"... mi sento solo davanti ad un abisso buio..."
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Quel buio è il modo in cui la mente ancora basata sul concetto di ego vede il tuo vero Sè.
Lo vede come buio perché la mente non potrà mai conoscere la sua sorgente. Nel sentire l'avvicinarsi di quell'ignoto che ne determina l'estinzione è ovvio che insorga paura, è la paura della morte. E si sa nella morte siamo sempre soli.
Quella paura però lungi da essere qualcosa di negativo o da evitare, come la mente prospetta in quanto sente la sua stessa fine in essa, è in realtà la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che è rimasta contratta nel concetto del me. In altre parole, quando l'attenzione si sta per spostare da ciò che crediamo di essere - il me- a ciò che siamo veramente- ciò che siamo sembra un abisso buio che suscita timore, ma se andiamo a toccare quella paura essa si svela per quella che è: gioia.
"Paura" è solo l'etichetta che il "me" pone sulla paura per evitare di sentirla. La paura di per sè è dunque un concetto che se affrontato a livello percettivo si rivela essere una sensazione intensa che cerca di espandersi e se ha il permesso di farlo si trasforma in gioia, in vitalità. La stessa vitalità che avevi da bambino quando ti sentivi eccitato riguardo qualcosa: allora non avevi paura solo eccitazione.
Se ti senti solo davanti ad un abisso buio è qualcosa di molto positivo: significa che quello che sei davvero sta emergendo e quello che pensi di essere sta per cadere. Ciò che sei davvero è sempre mistero e non può essere conosciuto: ecco perché la mente lo teme. Eppure in quel mistero risiede tutta la grazia della Vita, risiede la sua preziosità. Questa esperienza è preziosa perchè non è mai stantia, non può mai essere davvero conosciuto, la si può solo essere e nell'esserla viverla.
Ecco perché quando il senso di separazione cade l'esperienza dlla vita cambia. Essa cambia perché non "pensiamo" più la vita attraverso il concetto del me, bensì la viviamo come esperienza, la sentiamo in modo diretto per quella che è, ovvero un mistero, un'avventura.
Non resta che goderne e per farlo basta essere aperti - se è possibile - a sentire quella paura e quella solitudine. Nell'Uno il me si sente solo, ma se quel sentirsi soli è affrontato si scioglie nell'Amore che non conosce separazione e che quindi è assente del concetto di un "me" e di un "altro". Tutto è Uno.
Shakti Caterina Maggi
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martedì 14 febbraio 2012
Folle saggezza
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| Foto di Lise Carlson |
Ci sono due vie un in certo senso per vedere chi siamo. La prima via è quella del distacco, la seconda quella della compassione. Entrambe portano allo stesso riconoscimento, ma nel loro processo sembrano quasi contraddirsi.
La via del distacco è la via del saggio. Il saggio non crede a quello che vede, sa che il mondo passa e che il suo passare ne mostra l'intrinseca illusorietà. Come può essere "vero" qualcosa che cambia sempre? E' solo una chimera, un'illusione. Pian piano l'attenzione del saggio si sposta da quello che vede verso ciò che vede tutto questo. I contorni della manifestazione iniziano a dissolversi e tutto acquisisce come un unico sapore. A volte in questo deserto sorge depressione perchè non si coglie più il senso di nessun genere di aspettativa in un mondo che non dà quello che prometteva di dare.
Alla fine l'ultima cosa che resta da cui distaccarsi è se stessi, quel qualcuno che testimoniava l'andi-rivieni di pensieri e sensazioni, lo scorrere delle stagioni del tempo. Il testimone muore. E allora quello che accade è che in quel distacco totale, alla fine anche da se stessi e dal desiderio di trovare qualcosa di sempre vero, resta solo la Vita. "All'inizio le montagne sono solo montagne, poi le montagne non sono solo montagne. Poi le montagne tornano a essere solo montagne" dice il detto. Muore quel qualcuno che testimonia la Vita e resta solo la Vita con i suoi colori, odori, sapori, contorni vivaci, contraddizioni, successi e fallimenti. Non c'è nessuno che la vive e quindi per la prima volta essa si può esprimere in modo totale. C'è distacco, ma anche compassione, c'è saggezza ma anche amore.
La via della compassione è la via del folle. Al folle non interessa di comprendere cosa sia sempre vero, perché è innamorato talmente tanto della Vita che ci si tuffa in ogni sua esperienza. Beve e si ubriaca di ogni apparente montagna russa, rincorre quell'apparente andi-rivieni per coglierne il nettare più profondo. Ama fortemente ogni instante e non si risparmia: se gode, gode totalmente, se soffre, soffre totalmente. Il suo cuore si apre alla Vita e la Vita stessa a volte lo riempe di estasi, a volte lo spezza del tutto, lo delude, testa quell'amore in ogni maniera, ma il cuore resta aperto perché il folle puo' solo amare non puo' piu' tirarsi indietro. E' in quella Totalità che si annulla e scompare come individuo separato. E' in quella Totalità che si fonde l'amato con l'amante e resta l'Amore, resta l'Amare. Fiorisce la compassione e da lì nasce saggezza. Muore colui che ama la Vita e resta solo la Vita.
Quindi che tu voglia essere saggio o folle non importa, che la tua strada sia quella della mente o del cuore, del distacco o della compassione. Non la scegli tu. Sei preso.
E quando accade quell'essere rapiti, allora c'è sia amore che saggezza, c'è sia il Nulla che il Tutto. Tutto è UNO.
Con simpatia,
Shakti
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martedì 7 febbraio 2012
Nulla da trovare
"Il mio primo discepolo era così debole che è stato ucciso dagli esercizi.
il secondo è diventato matto perchè metteva troppa energia nella pratica della meditazione.
il terzo è diventato completamente ebete a causa della contemplazione.
il quarto è ancora del tutto normale".
"Come mai?"
"Si è sempre rifiutato di fare gli esercizi"
Taisen Deshimaru
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La mente oscilla sempre tra fare e non fare, non conosce mai il rilassamento, perché è sempre tesa a fare qualcosa. Anche “fare” il non fare... Ecco che allora il circo spirituale si riempie di “trovatori”, di ricercatori che sono impegnati a "non cercare" o a credere di aver trovato qualcosa. Come se fosse possibile trovare il Nulla! In un mondo che cambia continuamente solo il Nulla non cambia mai quindi è sempre vero, quindi è Verità. E per definizione come si potrebbe trovare il Nulla? E chi potrebbe trovarlo, anche se lo facesse egli resterebbe di mezzo e quindi non potrebbe essere davvero colto :-).
Ecco il grande dilemma del ricercatore, che si trova nella situazione paradossale di non poter smettere di cercare anche quando a livello concettuale è chiaro che essa sia inutile. Non si puo’ smettere di cercare fino a che la ricerca non si è esaurita, ovvero fino a che non si riposa come quel “non fare”, come e in quanto quel Nulla, non a livello concettuale, ma perché è riconosciuto intuitivamente che quel Nulla è il nostro vero Io. “Io” è SEMPRE presente al dispiegarsi di qualunque attività mentale, sensazione o azione fisica, inclusa quell’attività che chiamiamo ricerca spirituale.
Quando la ricerca finisce non lo fa per atto da parte del ricercatore spirituale, ma perché quel Nulla stesso coglie se stesso in modo diretto, si percepisce direttamente come ciò che veniva cercato nel mondo delle forme. In quel momento si vede che non si era ciò che si pensava di essere, non si era un ricercatore di Verità, ma una Verità alla ricerca di se stessa, anche se persa nel gioco di credere di essere un ricercatore.
Anche qualora questa ricerca non sia conscia (ovvero non ci sia una ricerca conscia di Verità) essa accade comunque: si cerca quella permanenza, quella pace in ogni cosa, alcuni la cercano nel lavoro, altri nell’amore emozionale o nelle relazioni, altri in sostanze e droghe. Quella ricerca è inevitabile laddove la Verità stessa abbia perso il contatto con se stessa e si sia vista come quella permanenza che sta dietro ogni cosa.
Quindi se ti è chiaro che “non fare” è la via, non potrai comunque percorrerla, ma la ricerca potrebbe passare da essere a un livello concettuale ad un livello percettivo. Ovvero, nel vedere che non puoi fare niente per trovarti sorgerà una frustrazione, la quale porterà il ricercatore stesso a bruciarsi in quella fiamma spirituale. Più si vedrà che niente può essere fatto e più quella fiamma sarà ardente.
Di solito però in questi frangenti potrebbe sorgere accanto alla frustrazione un profondo senso di depressione perché tutta l’energia una volta indirizzata alla ricerca sarebbe a quel punto disponibile per consumare il senso stesso del cercare e un profondo senso di impotenza e inutilità verranno.
Se queste sensazioni possono essere esperite senza essere rifiutate e senza andare in una nuova storia mentale, allora il ricercatore stesso morirà, il senso di separazione si arrenderà non fatalisticamente ma a dispetto di se stesso in un lasciare andare che non è dell’individuo, ma accade per virtù della Vita stessa.
Quella resa finale non è compiuta da qualcuno: accade quando c’è maturità ovvero quando ogni strada è stata vista come inutile e non c’è più neppure resistenza a sentire quella frustrazione.
Quando quella resa avviene essa accade e ci pensa la Vita stessa a renderla possibile, attraverso il semplice dispiegarsi della Vita.
Non resta dunque che godersi – se possibile – il momento, inclusa la ricerca.
Shakti Caterina Maggi
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mercoledì 1 febbraio 2012
Me + Te= Uno
Di cosa consiste in realtà la Vita? Non parlo delle nostre cosiddette vite private e personali, ma della Vita nel suo insieme.
Perché tu o io possiamo fare esperienza della Vita ci devono essere due cose presenti, una esperienza e un qualcosa che fa esperienza. A dispetto di cosa sia esperito, sia esso negativo o positivo, queste apparenti due cose devono esserci, senza di esse non ci sarebbe esperienza.
Ciò che dovrebbe esserci chiaro, eppure per qualche ragione non lo è, è che facciamo esperienza del nostro corpo alla stessa maniera in cui facciamo esperienza di qualunque altro oggetto, come una cosa. In qualche modo ci siamo un po’ confusi a livello di identità con l’esperienza e abbiamo perso di vista ciò che fa esperienza e notiamo appena questo fatto. Reclamo che il corpo sia ciò che sono quando in effetti questa non è la mia esperienza di prima mano. La mia esperienza di prima mano è che “io”, qualunque cosa essa sia, non è il corpo, ma ciò che conosce il corpo in quanto esperienza.
Io faccio esperienza del mondo, di cui il mio corpo è una parte, e quindi ovviamente sono ciò che fa esperienza eppure in qualche modo sono caduto in caso di “scambio di persona” e reclamo di essere il corpo, che è invece una mia esperienza come ciò che sono. Se reclamo che questo sia vero, sto reclamando di essere un oggetto così come ogni altra cosa nel mondo è un oggetto. Eppure è chiaro che l’oggetto non è ciò che fa l’esperienza, ma l’esperienza stessa. TUTTA l’esperienza del mio mondo, incluso il mio corpo, è ESPERITA e tutte queste cose sono esperite da un qualcosa che ne fa esperienza.
Quindi se il corpo non è ciò che “Io” sono, allora “Io” deve essere parte di qualcosa di diverso dal corpo, qualcosa che in sé è assente di ogni esperienza. Come soggetto di ogni esperienza oggettiva - e tutta l’esperienza E’ oggettiva - “Io” deve essere il soggetto e come questo “Io” soggettivo non posso essere in me stesso un oggetto. Io non sono l’oggetto e quindi non posso essere io stesso un’esperienza, ma l’assenza di una esperienza. Come assenza dell’esperienza sono una non-esperienza che può prendere la forma di ogni esperienza della Vita, del mio mondo.
Questo deve essere vero di ogni essere umano. Noi, ognuno di noi, mentre appare come un oggetto separato, è in realtà la non-esperienza che fa esperienza del mondo attraverso la forma umana, che è in sé una parte della nostra esperienza. Noi quindi non siamo il corpo in sé.
Il corpo è uno strumento per fare esperienza dell’esperienza umana. Senza di esso “Io” non potrei fare esperienza d’Amore, di gioia, di tristezza, di dolore, di simpatia per gli apparenti altri o potrei fare alcuna altra esperienza che costituisce l’esperienza umana. Questo incredibile e complesso veicolo che è l’”Io”, la non-esperienza, ha bisogno per poter fare esperienza della Vita di questo oggetto che per errore è stato chiamato “Io”.
“Io” non sono più questo corpo di quanto la mia auto sia “Io” quando mi dimentico che è il corpo che la guida. “Io” sono ciò che appare dentro il corpo come una non-esperienza. In qualche modo questo fatto molto ovvio è stato ignorato, cosa strana visto che dovrebbe invece essere la più ovvia.
Se mi cerco come questa non-esperienza, questo “Io”, cosa trovo? Di certo non una esperienza! Infatti nulla, o piuttosto un niente una non-cosa, DEVE essere trovato. Vedo che sono assente dell’essere un qualcosa. “Io” non sono una sensazione o un sapore o un odore o un colore o una forma, cose attraverso cui si possono descrivere gli oggetti, ma sono l’assenza di tali cose. Sono una sorta di presenza in cui “Io” sa in qualche modo di essere presente, ma come cosa? Non ne ho idea, non posso descriverlo, eppure è ovvio che questo che non ha descrizione, ma è consapevole di sé, è ciò che sono, io sono Nulla.
Quindi deve essere lo stesso per tutte le forme umane, questa non-esperienza che vive attraverso la forma esperita e che fa esperienza del mondo. Se questo è il caso, allora è così! Questo è il luogo in cui incontro pienamente gli altri perché qui IO SONO gli apparenti altri, Questo è “Io” e “Io” dell’apparente altro è lo stesso Io.
Nel vedere me STESSO come “Io” vedo che tutti gli altri sono lo stesso “Io”. Quindi sebbene la mia esperienza esteriore del mondo sia che è piena di ALTRE persone, la mia esperienza interiore è che tutti gli ALTRI non sono altro che me Stesso. Siamo tutti lo stesso Sé, UN UNICO SE’, il proprio vero Sé è SE STESSI!
Tutti i miei immaginari problemi con gli “altri” sono basati su una identificazione errata. Quindi i miei cosiddetti problemi personali sono basati su questa idea che se fossi un limitato essere umano all’interno di un corpo, quando invece la Verità è che “Io” è in tutti i corpi, io sono illimitato. Tutti gli esseri umani sono quindi questo. Il problema del conflitto, della guerra, dell’odio e di tutte le attività basate sul senso di separazione con gli immaginari altri si dissolvono qui nella realizzazione di questo “NOI”, che in sé è un’illusione, sono tutti “Io”, tutti lo stesso Sé che funziona attraverso ogni forma.
Tutti i problemi dell’umanità sono basati su questo preconcetto sbagliato di separazione, questa identificazione scorretta di se stessi. E’ tutto basato su un caso di “scambio di identità”.
L’unico modo quindi per risolvere TUTTI I problemi sia personali che i problemi di TUTTA l’umanità in tutto il mondo è vedere con chiarezza ciò che “Io” è. Quando so che sono te e tu sei Io, che siamo tutti “Io” finalmente l’Amore è ciò che è vero di noi. Quando l’azione davvero sorge dal riconoscimento conscio di questo Amore tutta l’azione servirà sia se stessi che il Sé.
La realizzazione e il risveglio di ciò che siamo è la risposta a TUTTI i problemi dell’umanità.
Tu sei l’esperienza o CIO’ che fa l’esperienza? Guarda da te perché solo tu sei l’autorità di formulare la risposta. E’ ciò che chiamiamo Io una cosa o quel consapevole nulla che sta leggendo queste parole ATTRAVERSO il corpo?
Se vedi questo con chiarezza allora hai appena realizzato che ciò che hai letto è il tuo proprio messaggio per te stesso. Bentornato a casa, al luogo che non hai mai lasciato!!!
Avasa
“Meno consapevoli di quello di cui dovremmo essere più certi,
la nostra essenza trasparente come vetro”.
William Shakespeare
sabato 5 marzo 2011
Nulla accade

E' curioso a volte come un problema che la mente giudicherebbe negativo possa essere la via attraverso la quale la Coscienza si risveglia, proiettando l'attenzione forzosomente non sul corpo o la mente, ma su la Coscienza stessa per il troppo dolore fisico o emozionale sentito. Ecco perchè è impossibile dire cosa sia giusto o sbagliato: la tragedia per il "me" è solo e sempre l'opportunità dell'Esistenza di conoscere se stessa. Niente è mai contro di noi, tutto è sempre già perfetto.
La morte dell'ego chiede uno strano tipo di disciplina che non è la rigidità della mente: è frutto della capacità di restare fermi su ciò che è Reale e lasciare che il resto si dissolva, gli attaccamenti alle forme manifeste e ai loro movimenti. Deve arrivare il momento in cui questa focalizzazione - rilassata e spontanea- si scioglie del tutto nella manifestazione. Tu sei Nulla E sei Tutto. "All'inizio le montagne sono solo montagne, poi le montagne non sono più solo montagne. Poi di nuovo le montagne sono solo montagne". All'inizio il mondo è solo questo, poi ti accorgi che le cose non sono come sembrano e la manifestazione è solo un'ombra rispetto alla luce splendente della Consapevolezza. Ti distacchi dal mondo e torni al Sè, immanifesto e immutabile. Poi, di nuovo le montagne sono solo montagne, tutto è assolutamente ordinario e semplice. Con la differenza che tu non ci sei più. C'è solo la Vita. E la Vita era sempre e solo Vita.
Nulla in un certo senso avviene per caso, ma è sempre una occasione di risveglio. Cos'è l'ego se non un'idea? Sii chiaro, sii chiara su questo punto. E' l'idea che ci sia qualcuno quello che chiamiamo ego - il concetto di essere qualcuno- l'identificazione con idee e pensieri. Se "tu" pensi di avere un ego, quello amico mio è ego! Nessuno ha un ego, perchè non c'è nessuno! Nel momento in cui questa realizzazione, non intelletuale ma anche intuitiva accade, quelle che alcuni chiamano tendenze latenti iniziano a cadere, a bruciarsi.
Le vedi salire e poi ti accorgi e le lasci bruciare in te. senza agirle: lettaralmente bruci vivo. Una delle ultime trappole dell'ego è proprio il concetto di illuminazione, l'idea che ci sia qualcuno a cui è accaduto qualcosa. In realtà non è mai accaduto niente. E solo il Niente accade sempre!
La Vita non ha bisogno del "me" per esistere. Il "me" è solo un'idea, un concetto attraverso cui la Vita stessa fa esperienza della realtà. Fino a che il "me" non cade sembra che la Vita esista perché tu possa vedere chi sei. Dopo è auto-evidente che la Vita esiste e "tu" non sei mai esistito.
L'ego spirituale racconta sempre delle sue incredibili esperienze di risveglio e ignora lo spettacolo incantevole di ciò che è. L'ego intesse la storia dell'universo intorno alla "sua" illuminazione, mentre la Vita si dispiega in ogni momento, così com'è, perfetta e semplice, nella stufa che brucia piano la legna e il tè caldo nella tazza sul tavolo. Dio che fa l'occhiolino da ogni piccola cosa.
La Vita non ha bisogno della tua liberazione. Non ha bisogno di essere liberata, perchè non è mai stata imprigionata. Il "me" si affanna alla ricerca di un modo per dissolvere se stesso, quando tutta l'Esistenza stessa è già assolutamente perfetta, così com'è.
Shakti Caterina Maggi
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martedì 1 febbraio 2011
Tu sei la Sorgente

Quando si resta coinvolti con delle organizzazioni spirituali c'è sempre il rischio di perdersi in alcune trappole e nella maggior parte dei casi questo è esattamente quello che avviene.
Il messaggio è semplice: dietro tutto questo che apppare come manifestazione c'è un Nulla, una Non-cosa, ed è questo Nulla che vede ogni cosa.
Qualunque cosa tu presuma di essere in qualunque momento è solo un preconcetto, un pensiero che sorge. Ciò che vede quel pensiero è il Nulla, che tu sei sempre. La prima (identità) è concettualizzata, la seconda percipita.
Ogni tuo "eroe spirituale" appare nel TUO sogno della Vita, lui o lei sono portati nella manifestazione da TE, tutto quello che è condiviso verbalmente o attraverso qualunque altra forma viene da TE. TU sei la Sorgente di ogni cosa.
Questonon richiede alcun cammino o metodo, o niente di niente per essere visto.
Tu sei sempre, già, il Nulla da cui ogni cosa e in cui ogni cosa sta apparendo.
Quando le parole e le sensazioni cadono ciò che resta è ciò che è sempre stato e sempre sarà perché ciò che sei è eterno e questo è quello che cerchi: se tutto questo viene cercato come se fosse un qualcosa, vi sarà un girovagare senza fine di esperienza in esperienza. Quando si realizza che l'Uno sta cercando se stesso e che questo Unico Sé - se stessi - è il Nulla allora ciò che è visto come presente in quell'istante è colto come eternamente presente. Il cercare termina. Tu sei ciò che sei sempre stato, il Nulla, la Sorgente di ogni cosa.
Non ti perdere nell'identificazione con le esperienza e vedi che sei la non-esperienza in cui ogni cosa sta facendo la sua apparizione.
Con Amore,
Avasa
martedì 2 marzo 2010
Risvegliarsi
Io mi risveglio simultaneamente all'apparizione manifesta, un secondo prima non c'ero.
Anche ora non ci sono, ma c'è l'illusione che io ci sia.
Tutto quello che appare è visto, visto da nessuno: questa è per tutti l'esperienza che avviene al momento del risveglio, dato che siamo questo stesso Uno, questo nulla, fino a che non accade l'identificazione con ciò che appare e il dimenticarsi di ciò che in realtà si è, ovvero si dimentica che il qualcosa appare semplimente nel nulla.
Il corpo è cavo, vuoto, è solo un'illusione, come lo sono tutte le cose conosciute. Tutto quello che è esperito è conosciuto solo dal Silenzio Eterno. Cadendo nell'identificazione con ciò che non è altro che un fuggevole sogno, si immagina che ci sia qualcuno laddove nulla esiste, si reclama di essere un qualcuno, di essere una forma che domina i sensi.
Se si ritracciano le informazioni date dai sensi attraverso le figure di sogno si arriva ad un luogo-non luogo dove non esiste nulla di cui essere informati e nulla che riceva alcunché. Tutta la forma è vuota, solo un filo di fumo che sorge dal nulla e che si fonde nel nulla, eternamente, senza fine.
L'apparente me e te che sembriamo essere sono in realtà questo che sta alla base dell'esperienza e tutto quello che è esperito è anch'esso solo questo. Accade e sta accadendo, solo un nulla che si manifesta senza alcun motivo o scopo, senza alcun piano, o destino, il gioco del nulla che appare come un qualcosa a se stesso.
Il cercare che sorge lo fa solo quando il vuoto del nulla è ignorato, solo nell'assenza di questo riconoscimento colui che si immagina di essere sembra cercare. Quando si vede che l'azione della ricerca sta sorgendo, come tutto il resto, dal nulla, la ricerca termina, dopo non aver trovato niente.
Nessuno è soddisfatto nella sua ricerca, perché non vi è nessuno che lo possa essere.
Questo è costante mentre accade la forma, è come è per tutti ma è riconosciuto da pochi, sebbene anche quei pochi siano sempre lo stesso Essere. Il dimentircarsi e l'ignorare accadono sempre all'Uno, a nessuno. Quando invece non c'è più la forma, non c'è nulla, non lo si può neppure nominare, sonno profondo, morte, assenza che è la più autentica presenza. Questo è tutto ciò che c'è, nulla di più, solo questo! E in questa realizzazione non c'è un ulteriore ricerca, solo un accadere, che non accade a nessuno. La gioia del nulla che fa esperienza della sua temporanea apparizione come un qualcosa.
Questo è visto, oppure no, in entrambi i casi nulla è guadagnato o perso.
Avasa
Anche ora non ci sono, ma c'è l'illusione che io ci sia.
Tutto quello che appare è visto, visto da nessuno: questa è per tutti l'esperienza che avviene al momento del risveglio, dato che siamo questo stesso Uno, questo nulla, fino a che non accade l'identificazione con ciò che appare e il dimenticarsi di ciò che in realtà si è, ovvero si dimentica che il qualcosa appare semplimente nel nulla.
Il corpo è cavo, vuoto, è solo un'illusione, come lo sono tutte le cose conosciute. Tutto quello che è esperito è conosciuto solo dal Silenzio Eterno. Cadendo nell'identificazione con ciò che non è altro che un fuggevole sogno, si immagina che ci sia qualcuno laddove nulla esiste, si reclama di essere un qualcuno, di essere una forma che domina i sensi.
Se si ritracciano le informazioni date dai sensi attraverso le figure di sogno si arriva ad un luogo-non luogo dove non esiste nulla di cui essere informati e nulla che riceva alcunché. Tutta la forma è vuota, solo un filo di fumo che sorge dal nulla e che si fonde nel nulla, eternamente, senza fine.
L'apparente me e te che sembriamo essere sono in realtà questo che sta alla base dell'esperienza e tutto quello che è esperito è anch'esso solo questo. Accade e sta accadendo, solo un nulla che si manifesta senza alcun motivo o scopo, senza alcun piano, o destino, il gioco del nulla che appare come un qualcosa a se stesso.
Il cercare che sorge lo fa solo quando il vuoto del nulla è ignorato, solo nell'assenza di questo riconoscimento colui che si immagina di essere sembra cercare. Quando si vede che l'azione della ricerca sta sorgendo, come tutto il resto, dal nulla, la ricerca termina, dopo non aver trovato niente.
Nessuno è soddisfatto nella sua ricerca, perché non vi è nessuno che lo possa essere.
Questo è costante mentre accade la forma, è come è per tutti ma è riconosciuto da pochi, sebbene anche quei pochi siano sempre lo stesso Essere. Il dimentircarsi e l'ignorare accadono sempre all'Uno, a nessuno. Quando invece non c'è più la forma, non c'è nulla, non lo si può neppure nominare, sonno profondo, morte, assenza che è la più autentica presenza. Questo è tutto ciò che c'è, nulla di più, solo questo! E in questa realizzazione non c'è un ulteriore ricerca, solo un accadere, che non accade a nessuno. La gioia del nulla che fa esperienza della sua temporanea apparizione come un qualcosa.
Questo è visto, oppure no, in entrambi i casi nulla è guadagnato o perso.
Avasa
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