giovedì 27 settembre 2012

Cambiare il mondo

 E' servo chi tiene la testa bassa per paura di nuovi soprusi, chi non soccorre il fratello che viene ingiustamente accusato, chi non supporta a esprimersi liberamente anche coloro che sono di parere diverso dal suo. 

E' però anche schiavo chi sente di dover lottare contro i prepotenti e a sua volta genera violenza, chi non fa che puntare il dito senza considerare che anche lui è stato colpevole alm
eno una volta, chi deve esprimere a tutti i costi la sua opinione rinunciando al grande dono dell'ascolto.

Un uomo, una donna liberi sono rari. Non combattono la guerra, ma offrono pace. Non giudicano, ma comprendono che loro stessi sono parte delle ingiustizie e quindi sanano prima se stessi e solo dopo il mondo. Non chiedono e non danno amore, ma lo incarnano in ogni momento e così facendo lo condividono con chiunque. Non hanno paura di guardare in faccia i loro lati oscuri e sorridono con te dei tuoi.

Un nuovo mondo può nascere solo dall'amicizia e dalla pace, non come ideale da raggiungere, ma come punto di partenza imprenscidibile. Se non sei in pace, non lottare per essa, ma fermati fino a che non sia vera di te e poi guarda come ogni tua azione la porterà, persino in silenzio. Le rivoluzioni per strada lottano ancora contro un nemico là fuori, contro cui la gente può coalizzarsi per sentirsi vicina e poi tornare a vivere le proprie vite chiusi nelle proprie gabbie interiori ed esteriori. Un mondo nuovo invece nasce da una rivoluzione interiore, dove il nemico è visto essere solo la nostra stessa faccia allo specchio che risponde con un sorriso o uno sberleffo a seconda di quello che ci stiamo riflettendo dentro. L'altro siamo noi. Sono Io. Nessuno da odiare o da amare, ma il riconoscimento che l'ombra è solo un modo in cui la Luce puo' diventare piu' evidente quando l'abbiamo dimenticata. Se la ricordiamo, se ci ricordiamo che siamo quella Luce, l'ombra svanisce da sè. E' un processo naturale.

Se non hai fiducia in tutto questo, non cercare di averne, ma accogli quel senso di ingiustizia che ti brucia dentro e invece di scaraventarlo fuori per il troppo dolore prova ad ascoltarlo. C'è una saggezza nascosta in quel dolore, che sta cercando di dirti qualcosa, ma se lo tiri fuori urlando non riuscirai a sentire la sua voce.

Viviamo in tempi di grandi cambiamenti e meravigliose opportunità. Ognuno di noi è chiamato a vivere dalla gioia e non più dalla paura e dal dolore: per farlo, è necessario che ogni forma sacrifichi la propria sofferenza e paura e la lasci andare. Solo in questo modo questo giardino meraviglioso che è la terra può tornare a brillare.

Un abbraccio a tutti voi
Shakti Caterina Maggi

mercoledì 26 settembre 2012

domenica 23 settembre 2012

Risognare il mondo




Nella tradizione tolteca un essere umano nasce nel sogno di un altro essere umano che ha raggiunto un punto di comprensione intuitiva tale da dargli la capacità di risognare il mondo.  
Colui che ha questa capacità è conosciuto come il Maestro del Sogno. Egli infatti riarrangia il sogno della Vita in modo tale che le circostanze esterne danno una capacità più grande a coloro che sono vivi a quel tempo di realizzare anch'essi la loro la capacità di diventare un Maestro del Sogno.
   

Il desiderio più profondo del Maestro del Sogno è quello di realizzare lui stesso questa capacità di risognare il mondo, mentre il secondo desiderio è che tutti coloro che sono vivi nel sogno in quel momento realizzino le proprie capacità di risognare il mondo.

Il primo passo verso questa abilità di sognare il mondo è quello di rendersi conto che emozioni e pensieri sono gli elementi costitutivi, i mattoni, di ciò che appare esteriormente come il mondo. Una volta che si è realizzato questo, l'abilità di creare un nuovo mondo si sviluppa.
Fin da subito questa iniziale realizzazione dà inizio ad un nuovo disegno del mondo stesso. 
 
In questo processo si ritorna allo stato naturale e si riacquista la capacità di vedere attraverso gli occhi dell' amore, un amore che è a quel punto la mano che guida il dipingere una nuova immagine del mondo.
Si tratta della capacità di sognare un mondo in cui tutto il beneficio è qui grazie a tutti coloro che hanno raggiunto la posizione di Maestro del Sogno, sia ora che in passato.

  
Sei pronto a lasciar cadere tutte le convinzioni su cui finora ti sei appogiato, che sono tutte informazioni di seconda mano, e a cominciare a sognare quel mondo che desideri vedere manifestato?
Questa capacità è tua in questo momento, è il tuo diritto di nascita.

"Beati i sognatori, perché erediteranno il mondo", Gesù Cristo.

Con molto amore,

Avasa

mercoledì 19 settembre 2012

Il punto immobile

"Quando non si va più da nessuna parte e si è immobili, tutto il mondo viene da te. 

 Quando siamo quel punto immobile, ogni cosa gira intorno a quel punto senza punto" 

Avasa

lunedì 17 settembre 2012

Il Silenzio al di là delle parole

A volte mi si chiede se sia utile o meno leggere tante parole per ricordarci di chi siamo.
 
Arriva un momento in cui è importante andare oltre le parole. Però dipende da che parole: se sono parole che indicano un qualcosa che giace oltre le parole allora vale la pena ascoltare o leggerle perché quello che si coglie leggendole è qualcosa che non è un concetto, ma una freccia scoccata nella direnzione della nostra stessa essenza.

Non si tratta di vestirci di nuovi concetti, ma piuttosto di spogliarsi di quello che sappiamo di noi: qualunque cosa sappiamo di noi non è quello che siamo. Ciò che siamo è una Unica Coscienza che vive attraverso ogni forma. Ciò che vive attraverso la tua forma e legge in questo momento attraverso i tuoi occhi queste parole è lo stesso Silenzio che guarda queste parole che vengono scritte attraverso questo corpo. Nella nostra vera essenza siamo quindi una cosa sola, siamo Uno, lo stesso Silenzio che legge e lo stesso Silenzio che scrive.
Se vediquesto, non hai bisogno di altre parole perché sarai quello di cui stiamo parlando. Staremo condividendo in modo conscio la stessa essenza, il nostro Essere.

Questo riconoscimento non è comunicabile a parole in realtà, e come dicevo prima le parole servono solo con indicatore di quello di cui stiamo parlando. Servono, per così dire, ad eliminare dei concetti obsoleti, che non ci servono più e generano sofferenza.

Magari abbiamo avuto dei momenti in cui il fatto di essere una Unica Coscienza è stato chiaro e questo sembra però scivolare via, annegato di nuovo in pensieri e parole. Credo che quasi tutti abbiamo avuto esperienza di questi momenti di Uno, anche se non sempre ne siamo coscienti o li abbiamo riconosciuti come tali. 

E' inevitabile a quel punto cercare nelle parole di altri un conforto o un aiuto per tornare a vedere chi siamo, in quello spazio che è Silenzio e che sta sempre dietro le parole. Ma se lo cerchiamo solo nelle parole (anche le più corrette e chiare) non troveremo mai quello che andiamo cercando. E' necessario lasciare che le parole siano solo il dito che indica la luna oppure ci affanneremo alla ricerca delle parole giuste e ci scorderemo di guardare il cielo dove la luna c'è sempre persino quando è giorno e non la possiamo vedere.

Questo Silenzio, questa percezione indivisa, non va mai via. E' la nostra attenzione che è andata via da essa.

In effetti persino l'idea che qualcosa sia andato via e che si sia persa questa percezione chiara di chi si è per colpa di un meccamismo mentale è un falso problema. Il punto è che ( a dispetto di quello che potrebbe pensare la mente) non si è fatto nulla per andare in quello spazio di ascolto, e quindi non si deve fare nulla per tornarci.

Questi meccamismi mentali o storie mentali che adesso sembrano velare la percezione, così come un cielo velato di nuvole copre la luce del sole, sono solo qualcosa che stiamo a loro volta percependo. Sono parte della scena. La mente psicologica con le sue storie è solo parte della scena.

Se cogli che stai percependo persino i pensieri, allora non c'è più voglia di cacciarli o di cacciare quei meccanismi mentali. Lasci che siano semplicemente lì. E quando questo succede, quando non cerchi più di scacciare le nuvole allora il sole torna da solo, quando è tempo che sia così.

E' davvero tutto a portata di mano, la chiarezza è sempre presente e viene solo apparentemente velata dalle nuvole della mente. Non combattere la mente, includila nella scena. Il silenzio che la osserva è sempre presente e quando non c'è lotta si palesa da solo. 

con amore,
Shakti

Essere testimonianza

"Osservare le emozioni con distacco e stare nella sensazione….. senza identificarsi nella storia della mente... cosa significa stare nella sensazione? Perchè io lo associo ad inazione? Un "non fare" che per me sembra significare un blocco anche paralizzante del mio fare.... Un rimanere a subire un qualcosa, prodotto da me stessa o da altri, senza vie di uscita. Ok... vie di fuga..."
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Testimoniare non è qualcosa che possa essere fatto o non fatto, è qualcosa che sei, non che fai. Tu, per quella che sei veramente, sei Testimonianza, Presenza ."Tu" come corpo mente invece non puoi osservare o testimoniare o meditare nulla, perché come tale sei solo una azione testimoniata. Il corpo e la mente infatti sono azioni testimoniate da ciò che sei, Testimonianza. Il corpo e la mente cambiano, nascono, muoiono, Tu no, Tu sei ciò che sa che queste cose accadono.

La meditazione puo' accadere e la testimonianza è sempre già presente: se non fosse così non sapresti che qualunque cosa, inclusa la sofferenza, sta accadendo.

Questo è un errore molto comune nell'ambiente spirituale: pensare che l'osservazione o testimonianza o la meditazione siano qualcosa che si debba o si possa fare, quando invece accadono da soli, stanno già accadendo! Se c'è un'emozione presente, mettiamo che sia rabbia o tristezza o ansia, tu sai che essa c'è perché GIA' la stai testimoniando... o meglio c'è qualcosa - che possiamo chiamare "io" - che la testimonia. "Io" sa che c'è l'emozione, ne testimonia l'insorgere, il perdurare, e lo sparire.

Di solito non si è coscienti di questo "Io" e siamo del tutto concentrati sull'emozione o sulle storie che rigiuardano quell'emozione. Quando invece sei cosciente che la stai solo già testimoniando, allora significa che l'attenzione non è sulle storie della mente riguardo quell'emozione o su le strategie per evitarla. Questa è meditazione: essere coscienti di essere quell'Io o Consapevolezza che testimonia ogni cosa.  Ecco  invece l'inghippo della mente: essa vorrà sempre replicare quello che accade da sè per mantenere l'illusione di essere lei a fare tutto quanto, di modo da non perdere il suo presunto controllo.

Il messaggio è: tu non sei qualcosa che fa o non fa perché non sei un individuo all'interno del corpo mente, ma sei sempre e solo quell'Io che testimonia ogni cosa e che dal quel testimoniare crea ogni cosa. Testimoniare e creare sono quindi sinonimi, per questo puoi dire che non sei nulla di tutto questo (lo sta solo testimoniando) e allo stesso tempo che sei ogni cosa ( la manifestazione nasce e muore in te). 

Quindi non si tratta di agire o non agire, di fare o non fare: tu sei sempre e solo la testimone di quello che accade. Se senti un senso di impotenza o frustrazione può essere per due motivi: o perché scambi la testimonianza con la non azione e accade un frenarsi rispetto a azioni spontanee, oppure perché senti la frustrazione di vedere che non hai controllo su nulla di ciò che accade.

Se è il primo caso e c'è repressione, quella repressione è solo figlia dell'idea di essere in controllo: il fatto che una azione non accada perché si pensa erroneamente che non agire sia più "spirituale" che agire quella repressione è comunque qualcosa che sta accadendo per ignoranza ma non c'è una te che frena l'azione o la possa spronare. Certamente sembra proprio che sia così, ma ad una analisi più attenta è chiarissimo che non è così. Di fatto se controlli con attenzione nel momento in cui sorge il pensiero che dice "meglio che non agisca e stia con la sensazione" quel pensiero è testimoniato da Io. E se a quel pensiero segue una non azione riguardo una certa cosa, quel non agire è una attività testimoniata da Io.

Tu sei oltre il fare o non fare, la tua dimensione è quella dell'Essere. Quando la frustrazione sorge e e nasce da un comprendere che non sei in controllo allora entri in contatto con la paura più profonda che è quella della morte. Ti accorgi in pratica che tu non sei MAI stata in controllo come ciò che pensavi di essere e questa considerazione per un po' puo' essere snervante. Tutti i tuoi tentativi per far funzionare la tua non hanno funzionato! Snervante! E allo stesso tempo incredibilmente rilassante una volta che scatta una resa e un vedere che NON hai bisogno di far funzionare la tua vita. Essa funziona del tutto da sè e meno c'è l'idea che ci sia una te che la debba far funzionare ( o che debba stare con le emozioni o ossevarle) e più la vita scorre in modo fluido. E' il "me" ( il "me" che vuole meditare che vuole testimoniare che vuole "fare"  il non fare") che è l'intralcio e che genera sofferenza.

Se sorgono sensazioni o emozioni sgradevoli tu sei già ciò che sta testimoniando tutto questo: altrimenti non sapresti che queste cose sono presenti. Quando la storia che la mente crea sull'emozioni cade (inclusa la storia che tu debba stare con la sensazione per potarla dissolvere) allora c'è solo lo stare presenti a quelll'emozione e in quello stare tutto si scioglie.

La mente percepisce tutto questo come un labirinto seza via d'uscita: in realtà quel sentirsi senza via d'uscita è proprio l'agonizzare del "me" e della mente che vuole essere in controllo. Come ciò che veramente sei non hai bisogno di vie d'uscita, perché sei già del tutto libera. Sei libertà stessa.

Detto tutto questo, fino a che ci sarà il desiderio di essere in controllo della tua vita spirituale, questo accadrà. Quando questo controllo diventerà troppo doloroso, esso cadrà da solo.

Un grande abbraccio
Shakti