sabato 17 settembre 2011

L'avventura

Ciao,


volevo farti una domanda.....E' parecchio tempo che mi interesso di spiritualità, molti libri molti insegnamenti, e qualche piccolissimo risultato, almeno tra quelli che io posso vedere. Tanti insegnamenti in poche parole che non mi hanno portato a quasi nulla.Se rifletto a quello che mi è successo è solo una sofferenza. TUTTI gli insegnamenti mi sembrano falsi dicono cose vere ma non realizzabili.....Cosa significa disconnettersi dal momento....Io mi sono dato una risposta...deve accadere da solo...non posso proprio farci nulla. Tutte le nostre maschere continueranno ad esistere fino a quando non decideranno di crollare....forse comprendendoci....ma come?


Ti ringrazio anticipatamente....e complimenti...
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Ciao!

facciamo chiarezza: non esiste nessuna necessità che tu ti "scolleghi" con il momento. Come potresti del resto? Non esiste un "te" sconnesso da questo istante, e questa illusione è ciò che apparentemente, ma solo apparentemente, ti separa da ciò che sei, dal qui e ora.

Ogni ricerca spirituale parte da un presupposto sbagliato: che esista un qualcuno che sta cercando e che esista un qualcosa da trovare. Entrambe queste idee sono sbagliate: in realtà esiste solo una ricerca - di cui non sei in controllo ma che sta accadendo da sè. Non hai scelto di cercare chi sei, è accaduto e quindi non puoi neppure smettere di cercare. Il punto è che c'è solo ricerca, ma chi è che sta cercando? La ricerca accade e proprio perchè accade è chiaro che NON sai cosa stai crecando. Dici di cercare te stesso, ma se tu sapessi chi sei e come è fatto questo "te stesso" ti saresti già trovato, quindi QUALUNQUE COSA O STATO TU VADA CERCANDO NON E' QUELLO CHE SEI.

La pace non può esesre trovata attraverso la ricerca, il silenzio non può essere udito attraverso le parole. Ma la pace può essere colta nel mezzo della confusione della mente, e il silenzio riconosciuto da parte del silenzio stesso anche nel mezzo del frastuono interiore o esteriore più intenso. L'idea che tu stia cercando e che ci sia qualcosa da trovare è l'unica idea che deve cadere e cade attraverso lo scorrere stesso della vita, attraverso le delusione della ricerca persino attraverso questo scambio di parole. Se c'è qualche posto dove vuoi andare come puoi essere semplicemente qui? Lascia cadere se puoi ogni idea di cosa stai cercando: nessuna di esse è corretta. Lascia cadere l'idea che tu debba cercare e stai - se puoi- con il fuoco che alimenta quella ricerca. E' un fuoco interiore che non ti darà pace fino a che non avrà consumato ogni briciolo di te.

Le maschere dell'ego sono appese sul nulla, non c'è nessuno dietro di esse! Sono appunto solo maschere, ma non troverai un autentico "te" dietro di esse, perchè dietro di esse non c'è appunto nulla! Ecco perché la mente ignora tutto il tempo ciò che sei: ti cerchi come se tu fossi un qualcosa; persino un qualcosa chiamato "Sè" o "Coscienza". Dovrebbe essere auto-evidente che se ciò che sei è nulla, non puoi mai trovarti! Il riconoscimento intuitivo di questo fatto pone un freno alla ricerca e in quel rallentare inizierai ad accorgerti  dei fiori sui lati della strada, del verde degli alberi, inizierai a goderti il viaggio insomma.

Prima come potevi goderti il viaggio? Eri troppo impegnato ad andare da qualche parte. Non c'è nessun posto dove andare. Te lo ripeto: non c'è nessun posto dove andare. L'unica direzione che la tua vita sta intraprendendo è quella di portarti verso la morte. Dove altro vuoi andare? Meglio allora iniziare a godersi il viaggio di per sè, quella è l'avventura. Maschere e condizionamenti cadono per mancanza di interesse, quando tutta l'attenzione che diamo loro nel tentativo di risolvere questo immaginario puzzle crollerà del tutto. Non c'è nessun puzzle. La vita non è un indovinello. E' un sogno che accade senza nessun motivo. Puoi apprezzare questo fatto, oppure ignorarlo e tentare di dargli un significato e uno scopo. Ci proverai per un po' e alla fine, stanco, desisterai.
Un abbraccio
Shakti

domenica 22 maggio 2011

QUESTO, La Sorgente

Da dove sorgono i pensieri? Se si conosce la Sorgente dei pensieri, cioè se la si comprende intuitivamente, allora il cercare stesso si ferma. Quell’attività a cui facciamo riferimento col nome di pensiero o sensazione appare a partire dalla non-azione, all'interno della non-azione e viene testimoniata da questa stessa non-azione.

Questa non-azione è la loro Sorgente. Quale che sia il contenuto di ciò che chiamiamo mente, esso viene testimoniato da ciò da cui e in cui appare, ovvero dalla Sorgente, dalla non-mente.

Ogni volta che appaiono pensieri e sensazioni, questi vengono riconosciuti da te, questo “te” è la non-azione che li pone in essere, all’interno della quale essi fanno la loro temporanea apparizione e in cui tornano a dissolversi dietro di sè Nulla, la Sorgente. Tu sei la Sorgente di queste attività temporanee, tu sei Consapevolezza permanente che non cambia mai.

Non esiste un solo essere umano sulla Terra che non abbia familiarità con pensieri e sensazioni; quindi, non esiste essere umano che non abbia familiarità con la Sorgente di queste attività. La Sorgente è familiare a tutti, conosciamo meglio la Sorgente che non le attività che emergono all’interno di essa, e questo è perché le attività vanno e vengono, mentre, invece, la Sorgente è perennemente presente.

Se la Sorgente si manifesta come un'attività di ricerca, è la Sorgente stessa che si cerca come se fosse un'attività, una cosa, un pensiero o una sensazione; ma visto che la Sorgente non è nessuna di queste apparizioni temporanee, esse risultano insoddisfacenti e portano una fine alla ricerca. Dopo una vita passata a prestare attenzione a queste attività scoprendo che in esse manca sempre qualcosa, sorge un senso di disillusione nei confronti delle esperienze che non riescono a contenere la risposta a ciò che si sta cercando. Questo porta a vedere quel che riposa prima del sorgere dell’attività. Si vede anche che questo qualcosa è presente sia durante che dopo l’azione, si riconosce che è onnipresente, e alla fine la sua attenzione ritorna su se stessa in modo naturale, senza alcuno sforzo e senza alcun tipo di metodo.

Quando si vede tutto questo, risulta evidente essere proprio ciò  che si stava cercando: era la Sorgente che si cercava nella forma di un qualcosa, di un’attività, di un’esperienza e nel processo di questa ricerca creava quelle stesse attività. Quel che siamo, quel che siamo stati e quel che sempre saremo è Questo, ciò che è sempre presente, l’Eterna Consapevolezza che è sempre stata testimone di tutte le cose. La conosciamo perfettamente, è ordinaria, nulla di speciale, semplicemente IO.
Si è sempre questo, questo è tutto quel che c’è, il Nulla che fa sorgere la temporanea apparizione di ogni cosa che non è nient’altro se non la sua stessa attività.
Adesso prova a dimenticare queste parole e lascia che l’attenzione colga ciò che sta testimoniando l’attività del pensiero e delle sensazioni. QUESTO sono io, questo è ciò è stato cercato, questo è ciò che sta a cercarsi e questo è ciò che tu sei.
Ti suona familiare tutto questo?
Nell’ amore e nel sorriso
Avasa

martedì 19 aprile 2011

Rilassarsi in ciò che è

ciao! spero di non disturbarti... ho una domanda...hai scritto che "stiamo" gia accadendo..ok, ne posso prendere consapevolezza..ma è utile prenderne consapevolezza? non esistono tecniche per "risvegliarsi" ok..ma non esiste un modo per far morire l'ego? è questo che ci fa soffrire se "perdiamo un amore", o ci fa provare gelosia, o ci fa sentire il bisogno di identificarsi come qualcuno... il risveglio non è una cosa che si può cercare, ma se io non volessi più dover convivere con l'ego..non c'è qualcosa che si può fare.. continuo a pensare, ma pensando non arrivo a niente se non a "violentarmi" il cervello.. dovrei solamente lasciarmi andare? è l'unica cosa che posso fare?

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Prima di tutto - se puoi - rilassati. Dove vuoi andare? Ora, proprio ora, tutto quello che c'è è solo questo. E poi solo questo. E poi solo questo. La Vita accade in un istante alla volta. Accade ora, adesso. E in questo momento - che è tutto quello che cìè - sorge l'idea che ci sia un prossimo momento in cui ti illuminerai. In cui vincerai il primo premio alla lotteria nazionale del risveglio. In cui ucciderai l'ego e farai fuori tutti gli attaccamenti. Calma! Quante cose che la mente spirituale vuole fare, diventare, trasformare! Che fatica! Diventa pigra, rilassati! E' solo nel rilassamento che puoi accorgerti che gli uccellini cantano fuori e c'è il sole che entra dalla finestra. Che la luce della luna bagna il letto con il suo candore.

Guarda come è violenta la mente! Vuole fare, trasformare, cambiare. Non sa nulla dell'intimità con questo momento, con ciò che c'è. Non sa nulla di questo istante. Cercati in questo istante. Dove sei? C'è il corpo, i pensieri, forse una stanza con degli oggetti, ma tu dove sei rispetto a queste cose? Vedi, il punto è che quando ti cerchi non ti trovi mai. Quando ti cerchi resta solo la domanda "chi sono?" .... e nessuna risposta. TU sei la risposta, TU SEI, ma cosa sei non lo saprai mai davvero! Sei ciò che sa che tutte queste cose - il corpo, la mente, la stanza, i pensieri sul risveglio etc - stanno accadendo, ma non stanno accadendo per nessuno!!! stanno solo accadendo! E questo è il grande miracolo, la vita accade e non accade per nessuno! sta solo accadendo!

Se ci fosse un modo per far morire questa idea che tu sia separata da ciò che accade, dovresti prima trovare quel qualcuno che è separato...e se lo cerchi non lo trovi! Rilassati. Se puoi tira un profondo respiro e guardati intorno. Vedi nessuno che sta facendo la Vita? Non sta forse già accadendo per conto suo, inclusi tutti i pensieri e le azioni che ti sembra di fare? Accadono da soli, come il rumore del traffico, o il canto degli uccellini. Non puoi lasciarti andare, neppure questo lo puoi fare. Dove è quel qualcuno che che si dve lasciare andare? C'è solo la Vita! Ora! Quando questo ti colpisce ogni pensiero sul risveglio o illuminazione cade. Non hanno più senso. Resta solo la gioia di vivere quello che c'è.

L'ego accade, ma non accade per nessuno. E' solo un'idea... lascia che sia lì, non te ne occupare. Celebra, e la comprensione accadrà da sola a tempo debito in questo rilassamento.

Shakti Caterina Maggi

venerdì 15 aprile 2011

Pensare e creare

Se pensando ad un qualcosa..in quell'istante..si pensa..che se accade quella cosa..l'individuo..deve fare cosi o cosa..è indifferente cosa..l'accadere è una risposta tra pensiero e coscienza?

quindi una risposta a se in se..
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Qualunque pensiero sorga nel momento non ha in realtà nulla a che vedere con quello che accade in un apparente prossimo momento. E' solo la coscienza identificata con il concetto di tempo e di causa-effetto cm he legge tempo e causa effetto nella manifestazione. Se il gallo si sveglia la mattina e canta il suo verso e vede sorgere il sole penserà che è stato "lui" a farlo sorgere. Un giorno il gallo morirà e il sole continuerà a sorgere.

La vita non accade attorno ad un "me" immaginario, un "me" che pensa i pensieri o che deve cercare in qualche modo di allinearsi con il corso degli eventi attraverso una "giusta" azione. Se un pensiero sorge e la manifestazione sembra seguire il percorso di quel pensiero semplicemente questo accade perché doveva accadere. Il pensiero e la manifestazione apparentemente correlata sono entrambe due azioni impersonali che sorgono nel momento. Il leggere un fenomeno di causa effetto deriva dalla tendenza della mente basata sul me di "dividere" le cose, di separarle, di frazionarle.

Tutto è un unico accadimento, un'unica azione che accade NEL MOMENTO. Non accade nel tempo, ma nel momento, ma è è letto dalla mente basata sul "me" COME SE il tempo esistesse, COME SE causa ed effetto esistessero davvero. In un mondo dove tutto sorge da un unico Sé ogni cosa è la causa e l'effetto di ogni cosa. Non esiste un oggetto separato che provochi un altro oggetto perché se guardi bene entrambi sorgono nel momento, sono testimoniati da un'unica Coscienza che ne coglie il manifestarsi e il dissolversi.

La tendenza a voler leggere dei "segni" nella manifestazione è insomma indice della presenza dell'idea che ci sia un qualcuno che sta vivendo la vita o che possa scegliere se viverla in un certo modo piuttosto che un altro. Di fatto, nel momento, è chiaro che la Vita accade senza che noi possiamo deciderne il percorso. Possiamo avere l'impressione che questo non sia così, ma tale impressione è data soltanto dalla nostra incapacità di vedere come di fatto non scegliamo nessuno dei pensieri che sorgono nella mente, delle sensazioni o emozioni e a livello ultimo neppure nessuna delle azioni.

La Vita accade comunque come essa deve accadere, senza possibilità di interferenza da parte di un personaggio che neppure esiste! Essa sorge come riflesso del modo in cui la Coscienza stessa si conosce attraverso la tua forma: se in te esistono concetti di ignoranza e paura il mondo di cui farai esperienza ne sarà permeato. Se pensi che ci sia una possibilità di scelta per te, leggerai questo nel mondo e soffrirai le conseguenze della paura di fare la scelta sbagliata.

Quando il senso del "me" inizia a dissolversi, si inizia a intuire di essere i creatori di quello che sta accadendo. Essendo però ancora presente in parte il senso di separazione si potrebbe pensare che questa creazione sia in qualche modo frutto di un agire individuale. Essa invece è espressione non di qualcosa che facciamo, ma di cosa siamo e di come ci conosciamo. Esattamente come in un sogno ogni cosa è il riflesso della coscienza del sognatore, nel Sogno della Vita ogni cosa è il riflesso del modo in cui la Coscienza si conosce attraverso quella forma.

Più il senso di separazione di rivela nella sua illusorietà e più quella manifestazione si mostrerà come un avvenimento impersonale, necessario, spontaneo ed inevitabile. Questo non significa che il futuro sia già scritto: il futuro non esiste, esiste solo questo istante. E tu SEI questo istante.

Shakti Caterina Maggi

martedì 29 marzo 2011

Dio in ogni cosa

"Se non riesci a veder Dio in ogni cosa, non puoi vedere Dio affatto"

..già bello..ma perchè dovremmo proprio vederlo..forse ci è dato solo di sfiorarlo consapevolmente anche..ma la costanza che è il legame identico al sè forse non è dono nemmeno del qui e ora ..l'eternità non ci appartiene cmq qui!.. forse..



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Quando non vedi Dio in ogni cosa lo cerchi. Non puoi fare altro perchè ciò che si cerca attraverso di te è Dio. Non sei un piccolo ammasso di pelle e carne e ossa disperso su una palla di fango e acqua che rotea nell'Universo... sei Dio incarnato, ma addormentato al fatto di esserlo. E quindi soffri. Hai perso il tuo regno, hai perso il tuo paradiso. E nell'istante in cui lo perdi... inizi a cercarlo... nelle relazioni, nel lavoro, oppure nella spiritualità, nell' " illuminazione".



Non puoi evitare di cercare fino a che c'è ignoranza perchè fino a che c'è ignoranza c'è sofferenza. Il Divino cerca se stesso fino a che non si trova... a volte quella ricerca finisce solo poco prima della morte del corpo. Ma tu amore mio, se sei qui a porre queste domande è perchè qualcosa si è esaurito in te... non cerchi più nel mondo. Forse cerchi in te stessa, ma lì trovi un mistero insondabile, trovi l'abisso del tuo Essere. E il "me" si sente perso in quell'abisso, si sente disperato, o "depresso". Tuffati in quel buco nero, in quel vuoto e quando sarai sparita del tutto ti ritroverai in ogni piccola cosa. Nella pianta del tuo terrazzo, nella polvere che scintilla al sole, nello sguardo di ogni uomo o donna che sia perso o risvegliato vedrai te stessa, vedrai Dio.



L'eternità come tu dici è qui e ora, perché esiste solo il qui e ora, esiste solo questo! Na non è meraviglioso? Non devi cercare nulla nel prossimo momento, puoi, se accade, rillassarti lì dove sei. E se non accade questo rilassamento, questo sprofondare nel qui e ora... accade ricerca e allora goditi la ricerca... qualcosa sullo sfondo sta lì seduto e sorride e ride di tutti gli affanni. In realtà NON C'E' NULLA DA TROVARE, in realtà non esiste una verità che puoi conquistare o un "dio" che devi raggiungere... è questa idea che è la fonte della sofferenza. Proprio questa idea: che tu non sia GIA' questo.

un abbraccio a te...

shakti

domenica 20 marzo 2011

IO SONO prima di qualunque esperienza

Ciò che è apparso di recente sono molte mail e varie altre cose su Internet riguardo ciò che si pensa sia il messaggio Advaita. E 'tuttavia molto chiaro che queste argomentazioni NON vengono dal VEDERE ciò che il messaggio advaita è davvero ma ciò che è PENSATO che sia; il che sono due cose completamente diverse.

Ci sono molti sostengono di sapere e capire, ma poi sono anche in disaccordo con coloro che sono chiaramente in questo VEDERE. Stanno intrattenendo un aspetto concettuale del messaggio e immaginano invece di averlo ottenuto. Ho letto uno scambio a tre che Tony Parsons ha avuto con altre due persone sul sito di Paula Marvelly, (http://advaitaacademy.org/Pages/articlesandtalks.aspx?CategoryId=22where) lo stavano criticando per quello che era stato espresso nel suo libro. Qualunque cosa Tony dicesse è stata accolta con "Sì, ma" ed una montagna di concetti riguardo "un LIVELLO ULTIMO O ASSOLUTO".



Questo E' il livello ultimo, c'è solo SOLO un livello e NON è un livello, è solo QUESTO. Questo è tutto ciò che c'è.

Ho visto polemiche senza fine contro coloro che condividono questo messaggio da parte di persone che NON sono nel VEDERE di tutto questo. Queste argomentazioni nascono da un fraintendimento di ciò che viene condiviso.

Di nuovo ieri ho visto alcune persone malinterpretare quello che Shakti ha scritto su Facebook e sul suo blog e discutere ribattendo con ciò che era stato scritto e anche con qualcosa condiviso da me e di nuovo questo "SI MA" e il "LIVELLO ULTIMO".



E' perfettamente normale e naturale approcciare l'argomento dell'Advaita attraverso dei mezzi concettuali MA (un GROSSO ma) non immaginate che sarà mai capito perché non lo sarà, non si può. Non si può mai diventare un esperto di questo messaggio e da parte di coloro che sono nel vedere di questo non c'è alcuna pretesa di possedere qualcosa che nasca da un'accumulazione di un'esperienza nel tempo. La COMPRENSIONE appartiene al tempo lineare e il messaggio advaita sorge dall'Eterno, non dal tempo, non dall'infinito. L'eternità e l'infinito NON sono la stessa cosa. Uno implica l'assenza di tempo e l'altro un proseguimento quasi senza fine NEL tempo.



Questa confusione nell'uso delle parole è spesso causa di disaccordo con ciò che è stato condiviso, anche questo è naturale e parte di un iniziale tentativo di capire questo messaggio. Le parole non sono la cosa in sè! Ma non lo è neppure l'esperienza che sta prima delle parole perché ciò che viene espresso nel messaggio di Advaita sta prima di qualunque tipo di esperienza. Quando infine si lasciano andare queste cose e c'è uno stabilizzarsi nel vedere tutto questo allora non resta nessuna comprensione, nè alcun tipo di esperienza di questo perché queste cose sono possibili solo quando la persona che immaginiamo è presente.



La discussione di ieri non è infrequente ed era valida e sincera in risposta a qualcosa che era stato scritto da qui e che era stato messo internet da Shakti nei luoghi che visita sulla Rete. Il "SI' MA" in questo caso riguardava le guerre e gli orrori che si vedono intorno a noi nel mondo attuale, che sono pienamente d'accordo sono una rappresentazione dello stato triste in cui l'umanità versa. Questa apparizione esterna è basata dall'inizio alla fine su l'IDEA della separazione, è la causa di questa orribile azione nella coscienza e quindi lo scioglimento di questo concetto di separazione sarà la fine di tali atrocità.



Cerchiamo di essere chiari sull'apparizione di queste cose: esse non finiranno fintanto che il concetto di essere separati resterà. La risposta NON è quindi di cercare di modificare l'apparizione esteriore, ma la visione che si ha del proprio Sé. Nella misura in cui questo può avvenire anche l'azione esterna della coscienza apparirà meno seperata e più compassionevole.



Il messaggio advaita quando è condiviso è spesso immaginato come freddo e senza amore, perché è fattivo: eppure ogni volta che l'ho visto vivere in altre forme è ben lontano da essere tale. Sono esseri dalla natura molto compassionevole e naturalmente amabile, ma c'è non di meno in essi l'accettazione dei fatti come sono visti, che le cose sono come sono perché non possono essere diverse. Questo non significa che se uno è presente in una situazione dove è possibile fare qualcosa per alleviare una sofferenza non lo si faccia. Nell'apertura di questo vedere tutte le azioni cosiddette personali nascono spontaneamente e quindi in modo amorevole dall'Amore verso se stesso, perché Amore è ciò che è prima di ogni azione. L'atteggiamento di "Oh beh è il suo karma" non è il messaggio di Advaita ma lo è l'accettazione che le cose sono nel modo in cui sono e include l'azione di cambiare le cose se si è nelle immediate vicinanze di una circostanza che comporta della sofferenza. Ciò che è condiviso non viene fatto con un atteggiamento di indifferenza. La compassione è una qualità spirituale basata su una comprensione profonda che nasce dal vedere e dà luogo al distacco. L'indifferenza è basata sul concetto di me, è una protezione egoica da parte di colui che immaginiamo di essere e che già sta portando troppi pesi per essere in grado di sopportare il peso di un'altra reazione emotiva a ciò che viene sentito o visto riguardo la sofferenza nel mondo, da qui il rifiuto di prendere altro a bordo che diventa indifferenza.



Può essere molto difficile da credere, ma ogni essere umano alla base è Amore, noi siamo naturalmente esseri amorevoli. Sono le condizioni di ciò che ci circorda esternamente che diventano le esperienze di vita che ci portano a tornare a questo Amore. E ' l'UNICO modo in cui possiamo porre fine al dolore e alla sofferenza esterni: l'Amore è la risposta. Dobbiamo conoscere di nuovo (non nel senso della comprensione) il nostro Sé essere come questo Amore che sta prima di tutte le azioni che sorgono nella coscienza. Se fosse possibile (e lo è) per tutti gli esseri umani di tornare a VEDERE che ciò che vive attraverso la forma umana, che appare COME forma umana, ed E' l'esperienza del gioco della vita, è ciò che essi sono allora questa follia nel nostro mondo finirebbe.



La prima cosa che sorge dopo aver saputo di un altra atrocità è l'emozione di raggiungere coloro che hanno e stanno soffrendo quanto è avvenuto. Questo nella stragrande maggioranza dei casi è seguito da un senso di impotenza, che può quindi dare luogo ad un'azione di desiderio di cambiare la circostanza che si manifesta (fare qualcosa) o cadere in uno stato di frustrazione per il non poter agire. La prima azione aiuta a evitare di sentirsi impotenti e la seconda ci getta in una profonda identificazione con la sensazione: nessuna delle due può cambiare la situazione. La risposta qui quando la sensazione di essere impotenti si presenta è quello di non fare semplicemente nulla! Resto con la sensazione in quanto sensazione e lascio che sia pienamente sentita e vissuta. Siamo cresciuti così abituati a evitare le cose come si presentano che immaginiamo che NON fare sia qualcosa che dobbiamo o possiamo fare. NON fare è non fare nulla e questo permette poi la circostanza proprio lì in quel momento di essere sentita pienamente. Quando lo è questo può dare luogo ad un fare qualcosa, ma questo NON sarà una reazione, ma sarà una RISPOSTA diretta ad avere pienamente sentito l'impatto dell'emozione che deriva dalla situazione. In questo modo si diventa di nuovo emozionalmente connessi al mondo così come uno lo era nell'infanzia. Nel momento in cui questa connessione emozionale approfondisce il mondo cambia. Quandi ci si VEDE e SENTE come ogni cosa che si manifesta allora l'apparizione cambia per riflettere tutto questo. Questo ricollegarsi nuovamente a livello emozionale con tutto ciò che appare è l'Unità, è l'UNO.

Quando ci si risveglia finalmente al fatto che c'è un UNICO sognatore di questo sogno della vita, e che soi è questo sognatore, allora il sogno assume una qualità molto diversa, si trasforma per accogliere il risveglio di tutti gli altri esseri umani che sono in realtà non è altro che se stessi (il prorprio Sé).



Non vi è alcun autore personale dietro alcune delle azioni cosiddette personali, buone o cattive che siano. C'è però il vedere questo come un fatto, vedere che ci immagina che l'azione sia personale, e che l'immagine è ciò che dà luogo ad un'azione di separazione. Siamo tutti l'Essere divino stesso e se questo non si vede chiaramente quell'areain cui non si vede chiaramente sarà riflessa verso l'esterno nella nostra coscienza che appare come un mondo a parte apparente LA' FUORI. Non c'è LA' FUORI e non c'è un REGNO INTERIORE, c'è solo QUESTO. QUESTO è tutto ciò che c'è.

QUESTO sta apparendo a partire da e in ciò che che sei veramente, risvegliati a questo fatto e il mondo che può apparire inizialmente separato cambierà e rifletterà la tua realizzazione. TU non sei il corpo o la mente, queste azioni sono i tuoi aspetti mutevoli, temporanei. Quello che sei è l'Amore che non conosce il senso di alterità e che sta prima di ciò che appare come tua esperienza.



Se lì sorge un'azione di controbattere ciò che è stato letto qui testimonia quell'azione e resta presente ad essa fino a che non si placa e scoprirai che in realtà non solo si è d'accordo con ciò che è stato scritto, ma che in realtà tu lo hai scritto. E 'il TUO messaggio a TE STESSO. Alcuni leggeranno e saranno d'accordo, perché già la connessione emotiva ha iniziato o ha già avuto luogo, o sta accadendo, in questo caso l'Amore è visto manifestarsi come comprensione.

Se però non si è in grado di rimanere con quello che sorge come reazione non sprecare il tuo tempo a metterlo su una mail, la reazione si manifesterà nel mondo in ogni caso come un ulteriore forma di separazione e di sofferenza. Non ci sarà alcuna risposta da parte di questa forma alla tua reazione e il disperderla esprimendola sarà la tua perdita di possibilità di sentirla fino all'arrivare a questo luogo che sta prima della sua comparsa. Tutto ciò che è scritto qui è sorto dal VEDERE questo NON dalla sua comprensione o MALcomprensione. Semplicemente è una azione temporanea che sorge in e da questa non azione che è permanente.

Per quelli di voi che sono italiani io so solo poche parole dopo tutto questo tempo di condivisione qui in Italia.

'Stai con la Sensazione, le parole non SONO importanti, la comprensione è nel Cuore'.

Possano queste parole toccarti là dove tu sei quelll'Amore che resta prima di ogni apparizione.

Avasa.

giovedì 17 marzo 2011

Creare


Ciao Shakti....ti andrebbe di parlare di tutti questi seminari,libri e articoli su Legge d'Attrazione,Segreti da svelare,come diventare ricco,come $$$€€€essere felici ecc.?. Love



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Credo che la domanda fondamentale da farsi sia: chi ne trae vantaggio o chi ne pensa di trarne vantaggio?

Il Buddha sembra aver detto 2.500 anni fa che "la mente è l'anticipatrice di ogni cosa". Se questa affermazione è letta con l'idea che ci sia una mente individuale allora penserà che ci sia un qualcuno il cui pensiero crei la realtà. Di fatto questo non è così. Esiste la manifestazione ed essa non è assolutamente personale. E' espressione della Consapevolezza che nel suo tentativo di conoscere se stessa crea il mondo così come viene percepito attraverso le forme che sono solo strumenti di percezione della Consapevolezza stessa. La dualità, il gioco delle forme, così come essa è vista e vissuta è solo l'espressione della Coscienza e quindi riflette il movimento della Coscienza. Se un pensiero cosiddetto negativo sorge in modo impersonale attraverso la forma esso non appertiene ad una mente individuale, bensì è espressione della Coscienza. La sofferenza non proviene dalla manifestazione o meno di quel pensiero ma dall'identificazione con esso. In altre parole: non puoi prottegerti dai cosidetti pensieri negativi o dalla loro eventuale manifestazione, ma se non c'è identificazione con essi non ci sarà sofferenza. Il dolore e la sofferenza non sono la stessa cosa: il primo fa parte della Vita il secondo è basato sul concetto del me e quindi si dissolve con il risveglio. Allo stesso modo se c'è identificazione con un pensiero cosiddetto positivo se esso eventualmente si manifesterà ci sarà sofferenza in quanto ci sarà paura di perdere ciò che viene visto come positivo.



Lo sforzo di creare pensieri positivi è del tutto illusorio: non c'è qualcuno che pensa, sei pensato. Innegabilmente la realtà si manifesta in accordo con il modo in cui la manifestazione accade attraverso una forma. Se ci sarà una identificazione di vittima il mondo sarà espressione di questa idea e vittime e abusatori saranno visti in ogni parte del sogno. Il dissolvimento di quella identificazione non accade però grazie agli sforzi di un apparente individuo: nel dispiegarsi impersonale della vita stessa ci sarà il lasciare andare di questa idea quando essa sarà troppo dolorosa e quindi il cogliere nella manifestazione situazioni di vittimismo o di abuso si dissolverà da sè attraverso una comprensione intuitiva. Laddove questo non sia possibile al momento della morte del corpo questa identità accanto a tutte le altre ancora presenti si dissolvcerà nella Luce.



Il modo in cui tu percepisci il mondo non è espressione di quello che fai ( come pensa la mente basata sull'ego), ma di ciò che SEI: tutto è espressione di IO SONO. Se questo Io Sono è filtrato attraverso le identità dell'ego esso si esprimerà nella manifestazione con un sogno di sofferenza anche laddove ci sia agli occhi del mondo un apparente successo.

Che serve avere una bellissima casa o una bellissima moglie se hai paura di perderli? Quel desiderio di avere ed ottenere certe cose nel sogno è impersonale così come la paura di non poterli avere. Entrambi concorreranno alla manifestazione del sogno. Ma se esiste ancora l'idea che vi sia un qualcuno che ha creato quel sogno vi sarà sofferenza, non liberazione.



Se è possibile scoprire CHI vive il sogno della Vita allora sarà anche possibile goderla per la prima volta appieno, nei suoi aspetti cosidetti negativi e positivi: lutto, perdita etc... la bellezza dell'Esistenza risiede nell'alternanza di creazione e distruzione non in uno stato "positivo" che comunque è transitorio.



In Giappone esiste un termine molto bello per descrivere tutto questo: wabi sabi, la bellezza dell'impermanenza, la bellezza di ciò che sta sfiorendo, morendo. Se il mondo non morisse in ogni istante non potrebbe rinascere in ogni istante. Se il mondo non fosse impermanente non potresti coglierne la bellezza, sarebbe statico immobile. Sarebbe identico alla Consapevolezza Eterna e quindi non ne faresti esperienza.



Tu, Eterno, fai esperienza della Vita perchà essa muore in ogni momento. Se cogli la sublime grazia della nascere e morire non ci sarà più il desiderio di modificare la Vita affinchè essa si accomodi in base ai nostri desideri egoici e ci sarà liberazione e GRATITUDINE. Da quella gratitudine tutto si dispiegherà spontaneamente nell'unico modo possibile riflettendo la grazia di cui si fa esperienza.

Shakti Caterina Maggi