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lunedì 9 settembre 2013
sabato 23 febbraio 2013
Essere qui
Nel mondo spirituale esiste una grande confusione tra quale sia l'obiettivo della ricerca stessa.
Molti si approcciano a questo ambiente nella speranza di trovare una risposta al malessere e alla sofferenza che accompagnano la loro vita, per risolvere conflitti che si ripetono nelle varie aeree della nostra esistenza, siano esse lavorative o affettive o sociali.
Di solito il primo passo lo si compie verso la psicologia, nella speranza che trovando una ragione o un motivo nel passato si trovi una chiave di risoluzione dei conflitti del momento presente.
Ovviamente questo tipo di indagine puo prendere un notevole numero di strade e tutte esse alla fine terminano con un fallimento. E' infatti evidente che non esiste nella storia dello ieri un motivo di dolore che si presenta oggi perche la storia di ieri e' comunque e solo una storia. Anche la storia di oggi e' solo una storia e non appena l' attenzione si distoglie da essa, anche solo per un momento, ci si accorge che quel malessere non dipende dalla storia che modifica continuamente personaggi e situazioni ma che resta e' solo il richiamo di un dolore che le sta dietro. La storia - inclusi i tentaivi di porre fine ad essa - e' solo l'eco mentale di quel dolore.
Non appena ogni tentativo di trovare il bandolo della matassa nella storia finisce, ecco che l'attenzione puo ricadere in tutto e per tutto sul dolore, sul sentire quel dolore, quel senso di separazione dal mondo, quella paura. A volte esso puo esse cosi intenso che la mente proietta scenari di suicidio piuttosto toccarlo: il messaggio e' corretto, si deve morire, ma non e' il corpo che deve andarsene solo il suo immaginario occupante.
Fino a che si lotta con quel dolore e con la paura che lo accompgna, fino a che si cerca di venire a termini con esso, la sua morsa si fara' sentire. Magari per un po lo si tiene a bada, amori, amici, lavoro o persino tecniche di meditazione, ma poi fara di nuovo la sua comparsa e allora sembrera' che davvero non sia servito niente a nulla. Sono segnali che il momento della resa si avvicina.
Il punto e' che quel dolore e paura devono solo essere sentiti: sono la porta necessaria per tornare a vivere da quella gioia che ricordiamo intuitivamente esistere, quella pace che si rincorre in ogni momento attraverso oggetti e avvenimenti della nostra vita.
Quando quel fuoco avra' finito di bruciare esso lascera' al suo posto uno spazio vuoto proprio la' dove l'immaginario abitante di quelle storie e proprietario di quelle emozioni abitava.
Quello spazio vuoto e' la pace che andavamo cercando. E' il contenitore di tutto quello che accade, sia esso apparentemente esteriore o interiore. Il dolore e la paura che venivano sentite nascevano dal sentirsi separati da questo vuoto che e' la nostra vera natura, la nostra casa originaria. Quando quel tornare a casa accade per la prima volta ci accorgiamo che al di la' di quali siano gli avvenimenti della Vita essi sono solo il riflesso dei luoghi in cui siamo in pace oppure in cui ancora esiste senso di separazione e paura. La Vita allora e' vista per la prima volta solo come un riflesso della propria Coscienza e non piu come un mondo alieno e distante da cui proteggersi o con cui combattere o da risolvere e pacificare. Essa e' solo un sogno di cui siamo il Sognatore. La vecchia abitudine di vedersi come separati da quello che accade puo tornare, ma dato che colui o colei che la reclama e' stato scoperto essere solo una chimera, le storie muoiono con rapidita e il fuoco brucia quei carboni ancora accesi.
Silenzio e' la nostra vera natura, sempre, anche nel mezzo della tempesta. La gioia si irradia da quel Silenzio quando la tempesta si calma, fino a che il vento non ha spazzato via tutto quello che ingombrava quello spazio vuoto, ogni difesa e strategia per non toccare di nuovo l'intimita con questo momento. Viviamo in tempi di grande cambiamenti e stravolgimenti in cui ognuno di noi e' chiamato a ardere in quel fuoco e lasciare andare il dolore e vivere di nuovo dalla gioia del nostro Essere.
L'obiettivo della vita spirituale e' solo quello di essere noi stessi, l'obiettivo e' presente in ogni e ciascun momento come questo spazio vuoto in cui il corpo e la mente si esprimono facendo esperienza della Vita stessa. Non siamo esseri umani alla ricerca di Dio, siamo Dio che fa esperienza dell'essere umani. Non c'e' nulla da cercare, nulla che sia perduto. Siamo gia qui, siamo il QUI di questo momento.
Benvenuto in Paradiso. Se ti sembra di essere ancora all'inferno non temere: quelle fiamme ti arderanno vivo fino a che solo l'oro puro della tua essenza restera'.
Shakti Caterina Maggi
lunedì 17 settembre 2012
Il Silenzio al di là delle parole
A volte mi si chiede se sia utile o meno leggere tante parole per ricordarci di chi siamo.
Arriva un momento in cui è importante andare oltre le parole. Però dipende da che parole: se sono parole che indicano un qualcosa che giace oltre le parole allora vale la pena ascoltare o leggerle perché quello che si coglie leggendole è qualcosa che non è un concetto, ma una freccia scoccata nella direnzione della nostra stessa essenza.
Non si tratta di vestirci di nuovi concetti, ma piuttosto di spogliarsi di quello che sappiamo di noi: qualunque cosa sappiamo di noi non è quello che siamo. Ciò che siamo è una Unica Coscienza che vive attraverso ogni forma. Ciò che vive attraverso la tua forma e legge in questo momento attraverso i tuoi occhi queste parole è lo stesso Silenzio che guarda queste parole che vengono scritte attraverso questo corpo. Nella nostra vera essenza siamo quindi una cosa sola, siamo Uno, lo stesso Silenzio che legge e lo stesso Silenzio che scrive.
Se vediquesto, non hai bisogno di altre parole perché sarai quello di cui stiamo parlando. Staremo condividendo in modo conscio la stessa essenza, il nostro Essere.
Questo riconoscimento non è comunicabile a parole in realtà, e come dicevo prima le parole servono solo con indicatore di quello di cui stiamo parlando. Servono, per così dire, ad eliminare dei concetti obsoleti, che non ci servono più e generano sofferenza.
Magari abbiamo avuto dei momenti in cui il fatto di essere una Unica Coscienza è stato chiaro e questo sembra però scivolare via, annegato di nuovo in pensieri e parole. Credo che quasi tutti abbiamo avuto esperienza di questi momenti di Uno, anche se non sempre ne siamo coscienti o li abbiamo riconosciuti come tali.
E' inevitabile a quel punto cercare nelle parole di altri un conforto o un aiuto per tornare a vedere chi siamo, in quello spazio che è Silenzio e che sta sempre dietro le parole. Ma se lo cerchiamo solo nelle parole (anche le più corrette e chiare) non troveremo mai quello che andiamo cercando. E' necessario lasciare che le parole siano solo il dito che indica la luna oppure ci affanneremo alla ricerca delle parole giuste e ci scorderemo di guardare il cielo dove la luna c'è sempre persino quando è giorno e non la possiamo vedere.
Questo Silenzio, questa percezione indivisa, non va mai via. E' la nostra attenzione che è andata via da essa.
In effetti persino l'idea che qualcosa sia andato via e che si sia persa questa percezione chiara di chi si è per colpa di un meccamismo mentale è un falso problema. Il punto è che ( a dispetto di quello che potrebbe pensare la mente) non si è fatto nulla per andare in quello spazio di ascolto, e quindi non si deve fare nulla per tornarci.
Questi meccamismi mentali o storie mentali che adesso sembrano velare la percezione, così come un cielo velato di nuvole copre la luce del sole, sono solo qualcosa che stiamo a loro volta percependo. Sono parte della scena. La mente psicologica con le sue storie è solo parte della scena.
Se cogli che stai percependo persino i pensieri, allora non c'è più voglia di cacciarli o di cacciare quei meccanismi mentali. Lasci che siano semplicemente lì. E quando questo succede, quando non cerchi più di scacciare le nuvole allora il sole torna da solo, quando è tempo che sia così.
E' davvero tutto a portata di mano, la chiarezza è sempre presente e viene solo apparentemente velata dalle nuvole della mente. Non combattere la mente, includila nella scena. Il silenzio che la osserva è sempre presente e quando non c'è lotta si palesa da solo.
con amore,
Shakti
Arriva un momento in cui è importante andare oltre le parole. Però dipende da che parole: se sono parole che indicano un qualcosa che giace oltre le parole allora vale la pena ascoltare o leggerle perché quello che si coglie leggendole è qualcosa che non è un concetto, ma una freccia scoccata nella direnzione della nostra stessa essenza.
Non si tratta di vestirci di nuovi concetti, ma piuttosto di spogliarsi di quello che sappiamo di noi: qualunque cosa sappiamo di noi non è quello che siamo. Ciò che siamo è una Unica Coscienza che vive attraverso ogni forma. Ciò che vive attraverso la tua forma e legge in questo momento attraverso i tuoi occhi queste parole è lo stesso Silenzio che guarda queste parole che vengono scritte attraverso questo corpo. Nella nostra vera essenza siamo quindi una cosa sola, siamo Uno, lo stesso Silenzio che legge e lo stesso Silenzio che scrive.
Se vediquesto, non hai bisogno di altre parole perché sarai quello di cui stiamo parlando. Staremo condividendo in modo conscio la stessa essenza, il nostro Essere.
Questo riconoscimento non è comunicabile a parole in realtà, e come dicevo prima le parole servono solo con indicatore di quello di cui stiamo parlando. Servono, per così dire, ad eliminare dei concetti obsoleti, che non ci servono più e generano sofferenza.
Magari abbiamo avuto dei momenti in cui il fatto di essere una Unica Coscienza è stato chiaro e questo sembra però scivolare via, annegato di nuovo in pensieri e parole. Credo che quasi tutti abbiamo avuto esperienza di questi momenti di Uno, anche se non sempre ne siamo coscienti o li abbiamo riconosciuti come tali.
E' inevitabile a quel punto cercare nelle parole di altri un conforto o un aiuto per tornare a vedere chi siamo, in quello spazio che è Silenzio e che sta sempre dietro le parole. Ma se lo cerchiamo solo nelle parole (anche le più corrette e chiare) non troveremo mai quello che andiamo cercando. E' necessario lasciare che le parole siano solo il dito che indica la luna oppure ci affanneremo alla ricerca delle parole giuste e ci scorderemo di guardare il cielo dove la luna c'è sempre persino quando è giorno e non la possiamo vedere.
Questo Silenzio, questa percezione indivisa, non va mai via. E' la nostra attenzione che è andata via da essa.
In effetti persino l'idea che qualcosa sia andato via e che si sia persa questa percezione chiara di chi si è per colpa di un meccamismo mentale è un falso problema. Il punto è che ( a dispetto di quello che potrebbe pensare la mente) non si è fatto nulla per andare in quello spazio di ascolto, e quindi non si deve fare nulla per tornarci.
Questi meccamismi mentali o storie mentali che adesso sembrano velare la percezione, così come un cielo velato di nuvole copre la luce del sole, sono solo qualcosa che stiamo a loro volta percependo. Sono parte della scena. La mente psicologica con le sue storie è solo parte della scena.
Se cogli che stai percependo persino i pensieri, allora non c'è più voglia di cacciarli o di cacciare quei meccanismi mentali. Lasci che siano semplicemente lì. E quando questo succede, quando non cerchi più di scacciare le nuvole allora il sole torna da solo, quando è tempo che sia così.
E' davvero tutto a portata di mano, la chiarezza è sempre presente e viene solo apparentemente velata dalle nuvole della mente. Non combattere la mente, includila nella scena. Il silenzio che la osserva è sempre presente e quando non c'è lotta si palesa da solo.
con amore,
Shakti
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Essere testimonianza
"Osservare le emozioni con distacco e stare nella sensazione….. senza identificarsi nella storia della mente... cosa significa stare nella sensazione? Perchè io lo associo
ad inazione? Un "non fare" che per me sembra significare un blocco anche
paralizzante del mio fare.... Un rimanere a subire un qualcosa, prodotto
da me stessa o da altri, senza vie di uscita. Ok... vie di fuga..."
____________________________________________________
Testimoniare non è qualcosa che possa essere fatto o non fatto, è qualcosa che sei, non che fai. Tu, per quella che sei veramente, sei Testimonianza, Presenza ."Tu" come corpo mente invece non puoi osservare o testimoniare o meditare nulla, perché come tale sei solo una azione testimoniata. Il corpo e la mente infatti sono azioni testimoniate da ciò che sei, Testimonianza. Il corpo e la mente cambiano, nascono, muoiono, Tu no, Tu sei ciò che sa che queste cose accadono.
La meditazione puo' accadere e la testimonianza è sempre già presente: se non fosse così non sapresti che qualunque cosa, inclusa la sofferenza, sta accadendo.
Questo è un errore molto comune nell'ambiente spirituale: pensare che l'osservazione o testimonianza o la meditazione siano qualcosa che si debba o si possa fare, quando invece accadono da soli, stanno già accadendo! Se c'è un'emozione presente, mettiamo che sia rabbia o tristezza o ansia, tu sai che essa c'è perché GIA' la stai testimoniando... o meglio c'è qualcosa - che possiamo chiamare "io" - che la testimonia. "Io" sa che c'è l'emozione, ne testimonia l'insorgere, il perdurare, e lo sparire.
Di solito non si è coscienti di questo "Io" e siamo del tutto concentrati sull'emozione o sulle storie che rigiuardano quell'emozione. Quando invece sei cosciente che la stai solo già testimoniando, allora significa che l'attenzione non è sulle storie della mente riguardo quell'emozione o su le strategie per evitarla. Questa è meditazione: essere coscienti di essere quell'Io o Consapevolezza che testimonia ogni cosa. Ecco invece l'inghippo della mente: essa vorrà sempre replicare quello che accade da sè per mantenere l'illusione di essere lei a fare tutto quanto, di modo da non perdere il suo presunto controllo.
Il messaggio è: tu non sei qualcosa che fa o non fa perché non sei un individuo all'interno del corpo mente, ma sei sempre e solo quell'Io che testimonia ogni cosa e che dal quel testimoniare crea ogni cosa. Testimoniare e creare sono quindi sinonimi, per questo puoi dire che non sei nulla di tutto questo (lo sta solo testimoniando) e allo stesso tempo che sei ogni cosa ( la manifestazione nasce e muore in te).
Quindi non si tratta di agire o non agire, di fare o non fare: tu sei sempre e solo la testimone di quello che accade. Se senti un senso di impotenza o frustrazione può essere per due motivi: o perché scambi la testimonianza con la non azione e accade un frenarsi rispetto a azioni spontanee, oppure perché senti la frustrazione di vedere che non hai controllo su nulla di ciò che accade.
Se è il primo caso e c'è repressione, quella repressione è solo figlia dell'idea di essere in controllo: il fatto che una azione non accada perché si pensa erroneamente che non agire sia più "spirituale" che agire quella repressione è comunque qualcosa che sta accadendo per ignoranza ma non c'è una te che frena l'azione o la possa spronare. Certamente sembra proprio che sia così, ma ad una analisi più attenta è chiarissimo che non è così. Di fatto se controlli con attenzione nel momento in cui sorge il pensiero che dice "meglio che non agisca e stia con la sensazione" quel pensiero è testimoniato da Io. E se a quel pensiero segue una non azione riguardo una certa cosa, quel non agire è una attività testimoniata da Io.
Tu sei oltre il fare o non fare, la tua dimensione è quella dell'Essere. Quando la frustrazione sorge e e nasce da un comprendere che non sei in controllo allora entri in contatto con la paura più profonda che è quella della morte. Ti accorgi in pratica che tu non sei MAI stata in controllo come ciò che pensavi di essere e questa considerazione per un po' puo' essere snervante. Tutti i tuoi tentativi per far funzionare la tua non hanno funzionato! Snervante! E allo stesso tempo incredibilmente rilassante una volta che scatta una resa e un vedere che NON hai bisogno di far funzionare la tua vita. Essa funziona del tutto da sè e meno c'è l'idea che ci sia una te che la debba far funzionare ( o che debba stare con le emozioni o ossevarle) e più la vita scorre in modo fluido. E' il "me" ( il "me" che vuole meditare che vuole testimoniare che vuole "fare" il non fare") che è l'intralcio e che genera sofferenza.
Se sorgono sensazioni o emozioni sgradevoli tu sei già ciò che sta testimoniando tutto questo: altrimenti non sapresti che queste cose sono presenti. Quando la storia che la mente crea sull'emozioni cade (inclusa la storia che tu debba stare con la sensazione per potarla dissolvere) allora c'è solo lo stare presenti a quelll'emozione e in quello stare tutto si scioglie.
La mente percepisce tutto questo come un labirinto seza via d'uscita: in realtà quel sentirsi senza via d'uscita è proprio l'agonizzare del "me" e della mente che vuole essere in controllo. Come ciò che veramente sei non hai bisogno di vie d'uscita, perché sei già del tutto libera. Sei libertà stessa.
Detto tutto questo, fino a che ci sarà il desiderio di essere in controllo della tua vita spirituale, questo accadrà. Quando questo controllo diventerà troppo doloroso, esso cadrà da solo.
Un grande abbraccio
Shakti
____________________________________________________
Testimoniare non è qualcosa che possa essere fatto o non fatto, è qualcosa che sei, non che fai. Tu, per quella che sei veramente, sei Testimonianza, Presenza ."Tu" come corpo mente invece non puoi osservare o testimoniare o meditare nulla, perché come tale sei solo una azione testimoniata. Il corpo e la mente infatti sono azioni testimoniate da ciò che sei, Testimonianza. Il corpo e la mente cambiano, nascono, muoiono, Tu no, Tu sei ciò che sa che queste cose accadono.
La meditazione puo' accadere e la testimonianza è sempre già presente: se non fosse così non sapresti che qualunque cosa, inclusa la sofferenza, sta accadendo.
Questo è un errore molto comune nell'ambiente spirituale: pensare che l'osservazione o testimonianza o la meditazione siano qualcosa che si debba o si possa fare, quando invece accadono da soli, stanno già accadendo! Se c'è un'emozione presente, mettiamo che sia rabbia o tristezza o ansia, tu sai che essa c'è perché GIA' la stai testimoniando... o meglio c'è qualcosa - che possiamo chiamare "io" - che la testimonia. "Io" sa che c'è l'emozione, ne testimonia l'insorgere, il perdurare, e lo sparire.
Di solito non si è coscienti di questo "Io" e siamo del tutto concentrati sull'emozione o sulle storie che rigiuardano quell'emozione. Quando invece sei cosciente che la stai solo già testimoniando, allora significa che l'attenzione non è sulle storie della mente riguardo quell'emozione o su le strategie per evitarla. Questa è meditazione: essere coscienti di essere quell'Io o Consapevolezza che testimonia ogni cosa. Ecco invece l'inghippo della mente: essa vorrà sempre replicare quello che accade da sè per mantenere l'illusione di essere lei a fare tutto quanto, di modo da non perdere il suo presunto controllo.
Il messaggio è: tu non sei qualcosa che fa o non fa perché non sei un individuo all'interno del corpo mente, ma sei sempre e solo quell'Io che testimonia ogni cosa e che dal quel testimoniare crea ogni cosa. Testimoniare e creare sono quindi sinonimi, per questo puoi dire che non sei nulla di tutto questo (lo sta solo testimoniando) e allo stesso tempo che sei ogni cosa ( la manifestazione nasce e muore in te).
Quindi non si tratta di agire o non agire, di fare o non fare: tu sei sempre e solo la testimone di quello che accade. Se senti un senso di impotenza o frustrazione può essere per due motivi: o perché scambi la testimonianza con la non azione e accade un frenarsi rispetto a azioni spontanee, oppure perché senti la frustrazione di vedere che non hai controllo su nulla di ciò che accade.
Se è il primo caso e c'è repressione, quella repressione è solo figlia dell'idea di essere in controllo: il fatto che una azione non accada perché si pensa erroneamente che non agire sia più "spirituale" che agire quella repressione è comunque qualcosa che sta accadendo per ignoranza ma non c'è una te che frena l'azione o la possa spronare. Certamente sembra proprio che sia così, ma ad una analisi più attenta è chiarissimo che non è così. Di fatto se controlli con attenzione nel momento in cui sorge il pensiero che dice "meglio che non agisca e stia con la sensazione" quel pensiero è testimoniato da Io. E se a quel pensiero segue una non azione riguardo una certa cosa, quel non agire è una attività testimoniata da Io.
Tu sei oltre il fare o non fare, la tua dimensione è quella dell'Essere. Quando la frustrazione sorge e e nasce da un comprendere che non sei in controllo allora entri in contatto con la paura più profonda che è quella della morte. Ti accorgi in pratica che tu non sei MAI stata in controllo come ciò che pensavi di essere e questa considerazione per un po' puo' essere snervante. Tutti i tuoi tentativi per far funzionare la tua non hanno funzionato! Snervante! E allo stesso tempo incredibilmente rilassante una volta che scatta una resa e un vedere che NON hai bisogno di far funzionare la tua vita. Essa funziona del tutto da sè e meno c'è l'idea che ci sia una te che la debba far funzionare ( o che debba stare con le emozioni o ossevarle) e più la vita scorre in modo fluido. E' il "me" ( il "me" che vuole meditare che vuole testimoniare che vuole "fare" il non fare") che è l'intralcio e che genera sofferenza.
Se sorgono sensazioni o emozioni sgradevoli tu sei già ciò che sta testimoniando tutto questo: altrimenti non sapresti che queste cose sono presenti. Quando la storia che la mente crea sull'emozioni cade (inclusa la storia che tu debba stare con la sensazione per potarla dissolvere) allora c'è solo lo stare presenti a quelll'emozione e in quello stare tutto si scioglie.
La mente percepisce tutto questo come un labirinto seza via d'uscita: in realtà quel sentirsi senza via d'uscita è proprio l'agonizzare del "me" e della mente che vuole essere in controllo. Come ciò che veramente sei non hai bisogno di vie d'uscita, perché sei già del tutto libera. Sei libertà stessa.
Detto tutto questo, fino a che ci sarà il desiderio di essere in controllo della tua vita spirituale, questo accadrà. Quando questo controllo diventerà troppo doloroso, esso cadrà da solo.
Un grande abbraccio
Shakti
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lunedì 23 luglio 2012
Il pendolo della mente
Pubblico un'altro scambio di questi giorni con un amico.
Perdo di vista il fatto che non ci sia nessuno, che tutto può essere calmo, anche la mente.
Sei ciò che guarda quei pensieri infiniti e paura. Tutto li.
Perché avvengono? E se fossero veri?
Sono solo pensieri. Vanno e vengono, quello che è vero è solo quello che non va e non vene mai, ovvero te stesso.
Ti voglio bene, anche se non esisti.
Shakti
______________________ Perdo di vista il fatto che non ci sia nessuno, che tutto può essere calmo, anche la mente.
Quando sei
bombardato di pensieri, ne nasce uno dopo l'altro, è una confusione, fantasie,
dei sogni continui in apparenza inarrestabili...
Boh, sono tornato nell'insicurezza e
nella fobia generale e sociale, è grave?
Se pensi di
esserti perso allora è solo perché ti illudevi di esserti trovato. Tu non sei
mai da nessuna parte, e quindi sei dappertutto. Tu sei lo sfondo vuoto su cui
la mente e il mondo si manifestano: fino a che pensi di essere il soggetto
della mente desidererai che essa e il mondo si manifestino in un certo modo. Ad
esempio che siano in pace oppure che abbiano certe caratteristiche.
Di fatto fino a che non vediamo chi siamo vogliamo che il mondo appaia in modo stabile e tranquillo perché cerchiamo noi stessi nel mondo cerchiamo quel silenzio in un mondo di rumori... ed è ovvio che non lo troveremo mai lì. Dunque se credi di aver perso il tuo centro è solo perché credevi di essere un qualcuno che si era trovato: tu non puoi mai perderti, sei sempre presente. Il riconoscimento di questo non è sempre presente, invece. Infatti a volte ti immagini di essere quello che non sei: un personaggio della storia della tua vita che vive certe vicende non altre. A volte ti dimentichi di "te" e quindi ti accorgi che sei solo lo spettatore del gioco e il suo creatore. In quel momento torni allora a divertirti, e la storia della vita assomiglia d una divina commedia più che ad un incubo.
Di fatto fino a che non vediamo chi siamo vogliamo che il mondo appaia in modo stabile e tranquillo perché cerchiamo noi stessi nel mondo cerchiamo quel silenzio in un mondo di rumori... ed è ovvio che non lo troveremo mai lì. Dunque se credi di aver perso il tuo centro è solo perché credevi di essere un qualcuno che si era trovato: tu non puoi mai perderti, sei sempre presente. Il riconoscimento di questo non è sempre presente, invece. Infatti a volte ti immagini di essere quello che non sei: un personaggio della storia della tua vita che vive certe vicende non altre. A volte ti dimentichi di "te" e quindi ti accorgi che sei solo lo spettatore del gioco e il suo creatore. In quel momento torni allora a divertirti, e la storia della vita assomiglia d una divina commedia più che ad un incubo.
Tuttavia
questo tornare a vedere chi sei non è stabile, e per molte volte è necessario
che tu apparentemente torni a cogliere chi sei per poi perderti di nuovo
nell'illusione di essere un qualcuno, sia un qualcuno che si sta trovando che
un qualcuno che si è perso. Tale ricadere nella trappola dell'ego è un
passaggio necessario fino a che non lo è più perché si è visto con chiarezza
che tu sei al di là di ogni movimento della mente.
Allora non
ti interessa più come la mente appaia, essa potrebbe essere una giungla di
pensieri oppure un mare tranquillo. In entrambi i casi vedrai che la cosa non
ti appartiene; perché tu sei oltre la mente.
Io ho paura
di quello che potrei essere, non lo so chi sono , ci sono pensieri infiniti e
paura.
Sei ciò che guarda quei pensieri infiniti e paura. Tutto li.
Perché avvengono? E se fossero veri?
Sono solo pensieri. Vanno e vengono, quello che è vero è solo quello che non va e non vene mai, ovvero te stesso.
Lo so, ma sembra tutto vero nella
mente e nel corpo.
Lo sembra ma non lo è.
Ma non ne ho
certezza.
Ok, allora soffri l'incertezza, sentila come sensazione. Deve arrivare un momento in cui SENTI questa sofferenza senza pensarla, senza andare in storie circolari mentali senza fine. Mi capisci?
Ok... In realtà mi è anche successo, ma adesso non è così, ecco tutto.
Lascia che la mente stia lì, è normale che torni. Quando torna, essa torna ancora più inferocita perché si è accorta di aver perso terreno. Quindi è del tutto normale, lascia che torni e non giocare con la spazzatura.
Ok, allora soffri l'incertezza, sentila come sensazione. Deve arrivare un momento in cui SENTI questa sofferenza senza pensarla, senza andare in storie circolari mentali senza fine. Mi capisci?
Ok... In realtà mi è anche successo, ma adesso non è così, ecco tutto.
Lascia che la mente stia lì, è normale che torni. Quando torna, essa torna ancora più inferocita perché si è accorta di aver perso terreno. Quindi è del tutto normale, lascia che torni e non giocare con la spazzatura.
Stai con la
sensazione e non ti fissare sulla mente. Non hai bisogno di controllare la
mente, lascia che sia...
non è
obbligatorio crederci alla mente, lasciati sentire la sensazione che accompagna
quei pensieri.
Mi sento meglio. Ma che senso ha avuto questo malessere acuto?
Mi sento meglio. Ma che senso ha avuto questo malessere acuto?
E' solo un pendolo! La mente oscilla
a destra e sinistra e ti fa sembrare che TI stia accadendo qualcosa, quando
invece qualcosa sta solo accadendo, ma non a te. Non c'è un senso nella
sofferenza, e neppure nel piacere, esse sono solo parte delle curve della vita.
Il senso non è nella storia e quindi nel tempo lineare ma nel momento: nel
momento in cui sei davvero del tutto presente a questo momento allora c'è un
senso per così dire... ovvero che questo momento esiste e potrebbe anche non
esistere, c'è gratitudine infinita per il fatto che esso esista.
La mente ti fa pensare che nel suo
oscillare tra su e giù "qualcosa" stia accadendo e che tu stia
andando da qualche parte. In realtà non stai andando da nessuna parte, stai
marciando sul posto, solo che a volte batti col piede destro e chiami quello
"va tutto bene" e a volte con il piede sinistro e chiami quello
" va tutto male". Non c'era qualcosa che doveva succederti, è
successo ma non a te e l'idea che sia successo a te è parte della sofferenza.
Si tratta di restare fermi o meglio di vedere che si è immobilità stessa
-sempre- e lasciare che la mente faccia il suo corso.
La verità è che non stai andando da nessuna parte, c'è solo il momento.
Possa tu essere sempre in ascolto di questo momento, godendo appieno l'avventura dell'essere vivi.
La verità è che non stai andando da nessuna parte, c'è solo il momento.
Possa tu essere sempre in ascolto di questo momento, godendo appieno l'avventura dell'essere vivi.
Ti voglio bene, anche se non esisti.
Aahah, anche
io caro me stesso.
(Che rispostina, grazie).
venerdì 20 luglio 2012
Informazione
Questa informazione distrugge il concetto di ego, l'ego quindi non gli darà il benvenuto e lo accetterà...
E' normale che tale reazione sorga anche se c'è apertura ad una informazione nuova, in quanto è una minaccia a colui che abbiamo immaginato di essere per così tanto tempo. Ricorda che questa reazione è anch'essa un'azione della coscienza, impersonale, nessuno sta reagendo, è solo reazione che accade. In realtà colui che è immaginario non è sempre qui, non c'è per nulla se non come idea, di certo non come un oggetto che possa essere identificabile.
L'ego NON è una entità, è una attività. Nel sonno profondo non è per nulla presente, quando il gioco di te e di me si è dissolto nel sonno profondo siamo insieme come questo Uno. Qui l'Uno è visto fare esperienza del corpo, e colui che era immaginario viene svelato nella sulla illusorietà.
Se hai intuitivamente capito questo adesso quindi non c'è più nulla che debba essere fatto, l'impatto di questo troverà il suo corso, colui che è immaginario cadrà in modo naturale, nel tempo. Quando ciò che è condiviso dal cuore è ricevuto nel cuore, il vero lavoro inizia, oltre la mente.
Avasa
E' normale che tale reazione sorga anche se c'è apertura ad una informazione nuova, in quanto è una minaccia a colui che abbiamo immaginato di essere per così tanto tempo. Ricorda che questa reazione è anch'essa un'azione della coscienza, impersonale, nessuno sta reagendo, è solo reazione che accade. In realtà colui che è immaginario non è sempre qui, non c'è per nulla se non come idea, di certo non come un oggetto che possa essere identificabile.
L'ego NON è una entità, è una attività. Nel sonno profondo non è per nulla presente, quando il gioco di te e di me si è dissolto nel sonno profondo siamo insieme come questo Uno. Qui l'Uno è visto fare esperienza del corpo, e colui che era immaginario viene svelato nella sulla illusorietà.
Se hai intuitivamente capito questo adesso quindi non c'è più nulla che debba essere fatto, l'impatto di questo troverà il suo corso, colui che è immaginario cadrà in modo naturale, nel tempo. Quando ciò che è condiviso dal cuore è ricevuto nel cuore, il vero lavoro inizia, oltre la mente.
Avasa
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