completamente a livello intuitivo allora la manifestazione ha la vera possibilità di trasformarsi e riflettere questo nuovo senso di armonia globale. Le situazioni e le persone in altre parole si muoverano in corrispndernza con la possbilità di poter vedere e accettare una situazione come espressione e riflesso del contentio della coscienza.



Il miracolo accade allora nel momento non più come espressione di uno sforzo individuale per cambiare una situazione, ma come riflesso del cambiamento dell coscienza impesronale. E' la Mente di Dio allora che ha compreso qualcosa di sè e non ha più bisogno di manifestare una situazione per comprendere qualcosa su stessa. Ogni singola apparente parte è vista riunirsi in un'Unica Danza.



Shakti Caterina Maggi

lunedì 7 marzo 2011

La resa


La mia domanda è: come ci si arrende a tutto ciò che è....sono anni che seguo seminari di vario tipo leggo libri ma in fondo rimane sempre una sensazione di non completezza....puoi dirmi qualcosa in merito? Grazie.

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Nessuno si può arrendere, perché il desiderio stesso di resa presuppone una non accettazione di quello che è presente. Pensaci un attimo: perché vuoi arrenderti? Perché sei stufo di lottare, di cercare di cambiare te stesso e il mondo. Sei stanco di andare avanti come una particella impazzita e sconnessa da tutto il resto. Dietro quel desiderio di resa c'è ancora una tensione, un rifiuto... la lotta è diventata la lotta per arrendersi per abbandonarsi... è ancora una lotta!



La mente basata sul "me" sceglie e seleziona quei momenti nel fluire eterno della Vita attorno a cui l'immagne del me si incentra e li rifiuta, o cerca di manipolarli, di cambiarli pensando che se quegli eventi cambieranno arriverà pace. Quando si accorge che quel tentativo è fonte di sofferenza cerca allora di manipolare quel tentativo... ancora sofferenza sarà presente. Se è possibile passare dal concetto di ego alla sensazione di essere un individuo separato nel mondo quello che sentirai è un profondo dolore. Il dolore del me che si sente del tutto separato e frammentato dal resto della Vita e che soffre nella sua lotta perenne (prima per affermare se stesso e poi per cancellare se stesso). Quando la vera resa avviene è perchè quel dolore è così intenso che semplicemente non è più possibile andare avanti nel mondo fingendo di sapere dove si sta andando e che cosa si desidera fare o avere. Magari uno pensa di desiderare l'illuminazione: la SUA illuminazione, il SUO risveglio, la SUA liberazione. In questa realizzazione non c'è spazio per un risveglio personale, per un riscatto finale dell'ego spirituale che ha "raggiunto" qualche cosa. E' un perdersi, un perdersi totalmente in quello che c'è. E' un lasciare andare che non accade per fatalismo, ma perché quell'impeto di ricerca ha esaurito la sua forza. La realizzazione non accade perché si è arrivati alla fine della ricerca, ma perché non si cerca più. E ovviamente TU non puoi smettere di cercare perché anche quel tentativo è ricerca.



Senti la frustrazione che questa parole provocano in te. TU non ti risvegliarai mai, pèerché TU sei ciò che si oppone tra il tuo vero Io e la realizzazione conscia di ciò che sei.

La goccia viaggia per torrenti, laghi, fiumi e mari e alla fine si riunisce all'oceano. Magari pensava di essere lei a fare quel percorso, ma in realtà era sempre e solo portata dalle correnti della Vita. Era sempre e già solo ACQUA. Sei sempre solo e già Verità.

Stai sempre già tornando a casa.


Shakti Caterina Maggi

sabato 5 marzo 2011

Nulla accade


E' curioso a volte come un problema che la mente giudicherebbe negativo possa essere la via attraverso la quale la Coscienza si risveglia, proiettando l'attenzione forzosomente non sul corpo o la mente, ma su la Coscienza stessa per il troppo dolore fisico o emozionale sentito. Ecco perchè è impossibile dire cosa sia giusto o sbagliato: la tragedia per il "me" è solo e sempre l'opportunità dell'Esistenza di conoscere se stessa. Niente è mai contro di noi, tutto è sempre già perfetto.

La morte dell'ego chiede uno strano tipo di disciplina che non è la rigidità della mente: è frutto della capacità di restare fermi su ciò che è Reale e lasciare che il resto si dissolva, gli attaccamenti alle forme manifeste e ai loro movimenti. Deve arrivare il momento in cui questa focalizzazione - rilassata e spontanea- si scioglie del tutto nella manifestazione. Tu sei Nulla E sei Tutto. "All'inizio le montagne sono solo montagne, poi le montagne non sono più solo montagne. Poi di nuovo le montagne sono solo montagne". All'inizio il mondo è solo questo, poi ti accorgi che le cose non sono come sembrano e la manifestazione è solo un'ombra rispetto alla luce splendente della Consapevolezza. Ti distacchi dal mondo e torni al Sè, immanifesto e immutabile. Poi, di nuovo le montagne sono solo montagne, tutto è assolutamente ordinario e semplice. Con la differenza che tu non ci sei più. C'è solo la Vita. E la Vita era sempre e solo Vita.

Nulla in un certo senso avviene per caso, ma è sempre una occasione di risveglio. Cos'è l'ego se non un'idea? Sii chiaro, sii chiara su questo punto. E' l'idea che ci sia qualcuno quello che chiamiamo ego - il concetto di essere qualcuno- l'identificazione con idee e pensieri. Se "tu" pensi di avere un ego, quello amico mio è ego! Nessuno ha un ego, perchè non c'è nessuno! Nel momento in cui questa realizzazione, non intelletuale ma anche intuitiva accade, quelle che alcuni chiamano tendenze latenti iniziano a cadere, a bruciarsi.

Le vedi salire e poi ti accorgi e le lasci bruciare in te. senza agirle: lettaralmente bruci vivo. Una delle ultime trappole dell'ego è proprio il concetto di illuminazione, l'idea che ci sia qualcuno a cui è accaduto qualcosa. In realtà non è mai accaduto niente. E solo il Niente accade sempre!

La Vita non ha bisogno del "me" per esistere. Il "me" è solo un'idea, un concetto attraverso cui la Vita stessa fa esperienza della realtà. Fino a che il "me" non cade sembra che la Vita esista perché tu possa vedere chi sei. Dopo è auto-evidente che la Vita esiste e "tu" non sei mai esistito.

L'ego spirituale racconta sempre delle sue incredibili esperienze di risveglio e ignora lo spettacolo incantevole di ciò che è. L'ego intesse la storia dell'universo intorno alla "sua" illuminazione, mentre la Vita si dispiega in ogni momento, così com'è, perfetta e semplice, nella stufa che brucia piano la legna e il tè caldo nella tazza sul tavolo. Dio che fa l'occhiolino da ogni piccola cosa.
La Vita non ha bisogno della tua liberazione. Non ha bisogno di essere liberata, perchè non è mai stata imprigionata. Il "me" si affanna alla ricerca di un modo per dissolvere se stesso, quando tutta l'Esistenza stessa è già assolutamente perfetta, così com'è.

Shakti Caterina Maggi

Desideri



Nessun desiderio è personale. Un desiderio è infatti solo in sè un pensiero, che è osservato dalla Consapevolezza.

Il problema insomma non sono i desideri, ma l'identificazione con i desideri in sè, il credere che appartengano ad un individuo separato. Ogni desiderio di per sè è solo un pensiero che sorge nella Consapevolezza. Molti dei nostri desideri si basano su falsi bisogni incentrati sul concetto del me. Quando questo concetto è visto nella sua illusorietà restano i desideri e bisogni direttamente connessi alla sopravvivenza del corpo mente o alle caratteristiche precipue della forma. Essi scorrono in modo naturale senza tensione di realizzazione come se la loro manifestazione fosse l'orgine della pace.

Di solito, se il concetto di me è ancora presente, ci sarà anche un altro pensiero che segue, ovvero "questo è il MIO desiderio". Immediatamente ci sarà allora la paura che questo desiderio non si avveri in quanto non si riconosce che il desiderio è impersonale. Ci sarà tensione dunque nella realizzazione del desiderio, sforzo e fatica. Questo perdurerà fino a che quella tensione non sarà così insopportabile che il desiderio in sè cadrà, lasciando spazio ad un senso di resa. In quella resa, se quel deisderio appartiene alle caratteristiche della forma esso si realizzerà come avrebbe fatto in ogni caso se non ci fosse stato l'intereferire della mente attraverso i dubbi e la sensazione che senza il "me" nulla puo' esesre fatto. Altri desideri invece, che si incentrano sul me svanirebbero in quanto "falsi bisogni".

A livello profondo quella tensione insita nel desiderio viene da un desiderio più profondo che è quello di essere di nuovo in contatto con l'Uno. se fosse perseguito al suo estremo quel desiderio porterebbe all'annullamento del concetto di persona, ci sarebbe un dissolvimento nel Tutto. nella celebrazione della vita così come essa si presenta, le caratteristiche della forma si esprimono in modo naturale e se non ostacolate portano ad un dissolvimento del senso di separazione. La vita stessa in pratica è il nostro sadhana, la nostra vita spirituale, esattamente così come essa si esprime, senza nessun bisogno di interferenza da parte di un'immaginaria persona con una sua "vita spirituale". Se ci si trova interessati alla spiritualità naturalmente anche questo è solo e soltanto parte del dispiegarsi delle nostre caratteristiche. Arriva un momento in cui si è consapevoli che non si sta vivendo una vita spirituale, ma si è vissuti. E allora ci si accorge che la goccia è sempre stata solo e soltanto oceano.

shakti caterina maggi

martedì 8 febbraio 2011

Nessuna separazione




Viviamo in una società che intrattiene come sua idea principale il concetto di separazione, l'idea che tu e io siamo separati gli uni dagli altri. Questa idea ha portato con sè un prezzo da pagare il cui costo è molto alto e che ci costerà - se dovesse persistere - la morte della razza umana.

L'intero sistema attraverso cui siamo stati cresciuti nella nostra società dai nostri genitori e insegnanti, dalle nostre figure religiose e dai nostri governi si basa su questa idea di separazione, sebbene non esista nessuna qualsivoglia evidenza che possa supportare questa credenza. Abbiamo un'enorme fiducia nella scienza e su dove essa ci stia portando, eppure più la scienza stessa ci porta vicini a ciò che stiamo cercando, la Sorgente, e meno trova prove che la separazione esista DA QUALUNQUE PARTE.

Attraverso la storia dell'umanità ci sono state delle persone che si sono addentrate fuori dagli schemi consueti tipici del loro tempo e hanno sfidato il comune modo di pensare. Il loro messaggio in ogni e ciascun caso era identico: la separazione non esiste.

Il costo di intrattenere questa idea che ci siano essere separati si riflette in molti modi nel nostro mondo come le tante guerre che esistono e come la sofferenza cosiddetta a livello personale che è prevalente nelle nostre società in ogni loro strato. NON deve essere per forza in questo modo e in effetti tutto questo può cambiare facilmente, ATTRAVERSO il vedere che cosa in realtà siamo dietro tutti questi sistemi di credenza.

Una credenza è un pensiero con cui ci si è identificati perché non si conosce più il proprio Sè in modo diretto, ed è naturale cercare di ritrovare la propria identità una volta che la si è persa di vista. Le credenze sono create nel tentativo di ritrovare di nuovo noi stessi, il nostro Sè, come qualcosa di permanente, di reale.

Tutti gli esseri umani, a dispetto delle apparenti differenze, sono composti da tre cose. Un corpo fisico, una mente e qualcosa di intangibile chiamato Consapevolezza. Questo è sempre il caso, quandunque ci sia l'esperienza umana.

La prima di queste tre cose la conosciamo tutti in quanto è chiaramente in bella vista, la seconda la conosciamo ma non è sempre così chiara e ovvia come la prima e la terza, la Consapevolezza, raramente riceve la nostra attenzione in quanto è in qualche modo strana dato che è l'unica a essere permanente di queste tre componenti. Il corpo e la mente vanno e vengono, come accade nel sonno profondo, ma la Consapevolezza è sempre presente.

Perché allora, ci potremmo chiedere, questo che è sempre già presente resta così sconosciuto? La risposta è semplice: NON è una COSA. La consapevolezza non ha una forma o un colore o una descrizione di qualunque tipo, eppure E'. Senza questa presenza di Consapevolezza non ci sarebbe la possibilità di fare esperienza di nulla.

Chiaramente questa Consapevolezza è quindi di incredibile importanza. E' questo che dobbiamo conoscere di nuovo così che non venga più ignorato. Quando ignoriamo questa Consapevolezza, noi in quanto Consapevolezza, cerchiamo di ritrovarci attraverso l'identificazione con gli oggetti che appaiono in essa, come il corpo e la mente. Crediamo allora di essere una COSA finita e ne soffriamo le conseguenze. Creiamo una falsa identità e a partire da essa viviamo una realtà che è falsa.

Dai un'occhiata proprio ora alla tua immediata esperienza, corpo, mente e qualcosa che vede il loro apparire e che chiediti: "Quale di queste tre cose è permanente? Quale di queste è ciò che vede le altre due che sono viste?".

TU sei ciò che è visto e la Consapevolezza che testimonia l'apparizione del corpo e della mente. Come questo che vede tu sei un Nulla, una Non Cosa, una presenza consapevole che è priva in sè di qualità e quindi non ha nessuna descrizione. Tu semplicemente SEI. Questa Consapevolezza è la stessa in tutti gli esseri umani: i loro corpi e il gioco delle loro menti varia, ma questa Consapevolezza è sempre identica, è lo stesso Uno. Nel momento in cui questa Consapevolezza inizia di nuovo a includere se stessa nella scena diventa sempre più chiaro che il corpo e la mente sono dei veicoli attraverso cui si può fare esperienza, ma uno NON è queste cose. In breve tempo l'attenzione torna in modo naturale a questa Consapevolezza in mezzo a momenti di abitudinaria identificazione con il corpo-mente fino a che non accade una stabilizzazione e una realizzazione chiara e conscia che si E' questo.

Il problema di questa erronea identificazione cade e con essa anche la cosiddetta sofferenza personale. La Vita è vista in un modo completamente differente e si vede che si Uno con la Vita stessa. Questa è la direzione che la società DEVE intraprendere perchè la specie umana possa continuare ad esistere.
Non è una cosa che è necessariamente difficile perchè tutto quello che è necessario per apportare questo modo di vedere le cose è in realtà già presente. Richiede solo che noi lasciamo cadere tutte le nostre stupide credenze e che VEDIAMO ciò che E'. Corpo, mente E questo che è sempre presente, l'Eterno, il nostro SE'.
Questo è ciò che è stato indicato da coloro che hanno condiviso un messaggio con l'intenzione di rimuovere il senso di separazione. Questa è sempre stata la risposta, e non è cristiana, buddista, ebraica, musulmana o qualunque altro nome religioso gli sia stato dato. Quando è stata condivisa, lo è stato direttamente dall'Uno, lo STESSO Uno, a dispetto di tempo e luogo in cui sia accaduto. Quando ti risvegli alla Verità di quell'Uno che tu IN REALTA' sei, sarà lo STESSO Uno che che si è risvegliato in coloro il cui messaggio è divenuto religione e che poi è diventato una credenza che ci impedisce adesso di vedere questa Unità. La loro insistenza è sempre stata che questa realizzazione doveva diventare tua o altrimenti sarebbe rimasta una credenza e non avrebbe servito nè te nè l'umanità in nessun modo che potesse rimuovere il senso di separazione.

Quando questa realizzazione accade NON è una credenza, è auto-evidente e si conferma da sola. Quando VEDI quell'Uno che in realtà sei allora vedi anche che tutti gli apparenti "altri" non sono altro che te stesso, Amore.

L'Amore non conosce separazione!

Avasa

martedì 1 febbraio 2011

Tu sei la Sorgente


Quando si resta coinvolti con delle organizzazioni spirituali c'è sempre il rischio di perdersi in alcune trappole e nella maggior parte dei casi questo è esattamente quello che avviene.
Il messaggio è semplice: dietro tutto questo che apppare come manifestazione c'è un Nulla, una Non-cosa, ed è questo Nulla che vede ogni cosa.

Qualunque cosa tu presuma di essere in qualunque momento è solo un preconcetto, un pensiero che sorge. Ciò che vede quel pensiero è il Nulla, che tu sei sempre. La prima (identità) è concettualizzata, la seconda percipita.

Ogni tuo "eroe spirituale" appare nel TUO sogno della Vita, lui o lei sono portati nella manifestazione da TE, tutto quello che è condiviso verbalmente o attraverso qualunque altra forma viene da TE. TU sei la Sorgente di ogni cosa.

Questonon richiede alcun cammino o metodo, o niente di niente per essere visto.
Tu sei sempre, già, il Nulla da cui ogni cosa e in cui ogni cosa sta apparendo.
Quando le parole e le sensazioni cadono ciò che resta è ciò che è sempre stato e sempre sarà perché ciò che sei è eterno e questo è quello che cerchi: se tutto questo viene cercato come se fosse un qualcosa, vi sarà un girovagare senza fine di esperienza in esperienza. Quando si realizza che l'Uno sta cercando se stesso e che questo Unico Sé - se stessi - è il Nulla allora ciò che è visto come presente in quell'istante è colto come eternamente presente. Il cercare termina. Tu sei ciò che sei sempre stato, il Nulla, la Sorgente di ogni cosa.

Non ti perdere nell'identificazione con le esperienza e vedi che sei la non-esperienza in cui ogni cosa sta facendo la sua apparizione.

Con Amore,
Avasa