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sabato 11 ottobre 2014

mercoledì 9 aprile 2014

Oltre il testimone, tutto è Percezione

Ogni cosa accade in Te, ogni cosa è percezione. L'intera Esistenza è Percezione. In quell'uovo trasparente della tua attenzione è racchiuso tutto il mondo.  Dunque quell'immaginaria frattura da sanare tra te e la Vita era solo frutto di una cattiva immaginazione. Nessun percorso da dover affrontare. Tutto accade, liberamente, senza senso o scopo.

Niente è davvero separato quindi non hai bisogno di unire nulla. Quello che pensi di essere, quel personaggio di carne e sangue, accade in ciò che veramente sei, Vuota Consapevolezza. Quando l'attenzione si sposta da quell'immaginario centro all'intero del corpo/mente verso lo sfondo silenzioso che accoglie ogni cosa, allora non c'è più separazione. Allora tu sei l'intera Esistenza.

La Vita è già libera da questo immaginario inganno di dover succedere attorno ad un fantomatico "ego". Ed ecco che l'immaginario viaggio di mille miglia si esaurisce senza un solo passo. Sei Qui.

La Vita non gira infatti attorno a te affinché tu veda qualcosa, o impari qualche lezione. Non c'è un percorso, non sei a scuola. Non ci sono voti finali né esami. La Vita accade IN Te. E' il Tuo Sogno.

Non ha bisogno di un senso per accadere, o di un percorso. E' gratis, è libera da ogni tentativo di volerla spiegare o capire. Non hai bisogno di trascenderla. E' un dono di cui fare esperienza.

Quando cessa il tentativo di volerla far rientrare nelle proprie teorie spirituali la sua selvaggia e innocente bellezza umilia ogni spiegazione e lascia solo un senso di meraviglia e gratitudine.

Shakti Caterina Maggi

venerdì 28 marzo 2014

Il disturbo dell'ego

  • Shakti cara, stanotte ho fatto un sogno: ho sognato che lasciavo arrivare pensieri disturbanti senza giudicarli (solo ora li giudico disturbanti) li accoglievo con un ok, e loro puff, sparivano e mi lasciavano dormire in pace... Non so nemmeno con certezza se fosse un sogno o se fossi in uno stato di sonno vigile, come mi è successo altre volte nelle quali appunto mi guardavo dormire...comunque è stato bello e ho pensato: ma allora è facile, basta non attaccare alcun giudizio a nessun pensiero.... chissà se funziona anche da sveglia? ma senza il giudizio, può esserci azione? Intendo se non giudico che una situazione sia da cambiare, cosa mi spingerà ad agire per cambiarla?

  • Certamente è possibile che un'azione accada senza che ci sia identificazione. Questo è esattamente quello che succede quando un'azione è spontanea, ovvero accade senza che ci sia qualcuno che intenzionalmente la compie. Ora, anche se questo potrebbe non essere immediatamente evidente, l'azione è SEMPRE spontanea, ma a volte è seguita dall'idea che ci sia qualcuno che la stia facendo e proprio questo pensiero è l'origine del "disturbo" dell'ego, è questo il seme di senso di colpa, vergogna, invidia, accusa etc etc
  • Il punto è che anche quell'identificarsi con quei pensieri e emozioni accade spontaneamente. Ti sei infatti ritrovata in modo del tutto spontaneo a testimoniare questo accadimento senza che tu avessi pianificato di farlo: ti sei trovata a VEDERE che i pensieri e le sensazioni accadono e che quando non c'è quel reclamarli allora essi vanno e vengono con facilità e non c'è sofferenza a questo proposito.
  • Il fatto stesso che si sia posta attenzione su questo fatto significa che l'inizio del dissolversi dell'abitudine a identificarsi, ovvero l'ego stesso, sta accadendo. Questo è quello che viene genericamente chiamato risveglio, ovvero il riconoscere quello che siamo, il testimone vuoto della Vita che accade in noi come manifestazione della nostra stessa Coscienza.
  • Accade dunque il risvegliarsi al fatto che siamo GIA' questo Io vuoto e consapevole, anche quando non siamo coscienti di questo. Nel diventarlo, quella che è una brutta abitudine a identificarsi con qualcosa che non siamo, cade da sola.
  • Sei sempre la testimone di ogni pensiero, così come di ogni altra cosa. Ciò che crea sofferenza non è il pensiero in sé, o un'emozione, ma l'identificazione con queste cose, che poi è quello che hai colto in quello stato di testimonianza vigile - se vogliamo chiamarla cosi - che è accaduta. Ciò che chiami giudizio è l'attaccarsi al pensiero, che crea quindi l'immagine di una te che ne è al suo centro ovvero l'ego.
  • Cara, vuoi dire che ogni azione che io credo di aver compiuto come frutto di una mia scelta ( libero arbitrio??) è in realtà solo ciò che poteva/doveva accadere al di là di me? Questo da un lato mi fa sentire meno importante, anzi ininfluente nel determinare il flusso dell'esistenza, dal'altro mi toglie responsabilità, e quindi senso di colpa per ciò che ha prodotto un risultato che al momento pare essere non buono... lo dico in riferimento soprattutto al mio essere madre... mi sento costantemente in debito per ciò che non sono stata in grado di fare... Ti ringrazio per la tua attenzione e cura...
  • Come quella che sei veramente, ovvero il testimone, sei "responsabile" di tutto quello che vedi, nel senso che quello che vedi esiste nella tua realtà perché tu lo riconosci come esistente. Come quella che pensi di essere invece, ovvero quella forma, non sei responsabile di nulla, ma sei una azione testimoniata come tutte le altre. Quella te che credi separata NON esiste, e di conseguenza non può essere responsabile.
  • Ad esempio l'azione di essere madre è una delle azioni che testimoni, a volte essa è accompagnata da un giudizio negativa o positivo a volte da nessun giudizio. Esiste l'essere madre, ma non dunque una madre.
  • Dato che tutto è una UNICA azione, non è possibile scindere una azione che sia espressa dalla tua forma rispetto a quella espressa da un'altra forma, in quanto sono più che interconnesse: sono parte di una unica esperienza.
  • Non avresti potuto agire come hai agito in passato se quella persona a sua volta non si fosse comportata in un modo o in un altro, quindi la tua "personale" risposta a quell'evento è strettamente interconnessa a quello che è avvenuto o che sta avvenendo. Che quell'azione sia giudicata negativa (senso di colpa) o positiva (orgoglio) è qualcosa che a sua volta dipende dal modo in cui sei stata cresciuta, dal condizionamento subito, e da mille altri fattori. Cultura, società, ambiente esterno, genetica fanno parte in modo inscindibile dalla tua apparente risposta personale.
  • Quindi NESSUNO come apparente individuo è responsabile di quell'azione se non l'intero Universo, e allo stesso tempo quell'esperienza che accade in Te. Quindi come quella che veramente sei, ovvero Coscienza Vuota e Immobile che testimonia l'esperienza sei la creatrice di ogni cosa. 
  • Ma non crei con intenzione, non crei sapendo prima cosa stai per fare. La creazione accade liberamente ed è sempre riflesso perfetto di quello che sai di essere o di quello che ignori di te. Ecco perché quella creazione è a tratti tinteggiata di ombre ricorrenti: sono i riflessi dell'immagine sbagliata che hai di te. Una volta colte quelle ombre in modo adeguato, ovvero frutto di una cattiva immaginazione, il riflesso cambia di conseguenza e la sofferenza che prima sembrava impossibile da sradicare si dissolve.
  • Non c'è nulla che devi comprendere, tutte queste parole sono una descrizione di qualcosa che sta già emergendo.

  • Se tu appari nel mio campo di coscienza proprio ora che sorge la domanda, forse questa è già una risposta.... Con amore, grazie.
  • Esatto, questa forma è solo il riflesso di quello che già sta emergendo. Le risposte dunque vengono dallo stesso luogo da cui sorgono le domande, dalla stessa Coscienza. Nulla è dato o trasmesso, ma solo condiviso.


domenica 9 marzo 2014

giovedì 3 ottobre 2013

giovedì 19 settembre 2013

Non cercare di essere divino, sii umano

Senti che manca qualcosa alla vincita della lottoria nazionale del risveglio? 
Il tuo maestro non è perfetto, tu non sei perfetto? Questa è la misura della nostra miseria. 

Quello che manca è la fine del concetto che manchi qualcosa. La fine di quella ricerca di perfezione esterna e interna, che non fa accogliere la vita così com'è e che genera sofferenza. 

Tu, per quello che pensi di essere, non ti illuminarai mai. Ma tu per quello che sei veramente, sei già totalmente libero, sei già totalmente in pace. Non c'è qualcuno che sia in pace a quel punto, sei Pace, la stessa che testimonia ogni sofferenza residua, ogni movimento dell'essere che sia positivo o negativo. Tu sei già Libertà stessa.

Celebra quella fragilità, è l'ego che si spacca. Dietro, l'Apertura del tuo vero Essere.

Non cercare di essere divino. Sii umano. Fai errori, contraddiciti, cadi e rialzati e poi cadi di nuovo. Sii nel torto. Si chiama Vita, sai? E' qui semplicemente per essere vissuta. Non siamo esseri umani alla ricerca di Dio, siamo Dio che fa l'esperienza di essere umani.

Guarda quale sia l'oggetto più profondo del tuo amore e della tua attenzione. Qual'è la tua priorità? Perché è da questo che si disegna e dispiega il tuo sogno. Quando questa Immobilità è la cosa più preziosa, tutto il resto viene da sè.  

Quando persino questo desiderio di risveglio cade, allora questo Silenzio, questa Immobilità, diventano il tuo vero amore. E non cerchi più di essere risvegliato o illuminato, o di trascendere l'ego o nulla del genere. Sei. E nel semplice essere te stesso onori la Vita, la celebri. E quella celebrazione risuona in ogni cosa o persona. 

Questa è dunque Pace, che non arriva alla fine di una processo di trasformazione o di divenire, ma è lo sfondo costante di ogni cosa. Se tu avessi bisogno di zittire la mente per averla, dovresti aspettare un momento nel tempo e nello spazio. Ed invece essa è eternamente qui, in mezzo a noi. L'unica cosa che impedisce di coglierla è il cercarla, è il rifiutare questo istante per averne uno migliore, tra un momento, tra un anno, dopo che... La mente e i suoi programmi sono infiniti, nel dilazionare la tua felicità.

Se puoi, accogli questo momento. In tutta la sua fragile umanità. Se puoi accogliere questo istante, incluso te stesso esattamente così come sei ora, avrai accolto l'intera Esistenza. 

Shakti Caterina Maggi 

sabato 30 marzo 2013

La soluzione è nel cuore

http://trainingwithdrellen.com/wp-content/uploads/2012/09/change-greensign.jpgL'incertezza politica, economica e sociale sono solo uno specchio della caduta dei sistemi di controllo  interiori. Il Risveglio accade e l'ego si dissolve bruciando in quel fuoco che la mente chiama paura.

Fuori dalle politiche della mente, infatti la soluzione la si potrebbe trovare nel cuore, attraversando la paura di non avere più alcun controllo e scoprendo che quella paura è in realtà la nostra stessa gioia contratta. 

Quando l'ego dice di dover scendere al compresso di "non avere altra scelta" quello che sta dicendo è di non voler affrontare quel fuoco in cui esso stesso morirebbe... 

Quando quella paura è attraversata allora si apre uno scenario che la mente non avrebbe mai giudicato possibile, che mostra una creatività e intellligenza che la mente divisa non può avere e che appartiene solo alla Vita.
                                                                                                                         Shakti Caterina Maggi

martedì 19 marzo 2013

Il desiderio di lasciare andare

foto di Richard Rohr
"Sono ancora imbottigliata nell'ego, questo posso riconoscerlo. E non riesco a smetterla (che poi anche lì, chi la smetterebbe di fare cosa? ... lasciamo perdere). So di non essere il corpo/mente ma, come dici tu, fino a che questo non è visto, è un giochetto mentale. In alcuni momenti particolari mi sono ritrovata a provare sensazioni tali di benessere e pace mai provati prima, dove qualunque desiderio non aveva più motivo di essere. E quei momenti sono accaduti proprio mentre non ci pensavo neppure. Nonostante questa consapevolezza, non posso impedire che l'insistenza a voler capire per far accadere si presenti. Leggo sempre i tuoi post e quello che dici lo sento così vicino che ho l'impressione di poterlo toccare davvero, per poi non riuscirci, e questo provoca un forte senso di impotenza (e anche rabbia a volte). Eppure sono qui, anzi NON SONO al momento...e a quanto pare non ho altra scelta che lasciare che tutto questo accada.
Un grazie sincero".


Quindi se sei imbottigliata nell'ego, allora l'ego è separato da te, no? Questo è l'inizio del riconoscimento.
Che tu non possa lasciare andare è un fatto perché non c'è una te che possa fare questo lasciare andare o possa fare alcunché, il lasciare andare accadrà quando accadrà. Il desiderio perché questo lasciare andare accada è il preludio del suo stesso accadere e non c'è neppure nessuno che a cui appartenga questo desiderio.

E' chiaro che il corpo/mente è un oggetto per ciò che lo vede, ciò che vede l'oggetto è sempre soggettivo rispetto a qualunque oggetto e come soggetto non può essere sentito o visto o conosciuto nel modo in cui parliamo di queste cose. Richiede un nuovo modo di vedere. L'inganno viene dalla mente che cerca di emulare ciò che di tanto in tanto accade lì quando non c'è nessuna intenzione di cercare di vederlo. Dato che tu già conosci l'inganno esso funziona ancora? LOL

E' anche chiaro dalla tua descrizione di questi momenti che il cercare non si sta più proeittando nel futuro in attesa di qualcosa che già vedi di tanto in tanto: ciò che deve essere realizzato è che davvero non c'è nulla che debba essere fatto per trasformare questi momenti un unico momento eterno.
Ciò nonostante la mente va a riposare con ciò che c'è nel momento, senza più proeittare altro se non ciò che è.  Allora,  il desiderio di comprendere sta sorgendo, ed è così per alcuni e anch'esso in sè è qualcosa di cui non si è in controllo, sta solo accadendo.

Guarda la situazione.... se tu potessi toccare tutto questo o chi dovrebbe fare quel toccare? E' come cercare di baciare le tue stesse labbra!
Ciò che è affermato qui è visto come corretto lì perché la mente sta già prendendosi una vacanza e in quei momenti tu sei QUESTO, nè più ne meno ciò che è qui.
Questo è davvero un messaggio per te stessa LOL

Sì, mi ricordo di quella rabbia e sensazione di non essere in grado di farci nulla, la frustrazione etc... va tutto bene... quando lo guardi retrospettivamente LOL
Sì! Tu sei qui SEMPRE, solo qui.

Non c'è scelta perché non c'è nessuno che abbia scelta.
E' una situazione difficile in cui trovarsi quindi ti lascio le parole di Tony Parsons che disse a Richard Sylvester poco prima del suo risveglio.
"SPERO CHE TU MUOIA PRESTO!"

Con Amore
Avasa

____

Negli ultimi giorni ho passato molto tempo su ebay vendendo delle cose della casa per  svuotarla così da muovermi verso qualunque destinazione l'esistenza mi porti e naturalmente appaiono delle cose che il desiderio mi dice che DEVO AVERE LOL
Molte volte all'ultimo istante qualcuno mi batte e fa un'offerta superiore alla mia di magari solo un penny e quindi non ottengo quel mio DEVO AVERE.
Di certo una volta questo avrebbe portato con se la sensazione di non essere positivo LOL
In questi giorni è solo come stanno le cose!
Se vinco è il volere dell'esistenza e se perdo è la stessa cosa, sorge solo un grazie con una risata.

Se puoi andare a letto la sera accettando con la stessa attitudine il fatto che l'illuminazione non è accaduta oggi O che possa accadere, sei in una ottima posizione.
Puoi addormentarti con un grazie al volere dell'esistenza.
Una cosa è certa che dal punto di vista dell'ego, sei finita se non accade e se sei finita (del tutto) se lo fa LOL
con amore,
Avasa


lunedì 23 luglio 2012

Il pendolo della mente

Pubblico un'altro scambio di questi giorni con un amico.
Shakti
______________________ 


Perdo di vista il fatto che non ci sia nessuno, che tutto può essere calmo, anche la mente.
Quando sei bombardato di pensieri, ne nasce uno dopo l'altro, è una confusione, fantasie, dei sogni continui in apparenza inarrestabili...
Boh, sono tornato nell'insicurezza e nella fobia generale e sociale, è grave?
Se pensi di esserti perso allora è solo perché ti illudevi di esserti trovato. Tu non sei mai da nessuna parte, e quindi sei dappertutto. Tu sei lo sfondo vuoto su cui la mente e il mondo si manifestano: fino a che pensi di essere il soggetto della mente desidererai che essa e il mondo si manifestino in un certo modo. Ad esempio che siano in pace oppure che abbiano certe caratteristiche.

Di fatto fino a che non vediamo chi siamo vogliamo che il mondo appaia in modo stabile e tranquillo perché cerchiamo noi stessi nel mondo cerchiamo quel silenzio in un mondo di rumori... ed è ovvio che non lo troveremo mai lì. Dunque se credi di aver perso il tuo centro è solo perché credevi di essere un qualcuno che si era trovato: tu non puoi mai perderti, sei sempre presente. Il riconoscimento di questo non è sempre presente, invece. Infatti a volte ti immagini di essere quello che non sei: un personaggio della storia della tua vita che vive certe vicende non altre. A volte ti dimentichi di "te" e quindi ti accorgi che sei solo lo spettatore del gioco e il suo creatore. In quel momento torni allora a divertirti, e la storia della vita assomiglia d una divina commedia più che ad un incubo.

Tuttavia questo tornare a vedere chi sei non è stabile, e per molte volte è necessario che tu apparentemente torni a cogliere chi sei per poi perderti di nuovo nell'illusione di essere un qualcuno, sia un qualcuno che si sta trovando che un qualcuno che si è perso. Tale ricadere nella trappola dell'ego è un passaggio necessario fino a che non lo è più perché si è visto con chiarezza che tu sei al di là di ogni movimento della mente.
Allora non ti interessa più come la mente appaia, essa potrebbe essere una giungla di pensieri oppure un mare tranquillo. In entrambi i casi vedrai che la cosa non ti appartiene; perché tu sei oltre la mente.

Io ho paura di quello che potrei essere, non lo so chi sono , ci sono pensieri infiniti e paura.

Sei ciò che guarda quei pensieri infiniti e paura. Tutto li.

Perché avvengono? E se fossero veri?

Sono solo pensieri. Vanno e vengono, quello che è vero è solo quello che non va e non vene mai, ovvero te stesso. 

Lo so, ma sembra tutto vero nella mente e nel corpo.
Lo sembra ma non lo è.
Ma non ne ho certezza.

Ok, allora soffri l'incertezza, sentila come sensazione. Deve arrivare un momento in cui SENTI questa sofferenza senza pensarla, senza andare in storie circolari mentali senza fine. Mi capisci?

Ok... In realtà mi è anche successo, ma adesso non è così, ecco tutto.

Lascia che la mente stia lì, è normale che torni. Quando torna, essa torna ancora più inferocita perché si è accorta di aver perso terreno. Quindi è del tutto normale, lascia che torni e non giocare con la spazzatura.
Stai con la sensazione e non ti fissare sulla mente. Non hai bisogno di controllare la mente, lascia che sia...
non è obbligatorio crederci alla mente, lasciati sentire la sensazione che accompagna quei pensieri.

Mi sento meglio. Ma che senso ha avuto questo malessere acuto?

E' solo un pendolo! La mente oscilla a destra e sinistra e ti fa sembrare che TI stia accadendo qualcosa, quando invece qualcosa sta solo accadendo, ma non a te. Non c'è un senso nella sofferenza, e neppure nel piacere, esse sono solo parte delle curve della vita. Il senso non è nella storia e quindi nel tempo lineare ma nel momento: nel momento in cui sei davvero del tutto presente a questo momento allora c'è un senso per così dire... ovvero che questo momento esiste e potrebbe anche non esistere, c'è gratitudine infinita per il fatto che esso esista.
La mente ti fa pensare che nel suo oscillare tra su e giù "qualcosa" stia accadendo e che tu stia andando da qualche parte. In realtà non stai andando da nessuna parte, stai marciando sul posto, solo che a volte batti col piede destro e chiami quello "va tutto bene" e a volte con il piede sinistro e chiami quello " va tutto male". Non c'era qualcosa che doveva succederti, è successo ma non a te e l'idea che sia successo a te è parte della sofferenza. Si tratta di restare fermi o meglio di vedere che si è immobilità stessa -sempre- e lasciare che la mente faccia il suo corso.
La verità è che non stai andando da nessuna parte, c'è solo il momento.
Possa tu essere sempre in ascolto di questo momento, godendo appieno l'avventura dell'essere vivi.

Ti voglio bene, anche se non esisti.

Aahah, anche io caro me stesso.

(Che rispostina, grazie).

Dio

Pubblico uno scambio di email interessante. 

"DOMANDA
ciao, innanzitutto grazie per la tua splendida condivisione, ti contatto per un confronto su un qualcosa che mi sta a cuore.....spesso si vede un conflitto che adesso ho identificato fra una visione Advaita e una visione Dvaita....Yoghi Bhajan parla di Dio nella creazione e Dio .....questa affermazione sembrerebbe unire le due visioni....spesso leggo scritto che ad esempio la creazione senza qualcuno che la percepisce non esisterebbe.... non riesco a sentirla sta cosa... io vedo il veicolo energetico "essere umano " come un ricevitore di un segnale emesso dalla Fonte, che indipendentemente se ricevuto o no viene emesso....Yogananda mette in guardia infatti su questo errore di interpretazione ora che ci penso...la creazione esisterebbe anche senza l'uomo...condivido il pensiero di un Dio che e' dentro di me, ma questo non esclude che lo sia anche fuori non vedo contrasti fra le due visioni.... forse anche l'incarnazione divina o massima espressione della Fonte nella Creazione ha dei limiti, che se veramente Tutto fosse al suo interno questi limiti non esisterebbero...e si tutto al nostro interno ma forse solo quello che possiamo contenere,in sostanza Dio e' uno stato della nostra coscienza.....
Io credo che e' si la Luce o Verita' proiettata dalla Fonte nell'uomo e in tutto l'universo,"alzate una pietra e li' mi troverete" per questo si dice che solo dentro di noi possiamo trovarlo e cosi' e' ,credo che noi possiamo percepirLo ,addirittura incarnarLo pero'....sono veramente curioso del tuo sentire al riguardo
.

RISPOSTA:
Quando ci chiediamo se esista Dio il problema è mal posto. Ciò che non esiste siamo noi! Tutto ciò che esiste è Divino ed esiste solo il Divino. Il corpo come forma, come veicolo della Consapevolezza è fatto della stessa sostanza e immagine di quella divina in quanto tutto è UNO, non esiste separazione. Persino il concetto di separazione esiste alll'interno di ciò che non è mai separato. Tutto quello di cui fai esperienza è esperito da qualcosa che ne è conscio e ne testimonia nascita e morte. Questo qualcosa, che in sè è una non-cosa, è il Sè. Quindi ciò che si può chiamare Dio è davvero e solo Io, non la personalità, ma il Vuoto Testimone.


DOMANDA:
Grazie ! Riesco ad integrare perfettamente questo che hai scritto in cio' che sento, credo sia un buon segno eheheheehehvista sotto questa angolazione che fondamentalmente e' cio che sento anch'io... si dice che lo yogi ad un certo punto uscirà dall'orgoglio e dal senso di colpa perche' prendera' coscienza che e' sempre stato Dio ad agire.....grazie ancora....

RISPOSTA
Esatto! La percezione che esista un io e un Dio è solo illusoria, in effetti quello è l'ego!

DOMANDA
l'identificazione con l'ego non ci permette di vedere questa unione... la differenza fondamentalmente possiamo riassumerla in una differenza di consapevolezza dell'ego e di conseguenza di Dio... a lungo mi sono chiesto cosa mi separava dall'avere una profonda percezione delle cose, in realta' mi sono reso conto che cercavo con lo strumento sbagliato... la mente razionale ... invece in quel testimone, quella pura presenza vuota, tutto arriva senza nessun processo "logico".

RISPOSTA
Esatto! in realtà ciò che sei e che cerchi è già presente. E' ciò che testimonia il processo di ricerca, inclusa la ricerca della purificazione dall'ego. Non esiste di fatto un momento in cui sarai libero dall'identificazione perchè non esiste un te che abbia una identificazione egoica! Questa comprensione fondamentale mette fine alla ricerca ma non può essere frutto di una conclusione logica o mentale. Essa deve provenire per essere autentica e non frutto di un ego spirituale da un vedere chiaro che non è mai esistito un qualcuno che aveva un ego o un qualcuno che doveva raggiungere il divino. Yoga che significa come sai "unione con dio" è dunque tutto quello che già esiste, in quanto non c'è mai un qualcuno che sia separato dal divino. L'illusione che questo sia il caso è la fonte della sofferenza e ogni azione che venga intrapresa dal presuspposto condurrà solo ad una illusione più profonda.

Ciò che sei sempre e da sempre è il Vuoto Testimone di ogni cosa, incluse queste parole. Là dove essere vengono percepite come suoni nella mente o come segni su uno schermo e poi trasformate in sensazione o altro pensiero è un luogo dove nulla viene mai detto. Là siamo già Uno, là non siamo mai separati e dunque non ci dicimao mai nulla così come la mano destra non si sente separata da piede o dalla gamba, così siamo solo un unico corpo le cui membra solo apparentemente agiscono in modo contrastrante le une dalle altre.

Dire che si è personalmente raggiunta la liberazione sarebbe come dire che la mano ha personalmente raggiunto l'unità con il resto del corpo, laddove invece essa era sempre e solo parte di un unico insieme. La tua forma non è disgiunta se non in modo apparente dalle altre o dal resto della manifestazione e ciò che la vive e la anima resta intoccato da tutte queste cose, inclusi gli anni che passano e i tentativi di ricerca. Esso resta sullo sfondo come e in quanto terreno di base da cui ogni cosa sorge e muore. Se tu non fossi cosciente del manifestarsi e dissolversi della manifestazione queste cose di fatto non esisterebbero e in questo senso ne sei il creatore. Esse si manifestano in accordo con il modo in cui conosci chi sei o ignori chi sei, apparendo come incubo o come sogno, a seconda della coscienza che hai di te.

Questa è una descrizione di un dato di fatto NON uno stato che devi raggiungere o che puoi raggiungere perchè quel te che immagini che debbia fare questo sforzo non esiste e esso stesso è parte e origine della sofferenza stessa che dà motore alla ricerca.

Tu sei GIA' Questo.

DOMANDA:
Sento in questo scritto una gioia di cui faccio esperienza....come un fiume che non sa' dove riversarsi quanto e' in piena... grazie ancora Shakti... ho sempre pensato che non c'e niente da fare ... Shiv, un maestro nel Kundalini yoga dice :se imparassimo a respirare, tutte le stampelle dello yoga inclusa la meditazione potremmo buttarle... il respiro ci accompagna sempre... scorgere quel confine fra il respirare e l'essere respirati....

RISPOSTA:
La tua gioia è tutta mia. un caro saluto,  


Shakti Caterina Maggi

venerdì 20 luglio 2012

Informazione

Questa informazione distrugge il concetto di ego, l'ego quindi non gli darà il benvenuto e lo accetterà...
E' normale che tale reazione sorga anche se c'è apertura ad una informazione nuova, in quanto è una minaccia a colui che abbiamo immaginato di essere per così tanto tempo. Ricorda che questa reazione è anch'essa un'azione della coscienza, impersonale, nessuno sta reagendo, è solo reazione che accade. In realtà colui che è immaginario non è sempre qui, non c'è per nulla se non come idea, di certo non come un oggetto che possa essere identificabile.

L'ego NON è una entità, è una attività. Nel sonno profondo non è per nulla presente, quando il gioco di te e di me si è dissolto nel sonno profondo siamo insieme come questo Uno. Qui l'Uno è visto fare esperienza del corpo, e colui che era immaginario viene svelato nella sulla illusorietà.

Se hai intuitivamente capito questo adesso quindi non c'è più nulla che debba essere fatto, l'impatto di questo troverà il suo corso, colui che è immaginario cadrà in modo naturale, nel tempo. Quando ciò che è condiviso dal cuore è ricevuto nel cuore, il vero lavoro inizia, oltre la mente.  
                                                                                                Avasa

domenica 8 luglio 2012

Reclamare

Quando c'è il pensare ad un momento del passato o del futuro, come ad esempio fare piani o ricordare, c'è un concettualizzare. Tutta l'attenzione è sulle parole della storia che sorge in quanto mente. Se c'è interesse nella storia l'attenzione continua a dare energia ad essa e questo conduce alla sua continuazione nel tempo. L'attenzione viene spezzata o divisa dalla realtà percettiva verso una realtà concettuale, che - sebbene sembri piuttosto convincente- non è affatto vera, ma è solo un figmento della nostra immaginazione.


Da bambini piccoli questo non accadeva in quanto l'attenzione non era ingombrata dal concettualizzare, ma era solo conscia di quello che veniva percepito. Ciò che era perepito era ciò che stava apparendo, NON ciò che si immaginava che stesse apparendo. La mente del bambino infatti non concettualizza ma è presente a quello che appare come riflesso, è presente ai sensi, alla stanza in cui si trova, alla luna, alle espressioni della faccia della mamma e così via. Il bimbo non si attacca a un processo di pensiero.


In un certo senso il bambino è solo un essere di sensazione. Da adulti invece c'è una frazione di secondo tra cui l'attenzione che sta nella percezione e l'attenzione che di solito viene attratta dalle concettualizzazioni: c'è dunque solo un momento molto breve di tempo in cui si resta ad un livello di percezione prima che la divisione della mente accada. Come risultato di questo un adulto diventa un essere pensante.

Da adulti abbiamo questo momento percettivo, ma non siamo capaci di restare presenti ad esso prima di separarci di  nuovo in una relazione tra soggetto e oggetto. Una frazione di seconda prima che questo accada siamo Uno con l'oggetto, infatti SIAMO l'oggetto e non c'è senso di separazione. La Coscienza e il suo oggetto sono sempre Uno e nel momento in cui questo è vero non c'è alcuna sensazione di essere un qualcuno o un qualcosa che stia guardando qualcosa o qualcuno. Il momento in cui l'attenzione, per abitudine, salta dall'essere CIO' CHE E' ad essere apparentemente due cose è come e quando l'ego sorge.
 
L'ego è un pensiero abituale che sorge a reclamare ciò che E' nel momento come risultato della sua stessa presenza. Il cosiddetto PENSATORE appare DOPO il pensiero di cui reclama di essere il produttore: in se stesso è dunque solo un altro pensiero che sorge - come tutti gli altri pensieri - da ciò testimonia l'apparizione di ogni pensare.

"Io vedo", " io penso", " io sento" sono tutte cose reclamate dopo che l'identificazione con l'oggetto visto è stata compiuta. Il fatto che il vedere, il pensare, il sentire siano accaduti è vero ma NON è un fatto che un qualcuno o un qualcosa che chiama se stesso "io" o "me" li abbia prodotti. Questo io o me sono un'idea, una credenza, un concetto, solo un altro pensiero che sorge.

Se l'attenzione è capace di restare presente a ciò che E', allora questo crearsi di una divisione dell'attenzione nella relazione soggetto-oggetto non accade e c'è l'Uno. In questo Uno c'è la Consapevolezza di essere ciò che si è in quel momento, sia l'Io che il l'oggetto sono Uno e quindi non c'è alcuna relazione soggetto-oggetto. Quando non c'è un separare qualcosa che è essenzialemnet una unica Coscienza, c'è Unità. L'Io è ciò che E', ciò che è E' Io.

Quando l'Io è da solo non ha mezzi attraverso cui essere consapevole di sè: questo è possibile solo quando l'Io stesso crea a partire da sè un oggetto di cui essere consapevole. Quando questo accade, c'è l'Uno con ciò che appare; se invece la divisione di ciò che è essenzialmente Uno  allora si manifesta la relazione soggetto-oggetto e Io vive nell'apparente dualità, nell'apparente separazione.

Dato che il pensiero è un oggetto che appare DOPO che la divisione è accaduta e che il pensiero stesso è ciò che reclama di essere colui che ha fatto l'azione esso non può essere una reale identità ma solo una identificazione con ciò che è già apparso. Questa apparente entità non è quindi una entità, ma una attività, quella dell'identificazione con l'azione. L'ego quindi è una attività di cui la vera identità è il testimoniare stesso. L'ego in verità non è nè il produttore nè l'autore, come invece reclama di essere, di qualunque cosa accada, in quanto in se stesso è qualcosa che sottosta alla testimonianza. Dato che il testimoniare non sottosta a nulla, quando l'oggetto è rimosso dalla situazione il testimone deve dunque essere Nulla, Vuoto, Assenza, non legato alla relazione oggettiva o soggettiva. La nostra vera identità non si identifica con se stessa perché non ha bisogno di farlo in quanto essa è sempre nella Consapevolezza conscia di sè in quanto Nulla, che precede quell'apparizione che con sè porta il gioco dell'illusione di spazio e tempo.

La vera identità di TUTTE le cose E del Nulla è assenza. La vera presenza è assente di ogni "qualcosità".

Se ciò che è stato affermato è compreso intuittivamente sarà visto che è del tutto futile per l'ego, che è un identifircarsi con un oggetto già apparso, fare qualcosa per rimuovere la sua identifiazione con sè stesso come se fosse un qualcosa o un qualcuno perché nel cercare di farlo esso continuerebbe a  ristabilirsi e rinforzarsi come autore delle cose. Ogni e ciascun metodo quindi per sradicare lo pseusdo sè (l'ego) al fine di rivelare il vero Sè non puo' raggiungere il proprio scopo, ma continuerà solo ad alimentare il concetto del me come soggetto di una realtà oggettiva e quindi produrrà una continuazione dell'apparente dualità e sofferenza.

Una volta che questo sia chiaro e ovvio accade un lasciare andare in cui nessuno è coinvolto.

                                                                                                                                          Avasa
Post originale

venerdì 6 luglio 2012

La Realtà dell'Io e illusione del me

"Sono cosi sofferente, che proprio vorrei tanto che fosse tutto solamente un brutto sogno, una illusione e che non fosse vero.
Nel frattempo anche se mi do' i pizzicotti, vedo che sono sveglio e che la realta è proprio questa qui.

Se ad esempio ho coscienza di essere sotto una montagna e vedo che sta cadendomi una pietra in testa..... non riesco a dire.... va bhe.... non ha senso preoccuparmi tanto, esiste solo il momento presente e siccome la pietra non è ancora arrivata giù, posso stare tranquillo e felice.
Non sono capace di fare ragionamenti del tipo 4 mele+5 mele=1 mela.

Se mi dite qualche sistema concreto per poterlo fare, (come presumo fate voi altri), ditemelo ve ne sarò davvero molto grato.... mi piacerebbe tantissimo che fosse proprio come voi dite e che la vita come la conosciamo comunemente, sia falsa e illusoria".

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Ciao carissimo!

Non si tratta di autoconvincersi di stare tranquilli, ripetendo come un mantra "tutto andrà bene è solo un sogno!". Fare questo sarebbe solo una forma di inganno più sottile, sarebbe solo una specie di strana auto-ipnosi o manipolazione. Non esiste neppure una formula magica che ti posso dare o che chiunque ti possa dare, anche questa sarebbe solo un'altra manipolazione.

Se invece che ascoltare o leggere e basta queste parole - che sono una descrizione concettuale di una esperienza diretta - provi a vedere se queste parole combaciano con la tua esperienza allora c'è la possibilità di cogliere che  in effetti tutto quello che viene scritto qui è in un certo senso già vero di te, ma quello che lo rendeva ingannevole era un presupposto sbagliato, un concetto di partenza sbagliato. Quel presupposto sbagliato è il senso di separazione e per coglierne l'illusione è fondamentale che tu torni alla tua esperienza diretta. Altrimenti queste parole sono del tutto inutili.

Quindi sii chiaro su cosa è reale nella tua esperienza e cosa non lo è. L'esperienza della vita, qualunque essa sia in questo momento, è reale nell'istante in cui ne fai esperienza. Nel momento in cui fai esperienza di questo istante esso è già svanito e quando lo rammenti esso esiste - di fatto- solo come memoria ovvero come concetto. Il momento è dunque reale e tu nel momento sei UNO con quello che c'è.

Guarda bene, là dove sei adesso, nelll'istante in cui leggi queste parole su uno schermo o su un pezzo d carta, nel momento preciso in cui le leggi esistono solo queste parole e tu sei UNO con ciò che leggi. E' solo successivamente che puoi dire che "tu" le hai lette o che "io" le ho scritte. Questo pensiero viene solo DOPO che le hai lette, è un pensiero succedaneo, basato sul senso di separazione. E' solo un pensiero, con cui per abitudine ci si identifica e finisce per filtrare la tua esperienza, facendoti credere che tu sia separato da quello che leggi, che quello che leggi sia stato scritto da qualcun altro se non te stesso etc.

Di fatto, nel momento (che è l'unica cosa che DAVVERO esiste in quanto futuro e passato esistono solo come concetti) quello che stai leggendo adesso appare nella tua Coscienza ed è uno con te.
Per dire che queste parole sono di Shakti lo puoi fare solo successivamnete e solo ricorrendo alla memoria, ovvero filtrando la tua esperienza attraverso un concetto.

Quindi l'illusione di cui parlo è quell'idea di separazione, quel pensiero abituale che ritorna e ti porta a filtrare la realtà attraverso di esso, distorcendola. Qyuando eri un bambino non facevi tutto questo: non passavi con rapidità dalla percezione delle cose al loro concetto, ma restavi nella percezione. Per abitudine attraverso il condizionamento hai invece iniziato ad imparare il "mio" e "tuo", a concettualizzare il tuo mondo. Quando eri un bambino guardavi una pietra ed eri quella pietra. Guardavi le tue mani giocare con la sabbia al mare ed esisteva solo quello, non c'era un pensiero del dopo o del prima o niente del genere.

In realtà è ancora così, solo che tutto quello che accade viene con rapidità filtrato dai concetti che abbiamo di quello di cui facciamo esperienza e quindi il senso di separazione e i suoi giochi ti fanno credere che davvero tu sia separato da quello che vedi, senti etc, ti fanno credere nelle storie (spesso negative) che la mente instaura e intesse riguardo al momento. La storia della mente accade, e con il fatto che tu Coscienza le creda finisci per vedere il mondo così come la mente te lo propone.

Ora la tua sofferenza è reale nel senso che la percepisci come una sensazione di forte contrazione e paura, mentre è illusoria in quanto storia di te che "soffri perchè"..." quella è la storia, ed è una illusione perché nel momento non esiste un "te" di separato a cui sta accadendo tutto questo, esiste solo quello che sta accadendo. Quando esiste solo quello che sta accadendo e tu non sei separato da esso c'è pace, persino quando le condizioni esterne potrebbero sembrare negative.

Non si tratta di vivere sotto una campana di cristallo - come se fosse possibile del resto- cercando di evitare situazioni negative o dolori o lutti. Essi fanno parte della Vita. La sofferenza che è possibile dissolvere è quella legata alle storie della mente, che non faceva parte della tua esperienza quando eri un bambino piccolo: è una ignoranza che hai appreso attraverso gli ordini e le regole o semplicemente l'ambiente in cui sei vissuto.

Alcuni di noi sono più sensibili e non si adattano bene al condizionamento del "me". L'ego non funziona bene per queste persone e diventano "disfunzionali". Finiscono dallo psichiatra o dallo psicologo perché il "me" con loro non funziona bene. Sebbene apparentemente possano sembrare più sfortunati di altri che sembrano invece convivere perfettamente con l'ego in realtà sono in un certo senso solo più sinceri. Si accorgono che quel modo di vivere o pensare non funziona e soffrono moltissimo. Non sono in grado di seppellire sotto un tappetto quella sofferenza. E' un dolore acuto, come quello di cui credo tu stia parlando.

Il modo di sciogliere quella sofferenza è attraverso una comprensione intuitiva che non può essere trasmessa da nessuno, anche se puo' essere condivisa: ci deve essere sia la capacità di capire che quello che stiamo soffrendo è una idea e allo stesso tempo la volontà di stare con quella sofferenza a livello di sensazione senza sfuggirla per quanto possa essere intensa. Non si tratta di mettersi volontariamente in situazioni di sofferenza ovviamente: ci pensa la Vita a darci l'opportunità di stare con quella sofferenza NON a livello concettuale, ma percettivo. Ovvero SENTIRE quella sofferenza, restando presenti ad essa.

Nel farlo quello che accade è vera meditazione, che non si tratta di stare a gambie incrociate recitando un mantra, ma solo restare presenti a quello che c'è. Se c'è sofferenza e non diamo attenzione alle storie della mente che ci suggeriscono le motivazioni per cui si sta sofferendo o delle strategie per non soffrire allora finiremo per sentire e basta quella sofferenza. La sentiremo ed essa sarà presente come sensazione non come concetto.

E' ovvio che non si puo' trasformare tutto questo in un metodo. Deve accadere. Fino a che cerchiamo delle strategie o delle vie di uscita persino stare con quella sensazione sarà solo un modo di scappare dalla sensazione stessa, e quindi di fatto ci staremo solo predendo in giro. In effetti stare presenti alla sofferenza solo come sensazione accade e basta, e accade quando la comprensione intuitiva di cui ti parlavo prima raggiunge un certo punto di maturità per così dire.

Quindi sii chiaro, nel momento c'è sofferenza. Ma prima di credere alla mente e alle sue storie sul perché di quella sofferenza guarda con attenzione: c'è un qualcuno che sta soffrendo oppure questo qualcuno che sta soffrendo è solo un concetto e quindi non è reale? La sofferenza come sensazione sembra essere reale, ma solo nel momento in cui la esperisci.

Se possibile resta presente ad essa. Nel farlo essa crescerà come un fuoco facendo pulizia su quello che non è più necessario. E' possibile che essa sia molto forte e quindi non subito sia possibile restare presenti. Non correre, magari all'inizio è possibile sentirla senza andare nelle storie della mente solo pochi istanti. Ma anche quei pochi istanti fanno miracoli: ti danno l'opportunità di vedere che non sei un uccellino in gabbia, che la gabbia è in effetti aperta e ciò che sei è la Coscienza Vuota che è presente ad una sensazione molto intensa che la mente chiama sofferenza.

Quella sensazione se affrontata come tale e non concettualizzata inizia a farsi strada attraverso di te e a sciogliere quel vecchio modi di pensare che ti ha ingabbiato o apparentemente ingabbiato nell'idea di essere un qualcuno. Un qualcuno che deve morire, che deve vivere la vita etc. Un qualcuno che soffre e che deve cercare di cambiare la porpria vita. Quel qualcuno è la fonte della sofferenza stessa e di fatto è solo un'idea.

Spero di aver fatto un pochino di chiarezza, se lo desideri scrivimi ancora e partiamo da qui.
Un caro saluto,
Shakti

venerdì 1 giugno 2012

La gabbia è aperta

"L’ambiente fisico, la condizione esterna si può toccare, c è… questa stretta casa e stanza c è, questa città disastrata c è, il dolore fisico… quindi magari cerco le porte della gabbia, ma sento certamente ancora una gabbia. Posso anche osservare la gabbia fisica esterna dalla coscienza, a volte riesco ad osservare la gabbia dei pensieri, ok, ma (ancora?) osservarle non le dissolve".
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Quando metti un uccellino in gabbia per tanti anni, anche se apri la porta resta spesso sul fondo della gabbietta. Non vuole uscire. Ha paura di quel cielo enorme, di quel blu infinito. E il povero uccellino sembra davvero costretto a restare lì prigioniero delle sue paure.

Ma la gabbia dei condizionamenti è SEMPRE aperta. Perché quel qualcuno attorno a cui si forma la struttura egoica non esiste.  In altre parole non c’è qualcuno che sia imprigionato, la gabbia è vuota e la porta quindi è sempre aperta.
Quando inizi a vedere che la tua vera natura è oltre il pensieri e le sensazioni, oltre la forma fisica inizi a toccare consciamente momenti in cui vedi che sei quel blu. Quel cielo infinito, aperto, senza confini è il luogo da cui stai osservando la tua gabbia di paure. Quando vedi che sei cielo la gabbia è solo una struttura che resta in piedi solo per l’idea che sia tua. E non è così. Quella gabbia fatta di idee e concetti è solo qualcosa che sembra appartenerti perché te ne senti al centro. Ma non c’è un “me” a cui essa appartenga, è solo una costruzione.

Se cerchi di osservare la gabbia per dissolverla lo fai perché pensi che sia tua. E nel pensarlo la mantieni, mantieni l’illusione di quell’immaginario uccellino imprigionato.  Potresti lavorare 40 anni sul tuo ego, se pensi che sia tuo non si dissolverà mai. Ma sparisce in un istante l’idea che quella costruzione mentale sia tua quando cogli che ne sei solo il testimone, non il padrone.

Se la gabbia non sembra mentale ma fisica la situazione non cambia di molto. Il mondo che appare attorno a te, in realtà appare IN te. Guarda bene. Il corpo appare nella stanza, in una città etc…. ma tu dove sei rispetto a queste cose? Sei nella stanza oppure sei qualcosa che sta osservando attraverso il corpo la stanza? Quell’apparizione e quelle condizioni fisiche sono solo il riflesso di qualcosa che accade nella tua stessa Coscienza. Non sai come e non importa che tu lo sappia, ma il sogno della Vita così come essa appare è il riflesso di quello che sei. Appare come riflesso della tua vera natura,  di come conosci te stesso o di come ignori chi sei.

Se vivi in modo inconscio il mondo attorno a te rifletterà questo perché NON è separato da te. Se vivi in modo conscio rispetto a chi sei chiunque o persino qualunque cosa tu incontri si rifletteranno in questa luce.
Non cercare di cambiare le tue condizioni esterne partendo dall’idea che tu sia al centro di esse. Se accade questo, e non puoi impedirlo se avviene, alla fine ti sentirai solo frustrato dell’inutilità di questi tentativi. Come recita il Tao Tse Ching “Il non-agire e il non-volere fanno cedere ogni porta. È attenendosi costantemente al non-agire che ci si assicura la sovranità. Non la si ottiene appena ci si dà all'agire”. La sovranità di cui parla è diventare consci del fatto che ciò che sogna il sogno della Vita non è quel personaggio che pensi di interpretare, ma  la Consapevolezza Vuota che testimonia l’intera scena.

Resta presente a quel senso di prigionia. In realtà quella sofferenza che senti è il rompersi dell’illusione, se essa non è contrastata attraverso strategie della mente (inclusi i tentativi dell’ego di manipolare osservando quello che accade) allora quell’illusione si scioglie da sola. Soffri proprio perché ti senti separato e questa sensazione è lo spezzarsi di quella illusione. Il fatto stesso che tu ne sia conscio è sufficiente, mentre quando cerchi di uscirne come se fosse qualcosa di tuo rafforzi il senso di separazione, e quindi l'ego.

Lascia che i pensieri siano tali e che la situazione si presenti come già è, se ti è possibile. Resta in ascolto, stai guardando tutto questo da un luogo dove sei GIA’ libero. Il riconoscimento di questo fatto è ciò che trasforma le cose, mentre l’idea che tu le debba risolvere è quello che le tiene in piedi.

Se puoi, resta in ascolto. Accade da sé un momento in cui diventi così curioso di questo ascoltare che la mente psicologica, l’ego, diventa così lontana e poco interessante che la noti appena. Non sai bene se c’è, né ti interessa. Ti stai godendo il blu del cielo.
Un bacione
Shakti

mercoledì 16 maggio 2012

Nessuno è prigioniero della mente

Cara Shakti,


Ciò che mi spaventa molto in questo momento è la mia mente, soprattutto di notte...
ma nonostante tutta questa paura, non so allontanarmi da questo fuoco.
Credo che l'erba non abbia altra scelta se non quella di crescere.
Con Amore.

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Ciao!

Questo è esattamente il dilemma dell'ego che desidera morire e al tempo stesso cerca di sopravvivere a se stesso. Ciò che si desidera di più è la nostra stessa assenza che è sentita come liberazione e allo stesso tempo se ne teme l'accadere perchè tutto ciò sappiamo di essere se ne andrà. La cosa divertente quando questo vedere si stabilizza è la realizzazione che quello che più si temeva era già il caso. Tu, come ciò che pensi di essere, già non esisti se non come una idea.

L'idea di essere un qualcuno, un qualcuno a cui accadono cose spaventose o piacevoli, che è in relazione con una persona oppure no, che soffre la propria mente oppure l'ha trascesa, che ha realizzato chi è oppure è ancora addormentato è appunto solo una idea. Tu sei già e sempre quella Presenza che testimonia queste idee che hai di te, tu sei sempre e già libero. Pensare altrimenti è appunto solo un'idea di cui sei testimone. Non c'è nulla da liberare perchè non c'è nessuno che sia mai stato prigioniero!

L'idea che non sia così è talmente radicata che è finita per essere la tua realtà. Davvero ti senti un qualcuno di separato e perso nel mondo ma se è possibile nel momento controllare se esiste questo qualcuno troverai solo un corpo e una mente e una Presenza che sa della loro esistenza e quella Presenza sei tu. La mente consiste sempre e solo di un pensiero o una sensazione che accadono una alla volta. L'idea di essere qualcuno non deve essere superata o trascesa o cancellata solo vista come tale. E nel riconoscerla come tale essa pian piano perderà di forza come una bicicletta che scende giù per un pendio e continua a pedalare da sola per un pò fino a che non cade per mancanza di ulteriore spinta. Quando questo fatto di essere questa Presenza ti colpisce per la prima volta inizia a diventare molto più interessante delle storie della mente.

La mente magari appare ancora per un po' come una storia, come immagini positive o negative ma diventa come una lampada accesa in pieno sole. La luce della consapevolezza è molto più intensa e là mente è pian piano scordata. Resta questo momento che al di là delle etichette che possano sorgere è solo un momento e in sè di per sè è straordinario perché irripetibile. E' prezioso perchè sta già passando.
Viverlo e non perderlo è davvero l'unica sfida.

un abbraccio,
Shakti