Io mi risveglio simultaneamente all'apparizione manifesta, un secondo prima non c'ero.
Anche ora non ci sono, ma c'è l'illusione che io ci sia.
Tutto quello che appare è visto, visto da nessuno: questa è per tutti l'esperienza che avviene al momento del risveglio, dato che siamo questo stesso Uno, questo nulla, fino a che non accade l'identificazione con ciò che appare e il dimenticarsi di ciò che in realtà si è, ovvero si dimentica che il qualcosa appare semplimente nel nulla.
Il corpo è cavo, vuoto, è solo un'illusione, come lo sono tutte le cose conosciute. Tutto quello che è esperito è conosciuto solo dal Silenzio Eterno. Cadendo nell'identificazione con ciò che non è altro che un fuggevole sogno, si immagina che ci sia qualcuno laddove nulla esiste, si reclama di essere un qualcuno, di essere una forma che domina i sensi.
Se si ritracciano le informazioni date dai sensi attraverso le figure di sogno si arriva ad un luogo-non luogo dove non esiste nulla di cui essere informati e nulla che riceva alcunché. Tutta la forma è vuota, solo un filo di fumo che sorge dal nulla e che si fonde nel nulla, eternamente, senza fine.
L'apparente me e te che sembriamo essere sono in realtà questo che sta alla base dell'esperienza e tutto quello che è esperito è anch'esso solo questo. Accade e sta accadendo, solo un nulla che si manifesta senza alcun motivo o scopo, senza alcun piano, o destino, il gioco del nulla che appare come un qualcosa a se stesso.
Il cercare che sorge lo fa solo quando il vuoto del nulla è ignorato, solo nell'assenza di questo riconoscimento colui che si immagina di essere sembra cercare. Quando si vede che l'azione della ricerca sta sorgendo, come tutto il resto, dal nulla, la ricerca termina, dopo non aver trovato niente.
Nessuno è soddisfatto nella sua ricerca, perché non vi è nessuno che lo possa essere.
Questo è costante mentre accade la forma, è come è per tutti ma è riconosciuto da pochi, sebbene anche quei pochi siano sempre lo stesso Essere. Il dimentircarsi e l'ignorare accadono sempre all'Uno, a nessuno. Quando invece non c'è più la forma, non c'è nulla, non lo si può neppure nominare, sonno profondo, morte, assenza che è la più autentica presenza. Questo è tutto ciò che c'è, nulla di più, solo questo! E in questa realizzazione non c'è un ulteriore ricerca, solo un accadere, che non accade a nessuno. La gioia del nulla che fa esperienza della sua temporanea apparizione come un qualcosa.
Questo è visto, oppure no, in entrambi i casi nulla è guadagnato o perso.
Avasa
martedì 2 marzo 2010
venerdì 15 gennaio 2010
Il "me" è un'azione impersonale

Nel gioco della coscienza sorge anche questa azione chiamata "dimenticare" e quando essa accade c'è la tendenza a non cogliere che la Vita è solo Vita. La forma umana e tutto ciò di cui essa consiste è solo Vita.
In essa accadono i pensieri del ME e dell'Io. Anch'essi sono parte dell'attività della coscienza, non appartengono a nessuno, sono impersonali.
L'apparente NOI è formato dall'idea che vi siano in realtà molti ME. Quando ci si accorge che il ME è solo un'azione che sorge in quanto pensiero allora sia il ME che il NOI si dissolvono nell'Uno. Tutto è Uno e in questo Uno ogni cosa è come è ed è compreso che è nell'unico modo in cui potrebbe accadere.
C'è solo l'accadere della Vita, che non accade a nessuno.
Avasa
lunedì 11 gennaio 2010
Nessuno diventa illuminato
Pubblichiamo con piacere un breve estratto dal libro di Tony Parsons "The open secret - tutto ciò che è" edito da Laris editrice, tra pochissimi giorni anche in libreria oltre che online.
Tony smonta pezzo per pezzo i miti sull'illuminazione e ci mostra come essa sia qualcosa di assolutamente ordinario e sempre accessibile, salvo che per la mente spirituale.
Il libro è il primo della nuova collana di Advaita Vedanta della Laris di cui anche Avasa sarà presto autore.
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Nessuno diventa illuminato
Una volta credevo veramente che le persone diventassero illuminate e che quell'evento fosse simile a qualcuno che vince il primo premio alla lotteria nazionale. Una volta vinto il premio, il beneficiario avrebbe avuto garantita beatitudine permanente, infallibilità e incorruttibile bontà.
Nella mia ignoranza pensavo che queste persone avessero ottenuto e possedessero qualcosa che le rendesse speciali e totalmente diverse da me.
Questa idea illusoria aveva rinforzato in me la credenza che l’illuminazione fosse virtualmente impossibile da ottenere eccetto che per poche persone elette e straordinarie. Questi malintesi sorgevano da qualche immagine che mantenevo riguardo a come dovesse essere uno stato di perfezione. Non ero ancora in grado di vedere che l’illuminazione non ha nulla a che fare con la perfezione. Queste credenze erano grandemente rafforzate nel momento in cui comparavo la mia immaginaria inadeguatezza con l’immagine che intrattenevo di qualunque “eroe spirituale” verso cui in quel momento mi sentissi attratto.
Sento che la maggior parte delle persone vedono l’illuminazione in modo simile. Certamente ci sono state molte persone, e ancora ce ne sono, che cercano di incoraggiare tali credenze e che, in effetti, reclamano di essersi illuminate.
Ora posso vedere come questa sia una dichiarazione senza senso tanto quella di un qualcuno che proclami al mondo di essere in grado di respirare. Essenzialmente la realizzazione dell’illuminazione porta con sé l’improvvisa comprensione che non ci sia nessuno e nulla che si illumini.
L’Illuminazione semplicemente è. Non può essere posseduta, così come non può essere raggiunta o vinta come se fosse un trofeo.
Tutto e ogni cosa sono l’Uno, e tutto ciò che facciamo è metterci di mezzo attraverso il nostro cercare di arrivare a questo uno.
Coloro che reclamano l’illuminazione o prendono tale posizione, semplicemente non ne hanno realizzato la natura paradossale e presumono di possedere uno stato che immaginano di aver raggiunto.
Essi hanno probabilmente avuto una profonda esperienza personale di qualche natura, ma questa non supporta assolutamente nessuna relazione con l’illuminazione.
Di conseguenza resteranno ingabbiati nei propri concetti individualistici basati sul loro particolare sistema di credenze.
Queste persone hanno spesso bisogno di intraprendere il ruolo di “insegnanti spirituali” o “maestri illuminati” e inevitabilmente attraggono coloro che hanno bisogno di essere studenti o discepoli. I loro insegnamenti, ancora radicati nel dualismo, promuovono una netta e incolmabile scissione tra l’“insegnante” e chi segue l’insegnamento. Quando il seguito dell’insegnante cresce, anche il ruolo esclusivo del maestro ha bisogno di essere esaltato.
Uno dei sintomi più classici, quando tale ruolo è stato adottato, è di evitare qualunque ammissione o segno di “umana debolezza”. Inoltre di solito si crea una maggiore distanza tra il “maestro” e i suoi seguaci.
Man mano che l’essere speciale del “maestro” diventa sempre più effettivo e le richieste da parte dei seguaci divengono sempre più grandi, invariabilmente gli insegnamenti diventano più oscuri e contorti.
Quando l’oscurità degli insegnamenti cresce, anche la scissione diventa più ampia e molti dei seguaci spesso diventano più confusi e sottomessi. L’effetto tipico su coloro che ne restano coinvolti può essere di indiscussa adulazione, disillusione, o un risveglio e un andare oltre.
Comunque, questo tipo di influenze si sono affermate e hanno mantenuto un senso illusorio di dubbio e inadeguatezza nell’inconscio collettivo riguardo alla capacità delle persone di realizzare e permettere qualcosa che è naturale, semplice e disponibile come il respirare.
Coloro che hanno pienamente compreso e abbracciato l’illuminazione non hanno assolutamente nulla da vendere. Quando condividono la loro realizzazione, non hanno bisogno di abbellirsi o di abbellire quello che condividono. Né hanno alcun interesse nell’essere delle madri, dei padri o degli insegnanti.
L’esclusività alimenta l’esclusione, mentre la libertà è condivisa attraverso l’amicizia.
Tony Parsons ("The open secret-tutto ciò che è", © Laris Editrice 2009)
martedì 22 dicembre 2009
Essere aperti
Avasa parla dell'essere aperti, anche verso quelle aree della nostra coscienza in cui c'è resistenza e reazione.
domenica 20 settembre 2009
Cos'è la Verità? Intervista ad Avasa
Da l'intervista con Avasa per la casa editrice Laris che sta pubblicando una collana di Advaita Vedanta:
"Che cosa è la Verità? Molte persone sembrano dire di avere raggiunto la “verità”, ma spesso dicono cose molto differenti tra loro…esiste UNA verità?
Ciò che non cambia mai è Verità, tutto ciò che esiste è in stato di costante cambiamento, nulla è mai uguale due volte; ma ciò in cui tutto cambia è, in sé, immutabile. Ciò che è immutabile è Verità. L’esperienza umana è capace di conoscere l’esistenza del cambiamento perché quell’Uno, che fa esperienza della Vita attraverso e in quanto forma umana, è in sé immutabile, è l’Eterno stesso.
Non si può raggiungere la Verità si è già questa Verità, ciò che è immutabile, l’Eterno. La Verità, quindi, non è da un’altra parte, pronta ad essere raggiunta. Non è necessario un cambiamento nel tempo per vedere ciò che uno è sempre, si è già ciò che si andava cercando.
Quest’Uno che sta facendo esperienza di questa creazione chiamata Vita, che è la propria azione che si manifesta, è sempre lo stesso. Quest’Uno è immutabile e quindi è la Verità.
La mia mente parla continuamente, giudicando ogni cosa che accade, comparando e così via. Ho provato vari tipi di pratiche e meditazioni per fermare la mente, ma al di là di piccoli momenti di silenzio non sono riuscito a zittirla. Cosa posso fare? Nell’illuminazione la mente è sempre silenziosa?
Volere una mente silenziosa proviene dalla mente, dalla memoria; sorge dall’intuizione che il silenzio è ciò che ci è più naturale.
Sappiamo intuitivamente che il silenzio è presente, grazie alla nostra memoria di un tempo nell’infanzia in cui vedevamo il mondo attraverso occhi silenziosi senza giudizi, quindi senza la sensazione di essere separati da ciò che era visto. A volte non c’era un me e una cosa vista, solo l’Uno.
Questa memoria, che fa sorgere il desiderio di essere in silenzio, di essere silenzio stesso, proviene dal fatto che intuitivamente sappiamo che il silenzio è là dove la mente, nei nostri primi anni, si ritirava, dopo aver fatto il lavoro che era necessario al momento. Il silenzio è ciò che intuitivamente sappiamo di essere.
La mente è uno strumento della nostra vera natura, ma a causa del condizionamento è stata portata a credere di essere il maestro. Quando la mente riconosce di nuovo ciò che è precedente ad essa, allora diventa felicemente obbediente. Appare quindi solo quando le circostanze del momento richiedono che essa si attivi e poi, di nuovo, ritorna al silenzio inattivo che ne è la sorgente.
Tutte le meditazioni insegnate e quindi imparate, sono mente; sono basate sulla memoria, con l’intenzione da parte della mente di essere in controllo dello zittire quell’attività che è la mente. E’ per questa ragione che esse richiedono sforzo, che quindi porta l’attivazione deliberata della mente. La meditazione intenzionale, che è il desiderio di fermare l’attività della mente, viene dalla mente; proviene dalla non-accettazione di ciò che è.
Troppo focus sulla mente, come se essa fosse un problema, porta ad essere in difficoltà con quella attività che è conosciuta come mente.
La mente va a riposo quando è riconosciuto ciò che è precedente all’azione di ciò che chiamiamo mente.
Cos’ è l’accettazione?
Accettazione è arrendersi, una resa della mente che cerca di elaborare un modo di arrivare alla non mente.
Questo di certo non può essere compiuto dalla mente stessa, se è la mente che cerca di far arrendere la mente, questa ancora una volta sarà un’azione della mente. Quando l’accettazione accade è la mente ha visto i suoi limiti e riconosce questo come un fatto. Il limite è diverso per ciascuno di noi. A volte la resa accade improvvisamente, forse l’intuizione è più predominante; altre volte accade un po’ alla volta in un periodo più lungo, ma quando accade semplicemente accade, non è qualcosa che uno può fare e nessuno la può pianificare preparandosi prima.
Se è un qualcuno che si arrende, allora c’è con il desiderio di avere un risultato, il che chiaramente è un contrattare non è arrendersi. Quando c’è resa, non c’è nessuno che la fa: è una azione della coscienza.
Avasa".
lunedì 15 giugno 2009
Niente ha causa
Un estratto di un satsang del ritiro di fine anno 2008.
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mercoledì 10 giugno 2009
L'ultima illusione
Pubblico uno scambio di mail.
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cara shakti,
se la mente crea, allora tutto ciò che posso sperimentare, sia materiale, che spirituale, che mistico etc, è cmq il frutto di un pensiero.
sperimentare qualcosa di spirituale, rafforza la credenza che sia vero, anche se in realtà è sempre frutto di un mio pensiero.
quindi è come se non potessi uscire da ciò che è la mia mente, perchè è tutto ciò che esiste.
spero di essermi spiegata.
ti ringrazio in anticipo.
ciao cara,
Osho diceva "illuminazione è l'ultima illusione".
Non esiste l'illuminazione come accadimento ad un qualcuno, questa è solo un'idea.
Realizzare questo è, paradossalmente, l'illuminazione.
Molte tecniche e pratiche spirituali hanno come obiettivo l'uscire dalla mente.
Non puoi uscire dalla tua mente, perchè non esiste una tua mente o una mia mente, ma Mente, Coscienza.
Ogni pensiero, ogni movimento, è Coscienza. Essa accade in te, quindi non puoi uscirne, perchè tu non sei nella mente, ma essa è in te. La Coscienza accade in te, ovvero Consapevolezza, Silenzio, Vuoto. Tu sei ciò che osserva le Coscienza, lo sfondo che testimonia e accoglie qualunque cosa acccada in te.
Il tentativo di uscire dalla mente è solo un altro movimento nella Coscienza, un altro pensiero. E' un'idea a cui la Consapevolezza stessa si attacca, nell'illusione di essere un qualcuno di separato, un qualcuno che si deve o si vuole illuminare.
Ecco perchè l'illuminazione è l'ultima illusione, in quanto persiste l'idea che ci sia qualcuno a cui questo può accadere.
Persino questa realizzazione è un'azione della coscienza che accade da sè, non a un qualcuno.
quindi non resta che 'arrendersi' e godersi lo spettacolo?
sì, se tu potessi farlo.
la resa non è un atto dell'apparente individuo, ma solo un 'altro accadimento.
in realtà ti stai sempre, da sempre, solo godendo lo spettacolo... e come in ogni buon film a volte ti appassioni ad un personaggio, ridi o piangi per le sue vicende, fino a che il sipario si abbassa e ricordi che è solo uno spettacolo.
a volte realizzi questo mentre lo spettacolo va ancora avanti... e questa è illuminazione.
con amore
shakti
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cara shakti,
se la mente crea, allora tutto ciò che posso sperimentare, sia materiale, che spirituale, che mistico etc, è cmq il frutto di un pensiero.
sperimentare qualcosa di spirituale, rafforza la credenza che sia vero, anche se in realtà è sempre frutto di un mio pensiero.
quindi è come se non potessi uscire da ciò che è la mia mente, perchè è tutto ciò che esiste.
spero di essermi spiegata.
ti ringrazio in anticipo.
ciao cara,
Osho diceva "illuminazione è l'ultima illusione".
Non esiste l'illuminazione come accadimento ad un qualcuno, questa è solo un'idea.
Realizzare questo è, paradossalmente, l'illuminazione.
Molte tecniche e pratiche spirituali hanno come obiettivo l'uscire dalla mente.
Non puoi uscire dalla tua mente, perchè non esiste una tua mente o una mia mente, ma Mente, Coscienza.
Ogni pensiero, ogni movimento, è Coscienza. Essa accade in te, quindi non puoi uscirne, perchè tu non sei nella mente, ma essa è in te. La Coscienza accade in te, ovvero Consapevolezza, Silenzio, Vuoto. Tu sei ciò che osserva le Coscienza, lo sfondo che testimonia e accoglie qualunque cosa acccada in te.
Il tentativo di uscire dalla mente è solo un altro movimento nella Coscienza, un altro pensiero. E' un'idea a cui la Consapevolezza stessa si attacca, nell'illusione di essere un qualcuno di separato, un qualcuno che si deve o si vuole illuminare.
Ecco perchè l'illuminazione è l'ultima illusione, in quanto persiste l'idea che ci sia qualcuno a cui questo può accadere.
Persino questa realizzazione è un'azione della coscienza che accade da sè, non a un qualcuno.
quindi non resta che 'arrendersi' e godersi lo spettacolo?
sì, se tu potessi farlo.
la resa non è un atto dell'apparente individuo, ma solo un 'altro accadimento.
in realtà ti stai sempre, da sempre, solo godendo lo spettacolo... e come in ogni buon film a volte ti appassioni ad un personaggio, ridi o piangi per le sue vicende, fino a che il sipario si abbassa e ricordi che è solo uno spettacolo.
a volte realizzi questo mentre lo spettacolo va ancora avanti... e questa è illuminazione.
con amore
shakti
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