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sabato 14 dicembre 2013
martedì 25 giugno 2013
La bugia della paura e la verità della gioia
"Perché ho paura? Non riesco ad accettare me o le situazioni per come sono".
Non è strano che tu senta paura, perché come società viviamo constantemente nella paura.
Quello che ci viene detto e ripetuto constantemente è che è bene che abbiamo paura, perché questo ci farà sentire al sicuro. Ci viene detto e ripetuto che essere liberi è pericoloso. Il punto è che tutto questo è un'enorme bugia. Siamo sempre e già del tutto liberi e non abbiamo alcun bisogno di avere paura. E' solo l'ignoranza di ciò che siamo che mantiene questo gioco e lo alimenta, perpetuando la bugia che quello che siamo è qualcosa di fragile e di separato dal resto del mondo. La bugia è che tu sia solo questo corpo/mente, quando invece questo esso è solo uno strumento, uno strumento bellissimo di percezione, ma non è la nostra più vera essenza.
La paura di essere separati e confiniti e limitati e quello che crea tutto il meccanismo di controllo che vedi nel mondo: ci fa male, ci ferisce perché non è vero di noi. La cosa più paradossale è che la nostra paura è solo a sua volta una sensazione intensa da cui scappiamo constantemente. Abbiamo paura di avere paura e questo ci intrappola sempre di più in un mondo di dolore e limitazione. Se è possibile restare presenti a questa paura solo sentendola scoprirai che essa è la tua stessa gioia contratta. Nel sentirla, nell'abbracciarla, essa si dissolve e ciò che resta è pace.
Non hai bisogno di avere paura, puoi attraversarla, sentirla e scoprire che ti riconnetterai atttraverso di questo con la tua infinita pace e libertà, cose che sono GIA' vere di te. Non siamo educati alla gioia, ma alla paura e quindi non è strano che non sia facile all'inizio. Ma è possibile che questo spostamento di vivere dalla gioia e non più dalla paura accada in un istante, anche adesso.
Se senti conflitto, non hai bisogno di accettare tutta l'esistenza, ma solo questo istante. Se davvero puoi abbracciare questo istante, allora avrai abbracciato anche tutta l'esistenza perché tutto quello che esiste è solo questo istante. E questo istante. E questo istante. Inizia ora a uscire dal paradigma della paura scoprendo che è solo un'illusione.
Non è strano che tu senta paura, perché come società viviamo constantemente nella paura.
Quello che ci viene detto e ripetuto constantemente è che è bene che abbiamo paura, perché questo ci farà sentire al sicuro. Ci viene detto e ripetuto che essere liberi è pericoloso. Il punto è che tutto questo è un'enorme bugia. Siamo sempre e già del tutto liberi e non abbiamo alcun bisogno di avere paura. E' solo l'ignoranza di ciò che siamo che mantiene questo gioco e lo alimenta, perpetuando la bugia che quello che siamo è qualcosa di fragile e di separato dal resto del mondo. La bugia è che tu sia solo questo corpo/mente, quando invece questo esso è solo uno strumento, uno strumento bellissimo di percezione, ma non è la nostra più vera essenza.
La paura di essere separati e confiniti e limitati e quello che crea tutto il meccanismo di controllo che vedi nel mondo: ci fa male, ci ferisce perché non è vero di noi. La cosa più paradossale è che la nostra paura è solo a sua volta una sensazione intensa da cui scappiamo constantemente. Abbiamo paura di avere paura e questo ci intrappola sempre di più in un mondo di dolore e limitazione. Se è possibile restare presenti a questa paura solo sentendola scoprirai che essa è la tua stessa gioia contratta. Nel sentirla, nell'abbracciarla, essa si dissolve e ciò che resta è pace.
Non hai bisogno di avere paura, puoi attraversarla, sentirla e scoprire che ti riconnetterai atttraverso di questo con la tua infinita pace e libertà, cose che sono GIA' vere di te. Non siamo educati alla gioia, ma alla paura e quindi non è strano che non sia facile all'inizio. Ma è possibile che questo spostamento di vivere dalla gioia e non più dalla paura accada in un istante, anche adesso.
Se senti conflitto, non hai bisogno di accettare tutta l'esistenza, ma solo questo istante. Se davvero puoi abbracciare questo istante, allora avrai abbracciato anche tutta l'esistenza perché tutto quello che esiste è solo questo istante. E questo istante. E questo istante. Inizia ora a uscire dal paradigma della paura scoprendo che è solo un'illusione.
Shakti Caterina Maggi
lunedì 1 aprile 2013
La paura è la tua gioia contratta
La paura è solo una sensazione. Non viene dal passato come racconta la mente proiettandone l'ombra su un immaginario futuro, essa sorge dal momento presente come tutto il resto della manifestazione. Quando sale nella Coscienza questa sensazione, che in realtà è la tua radianza, essa si scontra per così dire con tutte le immagini che abbiamo di noi stessi, le nostre false identità, e nel farlo sentiamo quella pressione/compressione che è tipica della paura. Ci sentiamo scoppiare e non sentiamo di avere via d'uscita.
Di solito cerchiamo di andare nel passato per risolvere i nostri problemi come se la soluzione giacesse in quella direzione.
Solo immagini che abbiamo di noi appartengono al passato per così dire, costituiscono l'insieme di memorie che la forma ha attraversato e quindi sono state registrate erroneamente come la propria storia o identità. Dato che non sono vere di noi, perchè il nostro vero Io è vuoto, nulla, silenzio, questo scontro della nostra gioia con queste identità diventa doloroso. E' come se dei raggi che si espandono in modo multidimensionale da un centro vuoto collassassero su se stessi e venissero legati insieme da dei nodi concettuali, che sono appunto le nostre identità.
Un bambino non ha queste identità quando nasce, esso è pura radianza multidimensionale. Le false identità che vengono date dal condizionamento vengono credute alla fine come vere e finiscono per "ingabbiare" la nostra gioia che non viene più percepita come tale ma come paura, ovvero gioia contratta. Laddove sia possibile lasciare andare le identità concettuali, ovvero non stare con la storia concettuale, nelle memorie, ma stare solo con la sensazione della paura, essa verrà attraversata e si scioglierà mostrandosi come gioia.
Non esiste nessuno al centro dell'immaginaria personalità che viva la vita e dunque non esiste nessuno che abbia vissuto vite precedenti. Ciò che vive ogni corpo o ogni essere che sia mai esistito o esisterà è solo questo Silenzio che si esprime come Vita. L'illusione che ci sia un qualcuno nel corpo/mente che viva la Vita è l'ego stesso ed è l'origine della sofferenza. L'immaginaria gabbia è vuota. Sei già libero.
Di solito cerchiamo di andare nel passato per risolvere i nostri problemi come se la soluzione giacesse in quella direzione.
Solo immagini che abbiamo di noi appartengono al passato per così dire, costituiscono l'insieme di memorie che la forma ha attraversato e quindi sono state registrate erroneamente come la propria storia o identità. Dato che non sono vere di noi, perchè il nostro vero Io è vuoto, nulla, silenzio, questo scontro della nostra gioia con queste identità diventa doloroso. E' come se dei raggi che si espandono in modo multidimensionale da un centro vuoto collassassero su se stessi e venissero legati insieme da dei nodi concettuali, che sono appunto le nostre identità.
Un bambino non ha queste identità quando nasce, esso è pura radianza multidimensionale. Le false identità che vengono date dal condizionamento vengono credute alla fine come vere e finiscono per "ingabbiare" la nostra gioia che non viene più percepita come tale ma come paura, ovvero gioia contratta. Laddove sia possibile lasciare andare le identità concettuali, ovvero non stare con la storia concettuale, nelle memorie, ma stare solo con la sensazione della paura, essa verrà attraversata e si scioglierà mostrandosi come gioia.
Non esiste nessuno al centro dell'immaginaria personalità che viva la vita e dunque non esiste nessuno che abbia vissuto vite precedenti. Ciò che vive ogni corpo o ogni essere che sia mai esistito o esisterà è solo questo Silenzio che si esprime come Vita. L'illusione che ci sia un qualcuno nel corpo/mente che viva la Vita è l'ego stesso ed è l'origine della sofferenza. L'immaginaria gabbia è vuota. Sei già libero.
Shakti Caterina Maggi
mercoledì 23 gennaio 2013
Cos'è Amore
______________________
Nel Vuoto non c'è nè un se stessi nè esiste un altro.
Là dove non c'è altro c'è Amore.
Là dove c'è l'altro c'è paura.
Quando vedi che tutto è Vuoto che si manifesta, allora tutto è Amore.
Possiamo dire che l'Amore è la radianza è ciò che è rimasta nei suoi strumenti e che brilla all'infinito.
Quando alcune circostanze fanno sì che quella
radianza collassi su di sè essa diventa paura.
La circostanza che
causa il suo collasso,
o contrazione, sono un rifiuto dell'Amore stesso di vedere se
stesso in tutte le cose, in quel momento particolare, nella circostanza
particolare che sta accadendo.
E' come se la Sorgente che E' Amore
avesse ingannato se stessa, si fosse auto-ipnotizzata, nel vedere
l'ALTRO in ciò che in realtà è Uno. Per esempio se abbiamo un
condizionamento cristiano crediamo che ci sono alcune cose che vengono
da Dio e altre che vengono dal diavolo, quando in effetti entrambe
queste cose sono riflessi del NOSTRO stesso modo dualistico di vedere la
Vita. Allora come è possibile che come cristiani diciamo che Dio sia il
creatore di tutte le cose?!?... questo dovrebbe portarci a chiederci
allora da dove venga il diavolo. Quindi in questo modo c'è una maniera
dualistica di vedere dove ci sia amore E paura che sono in realtà ENTRAMBE
la stessa identica cosa, Amore!
L'Amore è sempre lo sfondo su cui le cose hanno la loro esistenza.
L'Amore è sempre lo sfondo su cui le cose hanno la loro esistenza.
Quando il "ME" si è dissolto, si è lo sfondo e quindi si è tutto ciò che esso contiene. Non c'è nessuno da amare e nessuno che faccia quell'amare. Quando l'Amore è vero, è tutto un gioco dell'Amore.
L'Amore che è desiderato è il desiderio di ritornare a questo Amore che tutto è Uno.
Avasa
L'Amore che è desiderato è il desiderio di ritornare a questo Amore che tutto è Uno.
Avasa
mercoledì 26 settembre 2012
venerdì 14 settembre 2012
Immaginare un mondo migliore
“Pare un assurdo, eppure è esattamente vero,
che, tutto il reale essendo un nulla, non v'è altro di reale né altro di
sostanza al mondo che le illusioni. (Giacomo
Leopardi, Zibaldone)
Volendo, così per diletto
speculare su questa bellissima affermazione: che ne resta delle preoccupazioni
sull'euro e sul destino dell'economia mondiale? E quando si parla di
svegliarsi, ora che si è svegli, è così scontato quello che si debba fare o non
fare?”
_______________________________
Quello che sta accadendo in
questo momento nel mondo è una opportunità rara di risveglio perché mai nella
storia conosciuta del nostro pianeta siamo stati così vicini a creare un sogno
di orrore e distruzione come questo. Non solo c’è la minaccia di un crollo
economico mondiale a cui far seguire una possibile repressione e controllo di
massa per “salvare gli Stati”, ma la Terra stessa trema e piange per il dolore
dei figli animali e umani, per le sue montagne e vallate violentate, i fiumi e
mari avvelenati.
Sul pianeta la maggior parte
degli esseri umani (qualcosa come il 98%) è abusato , affamato, assetato o
ridotto in povertà estrema dal 2% della popolazione che detiene tutta la
ricchezza, i confort, i mezzi tecnologici, bellici e energetici. Tu e io siamo solo fortunati di essere nati in
quel 2%, anche se a nostra volta una percentuale ancora minore di persone, la
cosiddetta élite, decide e governa molto della nostra vita materiale e in modo
indiretto attraverso la manipolazione di religioni e credenze anche quella spirituale. Insomma uno scenario che forse mai come
in questo momento sembra mostrare quanto fragili siano le nostre vite, quanto facilmente
possiamo perdere ogni cosa, o a livello ultimo quanto la morte sia una
possibilità concreta nonostante i nostri sforzi di garantirci sicurezze e
protezioni. In breve, mai come ora quello che accade nel mondo ci ricorda che
possiamo auto-distruggerci da un momento all’altro e di come il controllo che
viene esercitato sulla massa, a causa della paura, provochi sofferenze e iniquità.
Quello che vediamo riflesso nello
specchio della Vita, se non abbiamo paura di aprire gli occhi e guardarlo in
faccia, è il fatto che come creature siamo impermanenti, che possiamo morire da
un momento all’altro e non importa quanto controllo sembriamo poter esercitare
per esorcizzare questa paura della morte (attraverso attaccamenti a cose o
persone o situazioni), quella sicurezza che cerchiamo nel mondo non c’è. E ricorda, coloro
che esercitano il massimo controllo, la cosiddetta élite, sono quelli più spaventati
di tutti, molto più spaventati di te o di me! Hanno bisogno di controllo assoluto per sentirsi in pace, perché in realtà non lo sono affatto!
Se è possibile fare un passo indietro e vedere tutto questo che questa è una opportunità per vivere davvero la vita non più dalla paura, ma dalla gioia di vivere, allora questo specchio non ha più bisogno di manifestarsi come sta facendo adesso. Il suo compito sarebbe, per così dire, esaurito. Se scendi in piazza per indignazione contro quello che accade e lotti, stai ancora cercando di pulire lo specchio dalle macchie che tu stesso stai riflettendo. Se in te c’è ancora paura perché c’è ancora senso di separazione, se cerchi di tenere a bada la paura con strategie di controllo, quella paura e quel controllo si rifletteranno nel mondo. Se invece è possibile usare lo specchio per entrare in contatto con paura e controllo allora lo specchio sarà usato al meglio e l’immagine riflessa potrà cambiare. Qualora invece ci sia ostinazione a ritenerlo reale e a combatterlo come tale o ci si tappi gli occhi per non vedere l'orrore, allora lo specchio rifletterà quel conflitto e anche quel sistema di occultamento che agiamo su noi stessi. L'orrore ci verrà nascosto, perché noi lo nascondiamo a noi stessi.
Se è possibile fare un passo indietro e vedere tutto questo che questa è una opportunità per vivere davvero la vita non più dalla paura, ma dalla gioia di vivere, allora questo specchio non ha più bisogno di manifestarsi come sta facendo adesso. Il suo compito sarebbe, per così dire, esaurito. Se scendi in piazza per indignazione contro quello che accade e lotti, stai ancora cercando di pulire lo specchio dalle macchie che tu stesso stai riflettendo. Se in te c’è ancora paura perché c’è ancora senso di separazione, se cerchi di tenere a bada la paura con strategie di controllo, quella paura e quel controllo si rifletteranno nel mondo. Se invece è possibile usare lo specchio per entrare in contatto con paura e controllo allora lo specchio sarà usato al meglio e l’immagine riflessa potrà cambiare. Qualora invece ci sia ostinazione a ritenerlo reale e a combatterlo come tale o ci si tappi gli occhi per non vedere l'orrore, allora lo specchio rifletterà quel conflitto e anche quel sistema di occultamento che agiamo su noi stessi. L'orrore ci verrà nascosto, perché noi lo nascondiamo a noi stessi.
Tutto quello che vedi nel mondo è
sempre e solo te stesso, sia quello che ami che quello che odi. Se vedi questo e non c’è
conflitto a riguardo, ovvero se sei sveglio a ciò che sei allora non c’è nessuna
preoccupazione. Io non sono preoccupata di quello che accade nel mondo, ma non
mi tappo neppure gli occhi per non guardare, né scendo in piazza per protestare,
però sono APERTA a queste informazioni anche se possono essere sgradevoli. Vedo quale è la loro posizione nella scena globale, come azione necessaria per creare un risveglio di massa che altrimenti forse non accadrebbe. Vedi, la risposta
meccanica della mente a certe informazioni è “Beh, ma io che ci posso fare?
Tanto vale che non me ne occupi nemmeno, non dirmi nulla, non voglio sapere mi
rende solo preoccupato o triste”. Questa ragionamento si basa sull’idea che tu
sia un qualcuno di separato da quello che sta accadendo e che può o non può fare qualcosa e che
sentendosi impotente sceglie di mettere la testa sotto la sabbia. Fino a che c’è
questo comportamento lo specchio del mondo dovrà diventare sempre più
controllante e spaventoso perché quella sensazione di impotenza e paura sia
alla fine sentita. Ciò che crea il mondo non è il personaggio che pensi di essere, ma il Sognatore del Sogno che vuole svegliarsi ad esso e per farlo usa tutti mezzi necessari, incluso l'orrore, la guerra, la fame etc.
Se la situazione si fa estrema e senza speranza allora i meccanismi di controllo della paura saltano e quella che la mente chiama paura, che è in realtà la nostra stessa gioia e radianza represse, potrà essere sentita appieno. Quando vai oltre la paura allora si potrà vivere dalla gioia.
Se la situazione si fa estrema e senza speranza allora i meccanismi di controllo della paura saltano e quella che la mente chiama paura, che è in realtà la nostra stessa gioia e radianza represse, potrà essere sentita appieno. Quando vai oltre la paura allora si potrà vivere dalla gioia.
In realtà questa che si presenta per la
coscienza umana è una opportunità incredibile: quella di lasciare andare il
controllo della paura e cambiare quindi radicalmente il modo in cui viviamo. Un cambiamento che non nasce come un atto di volontà, ma come conseguenza del fatto che vivere dalla paura
è troppo doloroso. Nasce dall’aver compreso che lo scambiare la nostra felicità di oggi
per non avere paura domani è qualcosa che crea solo sofferenza. Puoi essere nella gioia solo ORA.
Se sei sveglio a quello che sei, non hai neppure paura
di quello che sta accadendo, ma lo cogli per quello che è: il riflesso dell’ignoranza
e la sofferenza ancora presenti nella Coscienza umana. Se sei sveglio sai che l’unica
vera rivoluzione è quella interiore e non avrai neppure paura però di essere
esposto a informazioni che riflettano quell’ignoranza e quella paura. Anzi
sarai felice di parlarne, se l’occasione lo presenta, perché sai che quello shock
vitale può causare in chi ha ancora gli occhi chiusi sul mondo una
opportunità di risveglio.
Pensaci un attimo: quando è che ci sentiamo più vivi?
Accade in situazioni di gioia estrema oppure paradossalmente in situazioni che
sembrano disperate e che quindi fanno crollare i nostri meccanismi di controllo
e sicurezza come una malattia grave che potrebbe portare alla morte o un
divorzio, o la perdita di un lavoro. A volte questi shock vitali hanno la
funzione di una chiamata che normalmente, accucciati come siamo nel nostro
torpore di false certezze, non sentiremmo. Questo momento nella storia umana,
più che mai, è l’opportunità di essere chiamati a lasciare andare le nostre
false credenze, attraversare la paura senza reprimerla più e vivere da quella
gioia che è il nostro diritto di nascita. Da bambini non avevamo mai paura: la
chiamavano eccitazione!
Se senti questa chiamata, e il
fatto che ti fai domande significa che la senti, questo momento storico è un
momento affascinante in cui finalmente vita spirituale e materiale possono
incontrarsi, e annullarsi a vicenda. In sintesi, non c’è nulla che tu debba
fare, perché come immaginario individuo separato già non fai niente. Non esiste
un “me” dentro il corpo che produca pensieri, azioni o sensazioni, esse sono
tutte e solo testimoniate da IO, quella Coscienza che fa sorgere ogni cosa e
che vive attraverso ogni forma. Se immaginiamo di essere un me separato dal
mondo vorremmo avere controllo perché abbiamo paura, se vediamo che la
separazione è una illusione, allora il sogno del mondo che NON è MAI separato da
noi potrà riflettere questa comprensione d’amore.
John Lennon diceva:
“Immagina non ci sia un
paradiso, è facile se ci provi,
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente viva a partire dal momento presente...
Immagina non ci siano paesi o nazioni
non è una cosa difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione neppure
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace..
Puoi dire che sono un sognatore
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo viva come UNA COSA SOLA…”
Un carissimo saluto,
mercoledì 12 settembre 2012
Vivere nella gioia e non nel terrore
Anni fa, quando lavoravo come
giornalista in finanza il mondo cambiò per sempre. Guardavo immagini in
diretta alla CNN lanciando aggiornamenti per l’agenzia per cui lavoravo e
mi sembrava di guardare uno dei soliti film d’azione, solo che non era
un film… O forse lo era ma all’epoca non lo capivo in quel senso!
Seguivo Wall Street e la mia agenzia è stata una delle prime a dare la notizia che gli Stati Uniti erano stati attaccati nel loro territorio, che il WTC stava esplodendo, squagliadosi come un panetto di burro su se stesso mentre uomini e donne disperati si lanciavano nel vuoto per sfuggire ad una morte nelle fiamme. Il Pentagono era bucato da quello che sembrava il foro di un missile, anche se rapidamente ci dissero che un aereo di cui non c’erano resti lo aveva colpito nonostante l’erba del prato fosse intatta davanti all’edificio senza segni di alcun velivolo schiantato. Il mondo cambiò e io con lui, perdendo fiducia nel fatto che stavo facendo informazione… era DIS-informazione.
Lo capii col tempo, all’inizio ero solo stordita, e incredula che proprio il giornale per cui lavoravo (che era presieduto dal neo-sindaco di NY) non voleva pubblicare la notizia che i mostri della finanza Goldman Sachs e Lehman Brothers mostravano – dati alla mano – che qualcuno SAPEVA quello che stava per accadere, settimane in anticipo sull’evento. Avevano scambiato miliardi di dollari con la scommessa che le azioni delle compagnie aree coinvolte nell’11 settembre sarebbe crollate. Ma di voler indagare nessun interesse, si doveva scrivere che gli Stati canaglia del Medio Oriente volevano distruggere il mondo occidentale, che era meglio scambiare libertà con sicurezza, e con qualche piccola guerra chirurgica avremmo messo a posto Iraq e magari Siria. Ci sarebbero stati pochissimo in Iraq, gli americani, al massimo due settimane… cosa da fare visto che lì c’erano armi di distruzioni di massa! Io sentivo che non sarebbe stato affatto così e che da qualche parte se fino a quel momento pensavo che la società a cui appartenevo avesse creato il migliore dei mondi possibili adesso intuivo che forse i “cattivi” eravamo noi e che tacendo e acconsentendo come pecore senza fare domande reggevamo il gioco a chi si arricchiva occupando pozzi di petrolio altrui e creando nuove armi che avrebbero ucciso e avvelenato persino i soldati stessi che le usavano massacrando popolazioni ignare e innocenti. Il mondo è cambiato e io con lui: o almeno il segno di un cambiamento sembra arrivare.
Oggi so che la guerra al terrore crea solo altro terrore e paura. Le guerre non sono fatte per essere vinte ma solo per mantenere il predimonio di chi guadagna dall'armamento bellico e dal mantenimento del sistema dominante. Le guerre non sono fatte per combattere la giustizia o mantenere la pace: l'atto stesso di uccidere un'altro essere umano o invadere o distruggere la sua casa non è un atto che può portar
Seguivo Wall Street e la mia agenzia è stata una delle prime a dare la notizia che gli Stati Uniti erano stati attaccati nel loro territorio, che il WTC stava esplodendo, squagliadosi come un panetto di burro su se stesso mentre uomini e donne disperati si lanciavano nel vuoto per sfuggire ad una morte nelle fiamme. Il Pentagono era bucato da quello che sembrava il foro di un missile, anche se rapidamente ci dissero che un aereo di cui non c’erano resti lo aveva colpito nonostante l’erba del prato fosse intatta davanti all’edificio senza segni di alcun velivolo schiantato. Il mondo cambiò e io con lui, perdendo fiducia nel fatto che stavo facendo informazione… era DIS-informazione.
Lo capii col tempo, all’inizio ero solo stordita, e incredula che proprio il giornale per cui lavoravo (che era presieduto dal neo-sindaco di NY) non voleva pubblicare la notizia che i mostri della finanza Goldman Sachs e Lehman Brothers mostravano – dati alla mano – che qualcuno SAPEVA quello che stava per accadere, settimane in anticipo sull’evento. Avevano scambiato miliardi di dollari con la scommessa che le azioni delle compagnie aree coinvolte nell’11 settembre sarebbe crollate. Ma di voler indagare nessun interesse, si doveva scrivere che gli Stati canaglia del Medio Oriente volevano distruggere il mondo occidentale, che era meglio scambiare libertà con sicurezza, e con qualche piccola guerra chirurgica avremmo messo a posto Iraq e magari Siria. Ci sarebbero stati pochissimo in Iraq, gli americani, al massimo due settimane… cosa da fare visto che lì c’erano armi di distruzioni di massa! Io sentivo che non sarebbe stato affatto così e che da qualche parte se fino a quel momento pensavo che la società a cui appartenevo avesse creato il migliore dei mondi possibili adesso intuivo che forse i “cattivi” eravamo noi e che tacendo e acconsentendo come pecore senza fare domande reggevamo il gioco a chi si arricchiva occupando pozzi di petrolio altrui e creando nuove armi che avrebbero ucciso e avvelenato persino i soldati stessi che le usavano massacrando popolazioni ignare e innocenti. Il mondo è cambiato e io con lui: o almeno il segno di un cambiamento sembra arrivare.
Oggi so che la guerra al terrore crea solo altro terrore e paura. Le guerre non sono fatte per essere vinte ma solo per mantenere il predimonio di chi guadagna dall'armamento bellico e dal mantenimento del sistema dominante. Le guerre non sono fatte per combattere la giustizia o mantenere la pace: l'atto stesso di uccidere un'altro essere umano o invadere o distruggere la sua casa non è un atto che può portar
e pace.
La guerra non è un atto inevitabile, non è l'unica alternativa: in un mondo globale l'uomo è chiamato a rispondere del dolore dell'altro come il suo, del lutto del suo fratello come se fosse il proprio, della sua fame e della sua povertà. Perchè l'altro siamo noi. Siamo un'Unica Coscienza, che vive attraverso tutti i corpi, inclusi quelli di coloro che sembrano volerti fare del male, o che hanno un colore di pelle che ti fa paura, o che minacciano di distruggere il tuo benessere o la tua salute.
Questa è la realizzazione che annienta il vecchio paradigma dell'occhio per l'occhio e dente per dente e apre invece una dimensione diversa, l'unica capace di trasformare davvero la paura. E' la dimensione dell'Amore.
Fino a che non capiamo questo saremo dominati dalla paura e dal terrore e obbediremo alle loro leggi al punto che ci sembrerà impossibile vivere in un altro modo che non sia quello di proteggerci e difenderci o attaccare per poter avere di più. Gli occhi della paura non vedono che il dolore che spinge qualcuno a fare del male è lo stesso che brucia nel tuo cuore. Gli occhi della paura ignorano che le lacrime di una madre il cui figlio è morto in guerra sono le stesse non importa che bandiera fosse cucita sulla sua divisa. Gli occhi della paura non sanno che Dio è sempre dalla tua parte anche quando si chiama Allah o Krisna. Gli occhi della paura puntano il dito contro le vergogne del mondo perchè c'è troppo pudore a mostrare le proprie fragilità e contraddizioni. Gli occhi della paura vogliono avere ragione, vogliono spiegarti come stanno le cose e non sanno ascoltare che il proprio desiderio di verità è lo stesso che anima chi sembra non essere d'accordo con te.
Gli occhi dell'amore si aprono all'ingiustizia vedendo che è solo un riflesso della propria incapacità di vivere ciò che sappiamo essere vero di noi , dell'incapacità onorare il nostro cuore. Gli occhi dell'amore non chiedono pace a chi fa la guerra, ma la offrono in ogni istante senza imporre i propri modi. Gli occhi dell'amore non vedono separazioni, non riconoscono confini, non chiedono quale sia il tuo credo o la tua moneta o la tua legge, per poterti amare.
Fino a che saremo dominati dalla paura e non seguiremo quelle leggi dell'Amore che sono scritte nei nostri cuori non fioriremo nella gioia. La gioia è il nostro diritto di nascita e lo è per ogni essere vivente su questo pianeta, ogni vecchio, uomo, bambino, ogni animale o pianta, o cristallo o roccia.
Apri il tuo cuore e se non sai come vivere dall'Amore, chiedi che ti venga mostrato. Accadrà istantaneamente. Senti il cuore che aprendo si spezza, il dolore che si scioglie in lacrima. Chiedi di imparare ad amare, e il tuo Sè profondo ti mostrerà come. Lo sta già facendo in realtà, da sempre.
Un abbraccio a tutti voi,
Shakti Caterina Maggi
La guerra non è un atto inevitabile, non è l'unica alternativa: in un mondo globale l'uomo è chiamato a rispondere del dolore dell'altro come il suo, del lutto del suo fratello come se fosse il proprio, della sua fame e della sua povertà. Perchè l'altro siamo noi. Siamo un'Unica Coscienza, che vive attraverso tutti i corpi, inclusi quelli di coloro che sembrano volerti fare del male, o che hanno un colore di pelle che ti fa paura, o che minacciano di distruggere il tuo benessere o la tua salute.
Questa è la realizzazione che annienta il vecchio paradigma dell'occhio per l'occhio e dente per dente e apre invece una dimensione diversa, l'unica capace di trasformare davvero la paura. E' la dimensione dell'Amore.
Fino a che non capiamo questo saremo dominati dalla paura e dal terrore e obbediremo alle loro leggi al punto che ci sembrerà impossibile vivere in un altro modo che non sia quello di proteggerci e difenderci o attaccare per poter avere di più. Gli occhi della paura non vedono che il dolore che spinge qualcuno a fare del male è lo stesso che brucia nel tuo cuore. Gli occhi della paura ignorano che le lacrime di una madre il cui figlio è morto in guerra sono le stesse non importa che bandiera fosse cucita sulla sua divisa. Gli occhi della paura non sanno che Dio è sempre dalla tua parte anche quando si chiama Allah o Krisna. Gli occhi della paura puntano il dito contro le vergogne del mondo perchè c'è troppo pudore a mostrare le proprie fragilità e contraddizioni. Gli occhi della paura vogliono avere ragione, vogliono spiegarti come stanno le cose e non sanno ascoltare che il proprio desiderio di verità è lo stesso che anima chi sembra non essere d'accordo con te.
Gli occhi dell'amore si aprono all'ingiustizia vedendo che è solo un riflesso della propria incapacità di vivere ciò che sappiamo essere vero di noi , dell'incapacità onorare il nostro cuore. Gli occhi dell'amore non chiedono pace a chi fa la guerra, ma la offrono in ogni istante senza imporre i propri modi. Gli occhi dell'amore non vedono separazioni, non riconoscono confini, non chiedono quale sia il tuo credo o la tua moneta o la tua legge, per poterti amare.
Fino a che saremo dominati dalla paura e non seguiremo quelle leggi dell'Amore che sono scritte nei nostri cuori non fioriremo nella gioia. La gioia è il nostro diritto di nascita e lo è per ogni essere vivente su questo pianeta, ogni vecchio, uomo, bambino, ogni animale o pianta, o cristallo o roccia.
Apri il tuo cuore e se non sai come vivere dall'Amore, chiedi che ti venga mostrato. Accadrà istantaneamente. Senti il cuore che aprendo si spezza, il dolore che si scioglie in lacrima. Chiedi di imparare ad amare, e il tuo Sè profondo ti mostrerà come. Lo sta già facendo in realtà, da sempre.
Un abbraccio a tutti voi,
Shakti Caterina Maggi
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venerdì 23 marzo 2012
Essere se stessi
"La mia interpretazione dell'accettare il momento così come è prevede il fatto che io non faccia assolutamente niente per cambiarlo. Questo si riflette nella mia vita in generale nel momento che mi sento spinta a non fare niente per cambiare la situazione alquanto disastrosa in cui mi trovo. C'è in me una convinzione che ciò che la vita mi ha portato debba servire proprio a farmi arrendere a ciò che è. Nello stesso tempo non posso sentirmi in pace perchè nell'apparente realtà normale il mio comportamento è anomalo. Invece di darmi da fare per risolvere in qualche modo le circostanze in cui mi trovo, me ne resto lì "tranquilla" ad aspettare. C'è confusione, non so se sto solo trovando scuse per non agire, mentre mi adagio in una sorta di "dolce far niente". Tutto ciò dura da ormai tre anni in cui forse sono stata anche depressa o forse lo sono ancora. Non ho mai capito cosa significhi veramente depressione. So solo che a volte anch'io ho pensato che l'unico modo per non vivere più certi momenti di angoscia fosse quello di morire."
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Ciao cara.
Rassegnazione non è accettazione. Paura del cambiamento fino all'immobilismo non è accettazione.
Nell'accettazione non c'è conflitto: non ci si sente divisi tra il voler cambiare qualcosa e il non farlo, c'è un testimoniare il fatto che le cose stanno come stanno e non c'è nessuna resistenza a cambiarle quando non sono più in sintonia con il modo in cui la tua forma è più attratta. Il cambiamento avviene in modo del tutto naturale quando non c'è conflitto.
Fai un passo indietro.
Quando siamo bambini se siamo tristi piangiamo e se siamo felici ridiamo. Non c'è nessun conflitto a riguardo. Le cose sono semplici in un certo senso. I nostri sì sono sì e i nostri no sono no.
Pian piano attraverso il condizionamento veniamo pervertiti, per così dire. Veniamo condizionati attraverso meccanismi di paura-premio a fare quello che ci viene chiesto. Veniamo spinti con la paura del rifiuto e dell'esclusione a seguire quello che ci viene detto che è meglio per noi.
E nel farlo, piano piano, perdiamo il contatto con la nostra essenza. Quella vocina che ci dice sì e una sensazione di benessere si espande quando vogliamo fare qualcosa e quella stessa vocina che grida "NO!" e qualcosa si contrae quando non vogliamo fare qualcosa. Non la sentiamo più. E' divenuta soffocata dalle voci dl condizionamento.
Improvvisamente la vita non è più semplice, diventa molto complicata. Improvvisamente le cose non fluiscono attraverso un sì e un no che segue il ritmo del corpo. Abbiamo dubbi, incertezze, abbiamo paure e resistenze.
Questo accade perché abbiamo imparato che se siamo noi stessi perderemo l'amore che le persone intorno a noi ci danno. Non rientreremo più nei ranghi, non saremo più accettati. L'aver dimenticato quella gioia costante e incondizionata, quel senso di libertà senza confini della primissima infanzia ci ha transformati in essere robotici, guidati dalla paura. Ci viene insegnato che dobbiamo amare mamma e papà e che loro ci danno amore.
Un bambino non ha bisogno di essere amato, un bambino E' Amore. Ma lo dimentica, preso dal condizionamento che viene imposto sulla sua innocenza. Gli viene insegnato che sarà felice domani, quando sarà il suo compleanno, se farà il bravo. Gli verrà insegnato che potrà essere orgoglioso di sè solo quando avrà conseguito quello che ci si aspetta da lui. Non è sorprendente che da grandi finiamo per essere confusi. Direi invece che è piuttosto normale: abbiamo perduto contatto con quello che siamo, con quello che il corpo naturalmente preferisce.
Questo provoca una estrema sofferenza, che può persino portare ad una depressione: l'energia della forma è collassata perché non segue più il suo ritmo naturale. Siamo incastrati e improgionati e non sappiamo più neppure il perché.
Quindi hai ragione: la situazione è lì per mostrarti qualcosa. Ovvero che non sei dove vorresti essere ma c'è una resistenza al cambiamento. Di solito, se non sempre direi, la resistenza è causata da una paura. Paura di perdere qualcosa o qualcuno. Paura dell'ignoto, di non avere sicurezze.
Quello che è chiaro è che se la paura di cambiare (quale che sia la sua motivazione) è più forte della sofferenza causata dalla situazioni che non ci si addice la forma resterà nella situazione. Se invece quella sofferenza è divenuta intollerabile al punto da causare pensieri suicidi, allora un punto di crisi verrà raggiunto in cui un cambiamento avviene.
Se è possibile divenire consci della sofferenza e restare in contatto con essa a livello percettivo (senza aspettare che vada via domani o in qualche modo senza aspettare un prossimo momento in cui le cose cambieranno) allora quella sofferenza verrà finalmente accettata e nell'abbracciarla, nell'accoglierla, si dissolverà.
L'angoscia è presente perché non stai rispettando il tuo sentire e non lo stai facendo perché c'è paura di sentire paura. Quando è possibile sentire quella paura senza più nessuna scusa allora quell'energia che chiamiamo paura e che è la nostra stessa radianza contratta tornerà a irradiarsi e faremo di nuovo esperienza di gioia. Saremo di nuovo noi stessi.
Ti abbraccio e aspetto una tua risposta se ne senti necessità di altre parole.
Con amore,
Shakti
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Ciao cara.
Rassegnazione non è accettazione. Paura del cambiamento fino all'immobilismo non è accettazione.
Nell'accettazione non c'è conflitto: non ci si sente divisi tra il voler cambiare qualcosa e il non farlo, c'è un testimoniare il fatto che le cose stanno come stanno e non c'è nessuna resistenza a cambiarle quando non sono più in sintonia con il modo in cui la tua forma è più attratta. Il cambiamento avviene in modo del tutto naturale quando non c'è conflitto.
Fai un passo indietro.
Quando siamo bambini se siamo tristi piangiamo e se siamo felici ridiamo. Non c'è nessun conflitto a riguardo. Le cose sono semplici in un certo senso. I nostri sì sono sì e i nostri no sono no.
Pian piano attraverso il condizionamento veniamo pervertiti, per così dire. Veniamo condizionati attraverso meccanismi di paura-premio a fare quello che ci viene chiesto. Veniamo spinti con la paura del rifiuto e dell'esclusione a seguire quello che ci viene detto che è meglio per noi.
E nel farlo, piano piano, perdiamo il contatto con la nostra essenza. Quella vocina che ci dice sì e una sensazione di benessere si espande quando vogliamo fare qualcosa e quella stessa vocina che grida "NO!" e qualcosa si contrae quando non vogliamo fare qualcosa. Non la sentiamo più. E' divenuta soffocata dalle voci dl condizionamento.
Improvvisamente la vita non è più semplice, diventa molto complicata. Improvvisamente le cose non fluiscono attraverso un sì e un no che segue il ritmo del corpo. Abbiamo dubbi, incertezze, abbiamo paure e resistenze.
Questo accade perché abbiamo imparato che se siamo noi stessi perderemo l'amore che le persone intorno a noi ci danno. Non rientreremo più nei ranghi, non saremo più accettati. L'aver dimenticato quella gioia costante e incondizionata, quel senso di libertà senza confini della primissima infanzia ci ha transformati in essere robotici, guidati dalla paura. Ci viene insegnato che dobbiamo amare mamma e papà e che loro ci danno amore.
Un bambino non ha bisogno di essere amato, un bambino E' Amore. Ma lo dimentica, preso dal condizionamento che viene imposto sulla sua innocenza. Gli viene insegnato che sarà felice domani, quando sarà il suo compleanno, se farà il bravo. Gli verrà insegnato che potrà essere orgoglioso di sè solo quando avrà conseguito quello che ci si aspetta da lui. Non è sorprendente che da grandi finiamo per essere confusi. Direi invece che è piuttosto normale: abbiamo perduto contatto con quello che siamo, con quello che il corpo naturalmente preferisce.
Questo provoca una estrema sofferenza, che può persino portare ad una depressione: l'energia della forma è collassata perché non segue più il suo ritmo naturale. Siamo incastrati e improgionati e non sappiamo più neppure il perché.
Quindi hai ragione: la situazione è lì per mostrarti qualcosa. Ovvero che non sei dove vorresti essere ma c'è una resistenza al cambiamento. Di solito, se non sempre direi, la resistenza è causata da una paura. Paura di perdere qualcosa o qualcuno. Paura dell'ignoto, di non avere sicurezze.
Quello che è chiaro è che se la paura di cambiare (quale che sia la sua motivazione) è più forte della sofferenza causata dalla situazioni che non ci si addice la forma resterà nella situazione. Se invece quella sofferenza è divenuta intollerabile al punto da causare pensieri suicidi, allora un punto di crisi verrà raggiunto in cui un cambiamento avviene.
Se è possibile divenire consci della sofferenza e restare in contatto con essa a livello percettivo (senza aspettare che vada via domani o in qualche modo senza aspettare un prossimo momento in cui le cose cambieranno) allora quella sofferenza verrà finalmente accettata e nell'abbracciarla, nell'accoglierla, si dissolverà.
L'angoscia è presente perché non stai rispettando il tuo sentire e non lo stai facendo perché c'è paura di sentire paura. Quando è possibile sentire quella paura senza più nessuna scusa allora quell'energia che chiamiamo paura e che è la nostra stessa radianza contratta tornerà a irradiarsi e faremo di nuovo esperienza di gioia. Saremo di nuovo noi stessi.
Ti abbraccio e aspetto una tua risposta se ne senti necessità di altre parole.
Con amore,
Shakti
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martedì 21 febbraio 2012
L'Abisso
"... mi sento solo davanti ad un abisso buio..."
_____________
Quel buio è il modo in cui la mente ancora basata sul concetto di ego vede il tuo vero Sè.
Lo vede come buio perché la mente non potrà mai conoscere la sua sorgente. Nel sentire l'avvicinarsi di quell'ignoto che ne determina l'estinzione è ovvio che insorga paura, è la paura della morte. E si sa nella morte siamo sempre soli.
Quella paura però lungi da essere qualcosa di negativo o da evitare, come la mente prospetta in quanto sente la sua stessa fine in essa, è in realtà la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che è rimasta contratta nel concetto del me. In altre parole, quando l'attenzione si sta per spostare da ciò che crediamo di essere - il me- a ciò che siamo veramente- ciò che siamo sembra un abisso buio che suscita timore, ma se andiamo a toccare quella paura essa si svela per quella che è: gioia.
"Paura" è solo l'etichetta che il "me" pone sulla paura per evitare di sentirla. La paura di per sè è dunque un concetto che se affrontato a livello percettivo si rivela essere una sensazione intensa che cerca di espandersi e se ha il permesso di farlo si trasforma in gioia, in vitalità. La stessa vitalità che avevi da bambino quando ti sentivi eccitato riguardo qualcosa: allora non avevi paura solo eccitazione.
Se ti senti solo davanti ad un abisso buio è qualcosa di molto positivo: significa che quello che sei davvero sta emergendo e quello che pensi di essere sta per cadere. Ciò che sei davvero è sempre mistero e non può essere conosciuto: ecco perché la mente lo teme. Eppure in quel mistero risiede tutta la grazia della Vita, risiede la sua preziosità. Questa esperienza è preziosa perchè non è mai stantia, non può mai essere davvero conosciuto, la si può solo essere e nell'esserla viverla.
Ecco perché quando il senso di separazione cade l'esperienza dlla vita cambia. Essa cambia perché non "pensiamo" più la vita attraverso il concetto del me, bensì la viviamo come esperienza, la sentiamo in modo diretto per quella che è, ovvero un mistero, un'avventura.
Non resta che goderne e per farlo basta essere aperti - se è possibile - a sentire quella paura e quella solitudine. Nell'Uno il me si sente solo, ma se quel sentirsi soli è affrontato si scioglie nell'Amore che non conosce separazione e che quindi è assente del concetto di un "me" e di un "altro". Tutto è Uno.
Shakti Caterina Maggi
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Quel buio è il modo in cui la mente ancora basata sul concetto di ego vede il tuo vero Sè.
Lo vede come buio perché la mente non potrà mai conoscere la sua sorgente. Nel sentire l'avvicinarsi di quell'ignoto che ne determina l'estinzione è ovvio che insorga paura, è la paura della morte. E si sa nella morte siamo sempre soli.
Quella paura però lungi da essere qualcosa di negativo o da evitare, come la mente prospetta in quanto sente la sua stessa fine in essa, è in realtà la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che è rimasta contratta nel concetto del me. In altre parole, quando l'attenzione si sta per spostare da ciò che crediamo di essere - il me- a ciò che siamo veramente- ciò che siamo sembra un abisso buio che suscita timore, ma se andiamo a toccare quella paura essa si svela per quella che è: gioia.
"Paura" è solo l'etichetta che il "me" pone sulla paura per evitare di sentirla. La paura di per sè è dunque un concetto che se affrontato a livello percettivo si rivela essere una sensazione intensa che cerca di espandersi e se ha il permesso di farlo si trasforma in gioia, in vitalità. La stessa vitalità che avevi da bambino quando ti sentivi eccitato riguardo qualcosa: allora non avevi paura solo eccitazione.
Se ti senti solo davanti ad un abisso buio è qualcosa di molto positivo: significa che quello che sei davvero sta emergendo e quello che pensi di essere sta per cadere. Ciò che sei davvero è sempre mistero e non può essere conosciuto: ecco perché la mente lo teme. Eppure in quel mistero risiede tutta la grazia della Vita, risiede la sua preziosità. Questa esperienza è preziosa perchè non è mai stantia, non può mai essere davvero conosciuto, la si può solo essere e nell'esserla viverla.
Ecco perché quando il senso di separazione cade l'esperienza dlla vita cambia. Essa cambia perché non "pensiamo" più la vita attraverso il concetto del me, bensì la viviamo come esperienza, la sentiamo in modo diretto per quella che è, ovvero un mistero, un'avventura.
Non resta che goderne e per farlo basta essere aperti - se è possibile - a sentire quella paura e quella solitudine. Nell'Uno il me si sente solo, ma se quel sentirsi soli è affrontato si scioglie nell'Amore che non conosce separazione e che quindi è assente del concetto di un "me" e di un "altro". Tutto è Uno.
Shakti Caterina Maggi
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domenica 12 febbraio 2012
Attraversare la paura
Di solito fuggiamo la paura, cerchiamo in ogni modo di fugarla attraverso strategemmi e strategie, che ci portano solo a rimandare il momento in cui dovremo comunque confrontarci con essa.
La paura e' di fatto solo una sensazione di cui non siamo mai l'oggetto, ma sempre e solo i testimoni. Essa e' la nostra stessa radianza che da bambini veniva emanata in modo multidimensionale dalla forma: era Coscienza pura non ancora identificata nella forma. Quando il concetto di ego, ovvero l'idea di essere qualcuno DENTRO il corpo che e' autore delle azioni dei pensieri e delle sensazioni della forma, ha iniziato a essere intrattenuto attraverso il condizionamento, questa stessa energia ha iniziato a creare come dei "nodi" che hanno finito per esse presi come la nostra reale identita'. Laddove una azione avveniva prima in modo del tutto spontaneo senza che ne fossimo idealmente gli autori o i soggetti - e quindi fluiva in modo naturale senza lascia tracce o residui - il concetto di ego ha iniziato a trattenere parte dell'energia di quelle azioni con l'idea che esse appartenessero ad un qualcuno che le aveva compiute. Ecco la radice del senso di colpa, della vergogna, del biasimo e di tutte quelle emozioni che nascono dall'idea di essere gli autori di quello che accade.
Ora, la radice di tutte queste emozioni che rappresentano tutta la nosta sofferenza psicologica e' il concetto di essere qualcuno di separato che vive all interno del corpo mente, oppure nell idea di essere il corpo stesso. Questa idea E' paura stessa, perche' la' dove c'e' separazione c'e' paura. L' "altro", inteso nel senso piu' ampio, esiste se esiste paura, ed essa e' la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che viene come ingabbiata dal concetto di persona, ovvero dall'ego. Ecco perche' quando e' possibile restare presenti a quella stessa sensazione di paura senza ne' esprimerla ne' reprimerla o sfuggirne essa torna ad essere quella che originariamente era, ovvero la nostra stessa Gioia di esistere. Quella gioia, quella radianza attraverso il concetto di ego e le storie della mente che lo circondano, e' rimasta contratta per anni e ed e' proprio questa paura che ci da' la sensazione di essere "dentro" al corpo.
Quando invece e' possibile, per qualunque motivo, che quella paura sia sentita a livello percettivo - quindi non pensata o analizzata- allora nell'attraversarla essa tornera' a irradiarsi come quando accadeva da bambini, sentiremo un grande sollievo e poi silenzio. Di solito pero facciamo di tutto per non sentire quella paura, incluso cercare di analizzarla a livello concettuale, attraverso quelle storie che ci dicono il "perche'" sentiamo quella paura. Se invece e' possibile sentire la paura essa si dissolvera' e al suo posto ci sara' un senso di liberta' e di gioia.
Quello che accade nei cosiddetti attacchi di panico e' che per qualche motivo quella contrazione di paura che chiamiamo la nostra personalita' va in crisi: le ragioni di solito non sono assolutamente psicologiche infatti chi ne soffre e' spaventato perche' spesso riesce davvero ad individuarne le cause. Azioni o situazioni che erano del tutto quotidiane o normali inziano a provocarer anche solo al pensiero un incredibile senso di ansia. Quel che in realta' accade il piu' delle volte e' che inconsapevolmente per un attimo l'attenzione e' distolta da questo nucleo immagonario del "me" e torna anche solo per un istante sulla Consapevolezza vuota che testimonia la scena. Lo scenario che vede lo scatenarsi di questi epidodi puo' esse vario, per esempio uno spazio ampio, oppure un tunnel etc e la mente addurra' sempre tali circostanze come origine e causa della paura, quando invece non e' assolutamente cosi'.
E' del tutto inutile andare a cercare nelle circostanze che causano il primo evento la motivazione di quell'ansia, in realta' quelle circostanze sono solo accidentali: per un momento l'energia torna a circolare nel corpo e scatena tutta una serie di sintomi come un senso di morte imminente (il "me" sta infatti morendo), tachicardia, mal di testa, dolori etc. In pratica quella radianza che una volta era multidimensionalmente irradiata dalla forma torna a scorrere nel corpo e nel farlo letteralmente "sbatte" contro questi nodi energetici che abbiamo finito per credere siano la nostra stessa identita'.
Quando questo avviene questi nodi che costituiscono il "me", la nostra falsa identita', iniziano a dissolversi. Questo processo pero' comporta di sentire quell'energia intensa che chiamiamo paura e che e' cio di cui sono costituiti questi nodi stessi: sentirli e percepirli significa dissolversi e liberarsi, ma anche affrontare a livello percettivo queste paura. La paura piu' profonda che abbiamo che sta alla base di tutte le altre e' la paura della morte: questa angoscia fortissima di smettere di esistere deve esse sentita a livello percettivo o altrimenti se solo teorizzata rimane qualcosa di puramente psicologico che non ha un reale effetto liberatorio. Una volta che l'informazione giusta, che e' sentire la paura e quindi attraversarla andandoci oltre, e' stata recepita, allora la mente e' stata informata di tutto quello che era necessario conoscere: a quel punto non serve altro in quanto sara' la vita stessa a predisporre il momento attraverso cui qui nodi verranno di nuovo percepiti e sara' possibile andare oltre la paura.
Il cosidettto attacco di panico e' una opportunita' in questo senso per andare oltre la paura, esso accade in modo molto intenso e immediato: quando l'informazione giusta di quale sia la strada per la liberazione e' stata recepita a livello intellettuale e intuitivo a quel punto in un certo senso non e' piu' necessario che quelle stesse sensazioni siano attraversate in modo diciamo "drammatico", ma e' possibile che siano percepite con una modalita' piu' fluida e con meno resistenze e quindi in modo meno doloroso.
Non c'e' nulla che tu debba fare, l'informazione corretta e' stata data adesso lascia che sia la Vita stessa a portarti verso quella pace che riposa dietro ogni paura, che ne testimonia l'insorgere e il dissolversi.
Shakti
La paura e' di fatto solo una sensazione di cui non siamo mai l'oggetto, ma sempre e solo i testimoni. Essa e' la nostra stessa radianza che da bambini veniva emanata in modo multidimensionale dalla forma: era Coscienza pura non ancora identificata nella forma. Quando il concetto di ego, ovvero l'idea di essere qualcuno DENTRO il corpo che e' autore delle azioni dei pensieri e delle sensazioni della forma, ha iniziato a essere intrattenuto attraverso il condizionamento, questa stessa energia ha iniziato a creare come dei "nodi" che hanno finito per esse presi come la nostra reale identita'. Laddove una azione avveniva prima in modo del tutto spontaneo senza che ne fossimo idealmente gli autori o i soggetti - e quindi fluiva in modo naturale senza lascia tracce o residui - il concetto di ego ha iniziato a trattenere parte dell'energia di quelle azioni con l'idea che esse appartenessero ad un qualcuno che le aveva compiute. Ecco la radice del senso di colpa, della vergogna, del biasimo e di tutte quelle emozioni che nascono dall'idea di essere gli autori di quello che accade.
Ora, la radice di tutte queste emozioni che rappresentano tutta la nosta sofferenza psicologica e' il concetto di essere qualcuno di separato che vive all interno del corpo mente, oppure nell idea di essere il corpo stesso. Questa idea E' paura stessa, perche' la' dove c'e' separazione c'e' paura. L' "altro", inteso nel senso piu' ampio, esiste se esiste paura, ed essa e' la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che viene come ingabbiata dal concetto di persona, ovvero dall'ego. Ecco perche' quando e' possibile restare presenti a quella stessa sensazione di paura senza ne' esprimerla ne' reprimerla o sfuggirne essa torna ad essere quella che originariamente era, ovvero la nostra stessa Gioia di esistere. Quella gioia, quella radianza attraverso il concetto di ego e le storie della mente che lo circondano, e' rimasta contratta per anni e ed e' proprio questa paura che ci da' la sensazione di essere "dentro" al corpo.
Quando invece e' possibile, per qualunque motivo, che quella paura sia sentita a livello percettivo - quindi non pensata o analizzata- allora nell'attraversarla essa tornera' a irradiarsi come quando accadeva da bambini, sentiremo un grande sollievo e poi silenzio. Di solito pero facciamo di tutto per non sentire quella paura, incluso cercare di analizzarla a livello concettuale, attraverso quelle storie che ci dicono il "perche'" sentiamo quella paura. Se invece e' possibile sentire la paura essa si dissolvera' e al suo posto ci sara' un senso di liberta' e di gioia.
Quello che accade nei cosiddetti attacchi di panico e' che per qualche motivo quella contrazione di paura che chiamiamo la nostra personalita' va in crisi: le ragioni di solito non sono assolutamente psicologiche infatti chi ne soffre e' spaventato perche' spesso riesce davvero ad individuarne le cause. Azioni o situazioni che erano del tutto quotidiane o normali inziano a provocarer anche solo al pensiero un incredibile senso di ansia. Quel che in realta' accade il piu' delle volte e' che inconsapevolmente per un attimo l'attenzione e' distolta da questo nucleo immagonario del "me" e torna anche solo per un istante sulla Consapevolezza vuota che testimonia la scena. Lo scenario che vede lo scatenarsi di questi epidodi puo' esse vario, per esempio uno spazio ampio, oppure un tunnel etc e la mente addurra' sempre tali circostanze come origine e causa della paura, quando invece non e' assolutamente cosi'.
E' del tutto inutile andare a cercare nelle circostanze che causano il primo evento la motivazione di quell'ansia, in realta' quelle circostanze sono solo accidentali: per un momento l'energia torna a circolare nel corpo e scatena tutta una serie di sintomi come un senso di morte imminente (il "me" sta infatti morendo), tachicardia, mal di testa, dolori etc. In pratica quella radianza che una volta era multidimensionalmente irradiata dalla forma torna a scorrere nel corpo e nel farlo letteralmente "sbatte" contro questi nodi energetici che abbiamo finito per credere siano la nostra stessa identita'.
Quando questo avviene questi nodi che costituiscono il "me", la nostra falsa identita', iniziano a dissolversi. Questo processo pero' comporta di sentire quell'energia intensa che chiamiamo paura e che e' cio di cui sono costituiti questi nodi stessi: sentirli e percepirli significa dissolversi e liberarsi, ma anche affrontare a livello percettivo queste paura. La paura piu' profonda che abbiamo che sta alla base di tutte le altre e' la paura della morte: questa angoscia fortissima di smettere di esistere deve esse sentita a livello percettivo o altrimenti se solo teorizzata rimane qualcosa di puramente psicologico che non ha un reale effetto liberatorio. Una volta che l'informazione giusta, che e' sentire la paura e quindi attraversarla andandoci oltre, e' stata recepita, allora la mente e' stata informata di tutto quello che era necessario conoscere: a quel punto non serve altro in quanto sara' la vita stessa a predisporre il momento attraverso cui qui nodi verranno di nuovo percepiti e sara' possibile andare oltre la paura.
Il cosidettto attacco di panico e' una opportunita' in questo senso per andare oltre la paura, esso accade in modo molto intenso e immediato: quando l'informazione giusta di quale sia la strada per la liberazione e' stata recepita a livello intellettuale e intuitivo a quel punto in un certo senso non e' piu' necessario che quelle stesse sensazioni siano attraversate in modo diciamo "drammatico", ma e' possibile che siano percepite con una modalita' piu' fluida e con meno resistenze e quindi in modo meno doloroso.
Non c'e' nulla che tu debba fare, l'informazione corretta e' stata data adesso lascia che sia la Vita stessa a portarti verso quella pace che riposa dietro ogni paura, che ne testimonia l'insorgere e il dissolversi.
Shakti
giovedì 26 gennaio 2012
Sentire la paura
Non c'è
nulla di male con l'essere preoccupati di quello che sta accadendo nel
mondo, ma se ci identifichiamo con questo, allora desensibilizziamo il
corpo e soffriamo. La paura può invece essere usata per rivitalizzare il
corpo e portare focus sulla mente: quando questo è chiaro possiamo dare
il benvenuto alla paura nel riconoscimento che possiamo beneficiane.
Viviamo in tempi strani al momento e chiunque non senta paura è o
illuminato o ha un problema mentale, ma non sono certo quale dei due
casi sia il mio!
Quello
di cui ho parlato per anni, sta ora accadendo e se possiamo affrontare
questo e non nasconderci nella speranza che andrà via, tutto potrebbe
allora cambiare per il meglio e usciremmo da questa situazione tutti più
forti in noi stessi. Se siamo capaci di essere aperti e permettere
all'impatto dell'informazione di essere sentito, esso ci guiderà al
nostro vero Sè. Sì, dovremo affrontare sensazioni come il sentirci senza
possibilità di aiuto o di inutilità, ma se queste sensazioni saranno
sentite appieno arriveremo a un luogo in noi stessi in cui siamo il
potere che crea l'universo. Questo è dove il cambiamento per TUTTI può
accadere, SOLO da lì. Tu non sei solo in questo, in quanto molti stanno
realizzando ciò che sta accadendo e sono pronti a essere aperti, senza
nascondersi, cosi che portare un cambiamento è una possibilità.
Non
ci sono piani o strategie che cambieranno la situazione attuale su
questo pianeta. Solo attraverso il permettere che quello che vediamo e
ascoltiamo abbia il suo effetto su di noi senza negarlo esso porterà
quel cambiamento tanto necessario. "Io" è il potere più grande che
esista e solo l' "Io" può cambiare il sogno del mondo. Ciò che è
richiesto adesso è che prendiamo ciò che sta accadendo per affrontare
qualunque cosa sorga come reazione e che restiamo presenti a essa fino a
che "Io" non si riveli. Ci stiamo volgendo verso un tempo di
illuminazione di massa, di consapevolezza conscia del fatto che siamo
tutti lo stesso Essere, questo è qualcosa che sta già accadendo. La
paura appartiene a quel qualcuno che si immagina di esistere, l'ego, e
questi morirà nel fuoco della paura lasciando dietro di sé ciò che non
muore mai e che non è mai minacciato, "Io".
Questa è la nostra avventura.
Avasa
lunedì 13 settembre 2010
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