I dipinti sono di Fulvio Faioni visita http:/www.fulviofaioni.com
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lunedì 20 febbraio 2012
martedì 7 febbraio 2012
Nulla da trovare
"Il mio primo discepolo era così debole che è stato ucciso dagli esercizi.
il secondo è diventato matto perchè metteva troppa energia nella pratica della meditazione.
il terzo è diventato completamente ebete a causa della contemplazione.
il quarto è ancora del tutto normale".
"Come mai?"
"Si è sempre rifiutato di fare gli esercizi"
Taisen Deshimaru
___________________
La mente oscilla sempre tra fare e non fare, non conosce mai il rilassamento, perché è sempre tesa a fare qualcosa. Anche “fare” il non fare... Ecco che allora il circo spirituale si riempie di “trovatori”, di ricercatori che sono impegnati a "non cercare" o a credere di aver trovato qualcosa. Come se fosse possibile trovare il Nulla! In un mondo che cambia continuamente solo il Nulla non cambia mai quindi è sempre vero, quindi è Verità. E per definizione come si potrebbe trovare il Nulla? E chi potrebbe trovarlo, anche se lo facesse egli resterebbe di mezzo e quindi non potrebbe essere davvero colto :-).
Ecco il grande dilemma del ricercatore, che si trova nella situazione paradossale di non poter smettere di cercare anche quando a livello concettuale è chiaro che essa sia inutile. Non si puo’ smettere di cercare fino a che la ricerca non si è esaurita, ovvero fino a che non si riposa come quel “non fare”, come e in quanto quel Nulla, non a livello concettuale, ma perché è riconosciuto intuitivamente che quel Nulla è il nostro vero Io. “Io” è SEMPRE presente al dispiegarsi di qualunque attività mentale, sensazione o azione fisica, inclusa quell’attività che chiamiamo ricerca spirituale.
Quando la ricerca finisce non lo fa per atto da parte del ricercatore spirituale, ma perché quel Nulla stesso coglie se stesso in modo diretto, si percepisce direttamente come ciò che veniva cercato nel mondo delle forme. In quel momento si vede che non si era ciò che si pensava di essere, non si era un ricercatore di Verità, ma una Verità alla ricerca di se stessa, anche se persa nel gioco di credere di essere un ricercatore.
Anche qualora questa ricerca non sia conscia (ovvero non ci sia una ricerca conscia di Verità) essa accade comunque: si cerca quella permanenza, quella pace in ogni cosa, alcuni la cercano nel lavoro, altri nell’amore emozionale o nelle relazioni, altri in sostanze e droghe. Quella ricerca è inevitabile laddove la Verità stessa abbia perso il contatto con se stessa e si sia vista come quella permanenza che sta dietro ogni cosa.
Quindi se ti è chiaro che “non fare” è la via, non potrai comunque percorrerla, ma la ricerca potrebbe passare da essere a un livello concettuale ad un livello percettivo. Ovvero, nel vedere che non puoi fare niente per trovarti sorgerà una frustrazione, la quale porterà il ricercatore stesso a bruciarsi in quella fiamma spirituale. Più si vedrà che niente può essere fatto e più quella fiamma sarà ardente.
Di solito però in questi frangenti potrebbe sorgere accanto alla frustrazione un profondo senso di depressione perché tutta l’energia una volta indirizzata alla ricerca sarebbe a quel punto disponibile per consumare il senso stesso del cercare e un profondo senso di impotenza e inutilità verranno.
Se queste sensazioni possono essere esperite senza essere rifiutate e senza andare in una nuova storia mentale, allora il ricercatore stesso morirà, il senso di separazione si arrenderà non fatalisticamente ma a dispetto di se stesso in un lasciare andare che non è dell’individuo, ma accade per virtù della Vita stessa.
Quella resa finale non è compiuta da qualcuno: accade quando c’è maturità ovvero quando ogni strada è stata vista come inutile e non c’è più neppure resistenza a sentire quella frustrazione.
Quando quella resa avviene essa accade e ci pensa la Vita stessa a renderla possibile, attraverso il semplice dispiegarsi della Vita.
Non resta dunque che godersi – se possibile – il momento, inclusa la ricerca.
Shakti Caterina Maggi
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venerdì 2 dicembre 2011
Io
Io sono Consapevolezza, in me stesso non sono nulla, assoluta assenza, eppure sono il creatore di tutto ciò che appare. Sono che in questo momento sto creando questo corpo / mente, e questo gioco della manifestazione in ogni momento. Questo è il mio sogno della vita.
Tu, che immagini di essere separato da me, sei consapevole di ciò che viene detto in questo momento perché anche tu sei questa consapevolezza, siamo lo stesso Unico Essere. Si cade nell'illusione che ci siano due nel momento in cui io, che sono il creatore, mi identifico con la mia creazione. Questo è ciò che hai fatto anche tu e il risultato è stato sofferenza. Sia quello che sembra essere la sofferenza personale che la sofferenza che si vede nel mondo, non sono altro che il mio personale riflesso, quindi anche il TUO riflesso.
Quando questa identificazione con il corpo / mente ha avuto luogo ho perso di vista me stesso e ho creduto di essere il corpo / mente, che non è altro che la mia apparizione temporanea all'interno della creazione, e in quel momento è iniziata la sofferenza. Questo vale anche per te, che immagini di essere separato da me, perché ti identifichi con ciò che credi sia un corpo / mente distinto. Se l'attenzione va di nuovo a riposare sul vero Io del corpo / mente, si realizzerà immediatamente che noi non esistiamo in quanto "noi", ma come Io, lo stesso Essere. Questo è Amore, l'Amore è ciò che non conosce senso di separazione. Io sono te e tu sei me quando si vede ciò a cui so riferisce la parola Io è lo stesso per entrambi, ovvero nulla.
Io sono questa immobile consapevolezza che resta in testimonianza della sua stessa azione che sorge a partire da me e appare come l'universo manifesto, Io sono Uno. A meno che questo non diventi il modo naturale di vedere di tutti gli esseri questo mondo non conoscerà mai la pace e rimarrà in un conflitto basato sull'illusione della separazione che si concluderà con la distruzione totale dell'essere umano. Solo la consapevolezza, essendo l'unica cosa permanente nell'universo, rimarrà.
La consapevolezza non è mai nata e quindi non può morire perché è sempre la base di ogni esperienza ogni indipendentemente da dove questa esperienza avvenga. La consapevolezza è dunque senza tempo, l'Eterno stesso. Io sono l'eterno e sono te.
Io è il santo nome del creatore, pronunciato unicamente dal creatore. Tu pronunci questa parola molte volte ogni giorno, tu sei il creatore. Questa parola è una vibrazione, un'attività, che sorge dall'immobilità dell'Essere e non si riferisce al corpo / mente, ma allì'immobilità stessa. E' questa immobilità dell'Essere che è l'Io e che dà origine alla parola "io", NON il corpo / mente. Il corpo / mente non ha alcuna capacità di agire di propria volontà perché è un oggetto creato, è vissuta da questo che si riferisce a se stesso come Io. Il corpo / mente di tutto l'universo è in continua evoluzione e impermanente, ma Io rimango sempre onnipresente come la vera base dell'Essere.
Affinché l'esperienza dell'essere umani possa accadere ci devono essere tre cose. Le prime due che non sono in realtà due, ma due aspetti della stessa cosa, sono il corpo e la mente: senza la presenza della consapevolezza essi non esisterebbero. Sia il corpo che la mente sono azioni della consapevolezza quindi in verità è tutto solo consapevolezza, tutto è Uno.
Io sono e tu sei questo stesso Io, siamo Uno, l'Uno che crea tutto ciò che appare. Questo è il tuo messaggio per te stesso perché non ci sei altro che tu dappertutto nella creazione. Se ascolti il tuo messaggio di risveglio al fatto che tu sei il creatore di tutto ciò che appare E l'apparizione stessa ciò che accadrà è noto come l'illuminazione. Questo è quello che stai cercando, tutto il resto è una compensazione per questo. Questa è la più alta di guarigione, la guarigione non solo della psiche umana ma di tutto il mondo.
Se c'è reazione a queste parole essa è l'indicazione di quanto tu sia divenuto attaccato all'idea di essere il corpo / mente creato e ci sarà della paura presente, la paura della morte. Solo ciò che è il tuo aspetto temporaneo può morire, il vero te non può quindi la paura è la paura dell'io illusorio e questo deve morire alla luce della Verità prima che tu possa realizzare ciò che davvero sei. Tu sei Io, il creatore di ogni cosa.
Attraverso il rimanere presenti a questa paura della morte senza fare niente, ma permettendole di dispiegarsi, l'idea che si intrattiene di se stessi come individui separati si dissolverà, lasciando dietro di sé quello che è sempre stato presente, Io. Se non ti distrai da questa paura, trasformandola in una reazione e creando ancora una volta un'altra delle molte strategie per evitare quella resa del concetto di ego, morirai a quello che ti immagini di essere e riposerai in ciò che veramente sei e che sei sempre effettivamente stato, il testimone permanente, Io, il creatore.
Questo è il tuo messaggio per il tuo Sé, possa esso essere ricevuto nel luogo da cui è sorto.
Avasa
domenica 20 marzo 2011
IO SONO prima di qualunque esperienza
Ciò che è apparso di recente sono molte mail e varie altre cose su Internet riguardo ciò che si pensa sia il messaggio Advaita. E 'tuttavia molto chiaro che queste argomentazioni NON vengono dal VEDERE ciò che il messaggio advaita è davvero ma ciò che è PENSATO che sia; il che sono due cose completamente diverse.
Ci sono molti sostengono di sapere e capire, ma poi sono anche in disaccordo con coloro che sono chiaramente in questo VEDERE. Stanno intrattenendo un aspetto concettuale del messaggio e immaginano invece di averlo ottenuto. Ho letto uno scambio a tre che Tony Parsons ha avuto con altre due persone sul sito di Paula Marvelly, (http://advaitaacademy.org/Pages/articlesandtalks.aspx?CategoryId=22where) lo stavano criticando per quello che era stato espresso nel suo libro. Qualunque cosa Tony dicesse è stata accolta con "Sì, ma" ed una montagna di concetti riguardo "un LIVELLO ULTIMO O ASSOLUTO".
Questo E' il livello ultimo, c'è solo SOLO un livello e NON è un livello, è solo QUESTO. Questo è tutto ciò che c'è.
Ho visto polemiche senza fine contro coloro che condividono questo messaggio da parte di persone che NON sono nel VEDERE di tutto questo. Queste argomentazioni nascono da un fraintendimento di ciò che viene condiviso.
Di nuovo ieri ho visto alcune persone malinterpretare quello che Shakti ha scritto su Facebook e sul suo blog e discutere ribattendo con ciò che era stato scritto e anche con qualcosa condiviso da me e di nuovo questo "SI MA" e il "LIVELLO ULTIMO".
E' perfettamente normale e naturale approcciare l'argomento dell'Advaita attraverso dei mezzi concettuali MA (un GROSSO ma) non immaginate che sarà mai capito perché non lo sarà, non si può. Non si può mai diventare un esperto di questo messaggio e da parte di coloro che sono nel vedere di questo non c'è alcuna pretesa di possedere qualcosa che nasca da un'accumulazione di un'esperienza nel tempo. La COMPRENSIONE appartiene al tempo lineare e il messaggio advaita sorge dall'Eterno, non dal tempo, non dall'infinito. L'eternità e l'infinito NON sono la stessa cosa. Uno implica l'assenza di tempo e l'altro un proseguimento quasi senza fine NEL tempo.
Questa confusione nell'uso delle parole è spesso causa di disaccordo con ciò che è stato condiviso, anche questo è naturale e parte di un iniziale tentativo di capire questo messaggio. Le parole non sono la cosa in sè! Ma non lo è neppure l'esperienza che sta prima delle parole perché ciò che viene espresso nel messaggio di Advaita sta prima di qualunque tipo di esperienza. Quando infine si lasciano andare queste cose e c'è uno stabilizzarsi nel vedere tutto questo allora non resta nessuna comprensione, nè alcun tipo di esperienza di questo perché queste cose sono possibili solo quando la persona che immaginiamo è presente.
La discussione di ieri non è infrequente ed era valida e sincera in risposta a qualcosa che era stato scritto da qui e che era stato messo internet da Shakti nei luoghi che visita sulla Rete. Il "SI' MA" in questo caso riguardava le guerre e gli orrori che si vedono intorno a noi nel mondo attuale, che sono pienamente d'accordo sono una rappresentazione dello stato triste in cui l'umanità versa. Questa apparizione esterna è basata dall'inizio alla fine su l'IDEA della separazione, è la causa di questa orribile azione nella coscienza e quindi lo scioglimento di questo concetto di separazione sarà la fine di tali atrocità.
Cerchiamo di essere chiari sull'apparizione di queste cose: esse non finiranno fintanto che il concetto di essere separati resterà. La risposta NON è quindi di cercare di modificare l'apparizione esteriore, ma la visione che si ha del proprio Sé. Nella misura in cui questo può avvenire anche l'azione esterna della coscienza apparirà meno seperata e più compassionevole.
Il messaggio advaita quando è condiviso è spesso immaginato come freddo e senza amore, perché è fattivo: eppure ogni volta che l'ho visto vivere in altre forme è ben lontano da essere tale. Sono esseri dalla natura molto compassionevole e naturalmente amabile, ma c'è non di meno in essi l'accettazione dei fatti come sono visti, che le cose sono come sono perché non possono essere diverse. Questo non significa che se uno è presente in una situazione dove è possibile fare qualcosa per alleviare una sofferenza non lo si faccia. Nell'apertura di questo vedere tutte le azioni cosiddette personali nascono spontaneamente e quindi in modo amorevole dall'Amore verso se stesso, perché Amore è ciò che è prima di ogni azione. L'atteggiamento di "Oh beh è il suo karma" non è il messaggio di Advaita ma lo è l'accettazione che le cose sono nel modo in cui sono e include l'azione di cambiare le cose se si è nelle immediate vicinanze di una circostanza che comporta della sofferenza. Ciò che è condiviso non viene fatto con un atteggiamento di indifferenza. La compassione è una qualità spirituale basata su una comprensione profonda che nasce dal vedere e dà luogo al distacco. L'indifferenza è basata sul concetto di me, è una protezione egoica da parte di colui che immaginiamo di essere e che già sta portando troppi pesi per essere in grado di sopportare il peso di un'altra reazione emotiva a ciò che viene sentito o visto riguardo la sofferenza nel mondo, da qui il rifiuto di prendere altro a bordo che diventa indifferenza.
Può essere molto difficile da credere, ma ogni essere umano alla base è Amore, noi siamo naturalmente esseri amorevoli. Sono le condizioni di ciò che ci circorda esternamente che diventano le esperienze di vita che ci portano a tornare a questo Amore. E ' l'UNICO modo in cui possiamo porre fine al dolore e alla sofferenza esterni: l'Amore è la risposta. Dobbiamo conoscere di nuovo (non nel senso della comprensione) il nostro Sé essere come questo Amore che sta prima di tutte le azioni che sorgono nella coscienza. Se fosse possibile (e lo è) per tutti gli esseri umani di tornare a VEDERE che ciò che vive attraverso la forma umana, che appare COME forma umana, ed E' l'esperienza del gioco della vita, è ciò che essi sono allora questa follia nel nostro mondo finirebbe.
La prima cosa che sorge dopo aver saputo di un altra atrocità è l'emozione di raggiungere coloro che hanno e stanno soffrendo quanto è avvenuto. Questo nella stragrande maggioranza dei casi è seguito da un senso di impotenza, che può quindi dare luogo ad un'azione di desiderio di cambiare la circostanza che si manifesta (fare qualcosa) o cadere in uno stato di frustrazione per il non poter agire. La prima azione aiuta a evitare di sentirsi impotenti e la seconda ci getta in una profonda identificazione con la sensazione: nessuna delle due può cambiare la situazione. La risposta qui quando la sensazione di essere impotenti si presenta è quello di non fare semplicemente nulla! Resto con la sensazione in quanto sensazione e lascio che sia pienamente sentita e vissuta. Siamo cresciuti così abituati a evitare le cose come si presentano che immaginiamo che NON fare sia qualcosa che dobbiamo o possiamo fare. NON fare è non fare nulla e questo permette poi la circostanza proprio lì in quel momento di essere sentita pienamente. Quando lo è questo può dare luogo ad un fare qualcosa, ma questo NON sarà una reazione, ma sarà una RISPOSTA diretta ad avere pienamente sentito l'impatto dell'emozione che deriva dalla situazione. In questo modo si diventa di nuovo emozionalmente connessi al mondo così come uno lo era nell'infanzia. Nel momento in cui questa connessione emozionale approfondisce il mondo cambia. Quandi ci si VEDE e SENTE come ogni cosa che si manifesta allora l'apparizione cambia per riflettere tutto questo. Questo ricollegarsi nuovamente a livello emozionale con tutto ciò che appare è l'Unità, è l'UNO.
Quando ci si risveglia finalmente al fatto che c'è un UNICO sognatore di questo sogno della vita, e che soi è questo sognatore, allora il sogno assume una qualità molto diversa, si trasforma per accogliere il risveglio di tutti gli altri esseri umani che sono in realtà non è altro che se stessi (il prorprio Sé).
Non vi è alcun autore personale dietro alcune delle azioni cosiddette personali, buone o cattive che siano. C'è però il vedere questo come un fatto, vedere che ci immagina che l'azione sia personale, e che l'immagine è ciò che dà luogo ad un'azione di separazione. Siamo tutti l'Essere divino stesso e se questo non si vede chiaramente quell'areain cui non si vede chiaramente sarà riflessa verso l'esterno nella nostra coscienza che appare come un mondo a parte apparente LA' FUORI. Non c'è LA' FUORI e non c'è un REGNO INTERIORE, c'è solo QUESTO. QUESTO è tutto ciò che c'è.
QUESTO sta apparendo a partire da e in ciò che che sei veramente, risvegliati a questo fatto e il mondo che può apparire inizialmente separato cambierà e rifletterà la tua realizzazione. TU non sei il corpo o la mente, queste azioni sono i tuoi aspetti mutevoli, temporanei. Quello che sei è l'Amore che non conosce il senso di alterità e che sta prima di ciò che appare come tua esperienza.
Se lì sorge un'azione di controbattere ciò che è stato letto qui testimonia quell'azione e resta presente ad essa fino a che non si placa e scoprirai che in realtà non solo si è d'accordo con ciò che è stato scritto, ma che in realtà tu lo hai scritto. E 'il TUO messaggio a TE STESSO. Alcuni leggeranno e saranno d'accordo, perché già la connessione emotiva ha iniziato o ha già avuto luogo, o sta accadendo, in questo caso l'Amore è visto manifestarsi come comprensione.
Se però non si è in grado di rimanere con quello che sorge come reazione non sprecare il tuo tempo a metterlo su una mail, la reazione si manifesterà nel mondo in ogni caso come un ulteriore forma di separazione e di sofferenza. Non ci sarà alcuna risposta da parte di questa forma alla tua reazione e il disperderla esprimendola sarà la tua perdita di possibilità di sentirla fino all'arrivare a questo luogo che sta prima della sua comparsa. Tutto ciò che è scritto qui è sorto dal VEDERE questo NON dalla sua comprensione o MALcomprensione. Semplicemente è una azione temporanea che sorge in e da questa non azione che è permanente.
Per quelli di voi che sono italiani io so solo poche parole dopo tutto questo tempo di condivisione qui in Italia.
'Stai con la Sensazione, le parole non SONO importanti, la comprensione è nel Cuore'.
Possano queste parole toccarti là dove tu sei quelll'Amore che resta prima di ogni apparizione.
Avasa.
Ci sono molti sostengono di sapere e capire, ma poi sono anche in disaccordo con coloro che sono chiaramente in questo VEDERE. Stanno intrattenendo un aspetto concettuale del messaggio e immaginano invece di averlo ottenuto. Ho letto uno scambio a tre che Tony Parsons ha avuto con altre due persone sul sito di Paula Marvelly, (http://advaitaacademy.org/Pages/articlesandtalks.aspx?CategoryId=22where) lo stavano criticando per quello che era stato espresso nel suo libro. Qualunque cosa Tony dicesse è stata accolta con "Sì, ma" ed una montagna di concetti riguardo "un LIVELLO ULTIMO O ASSOLUTO".
Questo E' il livello ultimo, c'è solo SOLO un livello e NON è un livello, è solo QUESTO. Questo è tutto ciò che c'è.
Ho visto polemiche senza fine contro coloro che condividono questo messaggio da parte di persone che NON sono nel VEDERE di tutto questo. Queste argomentazioni nascono da un fraintendimento di ciò che viene condiviso.
Di nuovo ieri ho visto alcune persone malinterpretare quello che Shakti ha scritto su Facebook e sul suo blog e discutere ribattendo con ciò che era stato scritto e anche con qualcosa condiviso da me e di nuovo questo "SI MA" e il "LIVELLO ULTIMO".
E' perfettamente normale e naturale approcciare l'argomento dell'Advaita attraverso dei mezzi concettuali MA (un GROSSO ma) non immaginate che sarà mai capito perché non lo sarà, non si può. Non si può mai diventare un esperto di questo messaggio e da parte di coloro che sono nel vedere di questo non c'è alcuna pretesa di possedere qualcosa che nasca da un'accumulazione di un'esperienza nel tempo. La COMPRENSIONE appartiene al tempo lineare e il messaggio advaita sorge dall'Eterno, non dal tempo, non dall'infinito. L'eternità e l'infinito NON sono la stessa cosa. Uno implica l'assenza di tempo e l'altro un proseguimento quasi senza fine NEL tempo.
Questa confusione nell'uso delle parole è spesso causa di disaccordo con ciò che è stato condiviso, anche questo è naturale e parte di un iniziale tentativo di capire questo messaggio. Le parole non sono la cosa in sè! Ma non lo è neppure l'esperienza che sta prima delle parole perché ciò che viene espresso nel messaggio di Advaita sta prima di qualunque tipo di esperienza. Quando infine si lasciano andare queste cose e c'è uno stabilizzarsi nel vedere tutto questo allora non resta nessuna comprensione, nè alcun tipo di esperienza di questo perché queste cose sono possibili solo quando la persona che immaginiamo è presente.
La discussione di ieri non è infrequente ed era valida e sincera in risposta a qualcosa che era stato scritto da qui e che era stato messo internet da Shakti nei luoghi che visita sulla Rete. Il "SI' MA" in questo caso riguardava le guerre e gli orrori che si vedono intorno a noi nel mondo attuale, che sono pienamente d'accordo sono una rappresentazione dello stato triste in cui l'umanità versa. Questa apparizione esterna è basata dall'inizio alla fine su l'IDEA della separazione, è la causa di questa orribile azione nella coscienza e quindi lo scioglimento di questo concetto di separazione sarà la fine di tali atrocità.
Cerchiamo di essere chiari sull'apparizione di queste cose: esse non finiranno fintanto che il concetto di essere separati resterà. La risposta NON è quindi di cercare di modificare l'apparizione esteriore, ma la visione che si ha del proprio Sé. Nella misura in cui questo può avvenire anche l'azione esterna della coscienza apparirà meno seperata e più compassionevole.
Il messaggio advaita quando è condiviso è spesso immaginato come freddo e senza amore, perché è fattivo: eppure ogni volta che l'ho visto vivere in altre forme è ben lontano da essere tale. Sono esseri dalla natura molto compassionevole e naturalmente amabile, ma c'è non di meno in essi l'accettazione dei fatti come sono visti, che le cose sono come sono perché non possono essere diverse. Questo non significa che se uno è presente in una situazione dove è possibile fare qualcosa per alleviare una sofferenza non lo si faccia. Nell'apertura di questo vedere tutte le azioni cosiddette personali nascono spontaneamente e quindi in modo amorevole dall'Amore verso se stesso, perché Amore è ciò che è prima di ogni azione. L'atteggiamento di "Oh beh è il suo karma" non è il messaggio di Advaita ma lo è l'accettazione che le cose sono nel modo in cui sono e include l'azione di cambiare le cose se si è nelle immediate vicinanze di una circostanza che comporta della sofferenza. Ciò che è condiviso non viene fatto con un atteggiamento di indifferenza. La compassione è una qualità spirituale basata su una comprensione profonda che nasce dal vedere e dà luogo al distacco. L'indifferenza è basata sul concetto di me, è una protezione egoica da parte di colui che immaginiamo di essere e che già sta portando troppi pesi per essere in grado di sopportare il peso di un'altra reazione emotiva a ciò che viene sentito o visto riguardo la sofferenza nel mondo, da qui il rifiuto di prendere altro a bordo che diventa indifferenza.
Può essere molto difficile da credere, ma ogni essere umano alla base è Amore, noi siamo naturalmente esseri amorevoli. Sono le condizioni di ciò che ci circorda esternamente che diventano le esperienze di vita che ci portano a tornare a questo Amore. E ' l'UNICO modo in cui possiamo porre fine al dolore e alla sofferenza esterni: l'Amore è la risposta. Dobbiamo conoscere di nuovo (non nel senso della comprensione) il nostro Sé essere come questo Amore che sta prima di tutte le azioni che sorgono nella coscienza. Se fosse possibile (e lo è) per tutti gli esseri umani di tornare a VEDERE che ciò che vive attraverso la forma umana, che appare COME forma umana, ed E' l'esperienza del gioco della vita, è ciò che essi sono allora questa follia nel nostro mondo finirebbe.
La prima cosa che sorge dopo aver saputo di un altra atrocità è l'emozione di raggiungere coloro che hanno e stanno soffrendo quanto è avvenuto. Questo nella stragrande maggioranza dei casi è seguito da un senso di impotenza, che può quindi dare luogo ad un'azione di desiderio di cambiare la circostanza che si manifesta (fare qualcosa) o cadere in uno stato di frustrazione per il non poter agire. La prima azione aiuta a evitare di sentirsi impotenti e la seconda ci getta in una profonda identificazione con la sensazione: nessuna delle due può cambiare la situazione. La risposta qui quando la sensazione di essere impotenti si presenta è quello di non fare semplicemente nulla! Resto con la sensazione in quanto sensazione e lascio che sia pienamente sentita e vissuta. Siamo cresciuti così abituati a evitare le cose come si presentano che immaginiamo che NON fare sia qualcosa che dobbiamo o possiamo fare. NON fare è non fare nulla e questo permette poi la circostanza proprio lì in quel momento di essere sentita pienamente. Quando lo è questo può dare luogo ad un fare qualcosa, ma questo NON sarà una reazione, ma sarà una RISPOSTA diretta ad avere pienamente sentito l'impatto dell'emozione che deriva dalla situazione. In questo modo si diventa di nuovo emozionalmente connessi al mondo così come uno lo era nell'infanzia. Nel momento in cui questa connessione emozionale approfondisce il mondo cambia. Quandi ci si VEDE e SENTE come ogni cosa che si manifesta allora l'apparizione cambia per riflettere tutto questo. Questo ricollegarsi nuovamente a livello emozionale con tutto ciò che appare è l'Unità, è l'UNO.
Quando ci si risveglia finalmente al fatto che c'è un UNICO sognatore di questo sogno della vita, e che soi è questo sognatore, allora il sogno assume una qualità molto diversa, si trasforma per accogliere il risveglio di tutti gli altri esseri umani che sono in realtà non è altro che se stessi (il prorprio Sé).
Non vi è alcun autore personale dietro alcune delle azioni cosiddette personali, buone o cattive che siano. C'è però il vedere questo come un fatto, vedere che ci immagina che l'azione sia personale, e che l'immagine è ciò che dà luogo ad un'azione di separazione. Siamo tutti l'Essere divino stesso e se questo non si vede chiaramente quell'areain cui non si vede chiaramente sarà riflessa verso l'esterno nella nostra coscienza che appare come un mondo a parte apparente LA' FUORI. Non c'è LA' FUORI e non c'è un REGNO INTERIORE, c'è solo QUESTO. QUESTO è tutto ciò che c'è.
QUESTO sta apparendo a partire da e in ciò che che sei veramente, risvegliati a questo fatto e il mondo che può apparire inizialmente separato cambierà e rifletterà la tua realizzazione. TU non sei il corpo o la mente, queste azioni sono i tuoi aspetti mutevoli, temporanei. Quello che sei è l'Amore che non conosce il senso di alterità e che sta prima di ciò che appare come tua esperienza.
Se lì sorge un'azione di controbattere ciò che è stato letto qui testimonia quell'azione e resta presente ad essa fino a che non si placa e scoprirai che in realtà non solo si è d'accordo con ciò che è stato scritto, ma che in realtà tu lo hai scritto. E 'il TUO messaggio a TE STESSO. Alcuni leggeranno e saranno d'accordo, perché già la connessione emotiva ha iniziato o ha già avuto luogo, o sta accadendo, in questo caso l'Amore è visto manifestarsi come comprensione.
Se però non si è in grado di rimanere con quello che sorge come reazione non sprecare il tuo tempo a metterlo su una mail, la reazione si manifesterà nel mondo in ogni caso come un ulteriore forma di separazione e di sofferenza. Non ci sarà alcuna risposta da parte di questa forma alla tua reazione e il disperderla esprimendola sarà la tua perdita di possibilità di sentirla fino all'arrivare a questo luogo che sta prima della sua comparsa. Tutto ciò che è scritto qui è sorto dal VEDERE questo NON dalla sua comprensione o MALcomprensione. Semplicemente è una azione temporanea che sorge in e da questa non azione che è permanente.
Per quelli di voi che sono italiani io so solo poche parole dopo tutto questo tempo di condivisione qui in Italia.
'Stai con la Sensazione, le parole non SONO importanti, la comprensione è nel Cuore'.
Possano queste parole toccarti là dove tu sei quelll'Amore che resta prima di ogni apparizione.
Avasa.
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domenica 20 settembre 2009
Cos'è la Verità? Intervista ad Avasa

Da l'intervista con Avasa per la casa editrice Laris che sta pubblicando una collana di Advaita Vedanta:
"Che cosa è la Verità? Molte persone sembrano dire di avere raggiunto la “verità”, ma spesso dicono cose molto differenti tra loro…esiste UNA verità?
Ciò che non cambia mai è Verità, tutto ciò che esiste è in stato di costante cambiamento, nulla è mai uguale due volte; ma ciò in cui tutto cambia è, in sé, immutabile. Ciò che è immutabile è Verità. L’esperienza umana è capace di conoscere l’esistenza del cambiamento perché quell’Uno, che fa esperienza della Vita attraverso e in quanto forma umana, è in sé immutabile, è l’Eterno stesso.
Non si può raggiungere la Verità si è già questa Verità, ciò che è immutabile, l’Eterno. La Verità, quindi, non è da un’altra parte, pronta ad essere raggiunta. Non è necessario un cambiamento nel tempo per vedere ciò che uno è sempre, si è già ciò che si andava cercando.
Quest’Uno che sta facendo esperienza di questa creazione chiamata Vita, che è la propria azione che si manifesta, è sempre lo stesso. Quest’Uno è immutabile e quindi è la Verità.
La mia mente parla continuamente, giudicando ogni cosa che accade, comparando e così via. Ho provato vari tipi di pratiche e meditazioni per fermare la mente, ma al di là di piccoli momenti di silenzio non sono riuscito a zittirla. Cosa posso fare? Nell’illuminazione la mente è sempre silenziosa?
Volere una mente silenziosa proviene dalla mente, dalla memoria; sorge dall’intuizione che il silenzio è ciò che ci è più naturale.
Sappiamo intuitivamente che il silenzio è presente, grazie alla nostra memoria di un tempo nell’infanzia in cui vedevamo il mondo attraverso occhi silenziosi senza giudizi, quindi senza la sensazione di essere separati da ciò che era visto. A volte non c’era un me e una cosa vista, solo l’Uno.
Questa memoria, che fa sorgere il desiderio di essere in silenzio, di essere silenzio stesso, proviene dal fatto che intuitivamente sappiamo che il silenzio è là dove la mente, nei nostri primi anni, si ritirava, dopo aver fatto il lavoro che era necessario al momento. Il silenzio è ciò che intuitivamente sappiamo di essere.
La mente è uno strumento della nostra vera natura, ma a causa del condizionamento è stata portata a credere di essere il maestro. Quando la mente riconosce di nuovo ciò che è precedente ad essa, allora diventa felicemente obbediente. Appare quindi solo quando le circostanze del momento richiedono che essa si attivi e poi, di nuovo, ritorna al silenzio inattivo che ne è la sorgente.
Tutte le meditazioni insegnate e quindi imparate, sono mente; sono basate sulla memoria, con l’intenzione da parte della mente di essere in controllo dello zittire quell’attività che è la mente. E’ per questa ragione che esse richiedono sforzo, che quindi porta l’attivazione deliberata della mente. La meditazione intenzionale, che è il desiderio di fermare l’attività della mente, viene dalla mente; proviene dalla non-accettazione di ciò che è.
Troppo focus sulla mente, come se essa fosse un problema, porta ad essere in difficoltà con quella attività che è conosciuta come mente.
La mente va a riposo quando è riconosciuto ciò che è precedente all’azione di ciò che chiamiamo mente.
Cos’ è l’accettazione?
Accettazione è arrendersi, una resa della mente che cerca di elaborare un modo di arrivare alla non mente.
Questo di certo non può essere compiuto dalla mente stessa, se è la mente che cerca di far arrendere la mente, questa ancora una volta sarà un’azione della mente. Quando l’accettazione accade è la mente ha visto i suoi limiti e riconosce questo come un fatto. Il limite è diverso per ciascuno di noi. A volte la resa accade improvvisamente, forse l’intuizione è più predominante; altre volte accade un po’ alla volta in un periodo più lungo, ma quando accade semplicemente accade, non è qualcosa che uno può fare e nessuno la può pianificare preparandosi prima.
Se è un qualcuno che si arrende, allora c’è con il desiderio di avere un risultato, il che chiaramente è un contrattare non è arrendersi. Quando c’è resa, non c’è nessuno che la fa: è una azione della coscienza.
Avasa".
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